Ratko Mladić: la morte del macellaio di Bosnia

Mladić
Mladić

Dal ruolo nell’assedio di Sarajevo al genocidio di Srebrenica: la condanna dell’ICTY e il significato della responsabilità penale individuale.


Di Davide Simeoli

Il 27 agosto è morto Ratko Mladić.[1] Mladić, nato a Kalinovik, nell’attuale Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, è stato il comandante dello Stato maggiore dell’esercito della Repubblica Srpska, le forze militari serbo-bosniache dal 1992 al 1996.
Condannato all’ergastolo nel 2017, con la sentenza confermata in appello nel 2021, dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia per crimini contro l’umanità, genocidio e crimini di guerra, il generale ha rappresentato una delle pagine più buie del conflitto balcanico.[2]
Mladić fu protagonista nel contesto della guerra di Bosnia ed Erzegovina, iniziata nel 1992 in un più ampio quadro di tensioni generate dalla graduale dissoluzione della Repubblica Socialista Federale Jugoslava.
La sua figura è indissolubilmente legata ad alcuni degli episodi più gravi della guerra di Bosnia, in particolare all’assedio di Sarajevo e al massacro di Srebrenica.
I due casi mostrano il ruolo centrale di Mladić nella conduzione delle operazioni militari contro la popolazione bosniaca.
L’assedio di Sarajevo, durato dal 1992 al 1996, e seguito alla dichiarazione d’indipendenza bosniaca dalla Jugoslavia, rappresentò una delle tappe più emblematiche del conflitto.
La capitale fu sottoposta, da parte delle forze congiunte serbo-bosniache e dell’esercito Jugoslavo a una campagna di bombardamenti e attacchi contro la popolazione civile, condotta inoltre attraverso l’impiego di artiglieria e cecchini.[3]
Secondo quanto accertato dal Tribunale, il comandante serbo-bosniaco svolse un ruolo rilevante nella campagna che si macchiò di crimini contro la popolazione locale.[4]
Ancor più grave fu quanto accaduto a Srebrenica nel 1995.  L’enclave, indicata come area sicura dalle Nazioni Unite e presidiata dal contingente internazionale UNPROFOR, fu conquistata dall’esercito serbo-bosniaco, sotto il comando di Mladić, l’11 luglio.
Nei giorni successivi, migliaia di uomini e ragazzi bosgnacchi furono catturati e giustiziati, mentre donne e bambini furono sottoposti al trasferimento forzato.
L’atto fu qualificato dall’ICTY come crimine di genocidio in quanto finalizzato all’eliminazione sostanziale della popolazione musulmana bosniaca di Srebrenica.[5]
A fondamento di ciò fu dimostrato che l’uccisione sistematica degli uomini e il trasferimento forzato di donne e bambini erano finalizzati a distruggere e impedire la futura ricostituzione della comunità nel territorio.
La definizione di genocidio trova il proprio fondamento nella Convenzione delle Nazioni Unite per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio del 1948.
L’articolo II stabilisce che tale crimine si manifesta quando vi è l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, in quanto tale.[6]
Per tali condotte, Mladić fu accusato, e successivamente condannato ai sensi dell’articolo 7, paragrafo 1, dello Statuto ICTY per “genocidio, persecuzione, sterminio, omicidio, deportazione e altri atti disumani (trasferimento forzato) come crimini contro l’umanità, nonché per omicidio, terrore, attacchi illegali a civili e presa di ostaggi come violazioni delle leggi o dei costumi di guerra ai sensi dei conti da 2 a 11 dell’accusa.”[7]
Il caso di Mladić assume un’importanza che oltrepassa la vicenda personale del comandante serbo-bosniaco. La sua condanna rappresenta uno degli esiti più importanti nell’accertamento dell’esistenza di una responsabilità penale individuale per i crimini commessi nel conflitto jugoslavo.
Per la terza volta nella storia ad essere giudicata non era esclusivamente la condotta di uno Stato o di un esercito, ma anche del singolo individuo che avesse contribuito alla commissione di crimini internazionali.
Lo stesso Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, istituito su disposizione del Consiglio di Sicurezza nel 1993[8], fu il primo strumento internazionale creato, dopo quelli del dopoguerra di Tokyo e Norimberga, con il fine di perseguire i responsabili di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario commesse nei territori dell’ex Jugoslavia.
È dunque in questa prospettiva che la vicenda di Mladić rappresenta una delle più significative applicazioni del principio della responsabilità penale individuale, ribadendo che il diritto internazionale può perseguire anche coloro che ricoprono posizioni di responsabilità nella commissione di crimini internazionali.


Note

[1] International Residual Mechanism for Criminal Tribunals. (2026, August 27). Statement on the passing of Ratko Mladić. United Nations. https://www.irmct.org/en/news/statement-passing-ratko-mladic
[2] International Criminal Tribunal for the former Yugoslavia. (2017, October 18). Trial judgement in the case of Ratko Mladić to be rendered on 22 November 2017. United Nations.  https://www.icty.org/en/press/trial-judgement-in-the-case-of-ratko-mladic-to-be-rendered-on-22-november-2017
[3] International Criminal Tribunal for the former Yugoslavia. (2017, November 22). Judgement in the case of the Prosecutor v. Ratko Mladić. United Nations https://www.icty.org/x/cases/mladic/trans/en/171122IT.htm
[4] International Criminal Tribunal for the former Yugoslavia. (2017, November 22). ICTY convicts Ratko Mladić for genocide, war crimes and crimes against humanity. United Nations. https://www.icty.org/en/press/icty-convicts-ratko-mladić-for-genocide-war-crimes-and-crimes-against-humanity
[5] Ibidem
[6] United Nations. (1948, December 9). Convention on the prevention and punishment of the crime of genocide. Office of the United Nations High Commissioner for Human Rights. https://www.ohchr.org/en/instruments-mechanisms/instruments/convention-prevention-and-punishment-crime-genocide
[7] International Residual Mechanism for Criminal Tribunals. (2021, June 8). The Appeals Chamber of the International Residual Mechanism for Criminal Tribunals delivers judgement in the Mladić case. United Nations. https://www.irmct.org/en/news/21-06-08-appeals-chamber-international-residual-mechanism-criminal-tribunals-delivers
[8] International Criminal Tribunal for the former Yugoslavia. (n.d.). About the ICTY. United Nations. https://www.icty.org/en/about


Foto copertina: Mladić