World News, la rubrica che vi porta in viaggio attraverso i continenti per scoprire le notizie più rilevanti da ogni angolo del pianeta. Dall’America all’Asia, dall’Africa all’Europa, fino all’Oceania, vi aggiorniamo su politica, economia, ambiente, cultura e società, per offrirvi una panoramica globale e sempre aggiornata. Cosa è accaduto in America? notizie dal 1° al 31 luglio 2025.
Argentina: Lo scorso 9 luglio, grazie all’impegno e alla dedizione dell’associazione Abuelas de Plaza de Mayo – da decenni impegnata ad aiutare famiglie e persone a cercare i bambini sottratti alle madre nei centri di detenzione e poi, successivamente, affidati a coppie vicine al regime – un uomo ha potuto fare chiarezza sulle proprie radici e la propria storia. «Benvenuto, nipote 140!», ha dichiarato la presidente dell’associazione, Estela de Carlotto, annunciando il ritrovamento del figlio di Graciela Romero e Raúl Eugenio Metz, nato nell’aprile del 1977 mentre la madre era prigioniera nel centro La Escuelita a Bahía Blanca. De Carlotto ha poi aggiunto: «Oggi lo stato restituisce un diritto fondamentale per ogni persona, quello all’identità». Adriana Metz, sorella del nipote recuperato, ha ricordato che ha sempre mantenuto viva la ricerca del fratello attraverso un blog in cui ogni 17 aprile gli scriveva una lettera di compleanno. Nella ricerca è stato molto importante il lavoro congiunto della Commissione nazionale per il diritto all’identità e della Banca centrale dei dati genetici, che oggi affrontano gravi difficoltà legate ai tagli imposti dal governo guidato dal presidente ultraliberista Javier Milei.
Canada: Donald Trump ha minacciato dazi al 35% contro il Canada dal primo agosto e ha annunciato che a breve comunicherà la sua decisione anche per l’Ue. Il presidente statunitense ha preannunciato, finora, le sue tariffe a 23 Paesi, con lettere standard, tranne alcune più personalizzate. Come quelle al Brasile, per il quale ha paventato dazi al 50% per la “persecuzione” giudiziaria dell’ex presidente Jair Bolsonaro. E al Canada, cui ha rimproverato la scarsa collaborazione nella lotta al fentanyl (nonostante il traffico relativamente modesto proveniente da quel Paese) e la ritorsione ai dazi iniziali del 25%. Ma il tycoon ha sottolineato che «il flusso di fentanyl non è certo l’unica sfida con il Canada, che ha numerose politiche tariffarie e non tariffarie e barriere commerciali». Gli Usa hanno un forte deficit commerciale con Ottawa, che riflette in gran parte gli acquisti di petrolio. I dazi del 35% non saranno comunque applicati ai beni conformi all’accordo di libero scambio fra Stati Uniti, Canada e Messico, per i quali l’esenzione in vigore resta. Immediata la reazione del premier canadese Mark Carney, che resta aperto al negoziato ma promette di tener duro: «Durante gli attuali negoziati commerciali con gli Stati Uniti, il governo canadese ha difeso con fermezza i nostri lavoratori e le nostre imprese. Continueremo a farlo mentre lavoriamo in vista della prevista scadenza del primo agosto», ha scritto su X. Carney ha inoltre replicato che «il Canada ha compiuto progressi fondamentali per fermare la piaga del fentanyl in Nord America» e ha ricordato che «stiamo rafforzando le nostre partnership commerciali in tutto il mondo», in particolare con l’Europa e il Regno Unito. Non è un caso forse se, poche ore prima della lettera di Trump, Carney ha pubblicato su X una foto di sé con il primo ministro britannico Keir Starmer, affermando che «di fronte alle sfide commerciali globali, il mondo si sta rivolgendo a partner economici affidabili come il Canada». I suoi rapporti con Trump restano cordiali, ma Carney non ha rinunciato a criticare la politica commerciale del tycoon e a respingere la sua provocatoria velleità di trasformare il Canada nel 51/mo Stato Usa.
Cile: Gli eredi del dittatore Augusto Pinochet dovranno restituire all’erario più di 16 milioni di dollari: lo ha stabilito il settimo Tribunale civile di Santiago del Cile, accogliendo la richiesta del Consiglio di Difesa dello Stato e respingendo le argomentazioni della difesa secondo cui il reato sarebbe stato prescritto. Il tribunale ha concluso che i fondi sottratti alle risorse pubbliche sono stati trasferiti sui conti personali del dittatore e utilizzati per acquistare proprietà e strumenti finanziari, senza alcuna giustificazione legale. Nella sentenza si legge che «sebbene non sia stato possibile stabilire la responsabilità penale di Pinochet, a causa della sua morte, è stato dimostrato che egli ha tenuto una condotta che ha comportato l’appropriazione indebita di fondi pubblici, per almeno 17.886.323 dollari». La sentenza arriva sette anni dopo la chiusura del dossier Riggs, il caso sull’origine della fortuna lasciata da Pinochet ai suoi eredi in conti segreti della Riggs Bank di Washington e nel 2018 ha ordinato il sequestro di 1,6 milioni di dollari alla famiglia Pinochet-Hiriart. Secondo la recente sentenza del giudice Carolina Cabello, il denaro è stato ereditato da 16 persone, tra cui la moglie di Pinochet, Lucía Hiriart, ora deceduta.
Colombia: Sette ex dirigenti della multinazionale Chiquita sono stati condannati a pagare 3,4 milioni di dollari e a 11 anni di carcere, per aver contribuito a finanziare la violenza nel Paese sudamericano. Secondo la sentenza i dirigenti di Chiquita sono colpevoli di «cospirazione aggravata» e responsabili di molteplici crimini durante il periodo peggiore del conflitto nella regione di Uraba. Tra i condannati ci sono tre ex dirigenti che hanno ricoperto ruoli di leadership presso l’azienda in Colombia tra il 1990 e il 2004, tra cui lo statunitense Charles Dennis Keiser. La multinazionale è stata accusata di aver trasferito 2 milioni di dollari alle Forze unite di autodifesa della Colombia (Auc), ex gruppo paramilitare di estrema destra che ha seminato il terrore per due decenni. La decisione arriva dopo che un tribunale statunitense ha istituito un fondo di risarcimento multimilionario per le vittime della guerra civile nel 2024. La giuria ha riconosciuto ai familiari sopravvissuti 38,3 milioni di dollari di danni per la morte di otto vittime.
Costa Rica: Secondo quanto riportato in un rapporto finanziario e in un comunicato stampa, la multinazionale statunitense Intel ha annunciato la chiusura dello stabilimento di assemblaggio e collaudo in Costa Rica per trasferire le operazioni in Vietnam e Malesia. La decisione, riferisce l’azienda, fa parte di un processo di ottimizzazione dell’infrastruttura produttiva volto a migliorare il ritorno sul capitale investito. «In questo contesto, Intel non proseguirà con i progetti pianificati in Germania e Polonia. L’azienda intende consolidare le attività di assemblaggio e collaudo dal Costa Rica presso i siti più grandi in Vietnam e Malesia», si legge nella dichiarazione. Tuttavia, «il Costa Rica continua ad essere un elemento chiave delle operazioni globali della società, con oltre 2.000 dipendenti a tempo pieno tra Intel Products (ingegneria) e Intel Corporate (servizi globali)», afferma la multinazionale.
Perù: scoperto un murale preispanico di oltre tremila anni fa. Il reperto, che presenta figure su entrambi i lati e conserva i pigmenti originali, si trova all’interno di un tempio nel sito archeologico di Huaca Yolanda, nella regione di La Libertad, a circa 580 km a nord di Lima. L’archeologa Ana Cecilia Mauricio, ricercatrice presso la Pontificia università cattolica del Perù, ha descritto la scoperta come «sorprendente». Il murale, lungo più di cinque metri e alto due, presenta un disegno tridimensionale accompagnato da diverse figure tra cui pesci, stelle, reti da pesca e piante. Le figure nel murale non sono solo visivamente sbalorditive, ma rivelano anche il profondo simbolismo delle antiche culture preincaiche della regione. Huaca Yolanda è uno dei siti più antichi delle Americhe grazie alle sue strutture in argilla, sabbia e paglia risalenti al tardo periodo preceramico. Nonostante l’importanza della scoperta, la direttrice della ricerca, Ana Cecilia Mauricio, ha osservato che l’area è esposta a continue minacce. L’espansione agricola sta invadendo i resti archeologici, compromettendone la conservazione.
Stati Uniti: Sean Combs resta in carcere in attesa della sentenza, il giudice Arun Subramanian ha negato al produttore discografico la libertà su cauzione, argomentando che i reati di traffico di persone a scopo prostituzione di cui è stato riconosciuto colpevole impongono che il condannato resti dietro le sbarre. Subramanian ha accettato la tesi della procura secondo cui Combs, in libertà, continuerebbe a rappresentare un pericolo per altri; l’ultimo episodio di violenza su una ex compagna per cui è finito nei guai risale al 2024, quando già sapeva di essere sotto inchiesta. La giuria ha, tuttavia, giudicato Combs non colpevole per i due capi d’imputazione più gravi: traffico sessuale e associazione a delinquere. Combs non è stato ritenuto responsabile della gestione di un’organizzazione criminale né di coercizione sessuale sistematica. É stato invece giudicato colpevole di trasporto di persone per scopi di prostituzione, senza che ciò avvenisse sotto forma di costrizione. A questo punto Combs non rischia più l’ergastolo, essendo cadute le accuse maggiori della procura, ma rischia fino a 20 anni di prigione in virtù del Mann Act che comporta una condanna a 10 anni per ciascun episodio al centro dei capi di imputazione. Sta però al giudice Subramanian, che ha proposto una data per la sentenza in ottobre, decidere quanto tempo Combs dovrà passare dietro le sbarre.
Stati Uniti/2: Il governo degli Stati Uniti ha annunciato di rigettare le norme sulla lotta alle pandemie adottate nel 2024 dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), sostenendo che violino la sovranità statunitense. Gli emendamenti del 2024 al Regolamento sanitario internazionale introducevano il concetto di «urgenza pandemica» e prevedevano «maggiore solidarietà ed equità» all’interno dell’Oms.
Stati Uniti/3: Il Wall Street Journal ha scovato una lettera scritta nel 2003 dal presidente statunitense all’ex finanziere in occasione del suo 50mo compleanno. Una missiva oscena e criptica che conferma gli stretti rapporti fra i due e che scatena l’ira del tycoon. Dopo aver cercato invano di fermare la pubblicazione, Trump ha fatto causa al Wall Street Journal, News Corp e Murdoch per diffamazione e calunnia. «È un fake non l’ho scritta io. Non sono le mie parole», ha tuonato il presidente. Per cercare di fare chiarezza Trump ha anche ordinato alla Ministra della Giustizia, Pam Bondi, di divulgare «qualsiasi testimonianza pertinente del Gran Giurì, previa approvazione della Corte». La lettera – con la sagoma di una donna nuda e la firma Donald come peli pubici – è piovuta su una Casa Bianca che da giorni non riesce a gestire e contenere le polemiche sul caso Epstein. Il mondo Maga si è rivoltato contro l’amministrazione chiedendo trasparenza e respingendo seccamente le conclusioni dell’indagine sull’ex finanziere. Conclusioni secondo le quali non esiste una ‘lista clienti’ di Epstein, morto suicida in carcere.
Stati Uniti/4: Il Dipartimento di stato Usa ha confermato le anticipazioni di stampa sull’uscita degli Stati Uniti dall’Unesco, a causa dell’attuazione di un’ «agenda globalista e ideologica per lo sviluppo internazionale in contrasto con la nostra politica estera ‘America First’» e definendo la decisione di ammettere lo Stato di Palestina come Stato membro «altamente problematica, contraria alla politica statunitense», nonché capace di contribuire «alla proliferazione della retorica anti-israeliana all’interno dell’organizzazione». «Profondo rammarico» è stato espresso dalla Direttrice generale dell’Unesco, Audrey Azoulay, per la decisione di Trump di ritirare nuovamente gli Stati Uniti dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura. «Per quanto deplorevole possa essere, questo annuncio era previsto e l’Unesco si stava preparando», ha aggiunto. La notizia era stata anticipata dal New York Post ricordando che a febbraio scorso il presidente Usa aveva ordinato una revisione di 3 mesi della presenza statunitense nell’Organizzazione. Durante la revisione i funzionari dell’amministrazione «hanno contestato le politiche dell’Unesco in materia di diversità, equità e inclusione, nonché i suoi pregiudizi pro-palestinesi e pro-Cina».













