Nuove elezioni in Republika Srpska


Milorad Dodik, ormai ex Presidente della Republika Srpska (RS), minaccia un referendum contro le decisioni dello Stato centrale.


A cura di Chiara Grima

Il primo agosto la Corte Statale della Bosnia Erzegovina (BiH) ha confermato, con la sentenza d’Appello, la condanna pronunciata lo scorso 26 febbraio nei confronti di Milorad Dodik, leader dell’entità a maggioranza serba.
Dodik, colpevole di aver adottato leggi che impedivano l’attuazione delle decisioni dell’Alto Rappresentante (HR) Christian Schmidt e della Corte Costituzionale bosniaca, dovrà scontare sei anni di interdizione dai pubblici uffici oltre che pagare una multa di 36.500 marchi, circa 18.660 euro[1].
Dopo la sentenza d’appello la Commissione Elettorale Centrale (CIK) bosniaca, ha revocato il mandato del leader nazionalista indicendo nuove elezioni presidenziali per il 23 novembre.
Il 18 agosto la Corte Statale, respingendo il ricorso[2] presentato contro la CIK da Goran Bubić, legale del già Presidente dell’entità, ha confermato la rimozione di Dodik dalla sua funzione.
Dodik non ha “pacificamente rinunciato” all’ incarico, anzi, non soltanto ha dichiarato di voler impedire alle scuole di fungere da centri elettorali, ma ha anche supportato l’organizzazione di un referendum contro la propria destituzione. La domanda sottoposta ai legislatori è la seguente: “Accetti le decisioni del non-eletto straniero Christian Schmidt e le decisioni dell’incostituzionale Corte di Bosnia ed Herzegovina emesse contro il Presidente della Republika Srpska, così come le decisioni della Commissione Elettorale Centrale per sottrarre il Presidente della Republika Srpska, Milorad Dodik, dal suo mandato”?
Tale referendum, la cui proposta è stata approvata con 50 voti favorevoli (su 65 membri presenti), inizialmente fissato per il 25 ottobre, è stato posticipato a tempo indeterminato. Si svolgerà dopo una seduta parlamentare che si terrà, con ogni probabilità, il 9 gennaio, giorno della Festa Nazionale della RS.
Per molti cittadini della Federazione questo giorno simboleggia l’inizio della pulizia etnica perpetuata sul territorio durante gli anni ’90. 
Il 9 gennaio 1992, Radovan Karadžić, proclamò la nascita della “Repubblica Serba di Bosnia”. Circa due mesi dopo, iniziò ufficialmente la guerra nei Balcani, in cui Karadžić ebbe un ruolo fondamentale quale “Comandante in capo delle forze serbo bosniache”. Per i crimini commessi fu condannato all’ ergastolo dai giudici del Tribunale Penale per l’ ex Jugoslavia.  Soprattutto per questi motivi, la Corte Costituzionale bosniaca si è più volte pronunciata sull’ incostituzionalità di tale giornata.
Nel 1995 gli Accordi di Dayton suddivisero la Bosnia Erzegovina (BiH) in due entità semi-autonome: la Republika Srpska (RS) a maggioranza serba e la Federazione di Bosnia ed Erzegovina (FBiH)a maggioranza musulmana. Chiamati così perché negoziati a Dayton (Ohio) e poi firmati a Parigi, tali accordi hanno sancito la fine al conflitto nei Balcani (1992-1995).
L’Annesso X dei citati accordi ha introdotto la controversa figura dell’Alto Rappresentante. Con il principale compito di “supervisionare” il processo di pace in BiH, oggi tale ruolo è ricoperto dal bavarese Christian Schmidt.
L’Assemblea Nazionale dell’entità ha accettato le dimissioni del Primo ministro Radovan Višković, rinviando ulteriori nomine a quando verrà eletto il nuovo Presidente. Tuttavia, Dodik ha annunciato la nomina di un nuovo Primo ministro, Savo Manić, mettendo in dubbio la legittimità del conseguente neo-governo.
Nella giornata di sabato 18 ottobre, il Parlamento dell’RS, con 48 voti favorevoli e 4 contrari, ha approvato la nomina di Ana Trišić Babić come nuovo Presidente ad interim dell’entità.

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Russia e Stati Uniti: quale ruolo?

Il Dipartimento del Tesoro statunitense ha da poco comunicato di aver eliminato le sanzioni attribuite a quattro collaboratori di Dodik: Danijel Dragicevic, capo dello staff presidenziale, Jelena Pajic Bastinac, segretario generale della presidenza della RS, Milenkovic Dijana, direttore di “Radio Television” e Goran Rakovic. Come altri, erano stati sanzionati dagli Stati Uniti per aver violato quanto previsto dagli Accordi di Dayton.
Ancora prima, l’amministrazione americana ha approvato il visto per Željku Cvijanović, membro serbo della Presidenza della Bosnia Erzegovina e precedentemente sulla lista nera americana. Da quel momento i rapporti diplomatici tra Usa e BiH si sono intensificati.
Inoltre, ad Agosto Richard Grenell[3], inviato speciale degli Stati Uniti, ha incontrato in Montenegro: Dodik, Milojko Spajic, primo ministro montenegrino, Sinisa Mali, ministro delle finanze serbo e Milan Knezevic, membro del parlamento in Montenegro. I motivi per cui l’inviato speciale americano e Dodik si siano incontrati in tale occasione rimangono vaghi. È il segnale di una definitiva presa di posizione a favore di Milorad Dodik?

Fonte: Wikipedia Commons. Firma dell’accordo di “normalizzazione” dei rapporti tra Serbia e Montenegro (2020). Oltre ai rispettivi capi di Stato e Donald Trump, presente anche Richard Grenell.

Sempre nell’ ottica di ottenere nuove alleanze ed intensificare quelle esistenti, lo scorso 9 settembre al Cremlino,Dodik ha incontrato il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov. Questi si è così pronunciato pubblicamente: “Condanniamo con forza i tentativi di esautorare leader serbi, non allineati con l’Occidente, fabbricando false accuse nei loro confronti”. Lavrov ha poi ricordato che a fine mese la Russia presiederà il Consiglio di Sicurezza ONU; in tale sede potrebbe trattare il tema della delicata situazione in RS. Dodik sta tentando così minare i poteri dell’ Alto Rappresentante “dall’ interno”, nell’ambito dello stesso ONU che oggi ne legittima il mandato.


Note

[1] Il 12 agosto la Corte Statale della Bosnia Erzegovina ha acconsentito alla sostituzione della pena detentiva inflitta pari ad un anno con una pena pecuniaria. Cfr: “ODLUKA SUDA PO ZAHTJEVU ODBRANE OSUĐENOG MILORADA DODIKA”. Sud BiH. 
[2] https://sudbih.gov.ba/Court/Case/4122
[3] Richard Grenell, diplomatico e politico americano, fu direttore ad interim  dell’ intelligence nazionale americana durante il primo mandato di Trumo, dal 2019 al 2021 inviato speciale di Trump per i negoziati di pace tra Kosovo e Serbia.


Foto copertina: Milorad Dodik, leader dell’entità a maggioranza serba.