D’Annunzio a Fiume. La festa che non c’è mai stata

Arnaldo Catinari "Alla festa della rivoluzione".
Arnaldo Catinari "Alla festa della rivoluzione".

Questa primavera nelle sale il film di Arnaldo Catinari “Alla festa della rivoluzione“. Una ricostruzione fantasiosa, ingenua e pseudo-supereroistica dell’impresa fiumana. Col vero D’Annunzio c’entra poco.


A cura di Daniel Pommier Vincelli

Da Fiume a Spiderman

I film italiani stanno cambiando. Una volta erano pura interpretazione e sceneggiature forti ambientate nella contemporaneità. Nessuna attenzione ad effetti speciali, scene d’azione, linguaggio di genere, ricostruzione storica. Dagli anni Settanta in poi, dalla fine dei western all’italiana e dei poliziotteschi, questo tipo di film venivano considerati cose da “americani”.  Quando qualche produzione, come la RAI, voleva fare delle fiction storiche il risultato era semplicemente disastroso: soldati che cadevano plasticamente, scene di battaglia girate in maniera infantile e con poche comparse, divise e macchine pulitissime appena ritirate dal costumista o dal collezionista che le affittava al produttore. Negli ultimi anni si sta tornando a una produzione di film di genere e storici più decente.  All’ultimo festival del cinema di Roma abbiamo assistito a due di queste produzioni: il Sandokan con Can Yaman che prende il posto di Kabir Bedi e che assomiglia molto al predecessore degli anni Settanta con un grande dispiegamento di navi, costumi, sciabole e velieri e Alla festa della rivoluzione di Arnaldo Catinari, sceneggiato da Silvio Muccino e tratto da un omonimo libro di Claudia Salaris, con Riccardo Scamarcio, Valentina Romani, Nicola Maupas e Maurizio Lombardi nei panni del Vate. Va detto che se da un lato si riconosce lo sforzo produttivo – le scene di massa, costumi e divise, palazzi e vie illuminati con una splendida fotografia (Catinari nasce come fotografo), dall’altro la trama è imbarazzante, confusa, dissonante e spiacevole da seguire. Si parte con un misterioso attentato al Vate e una fuga rocambolesca della mancata assassina, con un’acrobazia che sa più di film Marvel che della realtà degli anni Venti. Si prosegue con un’improbabile coppia di “spie russe” con tanto di colbacco, un “cattivo” americano del tutto non spiegato, una società segreta di incappucciati, un medico disertore della grande guerra che va proprio dal super militarista e nazionalista D’Annunzio, idolo degli arditi e dei reduci italiani, per concludersi con uno Scamarcio che interpreta il capo dei servizi segreti italiani e uomo di paglia di Mussolini, confermandosi un attore che ha totalmente perso la voglia di recitare. Ciò che non funziona è proprio il lato avventuroso. Certamente non si poteva realizzare un’opera totalmente tratta dal volume di Salaris, che è un excursus culturale su Fiume 1919, ma anche l’avventura va saputa scrivere. Altrimenti si corre (e in questo caso si cade) nel rischio del ridicolo.

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Andando maggiormente sul dato storico, il film naturalmente sposa – caricandole ancora di più – le tesi del libro di Salaris. Fiume – cioè l’impresa fiumana durata dal settembre 1919 al Natale 1920 quando fu interrotta dalle cannonate della marina italiana e dalle truppe del generale Caviglia – fu una straordinaria avventura libertaria, in cui si rigenerarono nuove forze artistiche, culturali, politiche e sociali, liberate dalle gerarchie di un mondo conservatore e uscito da 5 anni di guerra totale. In quel contesto confuso e angoscioso – l’Italia della “vittoria mutilata” – il soldato-poeta alla guida di un gruppo di giovani rivoluzionari creò un’utopia di libertà, dove si sperimentavano nuovi costumi sessuali – non a caso nel film il personaggio dell’aviatore Guido Keller è rappresentato come una sorta di eroe fluido e queer – nuovi diritti come quelli sanciti dalla Carta del Quarnero scritta dal sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambris (che appare nel film), nuove aspirazioni per i popoli “senza storia” o desiderosi di una nuova storia come i russi sovietici, ma anche i popoli sottoposti al regime coloniale, gli ebrei, i neri americani, arabi e musulmani e tanti altri. Non a caso il film accenna alla proposta della “lega dei popoli oppressi” concepita dal “ministro degli esteri” di D’Annunzio il belga Léon Kochnitzky. Anche lui trattato in poche sequenze, come una figurina del libertarismo dannunziano. L’apice si raggiunge con la sequenza della prima trasmissione radio trasmessa da D’Annunzio (forse la prima al mondo da parte di un leader politico) quando lo yacht Elettra di Guglielmo Marconi incrociava su Fiume e lo scienziato offrì al Comandante la sua antenna e il suo trasmettitore. Il film in questa sequenza, avvenuta davvero, rappresenta D’Annunzio come un guru new age, un profeta disarmato che si appella al cuore degli uomini e alla loro voglia di libertà.  Per carita’ e’ un’interpretazione. Quella del D’Annunzio rivoluzionario, libertario e progressista è una visione consolidata, che ha il suo padre nobile in Renzo De Felice ed esponenti del calibro di Michael Ledeen e del più recente Giordano Bruno Guerri. Ma l’avventura dannunziana fu soprattutto nazionalista, militare e militarista, con dentro il linguaggio politico e lo “stile” che sarebbe stato adottato dal fascismo. Un’operazione fatta in connivenza con settori del mondo militare e delle classi dirigenti italiane, per rovesciare il verdetto sfavorevole all’Italia da parte della conferenza di Versailles. Come scrisse Paolo Alatri fu espressione della galassia eversiva, nazionalista e paramilitare del primo dopoguerra. Altrettanto significativa è l’interpretazione di Villari che vede Fiume come la manifestazione di una “destra profonda” che odia la democrazia. Il tema è ricco e ci sono tante piste da seguire, visto anche il ritorno di interesse per il dannunzianesimo, il futurismo e il primo fascismo che ha segnato questi anni non solo nella storia ma nella fiction (vedi la serie M), nella letteratura (vedi il successo di Scurati) e nell’arte (vedi la grande mostra sul futurismo). Certamente il film di Catinari aggiunge un pezzo a questa dinamica culturale della nostra contemporaneità, ma non il più memorabile nonostante gli sforzi fatti.


Foto copertina: immagine tratta dal film: “Alla festa della rivoluzione” di Arnaldo Catinari