Guyana contro Venezuela: la disputa sull’Esequibo arriva alla Corte mondiale


La Guyana ha portato davanti alla Corte Internazionale di Giustizia la lunga disputa territoriale con il Venezuela, chiedendo ai giudici di confermare che Caracas non ha alcun diritto sulla regione dell’Esequibo, un’area vasta e ricca di risorse naturali.


Secondo il ministro degli Esteri Hugh Hilton Todd, le pretese venezuelane rappresentano una minaccia diretta alla stabilità del Paese: non solo mettono in pericolo la sicurezza nazionale, ma ostacolano anche lo sviluppo economico, soprattutto alla luce delle recenti scoperte di petrolio e gas nell’area offshore.

Una regione strategica tra petrolio e giungla

Il territorio conteso si estende per circa 160.000 chilometri quadrati attorno al fiume Esequibo e costituisce oltre il 70% della superficie della Guyana .
Oltre alla foresta tropicale, la zona è diventata centrale negli equilibri geopolitici regionali grazie ai grandi giacimenti energetici scoperti negli ultimi anni.
La disputa risale all’epoca coloniale e ruota attorno a un arbitrato del 1899 che assegnò l’area alla Guyana britannica, decisione che Georgetown considera tuttora valida e vincolante.

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Il Venezuela respinge la giurisdizione della Corte

Il governo venezuelano contesta apertamente il ruolo della Corte internazionale. Il ministro degli Esteri Yván Gil ha ribadito che Caracas non riconosce la giurisdizione dell’organismo e insiste su una soluzione attraverso negoziati diretti tra i due Paesi.
Nel 2023, un referendum in Venezuela ha rafforzato questa posizione, respingendo l’autorità della Corte e sostenendo la creazione di una nuova entità statale nell’area dell’Esequibo, mossa che ha ulteriormente aumentato le tensioni .

Una decisione attesa ma difficile da far rispettare

La Guyana si è rivolta alla Corte già nel 2018, chiedendo una conferma definitiva dei confini stabiliti oltre un secolo fa. La sentenza finale è attesa nei prossimi mesi e sarà legalmente vincolante.
Tuttavia, l’efficacia pratica della decisione resta incerta: la Corte non dispone di strumenti diretti per far rispettare le sue sentenze, dovendo fare affidamento sul Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.


Foto copertina: Venezuela e Guyana francese