Aleksandar Vučić firma le dimissioni dalla carica presidenziale con l’obiettivo di candidarsi e vincere le elezioni parlamentari previste per la fine di ottobre.
Domenica 27 settembre il Presidente serbo ha firmato le sue dimissioni nonostante il mandato terminasse nel 2027. Tale decisione, apparentemente controproducente, anticiperebbe la candidatura alle elezioni presidenziali previste per il 25 ottobre.
L’attuale clima politico-sociale altro non è che l’apice, per il momento, delle contestazioni contro-governative intensificatesi negli ultimi due anni. Di queste il casus belli è stata la morte di sedici persone a seguito del crollo della pensilina della stazione di Novi Sad nel 2024.
Da quel giorno è nato un movimento studentesco di dimensioni tali da essere considerato la più grande mobilitazione dal rovesciamento del governo di Milosević nel 2000.
I cittadini serbi saranno chiamati alle urne il 25 ottobre per nuove elezioni Presidenziali, principale conquista, seppur tarda, del movimento.
Le azioni del già Presidente della Serbia sono state anche dettate dall’ impossibilità di un terzo mandato dato che la Costituzione del Paese vieta l’elezione della stessa persona per più di due volte (art. 116). Dopo aver lasciato il seggio alla Presidente ad interim Ana Brnabić, Vučić, già primo ministro dal 2014 al 2017, mira a continuare a guidare il Paese come capo del Governo.
Secondo Faktor Plus, nota agenzia di sondaggi serba, il 20 settembre si stimavano circa il 45/46 % di voti per la lista di Vučić (SNS) contro un epocale 35% per gli studenti.
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Ripercussioni oltre la Nazione
I rapporti tra Russia e Serbia, dettati da un forte legame storico, religioso e culturale, hanno dato vita ad un rapporto trilaterale in cui Belgrado corteggia Bruxelles mentre si rifiuta, al tempo stesso, di adeguarsi in toto alla politica europea opponendosi alle sanzioni contro la Russia post-guerra in Ucraina.
Il filo già teso tra Unione e Serbia si è ulteriormente assottigliato dopo la celebrazione dei funerali di stato per Ratko Mladić, ex criminale di guerra serbo, condannato dalla Corte Penale Internazionale per i crimini commessi contro la popolazione bosniaca.
Questo, assieme ad un quasi monopolio della stampa e all’assenza per 14 anni di contradditorio politico a livello presidenziale, ha spinto Marta Kos (Commissario europeo per l’allargamento e la politica europea di vicinato), a posticipare la propria visita in Serbia. La Kos rimane propensa a “tenere aperto” un percorso europeo per Belgrado ma si riserva ulteriori valutazioni dopo gli imminenti esiti elettorali.
D’altro lato la Russia sembra certa di poter continuare il proprio rapporto bilaterale con Belgrado quale che sia la futura leadership.
Foto copertina: Dimissioni anticipate per Vučić












