Evocata da Dmitrij Medvedev come monito agli Stati Uniti, la “Mano Morta” – sistema automatico di ritorsione nucleare sovietico – riaffiora nel discorso strategico contemporaneo. Tra provocazioni, sottomarini e zombie, ritorna il fantasma della deterrenza postuma.
L’evocazione della “Mano Morta”
«Se alcune parole dell’ex presidente della Russia provocano una reazione così nervosa in un presidente degli Usa così temibile, significa che la Russia ha ragione su tutto e continuerà a seguire la sua strada». È con queste parole, affidate a un post su Telegram, che Dmitrij Medvedev ha replicato alle dichiarazioni di Trump, il quale aveva definito le sue uscite recenti «altamente provocatorie». Ma la frase che più ha attirato l’attenzione degli analisti è quella successiva, in cui Medvedev ha aggiunto: «Si ricordi dei suoi film preferiti sugli zombie, e anche di quanto possa essere pericolosa la leggendaria ‘Mano Morta’».
La cosiddetta Mano Morta (Dead Hand), secondo numerosi esperti militari, alluderebbe al sistema Perimetr (Система Периметр) – un complesso meccanismo automatico di lancio nucleare sviluppato dall’URSS negli anni Ottanta e tutt’ora, secondo alcuni, operativo in modalità aggiornata nella Federazione Russa.
Cos’era (e cos’è) Perimetr
Il progetto Perimetr, noto anche con il nome in codice “Sistema D-7”, fu realizzato nei primi anni ’80 come risposta alla crescente percezione, da parte sovietica, di una possibile decapitazione nucleare preventiva da parte della NATO. In altre parole: se un attacco nemico avesse distrutto la catena di comando e le infrastrutture di comunicazione sovietiche, l’URSS non avrebbe dovuto perdere la capacità di reagire.
Il sistema prevedeva una rete di sensori sismici, radioattivi e infrarossi, unitamente a stazioni radio autonome e missili di comando capaci di inviare ordini di lancio direttamente ai silos nucleari. Il principio era tanto semplice quanto spaventoso: in assenza di segnali vitali dalla leadership centrale e in presenza di indizi inequivocabili di un attacco nucleare, Perimetr avrebbe autorizzato e innescato la rappresaglia atomica in modo automatico o semi-automatico. La sua esistenza fu ufficialmente ammessa solo nel 1993 da Valentin Varennikov, generale dell’Armata Rossa, e successivamente confermata da fonti russe. Negli anni successivi, è divenuto oggetto di numerose analisi strategiche, romanzi e studi accademici, tra cui il celebre Dead Hand di David E. Hoffman (Premio Pulitzer 2010, acquista qui).
La deterrenza postuma nel XXI secolo
Quello che colpisce oggi è il ritorno, in chiave politica e propagandistica, di un concetto che apparteneva all’immaginario terminale della Guerra Fredda: la deterrenza “oltre la morte”. L’allusione di Medvedev alla Mano Morta arriva in un momento delicatissimo: l’Ucraina è al centro di un conflitto di lunga durata, la NATO sta rafforzando il proprio fianco est, e gli Stati Uniti – proprio in risposta a queste parole – hanno annunciato il dispiegamento di due sottomarini nucleari nell’Atlantico e nel Pacifico, a scopo “di dissuasione strategica”.
Non si tratta soltanto di posture militari, ma di una guerra psicologica condotta a colpi di simboli: l’evocazione dei “film sugli zombie” da parte di Medvedev non è una bizzarria, ma un chiaro tentativo di spostare la minaccia dal piano operativo a quello culturale. L’idea che un’arma possa vendicare un Paese anche dopo la sua distruzione richiama la logica del revenge fantasy e si inserisce nel paradigma del deterrente automatico e impersonale, l’arma definitiva che sfugge al controllo umano nel momento in cui la civiltà stessa vacilla.
Perimetr oggi: retorica, realtà o entrambe?
Se il sistema Perimetr nella sua forma originaria fosse ancora attivo, ciò rappresenterebbe una delle poche forme di deterrenza “non umana” realmente operative al mondo. Tuttavia, molti esperti ritengono che esso sia stato aggiornato o addirittura sostituito da un’infrastruttura più sofisticata – integrata nei moderni sistemi C4ISR (Comando, Controllo, Comunicazioni, Computer, Intelligence, Sorveglianza e Ricognizione) della Russia.
Nel 2018, il generale russo Sergey Karakaev confermò che Perimetr era ancora “tecnicamente operativo”, anche se “non in stato attivo”. Alcuni analisti suggeriscono che l’esistenza stessa di Perimetr oggi sia più uno strumento di comunicazione strategica che una vera opzione operativa: una pistola sul tavolo, magari scarica, ma che cambia il tono della conversazione.
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Il riferimento alla Mano Morta non è una minaccia qualsiasi: è un messaggio codificato per chi conosce la storia della strategia nucleare. In un’epoca dominata dall’intelligenza artificiale, dalla guerra ibrida e dalla cyber-difesa, il fatto che la leadership russa evochi un sistema automatico degli anni ’80 è indicativo del tipo di escalation retorica (e forse operativa) in corso.
Perimetr potrebbe non essere mai attivato. Ma il solo fatto che se ne parli, che venga usato come arma di narrativa geopolitica, è segno di una regressione strategica, di un mondo tornato a fluttuare nel pericoloso spazio grigio tra provocazione e deterrenza.
Foto copertina: Perimetr













