Dopo settimane di assedio totale, Israele consente la ripresa di aiuti umanitari minimi, affidandone la distribuzione alla Gaza Humanitarian Foundation, un’entità priva di esperienza e trasparenza, sostenuta da Tel Aviv e Washington. Escluse l’UNRWA e numerose ONG, prende forma un modello securitario inefficace, già responsabile di decine di vittime. Le organizzazioni umanitarie denunciano un sistema disumanizzante, usato per controllare e spostare con la forza una popolazione affamata: “si tratta di una strategia di controllo, non di soccorso”.
Dopo settimane di completo isolamento della Striscia di Gaza, la riattivazione della distribuzione alimentare si è rivelata, come temuto da numerosi attori umanitari, un’ulteriore fonte di instabilità e pericolo. A partire dalla fine di maggio, Israele – con il sostegno degli Stati Uniti – ha avviato un nuovo meccanismo di gestione degli aiuti che ha di fatto escluso le agenzie delle Nazioni Unite e le organizzazioni umanitarie internazionali consolidate. Il compito di gestire questo nuovo sistema è stato affidato alla Gaza Humanitarian Foundation (GHF), un soggetto privato registrato di recente in Svizzera, privo di comprovata esperienza umanitaria e opaco sotto il profilo operativo e finanziario. Il nuovo sistema, privo di strutture affidabili e procedure verificate, ha rapidamente prodotto episodi di caos e violenza, aggravando ulteriormente una crisi già estrema. Negli ultimi giorni, un numero crescente di vittime è stato direttamente collegato proprio alle operazioni della GHF. Per questo, mercoledì 11 giugno, il Center for Constitutional Rights, organizzazione legale con sede a New York, ha inviato un avviso formale alla fondazione, evidenziando la sua potenziale responsabilità giuridica per complicità in crimini di guerra, crimini contro l’umanità e atti di genocidio perpetrati da Israele ai danni della popolazione palestinese. [[1]] Secondo Katherine Gallagher, senior staff attorney del centro, “mentre i palestinesi affrontano una carestia di massa, Israele si è alleato con la GHF per rendere l’accesso al cibo non solo pericoloso e potenzialmente letale, ma anche uno strumento di sfollamento forzato”. [[2]] Una posizione che rafforza le crescenti preoccupazioni circa l’utilizzo strategico dell’assistenza umanitaria come leva di controllo territoriale e demografico, in palese violazione dei principi fondamentali del diritto internazionale umanitario. In questo contesto, la militarizzazione dell’assistenza umanitaria ha assunto i contorni di quella che l’UNRWA – l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi – ha definito una “trappola mortale”.[[3]]
La Gaza Humanitarian Foundation: tra controllo e fallimento operativo
Il nuovo assetto imposto da Israele per la gestione degli aiuti ha conferito alla Gaza Humanitarian Foundation (GHF) un ruolo centrale, in un momento in cui la Striscia di Gaza era già soggetta a un blocco totale delle forniture di alimenti, carburante, medicinali e beni essenziali. Con la ripresa di un flusso limitato di assistenza – definito come “aiuti minimi” [[4]] – annunciata il 18 maggio, la GHF è stata incaricata di gestire in via esclusiva la distribuzione, assumendo il compito di sostituire la rete di circa 200 organizzazioni internazionali, tra cui l’UNRWA, operativa da decenni sul territorio. Il nuovo piano, sostenuto da Israele e Stati Uniti, prevede la chiusura di circa 400 centri di distribuzione, da rimpiazzare con appena quattro hub: tre situati a Rafah e uno nella zona centrale della Striscia. Un cambiamento drastico, privo di basi operative solide, affidato a una fondazione privata, fondata da ex contractor militari e registrata in Svizzera, che non dispone di credenziali umanitarie comprovate né di standard di trasparenza adeguati. Questo ha alimentato sospetti fondati circa l’utilizzo politico e securitario dell’assistenza, in aperta contraddizione con i principi di neutralità e imparzialità che regolano l’azione umanitaria. Le autorità israeliane giustificano l’esclusione delle agenzie internazionali e l’affidamento alla GHF come misura necessaria per impedire che gli aiuti vengano dirottati o finiscano nelle mani di Hamas. Tuttavia, le Nazioni Unite e numerosi operatori umanitari smentiscono l’esistenza di prove sistemiche di saccheggio, e denunciano una strategia mirata a strumentalizzare la crisi umanitaria per forzare lo spostamento della popolazione verso il sud della Striscia, in linea con le dichiarazioni di membri del governo israeliano.
Fin dai primi giorni di attuazione, le carenze strutturali del nuovo sistema sono emerse con evidenza drammatica: secondo fonti locali, almeno 79 palestinesi sono stati uccisi e oltre 390 feriti [[5]] mentre cercavano di raggiungere i centri di distribuzione. A ciò si aggiunge una gravissima insufficienza di scorte, del tutto inadeguate a soddisfare i bisogni di oltre 2,1 milioni di persone che versano in condizioni di denutrizione acuta. La collocazione geografica dei centri – concentrati nel sud del territorio – e la loro esiguità rendono impossibile una distribuzione equa e tempestiva. Di fronte a queste criticità, le Nazioni Unite e le principali ONG internazionali hanno respinto il nuovo assetto, denunciando il rischio che l’accesso al cibo venga utilizzato come strumento di coercizione. Secondo Philip Grant, direttore esecutivo di TRIAL International, esiste un rischio concreto che la GHF contribuisca a violazioni sistematiche del diritto umanitario, inserendosi in una più ampia strategia di dislocamento forzato della popolazione civile. Tale coinvolgimento, osserva Grant, potrebbe configurare una forma di complicità in crimini di guerra, alla luce delle norme contenute nelle Convenzioni di Ginevra. Proprio in virtù del fatto che la GHF è registrata sia nello Stato del Delaware (Stati Uniti) sia a Ginevra, TRIAL International ha presentato, il 20 maggio scorso, un’istanza formale all’Autorità federale di vigilanza sulle fondazioni (AVF), con l’obiettivo di verificare la conformità dell’operato della fondazione al diritto svizzero e alle Convenzioni di Ginevra, di cui la Svizzera è Stato depositario.
Leggi anche:
Parallelamente, emergono segnali di crescente instabilità interna. Jake Wood, primo direttore esecutivo della GHF, ha rassegnato le dimissioni nel mese di maggio, affermando che il piano operativo della fondazione si poneva in contrasto con i principi umanitari. A ciò si è aggiunto il ritiro del Boston Consulting Group, società di consulenza statunitense inizialmente coinvolta nella fase di avvio, che ha deciso di interrompere ogni collaborazione. In questo contesto, la nomina di Johnnie Moore come nuovo presidente della GHF ha ulteriormente alimentato le perplessità. Pastore evangelico e consigliere religioso del presidente Donald Trump, Moore è noto per le sue posizioni fortemente filoisraeliane e per la quasi totale assenza di esperienza nel settore umanitario, sollevando interrogativi sulla credibilità dell’organizzazione e sul suo allineamento con i principi di neutralità e imparzialità richiesti dal diritto internazionale.
Le principali organizzazioni umanitarie e per i diritti umani hanno condannato con fermezza l’operato della GHF, definendola una struttura politicizzata e priva di legittimità. Secondo tali soggetti, non si tratta di una vera risposta umanitaria, bensì di un “paravento” per una strategia di controllo e manipolazione, come denunciato anche dal capo umanitario delle Nazioni Unite, Tom Fletcher, che l’ha descritta come “un diversivo cinico” [[6]] all’interno di un tentativo più ampio di ridefinire, in modo distorto, l’intera architettura dell’aiuto a Gaza. Mentre Claire Manera, coordinatrice delle emergenze per Medici Senza Frontiere ha definito il sistema attuale di distribuzione come “disumanizzante, pericoloso e gravemente inefficace”. [[7]] I centri di distribuzione sono strutturati come corridoi di controllo, recintati da filo spinato, dove i civili palestinesi sono obbligati a mettersi in fila. Prima di ricevere un pacco alimentare, vengono identificati e filtrati dalla GHF, che procede a verificare eventuali legami con Hamas, trasformando un’operazione umanitaria in una procedura selettiva e securitaria. Le condizioni imposte rendono l’accesso agli aiuti particolarmente arduo per le fasce più vulnerabili. Molti sono costretti a percorrere decine di chilometri a piedi, attraverso territori devastati dalla guerra, per raggiungere i pochi hub attivi. Anziani, malati, persone disabili o in gravi condizioni fisiche rischiano concretamente di restare esclusi dal soccorso e di morire di fame. Si delinea così un modello di gestione che non risponde ai criteri di equità, umanità e accessibilità, ma appare piuttosto orientato al controllo sociale e alla gestione politica della crisi. Sebbene si presenti come indipendente e trasparente, la GHF è in realtà interamente subordinata alla coordinazione israeliana e opera esclusivamente attraverso punti di accesso controllati da Israele, in particolare il porto di Ashdod e il valico di Karem Abu Salem. Tale configurazione rafforza e legittima le stesse strutture di controllo che hanno contribuito all’isolamento della Striscia, e rischia di istituzionalizzare un modello di aiuto condizionato e strumentale, in aperta violazione dei principi di neutralità, indipendenza e imparzialità.
Note
[1]Center for Constitutional Rights, Gaza Humanitarian Foundation Potentially Liable for Aiding Israel’s War Crimes and Genocide Against Palestinians, 11 Giugno 2025, https://ccrjustice.org/home/press-center/press-releases/gaza-humanitarian-foundation-potentially-liable-aiding-israel-s-war
[2]Ibidem
[3]Unric, UNRWA su Gaza: distribuzione degli aiuti è una trappola mortale, 2 Giugno 2025, [4]The Defense Post, Israel Will ‘Take Control of All’ of Gaza, PM Says, 19 maggio 2025, https://thedefensepost.com/2025/05/19/israel-take-control-gaza/
[5]The Guardian, Israeli troops kill 17, say Gaza officials, as UN experts decry ‘obliteration’ of education, 10 giugno 2025, https://www.theguardian.com/world/2025/jun/10/gaza-aid-boat-activists-greta-thunberg-israel-deportation
[6] Reliefweb, Leading Aid and Human Rights Organisations Condemn the Gaza Humanitarian Foundation as a Dangerous, Politicised Sham, 19 maggio 2025, https://reliefweb.int/report/occupied-palestinian-territory/leading-aid-and-human-rights-organisations-condemn-gaza-humanitarian-foundation-dangerous-politicised-sham
[7] Medici Senza Frontiere, Distribuzione degli aiuti disumana e inefficace, 3 giugno 2025, https://www.medicisenzafrontiere.it/news-e-storie/news/gaza-nasser-hospital-msf-cura-persone-rimaste-ferite-durante-distribuzione-di-cibo/
Foto copertina:Gaza Humanitarian Foundation













