Al-Sisi: Mubarak 2.0 o la voce del popolo?


La rivoluzione del 25 gennaio non è stata completamente seppellita e come risultato di una pioggia su un mare di olio bollente, l’Egitto ne porta ancora le ustioni.


 

A dieci anni dalla rivoluzione egiziana del 25 gennaio 2011, è spontaneo riesumare i vecchi bollenti spiriti che animarono quella rivolta facendo il punto dell’attuale situazione. I pareri degli egiziani a riguardo sono contrastanti. Tra loro c’è chi, in prima linea in Piazza Tahrir, non dimentica i valori per i quali si protestava, e vede nell’odierna presidenza tutt’altro che un “upgrade” e chi invece, scettico al ricordo della rivoluzione, trova conforto e soddisfazione nel capo di stato Abd al-Fattah al-Sisi.

Lo “straripamento”

“Qualsiasi cosa a cui tu possa pensare era pessima.” Questa l’affermazione di Yousuf, avvalorata dal discorso[1] di Wael Ghonim[2]

“Non fu un bug nel sistema, credo sia paragonabile più ad un sistema che aveva troppi dati ed è finito per crashare. Un overflow.” Afferma Yousuf[3] ricordando i momenti poco precedenti allo scoppio della rivolta.

 “Overflow” così lo chiama. La traduzione italiana di questo termine informatico è “straripamento” e riportando la definizione del dizionario La Repubblica leggiamo: “Superamento della capacità massima di memoria o di operatività di un computer, che è causa di errore”.

È indubbiamente ironia della sorte se pensiamo che la rivoluzione del 25 gennaio è anche chiamata “rivolta del Nilo”. Questa volta però il Nilo non straripa lasciando limo, ma oltre 50.000 manifestanti in Piazza Tahrir.
 “Piazza Tahrir accolse tutti, piazza Tahrir era uomo e donna, vecchio e bambino.” Dice Ibrahem[4] 

Si chiedeva libertà, giustizia e pane. L’Egitto di Hosni Mubarak era esausto e soffocato da 30 anni di regime totalitario che andava di pari passo con la brutalità della polizia e la corruzione.  “Uno dei motivi per il quale siamo scesi in piazza, fu anche perché Mubarak voleva che a lui succedesse suo figlio, sembrava un punto di non ritorno” dice Fatime[5], “era un problema di tutti, nella rivoluzione si protestava per ogni singolo diritto calpestato. È stato un momento di gloria anche per noi donne.” Conclude.

L’avanguardia delle donne

Così come gli uomini, le egiziane hanno affrontato le risposte violente della polizia, vale a dire: proiettili, gas e umiliazioni. Le donne egiziane scendevano in campo per qualcosa in più: la visibilità. Prima del 25 gennaio, i diritti politici della donna non erano benché minimamente equiparabili a quelli dell’uomo. La presenza della donna in apparati governativi era prettamente simbolica, a testimonianza di ciò, un report IPU[6] che pone al 1.81% nel 2005  la percentuale delle donne nel parlamento egiziano che raggiungerà il 13% e il 15% a seguito delle elezioni del 2010 e 2015 con la reinstallazione della quota gender. Anche a livello economico lo squilibrio tra uomini e donne è rilevante. Nel 2014 le donne disoccupate erano ben il 24 % rispetto al 9,8% degli uomini. Secondo un rapporto datato 2010 dello Human Development il 37% degli analfabeti in Egitto era rappresentato dalle donne. È dunque palese che le donne egiziane avessero spiriti bollenti e che vedessero nella rivoluzione uno spiraglio di luce.

Ma come venne vissuta la rivoluzione dalle donne?

Essere donna e manifestante
“Hanno fatto di tutto per umiliarci” dice Fatime “Feci un patto con mia mamma. Quando mi fossi resa conto che le cose si fossero messe male, sarei tornata a casa”.

Nel marzo del 2011 durante le manifestazioni in piazza Tahrir vennero arrestate 18 ragazze affinché gli fosse eseguito il “test della verginità”. Samira Ibrahim[7] è stata la prima donna denunciare l’atto subito, andando incontro a una serie di perdite tra cui il lavoro e la dignità. Il metodo più utilizzato ed efficace per mettere a tacere una donna è l’invasione della sua intimità fisica e, sebbene le molestie sessuali siano un reato ed un crimine ai sensi dell’articolo 306 (a[8]) e 306 (b)[9] del Codice penale egiziano, ciò avvenne, ma passò per “test della verginità”.
“E dopo il test mi ha detto: “Dai, fa ‘segno qui che sei vergine””[10]
Tra le autorità egiziane, inizialmente dichiaratesi aliene alla pratica, un generale anonimo confermò l’accaduto in difesa delle accuse di violenza sessuale contro le autorità. “Queste ragazze si erano accampate in tende con manifestanti maschi in piazza Tahrir, e nelle tende abbiamo trovato bottiglie molotov e droghe” dichiara il militare alla CNN.

Samira Ibrahim indicò come medico responsabile del test Ahmed Adel, che successivamente all’azione legale intentata da Ibrahim venne assolto nel 2012 per contraddizioni nelle dichiarazioni dei testimoni.

Internet ieri

Internet giocò un ruolo primario. Attraverso i social media, gli egiziani si connettono  e fanno branco abbattendo lo scoglio del timore. “Non ero sola a pensare ad un governo più giusto, di persone come me là fuori ce n’erano tantissime” dice Fatime, “La rivoluzione fu un exploit dopo un crocevia di notizie di atti aberranti[11] compiuti dal regime[12]: eravamo stanchi” termina.

Proprio perché internet era diventato una rampa di lancio l’organizzazione di nuove proteste, l’Egitto di Mubarak spenge internet. Il governo blocca quindi i quattro principali operatori che offrono l’accesso alla rete. Nonostante il governo Mubarak smentisca il calo degli accessi a Facebook è notevole.
“I social media ebbero un ruolo immenso. Vennero anche bannati per un periodo, mi ricordo anche che attraverso la tv cercavano di nascondere quello che in inglese si chiamerebbe “elefante nella stanza” poiché continuavano a dire che non stava succedendo niente e che i video erano photoshoppati, il che divenne anche un “Meme”” conferma Yousuf.

L’Egitto di Al-Sisi

Dopo il colpo di stato del 2013 attuato dall’esercito allora guidato dal generale Abdel Fattah Al-Sisi, le opinioni del popolo egiziano sull’attuale governo sono varie e variegate. C’è chi come Hamid[13] appoggia il governo Sisi, “Mi piace Sisi. Non è un musulmano estremo, ed è dell’esercito. L’Egitto deve avere un presidente militare per la sua posizione politica e geografica.” Afferma.

Secondo Al Jazeera invece, Abdel Fattah Al-Sisi sta costruendo un regime di oppressione attraverso la coercizione, proibendo ad esempio le proteste non autorizzate.  Alla domanda di Scott Pelley se avesse dato lui stesso l’ordine di aggredire gli 800 manifestanti sostenitori dei Fratelli Musulmani nella piazza Rabaa[14], il presidente Abdel Fatta el-Sisi risponde: “Permettetemi di farle una domanda. Stai seguendo da vicino la situazione in Egitto? Da dove prendi le tue informazioni? C’erano migliaia di persone armate nel sit-in per più di 40 giorni. Abbiamo provato ogni mezzo pacifico per disperderli.”
“È necessario incarcerare coloro che possono essere potenziali terroristi o seguaci dei Fratelli Musulmani. Gli Stati uniti si comportano in egual maniera chiudendo account Twitter quando qualcosa non gli va a genio” dice Hamid.

Internet oggi

La libertà d’espressione è limitata in nome alla lotta al terrorismo. Il 22 settembre durante le proteste rivolte al governo Sisi social media e siti di notizie sono stati interrotti. Le misurazioni tecniche di NetBlocks[15] mostrano un crollo di disponibilità per Telecom Egypt e Raya a seguito della pubblicazione di video che denunciavano la zcorruzione di stato, quando l’attore egiziano Mohammed Ali ha pubblicato un video dove accusava il presidente di utilizzare milioni di euro per abitazioni di lusso mentre gli egiziani soffrivano la povertà. Nonostante ciò, l’ex presidente americano Donald Trump espresse il suo appoggio al presidente egiziano. “Tutti hanno delle manifestazioni, non mi interessa” ha detto il presidente degli Stati Uniti: “L’Egitto ha un grande leader”.

Dal 2017 le autorità secondo un report di Human Rights Watch hanno bloccato circa la bellezza di 600 siti web di notizie, politici e sui diritti umani e secondo il report di Arab Network for Human Rights Information nelle carceri egiziane, che dal regime di Mubarak sono aumentate da 43 a 78, su 120 mila detenuti fino all’inizio di marzo 2021, 65 mila sono giornalisti, avvocati, medici, insomma cittadini dissidenti.

Un mandato permanente

A distanza di otto anni dall’inizio del suo mandato, e precisamente a distanza di sei dall’intervista lasciata alla BBC[16] nel 2015, Al-Sisi è tutt’oggi capo di stato dell’Egitto, nonostante la legislazione prevedesse massimo due termini di 4 anni ciascuno. Lui stesso nell’intervista citata afferma esplicitamente “Ci sono uno o due termini d’ufficio al massimo, non c’è una terza opzione. Nessuno starà di nuovo al potere contro il volere degli egiziani.”

Con il referendum del 2019 il mandato presidenziale è stato esteso fino al 2024, due anni in più rispetto al previsto. Inoltre il presidente egiziano Al-Sisi potrà ricandidarsi una terza volta e rimanere al governo fino al 2030. La domanda da porci è questa: se dunque la terza opzione è da considerarsi, sarà essa in misura del volere degli egiziani?


Note

[1] “Se consideriamo i fatti, vediamo un Egitto che per 30 anni è andato verso il declino, sempre peggiorando. Tutto andava male. Primeggiavamo solo in termini di povertà, corruzione, assenza di libertà di parola, assenza di attivismo politico. Queste erano le conquiste del nostro grande regime” cfr. Wael Ghonim, Speaking at TEDxCairo, 5 marzo 2011}
[2] Attivista egiziano, co-amministratore della pagina Facebook We are all Khaled Said che ha contribuito a far scoppiare la rivoluzione egiziana del 2011. {cfr. Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Wael_Ghonim}
[3] Nome di fantasia attribuito all’intervistato n°1.
[4] Nome di fantasia attribuito all’intervistato n°2.
[5] Nome di fantasia attribuito all’intervistato n°3.
[6] {cfr. Inter-Parliamentary Union (IPU). , http://www.ipu.org/wmn-e/classif-arc.htm}
[7] https://www.youtube.com/watch?v=c29CAXR141s
[8] L’articolo 306 (bis) (a) prevede che le persone che compiono gesti sessuali o osceni in qualsiasi modo, anche con i moderni mezzi di comunicazione, saranno punite con la reclusione non inferiore a sei mesi o con la multa di EGP 3.000 (circa US $ 419). L’articolo 306 (bis) (a) afferma che se l’atto di molestia sessuale viene ripetuto dalla stessa persona, la pena della reclusione sarà aumentata a un anno e la multa a EGP5.000-10.000 (circa US $ 700-1.400). (Id.)
[9]  L’articolo 306 (bis) (b) stabilisce che se la molestia è commessa con l’intento di ricevere gratificazione sessuale dalla vittima, la pena sarà la reclusione non inferiore a un anno e una multa di EGP 10.000-20.000. Inoltre, qualsiasi individuo che usi la coercizione per ricevere gratificazione sessuale sarà punito con una pena detentiva compresa tra due e cinque anni e una multa di EGP 20.000-50.000. (Id.)
[10] {cfr. intervista https://youtu.be/c29CAXR141s}
[11] Khaled Said, 28enne picchiato a sangue e lasciato senza vita, è una delle tante vittime della brutalità della polizia
[12] https://youtu.be/WqJyJSpWkrw , https://youtu.be/PBQJydEF9Rc {cfr. Al Jazeera report, 10 agosto 2007
[13] Nome di fantasia attribuito all’intervistato n°4.
[14] “Quelle che El-Sisi chiama “misure per ripristinare la sicurezza” includono il massacro di almeno 800 sostenitori dei Fratelli Musulmani nella piazza Rabaa del Cairo. Nell’agosto 2013, dopo settimane di proteste, le forze egiziane sono intervenute. Tra i sopravvissuti c’era Mohamed Soltan, l’egiziano-americano imprigionato per aver riportato notizie false. Soltan è stato rilasciato 21 mesi dopo l’intervento dell’amministrazione Obama.” [cfr. intervista ad Abdel Fattah Al-SIsi a 60Minutes con il corrispondente Scott Pelley anno 2019}
[15] https://twitter.com/netblocks/status/1175815065607528449
[16] https://youtu.be/KqVPxafKmak


Foto copertina: Scenes from egyptian revolution on its 10th anniversary – artist Taha Al-Qurany

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