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Angola: L’Angola ha continuato a rafforzare il proprio ruolo diplomatico e di sicurezza nell’Africa centrale, mantenendo un ruolo centrale negli sforzi regionali per la stabilizzazione della Repubblica Democratica del Congo e nella gestione delle tensioni nell’area dei Grandi Laghi.
Burkina Faso: Il Burkina Faso ha proseguito il rafforzamento della cooperazione politica e militare con Mali e Niger nell’ambito dell’Alliance des États du Sahel (AES). La giunta di Ibrahim Traoré continua a privilegiare l’autonomia strategica rispetto ai tradizionali partner occidentali, mentre il Paese rimane alle prese con una grave situazione di sicurezza legata alla presenza di gruppi jihadisti.
Capo Verde: è entrata nel vivo la preparazione delle elezioni presidenziali previste per il 15 novembre. Il presidente José Maria Neves punta a ottenere un secondo mandato, in una consultazione particolarmente importante per la stabilità democratica dell’Africa occidentale. Il voto si svolgerà in un contesto regionale segnato dall’instabilità del Sahel e dalla crescente pressione dei gruppi jihadisti verso gli Stati costieri.
Costa d’Avorio: il Ministero delle Miniere, del Petrolio e dell’Energia, sulla scia del Piano di Sviluppo (2026-2030) ha riunito istituzioni pubbliche, operatori privati e partner tecnici per valutare il potenziale del Paese in termini di risorse rinnovabili, infrastrutture disponibili e capacità industriali nell’ottica di elaborare una strategia nazionale per l’idrogeno verde. La Costa d’Avorio punta a chiarire le condizioni regolatorie e operative necessarie alla produzione, allo stoccaggio e all’utilizzo dell’idrogeno a basse emissioni, con attenzione alle applicazioni industriali e ai possibili sbocchi regionali, sostenere la competitività delle imprese e posizionare il Paese come attore emergente nella transizione energetica dell’Africa occidentale.
Etiopia: dopo mesi di tensioni si è intensificato il conflitto tra il TPLF (Tigray People Liberation Front) e il governo federale etiope, dopo che l’Accordo di Pretoria del 2022 aveva posto la cessazione delle ostilità, il disarmo, il ritorno degli sfollati, lasciando però aperta la questione relativa al controllo del Tigray. In parallelo, dalla fine del conflitto, in Amhara le milizie Fano e in Oromia l’Esercito di Liberazione Oromo hanno proseguito la loro lotta contro il governo federale. Il conflitto in Tigray vede nuove coalizioni rispetto al conflitto precedente (2020-2022): allora il governo federale combatteva insieme all’Eritrea, alle forze regionali dell’Amhara e alle milizie Fano contro il TPLF; oggi Addis Abeba ha rafforzato i legami con EAU, Israele e Somaliland, mentre è in aperta ostilità con l’Eritrea, la quale si è avvicinata ad Egitto, Arabia Saudita e Somalia ed è accusata di supportare il TPLF. I combattimenti tra il governo e le milizie Fano hanno indebolito queste ultime, ma hanno anche accentuato le tensioni politiche nella regione dell’Amhara, dove una parte significativa degli attori locali mantiene oggi un rapporto più complesso e conflittuale con il governo centrale. È emersa una nuova coalizione di sette gruppi armati e politici contrari al governo di Abiy Ahmed, provenienti da regioni che storicamente non erano alleate. Come riporta ACLED, le milizie Fano che nel precedente conflitto contrastavano il TPLF, ora combattono al suo fianco. Tuttavia, la loro adesione non implica un equilibrio di forze: si tratta di attori con capacità militari e obiettivi diversi.
Ghana: A settembre il cedi ghanese è stato sottoposto a nuove pressioni rispetto al dollaro, in particolare a causa dell’aumento della domanda di valuta estera e dei costi energetici. La banca centrale ha cercato di contenere le pressioni sul mercato valutario, mentre i ricavi derivanti dall’oro hanno continuato a rappresentare una delle principali fonti di sostegno per l’economia. La situazione conferma la vulnerabilità del Ghana agli shock esterni.
Guinea-Bissau: Meno di un anno dopo essere stato rovesciato da un colpo di Stato militare, l’ex presidente Umaro Sissoco Embaló, attualmente in esilio a Brazzaville, ha annunciato la propria candidatura alle elezioni presidenziali del 6 dicembre. L’annuncio arriva in un contesto di profonda transizione istituzionale, dopo l’adozione di una nuova Costituzione. Il ritorno di Embaló riapre il confronto tra attori civili e militari e potrebbe influenzare significativamente la competizione elettorale.
Kenya: Il Kenya è stato scelto per ospitare i Campionati mondiali di atletica del 2029, diventando il primo Paese africano a organizzare la manifestazione. La decisione rafforza il ruolo internazionale di Nairobi e rappresenta un importante risultato di diplomazia sportiva. Parallelamente, il Kenya ha continuato a rafforzare il proprio ruolo economico nell’Africa orientale attraverso nuovi progetti infrastrutturali ed energetici.
Mali: Il Mali ha proseguito a settembre il processo di consolidamento dell’Alliance des États du Sahel insieme a Burkina Faso e Niger. L’AES si configura sempre più come una piattaforma politica, economica e militare alternativa all’ECOWAS. Bamako continua inoltre a privilegiare una politica estera orientata alla maggiore autonomia strategica e alla riduzione della dipendenza dai partner occidentali.
Mozambico: Il Mozambico continua a confrontarsi con una situazione di insicurezza nelle regioni settentrionali e con tensioni istituzionali nella capitale. Il procedimento contro Venâncio Mondlane, figura di primo piano dell’opposizione, riguarda le responsabilità relative alle proteste post-elettorali del 2024-2025, ma alimenta anche il dibattito sulla gestione del dissenso politico. La nomina di Felisberto Dinis Navalha alla guida della Banca del Mozambico rappresenta inoltre un passaggio nel riassetto delle istituzioni economiche del Paese.
Niger: Dopo l’ammutinamento di fine agosto, il capo della giunta Abdourahamane Tiani ha avviato una riorganizzazione delle forze armate. Il Niger continua parallelamente a rafforzare la cooperazione con Mali e Burkina Faso attraverso l’AES. La strategia di Niamey rimane orientata alla costruzione di un sistema di sicurezza autonomo rispetto ai partner occidentali, mentre persistono le minacce dei gruppi jihadisti attivi nel Sahel.
Nigeria: A settembre il governo nigeriano ha continuato la riorganizzazione delle proprie strutture di sicurezza e delle operazioni contro Boko Haram e altri gruppi armati nel nord-est del Paese. La situazione rimane particolarmente delicata in vista delle elezioni del 2027, mentre terrorismo, banditismo e rapimenti continuano a rappresentare una delle principali minacce alla sicurezza nazionale. Parallelamente, la Nigeria rimane uno dei principali teatri africani della competizione per l’influenza politica e informativa.
Repubblica Democratica del Congo: Il 13 settembre il presidente Félix Tshisekedi ha firmato l’ordinanza per la creazione del comitato incaricato di guidare il dialogo di riconciliazione nazionale. Le opposizioni hanno contestato composizione e mandato dell’organismo, accusando il presidente di voler mantenere un controllo eccessivo sul processo. Parallelamente, nell’est del Paese continuano gli scontri armati e il governo deve affrontare una nuova emergenza sanitaria legata alla diffusione dell’Ebola.
Senegal: Il Senegal ha continuato a settembre il processo di ridefinizione delle proprie relazioni economiche e strategiche con i partner internazionali. Il governo punta a rafforzare l’autonomia del Paese mantenendo contemporaneamente rapporti con Europa, Stati Uniti, Cina e Paesi del Golfo. La posizione senegalese assume particolare importanza alla luce dell’espansione dell’instabilità dal Sahel verso gli Stati costieri dell’Africa occidentale.
Sierra Leone: L’ex presidente Ernest Bai Koroma è rientrato in Sierra Leone dopo un periodo di esilio, grazie a un’intesa facilitata dalla Nigeria. Il suo ritorno ha riaperto dinamiche interne all’All People’s Congress, principale partito di opposizione, e potrebbe influenzare la ridefinizione degli equilibri politici. Parallelamente, il governo ha proseguito il processo di riorganizzazione amministrativa e la Anti-Corruption Commission ha intensificato le attività nei settori considerati più esposti alla corruzione.
Somalia: Il 28 settembre Baidoa, capitale dello Stato federale del Sud Ovest, è stata teatro di intensi combattimenti tra l’esercito somalo e milizie fedeli all’ex presidente regionale Abdiaziz Hassan Mohamed Laftagareen. I combattenti locali hanno tentato di entrare in città utilizzando anche droni e veicoli esplosivi, ma sono stati respinti dall’esercito federale. Gli scontri confermano la persistente tensione tra Mogadiscio e gli Stati federali e complicano le operazioni contro Al-Shabaab.
Sudafrica: A settembre le relazioni tra Sudafrica e Nigeria sono state sottoposte a nuove tensioni a causa delle violenze contro cittadini stranieri e delle accuse di xenofobia. Abuja ha reagito sospendendo alcune visite ufficiali in Sudafrica. La vicenda coinvolge le due principali potenze economiche e politiche dell’Africa subsahariana e rischia di complicare la cooperazione all’interno del continente.
Sudan: Le Sudanese Armed Forces e le Rapid Support Forces hanno continuato a combattere su diversi fronti, con un crescente ricorso ai droni da parte delle RSF, soprattutto nel Nord Kordofan. A margine dell’Assemblea Generale dell’ONU, Unione Africana e Stati Uniti hanno promosso il primo incontro congiunto del Quad e del Quintet sulla crisi sudanese. Washington ha proposto una tregua di 90 giorni, mentre l’Unione Africana ha chiesto un cessate il fuoco umanitario immediato e la fine di ogni assistenza militare esterna.
Sud Sudan: Il Sud Sudan continua a prepararsi alle elezioni previste per dicembre 2026, mentre il processo di transizione politica rimane fragile. La guerra nel vicino Sudan sta inoltre aumentando le pressioni sul Paese attraverso nuovi flussi di rifugiati e conseguenze economiche e umanitarie. Particolarmente vulnerabile è il settore petrolifero, considerata la dipendenza di Juba dalle infrastrutture di esportazione che attraversano il territorio sudanese.
Tanzania: Alla fine di settembre Qatar e Tanzania hanno firmato a Doha un Memorandum of Understanding per istituire consultazioni politiche regolari tra i rispettivi ministeri degli Esteri. Il primo incontro ufficiale è previsto per ottobre. L’intesa conferma il crescente interesse dei Paesi del Golfo verso l’Africa orientale, considerata strategica per energia, infrastrutture, commercio e sicurezza marittima.
Uganda: L’Uganda ha rafforzato a settembre i sistemi di sorveglianza sanitaria e di risposta alle emergenze a causa della diffusione dell’Ebola nella vicina Repubblica Democratica del Congo. La particolare mobilità transfrontaliera tra i due Paesi rende l’Uganda uno degli Stati maggiormente esposti al rischio di propagazione dell’epidemia.
Zambia: Il 1° settembre Hakainde Hichilema ha prestato giuramento per un secondo mandato presidenziale dopo le elezioni del 13 agosto. Il voto è stato tuttavia accompagnato da forti contestazioni da parte dell’opposizione e da accuse di irregolarità. Il nuovo mandato di Hichilema si apre quindi in un quadro caratterizzato da una situazione economica relativamente positiva, ma anche da interrogativi sul consolidamento democratico e sulla capacità del governo di mantenere un dialogo con l’opposizione.












