La strategicità dei minerali critici per l’industria della difesa in Italia. Intervista a Gianclaudio Torlizzi.


Terre rare e minerali critici sono di fondamentale importanza per numerosi settori. Nel campo della difesa, l’Italia tenta di costruire la propria autonomia strategica potenziando l’industria siderurgica e la raffinazione, ponendosi altresì in un’ottica di diversificazione degli approvvigionamenti. Ne abbiamo discusso con Gianclaudio Torlizzi, Consigliere del Ministro della Difesa Guido Crosetto per le materie prime e i minerali strategici.


 

Parliamo di strategicità delle materie prime in Italia. Quali sono i minerali critici e le materie prime più rilevanti per il nostro Paese, soprattutto per l’industria della difesa?
Le categorie sono sostanzialmente tre. La criticità maggiore è sugli acciai, anche se tecnicamente non sono propriamente una materia prima ma un semilavorato. Si tratta di un materiale particolarmente strategico per il mondo della difesa, in quanto sono necessari acciai specifici spesso prodotti da un solo stabilimento in Europa. Doversi approvvigionare da pochi impianti per alcuni prodotti che riguardano per esempio le lamiere da treno, acciai balistici, alcune tipologie di acciai amagnetici, comportano criticità che dovrebbero essere inserite in un piano di sicurezza nazionale.
Per quanto riguarda invece la componentistica, le nostre industrie della difesa non importano direttamente materie prime: lo fanno i loro fornitori o i fornitori dei fornitori, dunque il tema è quello del supporto ai secondi e terzi livelli di fornitura (tier-2 e tier-3) nell’approvvigionamento. Tra queste rientrano alcune terre rare come il gallio, il germanio, il titanio, il tungsteno.
La terza criticità riguarda le fonti: trovare fonti alternative rispetto a quelle che abbiamo oggi risolverebbe solo una parte del problema. Le materie prime vanno assemblate, va creato il sottoprodotto, ed è necessario creare filiere regionali, auspicabilmente all’interno dei confini italiani, che offrano una mitigazione rispetto al rischio di fornitura eccessivamente concentrata geograficamente su una regione particolare del mondo, come può essere l’Asia.

Gianclaudio Torlizzi
Gianclaudio Torlizzi

Le materie critiche strategiche si trovano in maggiore concentrazione soprattutto in Cina. Quali sono a suo avviso i rischi della concentrazione di materiali critici quasi esclusivamente in un solo Paese?
I rischi sono evidenti anche dalle recenti azioni di militarizzazione delle materie prime che Pechino ha intrapreso per esercitare pressioni nei confronti dell’Occidente – sia degli Stati Uniti ma anche dell’Europa, con cui in questi giorni è alle prese con un vertice inteso a dare il via ad un piano sul fronte commerciale. Questa dinamica dovrebbe indurci ad elaborare piani di diversificazione sul piano delle forniture, che però ancora non si vede sul piano europeo. Gli americani hanno più chiaro questo rischio, tanto che hanno intrapreso un percorso di diversificazione anche attraverso l’acquisizione da parte del Ministero della Difesa americano di quote di un produttore di terre rare; l’Europa invece è ancora molto indietro. Facendo già fatica ad elaborare una politica industriale, di conseguenza fa fatica anche ad elaborare un piano specifico sulle materie prime, dato che le due cose sono altamente correlate.

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Le terre rare non sono importanti solo per l’industria della difesa, bensì sono essenziali per la transizione verde. Come vede il rapporto tra costruzione dell’autonomia strategica e politiche “green”?
Vanno in contrasto. Anzitutto vi è una questione di priorità: quando le politiche climatiche vennero implementate, il mondo era diverso. La globalizzazione non era sotto i riflettori, non vi erano apparentemente problemi con la Cina, da cui dipende gran parte della filiera, dal 2020 con la pandemia e dal 2022 con l’aggressione russa dell’Ucraina il mondo è cambiato. La frammentazione dei commerci si è fatta sempre più evidente, così come il ritorno ad un concetto di potenza. Oggi come oggi, pensare di poter implementare rigidi target climatici dovendo al tempo stesso implementare la nostra capacità produttiva nel campo della difesa a mio avviso crea un contrasto.

Quali potrebbero essere gli impatti del piano di riarmo europeo sulla necessità di materie prime critiche e sull’autonomia strategica dell’Italia?
Avranno un effetto di rialzo dei prezzi. Pensiamo solo agli acciai: vi è un forte aumento della domanda in un contesto in cui l’offerta rimane invariata, dunque questo avrà un impatto rialzista sui prezzi. Questo vale anche per i minerali critici.

Come è possibile a suo avviso rafforzare l’autonomia strategica dell’Italia nel settore delle materie prime?
L’autonomia strategica dell’Italia si potrebbe rafforzare inserendo le materie prime critiche all’interno di un piano di sicurezza nazionale, sfruttando bene il fondo nazionale del Made in Italy che prevede circa 1 miliardo di euro per lo sviluppo delle filiere regionali, con un occhio particolare alle capacità del comparto della siderurgia e della raffinazione delle terre rare. A mio avviso, preoccupa di più la raffinazione dell’estrazione di terre rare, poiché velocizzare l’estrazione di minerali in Italia non è sufficiente per la nostra autonomia strategica. Serve poi dotarci di impianti di raffinazione.
L’ultimo aspetto riguarda poi la nostra proiezione geografica in Africa, finalizzata alla creazione di partnership con le economie locali per l’estrazione e la raffinazione di minerali.

Nonostante l’importanza strategica delle materie prime, mi sembra che ci siano alcune difficoltà a tradurre il discorso materiali critici in agenda politica. Come si muove il Ministero della Difesa in questo senso e quali sono i principali ostacoli?  Non vedo ostacoli: il Ministero della Difesa è molto sensibile alla questione, e la prova è il fatto che io sia il primo consigliere di un Ministro della Difesa sulle materie prime. Occorre portare all’attenzione di Palazzo Chigi la criticità legata alle materie prime ed è quello che stiamo facendo. La speranza è quella di riuscirci prima che gli effetti di carenza si facciano sentire nei prossimi anni.


Foto copertina: La strategicità dei minerali critici per l’industria della difesa in Italia.  Intervista a Gianclaudio Torlizzi