Il ritorno dei Fujimori: la Señora K è la nuova presidente del Perú

Un sostenitore regge uno striscione della candidata presidenziale Keiko Fujimori durante il suo comizio conclusivo della campagna elettorale a Lima, in Perù, giovedì. Rodrigo Abd / AP Photo/Rodrigo Abd
Un sostenitore regge uno striscione della candidata presidenziale Keiko Fujimori durante il suo comizio conclusivo della campagna elettorale a Lima, in Perù, giovedì. Rodrigo Abd / AP Photo/Rodrigo Abd

 


Keiko Fujimori (50,113%), candidata del partito Fuerza Popular vince il secondo turno elettorale in Perù in un testa a testa serrato con il candidato della sinistra Roberto Sánchez (49,887%), diventando la prossima inquilina di Casa Pizarro.


A cura di Antonio Scamardella

Come si è arrivati alla segunda vuelta del 7 giugno 2026

La prima tornata elettorale, datata 12 aprile 2026, era stata caratterizzata dai problemi di inefficienza e di disorganizzazione della Oficina Nacional de Procesos Electorales (ONPE) che aveva fatto segnalare numerosi disordini e brogli nelle varie mesas di votazione. Lo scandalo e le criticità avanzate durante il primo turno avevano altresì decretato il confinamento in via pregiudiziale del direttore della suddetta ONPE Piero Corvetto con il fine di verificare e scongiurare un suo presunto coinvolgimento diretto finalizzato a manipolare il risultato delle elezioni[1]. Le accuse di cui si era reso protagonista il sistema di controllo elettorale peruviano avevano infiammato le rivendicazioni dei primi sconfitti, come nel caso del candidato di destra Rafael Lopez Aliaga. Scongiurate le sospette manipolazioni in fase di votazione e scrutinio, il primo turno decretava al ballottaggio del 7 giugno 2026, la candidata di Fuerza Popular Keiko Fujimori e il rappresentante presidenziale di Juntos por el Perú, Roberto Sánchez.
La prima fase di votazione sottolineava la frammentazione del voto popolare, dovuta anche alle numerose divisioni presenti nel panorama politico peruviano. Difatti, agli elettori giunti in cabina elettorale veniva presentata una lista di oltre trenta aspiranti candidati presidenziali. I risultati furono esplicativi della suddetta condizione: nessun candidato aveva ricevuto oltre il 17,18% delle preferenze, percentuale quest’ultima raggiunta dalla Fujimori, mentre Roberto Sánchez entrava alla seconda tornata con il 12,03% delle preferenze.
Gli sconfitti del primo turno quali: Lopez Aliaga di Renovación Popular (11,90%), Jorge Nieto del Partido del Buen Gobierno (10,97%), Ricardo Belmont del partito OBRAS (10,14%), Carlos Alvarez di Pais Por Todos (7,92%) e Alfonso López Chau di Ahora Nación (7,29%) diventavano pertanto fondamentali nella corsa alla presidenza dei due candidati vincitori[2].
Nonostante un’iniziale raffreddamento delle relazioni, López Aliaga pronunciava il proprio sostegno alla causa di Keiko Fujimori, mentre i rappresentanti degli altri partiti sottolineavano l’impegno politico verso Roberto Sánchez. Fermo sulle proprie posizioni risultava il partito di Jorge Nieto che annunciava il voto in bianco come segno di protesta e sconforto per l’assegnazione della futura carica presidenziale.

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I primi exit poll e le successive reazioni

Contrariamente a ciò che avvenne nel primo turno, la giornata elettorale del 7 giugno volgeva al termine con relativa tranquillità, al di là di alcune denunce di brogli e conseguenti fermi posti dalle autorità di polizia peruviane in alcuni seggi elettorali contestati.
Le prime proiezioni date dal conteggio dei voti a boca de urna segnalavano un sostanziale empate tecnico, un pareggio tra i due candidati alla presidenza, i quali effettuavano sorpassi e controsorpassi nell’ordine delle centinaia di voti. Sánchez dominava il voto nelle aree rurali del paese e nella roccaforte di Cuzco, mentre Keiko Fujimori consolidava la propria posizione nella capitale Lima e nella vicina Callao che rappresentavano 1/3 degli elettori con diritto di voto dell’intera nazione.
L’intensa spinta elettorale ottenuta da Sánchez nelle aree periferiche congiuntamente a un parziale rallentamento dell’avversaria Fujimori dovuta alla contestazione di numerosi seggi delle aree a tendenza fujimorista, fecero si che il candidato di Juntos por el Perú vedesse le proprie ambizioni presidenziali convertirsi in realtà, decretando una vittoria anticipata e ufficiosa da Plaza San Martín durante un appello ai propri elettori nel quale ribadiva l’accettazione dei voti espressi durante la tornata elettorale appena conclusa.
D’altra parte, anche la candidata di Fuerza Popular asseriva l’accettazione delle preferenze espresse dal popolo peruviano, ma non prima dell’assimilazione dei numeri ufficiali del conteggio rapido integrale, contenenti i voti dei cittadini peruviani residenti all’estero e dei seggi contestati nella regione della capitale.

I voti dell’estero consegnano la presidenza alla Fujimori.

Segnando il 63% delle preferenze espresse dai concittadini residenti all’estero per un totale di oltre centonovantamila voti espressi in suo favore, Keiko Fujimori ribaltava definitivamente le sorti delle elezioni presidenziali del Paese, mentre Sánchez con i suoi centotredicimila suffragi vedeva eroso il vantaggio accumulato.
La verifica e l’ufficialità da parte del Jurado Electoral Especial (JEE) di oltre mille mesas contestate nella regione di Lima e l’ascesa di Fuerza Popular con il voto straniero, consolidavano il modesto vantaggio della quattro volte candidata alla Casa Pizarro, Keiko Fujimori.
Il sorpasso dettato dai voti della capitale e dei peruviani residenti all’estero innescava molteplici perplessità sulla validità dei suddetti seggi tra le fila dei sostenitori di Sánchez. Lo stesso candidato, all’indomani dell’ascesa fujimorista, denunciava brogli elettorali e manifestazioni in segno di protesta, forte di una ristretta maggioranza nel voto espresso dai cittadini abilitati al voto nel paese. Difatti, Sánchez perdeva la sfida alla presidenza nonostante un leggero vantaggio all’interno dei confini nazionali, nei quali totalizzava il 50.110% superando i nove milioni di voti, mentre Fujimori deteneva il 49.890% attestandosi poco al di sotto dei nove milioni di preferenze in territorio nazionale[3].
La seconda tornata elettorale terminata tra colpi di scena, denunce di brogli e manifestazioni in pubblica piazza, consegnava come nuova presidente del Perú la candidata dell’ultra-derecha che a distanza di ventisei anni riportava sullo scranno presidenziale il cognome dei Fujimori. Nonostante l’assegnazione del seggio presidenziale, il paese segnava ancora una volta una forte polarizzazione, la cui differenza era nell’ordine delle decine di migliaia di voti innescando una spirale di instabilità e insoddisfazione.


Note

[1] Cfr. Fiscalía dispone continuar por 8 meses la investigación preliminar contra Piero Corvetto por presunta colusión, in El Comercio, 2026, consultabile al link: https://elcomercio.pe/politica/elecciones/piero-corvetto-fiscalia-dispone-continuar-por-8-meses-la-investigacion-preliminar-contra-exjefe-de-la-onpe-por-presunta-colusion-elecciones-2026-ultimas-noticia/.
[2] Dati ufficiali ONPE delle elezioni presidenziali in Perú del 12 aprile 2026, consultabili al link: https://resultadoelectoral.onpe.gob.pe/main/resumen. (consultato il 22/6/2026)
[3] Dati ufficiali ONPE delle elezioni presidenziali in Perù del 7 giugno 2026 (atti contabilizzati: 99.626%, al 22/6/2026), consultabili al link: https://resultadosegundavuelta.onpe.gob.pe/main/resumen.


Foto copertina: Un sostenitore regge uno striscione della candidata presidenziale Keiko Fujimori durante il suo comizio conclusivo della campagna elettorale a Lima, in Perù. Rodrigo Abd / AP Photo/Rodrigo Abd