World News: notizie dal Mondo – Medio Oriente e Nord Africa


World News, la rubrica che vi porta in viaggio attraverso i continenti per scoprire le notizie più rilevanti da ogni angolo del pianeta. Dall’America all’Asia, dall’Africa all’Europa, fino all’Oceania, vi aggiorniamo su politica, economia, ambiente, cultura e società, per offrirvi una panoramica globale e sempre aggiornata. Cosa è accaduto in Medio Oriente e Nord Africa? Notizie dal 1° al 30 settembre 2026.


Algeria: Il 10 settembre l’Algeria ha annunciato l’interruzione delle relazioni diplomatiche con gli Emirati Arabi Uniti, accusando Abu Dhabi di aver compiuto «atti provocatori e ostili». Algeri ha dichiarato di aver esaurito tutti i mezzi per preservare le relazioni bilaterali e ha disposto la chiusura dello spazio aereo agli aeromobili militari e civili registrati negli Emirati, mantenendo tuttavia temporaneamente i collegamenti commerciali. La crisi riflette divergenze ormai profonde tra i due Paesi su diverse questioni regionali, tra cui la normalizzazione con Israele, il Sahara Occidentale e il ruolo delle potenze del Golfo nel Nord Africa.

Arabia Saudita: Il 22 settembre i ministri degli Esteri di Arabia Saudita, Turchia, Egitto e Pakistan hanno riaffermato il diritto di Riyadh a difendersi dagli attacchi degli Houthi e hanno sottolineato l’importanza della sicurezza della navigazione nel Mar Rosso. Nei giorni precedenti Mohammed bin Salman aveva incontrato il comandante del CENTCOM statunitense per discutere il crescente rischio rappresentato dagli Houthi, mentre Riyadh cercava di rafforzare il coordinamento con i propri partner regionali.

Bahrain: Nel corso di settembre il Bahrain è rimasto uno dei principali punti di esposizione alla guerra tra Washington e Teheran. La presenza della Quinta Flotta statunitense e delle infrastrutture militari americane ha reso il Paese un obiettivo strategico per l’Iran. L’Agenzia europea per la sicurezza aerea ha mantenuto fino a novembre le proprie restrizioni sullo spazio aereo e sulle acque territoriali del Bahrain a causa della persistente instabilità regionale.

Egitto: Il 15 settembre il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha incontrato al Cairo il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. Il colloquio è avvenuto pochi giorni dopo l’avanzata degli Houthi lungo la costa occidentale dello Yemen e la conquista di posizioni strategiche presso Bab al-Mandab. Egitto e Arabia Saudita hanno sottolineato l’importanza della libertà di navigazione nel Mar Rosso, mentre il Cairo deve tutelare anche la sicurezza delle rotte dirette verso il Canale di Suez.

Emirati Arabi Uniti: Gli Emirati sono stati coinvolti nel mese di settembre su due fronti. Da una parte, il deterioramento dei rapporti con l’Algeria ha portato alla rottura delle relazioni diplomatiche; dall’altra, Abu Dhabi ha continuato a sviluppare rotte alternative per l’esportazione energetica e commerciale, riducendo la propria esposizione ai rischi dello Stretto di Hormuz. A fine mese le esportazioni petrolifere degli Emirati hanno contribuito alla ripresa dei flussi energetici regionali, nonostante la crisi dello stretto.

Giordania: Il 9 settembre la Giordania ha dichiarato che i propri sistemi di difesa aerea avevano intercettato missili balistici provenienti dall’Iran. L’episodio ha evidenziato ancora una volta la vulnerabilità del territorio giordano nel confronto tra Teheran e Washington e la posizione particolarmente delicata di Amman, alleato degli Stati Uniti ma geograficamente collocato tra Israele, Iraq e Arabia Saudita.

Iran: Nel corso di settembre l’Iran ha intensificato i contatti diplomatici per cercare una soluzione negoziata al conflitto con gli Stati Uniti. Teheran ha trasmesso agli Stati Uniti, attraverso mediatori regionali tra cui il Qatar, una proposta finalizzata a porre fine alle ostilità e favorire la riapertura dello Stretto di Hormuz. Il presidente Donald Trump ha successivamente respinto la proposta definendola non accettabile. Parallelamente, le nuove sanzioni statunitensi entrate in vigore il 23 settembre hanno provocato la sospensione di numerosi collegamenti aerei iraniani internazionali.

Iraq: A settembre è proseguito il ritiro delle forze statunitensi dalle ultime basi in Iraq, processo concordato nel 2024 e portato avanti dall’amministrazione Trump. Anche le forze italiane e della NATO coinvolte rispettivamente nell’operazione Inherent Resolve e nella NATO Mission Iraq hanno programmato la conclusione della presenza nell’area entro il 30 settembre. Parallelamente, il territorio iracheno è rimasto coinvolto indirettamente nell’escalation regionale: Baghdad è stata accusata di essere utilizzata come piattaforma per attacchi contro infrastrutture saudite.

Israele: A settembre Israele ha continuato le operazioni militari sia nella Striscia di Gaza sia nel Libano meridionale. Il 10 settembre l’esercito israeliano ha dichiarato di aver distrutto un complesso sotterraneo di Hezbollah nell’area di Ali al-Taher, consolidando la propria zona di sicurezza nel sud del Libano. Parallelamente, nuovi attacchi israeliani hanno provocato vittime nella Striscia di Gaza anche durante il cessate il fuoco.

Kuwait: Il Kuwait ha mantenuto nel corso di settembre un elevato livello di allerta a causa del confronto tra Stati Uniti e Iran. Il Paese, sede di importanti infrastrutture militari statunitensi, è stato direttamente interessato dagli attacchi regionali e dalle restrizioni alla navigazione nel Golfo. A fine mese l’Agenzia europea per la sicurezza aerea ha mantenuto le proprie raccomandazioni restrittive relative alle acque territoriali e allo spazio aereo del Kuwait.

Libano: A settembre è rimasta alta la tensione lungo il confine meridionale libanese. Il 7 settembre attacchi israeliani contro Arab Salim hanno provocato almeno 12 vittime, secondo il ministero della Sanità libanese. Pochi giorni dopo Israele ha annunciato la distruzione di infrastrutture sotterranee di Hezbollah. Parallelamente, i colloqui tra Libano e Israele che avrebbero dovuto tenersi a Roma sono stati rinviati a ottobre. Sul piano economico, il Libano ha inoltre continuato a lavorare per riavviare il programma con il Fondo Monetario Internazionale, dopo l’accordo tecnico raggiunto nel 2022 e i progressi compiuti dal governo sulle riforme bancarie.

Libia: A metà settembre la produzione petrolifera libica è stata minacciata da nuove proteste e blocchi. La Petroleum Facilities Guard ha chiuso una valvola della principale pipeline Hamada-Zawiya, interrompendo la produzione in diversi giacimenti e minacciando ulteriori blocchi. La National Oil Corporation ha avvertito che, in caso di prolungamento delle interruzioni, avrebbe potuto dichiarare la force majeure. Il petrolio rappresenta circa il 90% dell’economia libica.

Marocco: Il 29 settembre re Mohammed VI ha nominato Fatima Ezzahra El Mansouri alla guida del governo, dopo le elezioni parlamentari del 23 settembre. La leader del Partito Autenticità e Modernità è diventata così la prima donna a ricoprire l’incarico di capo del governo nella storia del Marocco. La sua formazione è risultata il primo partito per numero di seggi e dovrà ora formare una coalizione.
Parallelamente, il Paese ha assistito a proteste contro la normalizzazione con Israele, mentre Rabat e Tel Aviv hanno annunciato l’intenzione di trasformare i rispettivi uffici di collegamento in ambasciate.

Oman: L’Oman ha continuato a svolgere un ruolo di mediazione tra Iran e Paesi del Golfo sulla crisi di Hormuz. Un incontro regionale previsto a settembre è stato rinviato per l’assenza di un consenso sufficiente sulle modalità di gestione dello stretto. Muscat rimane tuttavia uno dei principali canali diplomatici attraverso cui mantenere aperto il dialogo con Teheran.

Palestina: Nel mese di settembre la situazione palestinese è rimasta caratterizzata da violenze sia a Gaza sia in Cisgiordania. Il 2 settembre due adolescenti palestinesi sono stati uccisi durante un’incursione di coloni israeliani e forze dell’esercito nel villaggio di Beita, vicino Nablus. A fine mese, oltre 100 coloni hanno attaccato il villaggio di Jalud, impedendo a una famiglia palestinese di rientrare nelle proprie abitazioni.

Qatar: Il Qatar ha assunto un ruolo centrale negli sforzi diplomatici per porre fine al conflitto tra Washington e Teheran e favorire la riapertura dello Stretto di Hormuz. Il portavoce del ministero degli Esteri Majed al-Ansari ha confermato che Doha stava scambiando messaggi tra le parti nel tentativo di individuare un terreno comune. Il ruolo qatarino è particolarmente rilevante anche per la sicurezza energetica: a fine settembre il traffico di navi LNG legate a QatarEnergy attraverso Hormuz ha iniziato a registrare una ripresa.

Siria: A settembre la Siria ha dovuto affrontare nuove proteste legate all’aumento dei prezzi dei carburanti, in un contesto aggravato dall’aumento dei prezzi energetici provocato dalla guerra regionale. Parallelamente, il governo di Ahmed al-Sharaa ha continuato il processo di reinserimento internazionale e di apertura economica dopo la revoca di diverse sanzioni.

Tunisia: A settembre la Tunisia ha registrato nuove proteste contro le condizioni economiche e sociali e contro la gestione politica del presidente Kais Saied. Le manifestazioni hanno riportato al centro dell’attenzione le difficoltà economiche del Paese, tra inflazione, carenza di alcuni beni essenziali e persistenti tensioni istituzionali.

Turchia: Il 24 settembre il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha discusso con Volodymyr Zelenskyj della sicurezza della navigazione nel Mar Nero, chiedendo la fine degli attacchi contro le navi commerciali. Ankara ha ribadito la propria disponibilità a contribuire alla ripresa dei negoziati tra Russia e Ucraina e a garantire la sicurezza delle rotte marittime. La posizione turca assume rilievo anche per i Paesi MENA, considerata la centralità del Mar Nero per i flussi di cereali e prodotti alimentari verso Medio Oriente e Africa.

Yemen: A metà settembre gli Houthi hanno lanciato una nuova offensiva lungo la costa occidentale dello Yemen, conquistando Mokha e ulteriori posizioni strategiche in direzione di Bab al-Mandab. L’offensiva ha modificato l’equilibrio militare sul fronte occidentale e ha rafforzato il controllo del movimento filo-iraniano sull’area dello stretto, uno dei principali chokepoint del commercio mondiale. Gli attacchi contro l’Arabia Saudita e le infrastrutture energetiche saudite hanno inoltre trasformato lo Yemen in uno dei principali fronti della crisi regionale.