Cosa non convince del piano Trump


Gli esperti legali dell’ONU rilevano che il piano Trump compromette i principi fondamentali dell’autodeterminazione e della legalità internazionale.


Mentre a Gaza si sta procedendo alla liberazione dei primi ostaggi, un gruppo di esperti indipendenti delle Nazioni Unite in materia di diritto internazionale e diritti umani ha espresso gravi preoccupazioni in merito al piano in 20 punti per la Striscia di Gaza presentato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
La proposta prevede la smilitarizzazione di Gaza e la creazione di un comitato tecnico di transizione palestinese, posto sotto supervisione internazionale presieduta dallo stesso Trump, fino a quando l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) non sarà in grado di riprendere il governo dell’enclave.
Sebbene alcuni elementi – come il cessate il fuoco permanente, gli aiuti umanitari e il rilascio di detenuti – siano stati riconosciuti come positivi, gli esperti sottolineano che tali misure costituiscono obblighi già previsti dal diritto internazionale e non dovrebbero essere subordinati al successo di un piano politico.
In una dichiarazione congiunta, i relatori speciali hanno affermato che: “L’imposizione di una pace priva di fondamento giuridico e di giustizia rappresenta una formula per ulteriori tensioni, instabilità e violazioni future.”
Gli esperti hanno quindi delineato quindici aree di criticità che, nel loro insieme, rendono il piano incompatibile con gli obblighi giuridici internazionali e con il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 2024, che ha confermato l’illegalità della presenza israeliana nei Territori palestinesi occupati. Tra gli esperti che hanno sottoscritto la dichiarazione ci sono: Francesca Albanese, Ben Saul, Relatore speciale sulla promozione e la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali nella lotta al terrorismo e Ashwini KP, Relatore speciale sulle forme contemporanee di razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e intolleranza correlata.

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Autodeterminazione soggetta a condizionamenti esterni

Il piano non riconosce ai palestinesi il pieno diritto all’autodeterminazione. La creazione di uno Stato palestinese è subordinata a prerequisiti politici ed economici, in contrasto con il principio secondo cui tale diritto non può essere condizionato da negoziati o valutazioni esterne.

Assenza di un’autorità di governo rappresentativa

La proposta di un governo di transizione a Gaza esclude l’Autorità Nazionale Palestinese e non prevede meccanismi di rappresentanza democratica o scadenze temporali definite. Ciò solleva dubbi sulla sua legittimità e sulla conformità al diritto di rappresentanza del popolo palestinese.

Struttura di supervisione priva di legittimità multilaterale

L’istituzione di un “Consiglio per la Pace” presieduto dal presidente degli Stati Uniti aggira il sistema delle Nazioni Unite, mancando di trasparenza e di neutralità. Gli esperti osservano che tale approccio è incoerente con i principi di governance multilaterale sanciti dal diritto internazionale.

Persistenza del controllo straniero sotto altra forma

Il dispiegamento di una “Forza internazionale di stabilizzazione” a Gaza, guidata o sostenuta dagli Stati Uniti, viene interpretato come una forma di occupazione indiretta, che compromette la sovranità palestinese e viola l’obbligo di porre fine all’occupazione in modo immediato e incondizionato.

Mantenimento della presenza militare israeliana

La previsione di un “perimetro di sicurezza” controllato da Israele all’interno di Gaza è considerata una continuazione dell’occupazione militare, in violazione del diritto internazionale e delle risoluzioni pertinenti delle Nazioni Unite.

Smilitarizzazione unilaterale e indefinita

La proposta impone la smilitarizzazione permanente di Gaza senza prevedere limiti temporali né misure equivalenti per Israele. Gli esperti sottolineano che una simile disposizione crea un grave squilibrio e lascia la popolazione palestinese in una condizione di vulnerabilità.

Misure di deradicalizzazione asimmetriche

Il piano richiede programmi di deradicalizzazione esclusivamente per Gaza, senza affrontare il discorso di incitamento all’odio o alla violenza in Israele. Tale approccio è ritenuto discriminatorio e contrario ai principi di parità e reciprocità sanciti dalle norme sui diritti umani.

Frammentazione territoriale della Palestina

Trattando Gaza in modo isolato e separato dalla Cisgiordania e da Gerusalemme Est, la proposta compromette l’integrità territoriale dello Stato palestinese, riconosciuta dal diritto internazionale come un’unità unica e indivisibile.

Vulnerabilità economica e rischio di sfruttamento

Il piano di sviluppo economico e la creazione di una zona economica speciale potrebbero favorire l’intervento di attori stranieri a scapito della sovranità palestinese sulle proprie risorse, perpetuando una condizione di dipendenza economica.

Mancanza di disposizioni sulle riparazioni

La proposta non include alcun meccanismo di risarcimento per i danni causati dalle operazioni militari israeliane, nonostante il diritto internazionale preveda l’obbligo di riparazione in caso di violazioni gravi.

Trattamento diseguale dei detenuti

Il piano stabilisce il rilascio di tutti i prigionieri israeliani ma solo di una parte dei detenuti palestinesi, molti dei quali sono trattenuti arbitrariamente. Tale disparità contravviene al principio di uguaglianza davanti alla legge e ai trattati internazionali sui diritti umani.

Amnistia generalizzata priva di meccanismi di giustizia

L’amnistia concessa ai membri di Hamas non distingue tra responsabilità penali individuali e reati internazionali, rischiando di negare giustizia alle vittime di violazioni gravi e di ostacolare processi di riconciliazione autentica.

Assenza di responsabilità per i crimini israeliani

Il documento non prevede strumenti di accountability per le violazioni commesse da Israele, né meccanismi di giustizia di transizione, verità o riconciliazione. La mancanza di tali garanzie mina le basi di una pace duratura.

Esclusione delle questioni fondamentali del conflitto

Il piano ignora aspetti centrali già individuati dal diritto internazionale e dai precedenti negoziati di pace, tra cui: la rimozione degli insediamenti illegali; la definizione di confini riconosciuti; il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi; l’obbligo di Israele di fornire riparazioni.

Marginalizzazione del ruolo delle Nazioni Unite

La proposta riduce significativamente il coinvolgimento delle istituzioni ONU, tra cui il Consiglio di Sicurezza, l’Assemblea Generale e l’UNRWA. Gli esperti ribadiscono che, secondo la Corte internazionale di giustizia, solo le Nazioni Unite sono legittimate a supervisionare la conclusione dell’occupazione.

Nella loro conclusione, gli esperti hanno riaffermato che l’autodeterminazione palestinese non può essere oggetto di negoziazione e che l’occupazione israeliana deve cessare immediatamente e senza condizioni. “Qualsiasi piano di pace deve rispettare i principi inderogabili del diritto internazionale,” affermano i relatori. “Il destino della Palestina deve essere determinato dal suo popolo, non imposto da potenze esterne o sotto coercizione politica.”


Foto copertina: Piano Trump.