Dopo il New START: fine di un equilibrio nucleare condiviso

Barack Obama and Dmitry Medvedev signing the new START treaty, Prague, Czech Republic, April 2010. Source: White House Archive
Barack Obama and Dmitry Medvedev signing the new START treaty, Prague, Czech Republic, April 2010. Source: White House Archive

Con la scadenza del New START il 5 febbraio 2026 è venuto meno l’ultimo accordo vincolante di controllo degli armamenti nucleari strategici tra Stati Uniti e Federazione Russa. Washington ha scelto di non procedere a un rinnovo, puntando a un quadro negoziale più ampio che includa anche la Cina, obiettivo rimasto finora irrealizzato. Il risultato è un vuoto regolatorio nel controllo degli armamenti strategici.


Il 5 febbraio 2026 il New START (New Strategic Arms Reduction Treaty) è giunto formalmente a scadenza, ponendo fine al principale strumento diplomatico per fermare la proliferazione delle armi nucleari, un accordo vincolante di controllo bilaterale tra Stati Uniti e Federazione Russa. Tuttavia, il trattato risultava già di fatto compromesso nella sua operatività negli anni precedenti. Nell’agosto 2022 la Russia aveva sospeso le ispezioni previste dal regime di verifica, mentre nel febbraio 2023 aveva annunciato la sospensione della propria partecipazione all’accordo, motivandola con presunte inadempienze statunitensi e con il deterioramento del contesto di sicurezza strategica, in particolare in relazione alle politiche statunitensi in materia di difesa missilistica. Ora la mancata definizione di un quadro sostitutivo crea un vuoto regolatorio nel controllo degli armamenti strategici.

Il New START è stato un trattato bilaterale di controllo degli armamenti nucleari concluso tra gli Stati Uniti e la Federazione Russa, firmato nel 2010 ed entrato in vigore nel 2011. L’accordo fissava limiti quantitativi stringenti sia al numero di testate nucleari strategiche dispiegate sia ai vettori impiegati per il loro trasporto. Il trattato si inseriva nella continuità del regime bilaterale di controllo degli armamenti sviluppatosi nel periodo post–Guerra fredda, traendo ispirazione in particolare dallo START I del 1991, che aveva inaugurato una fase di riduzione effettiva delle forze nucleari strategiche e di rafforzamento dei meccanismi di verifica reciproca. Lo START I aveva preso forma nel quadro del dialogo sul disarmo strategico avviato negli anni Ottanta tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, sotto la guida del Presidente statunitense Ronald Reagan e del leader sovietico Michail Gorbačëv. Dopo un lungo e complesso processo negoziale, il trattato venne firmato il 31 luglio 1991. La dissoluzione dell’Unione Sovietica, avvenuta pochi mesi dopo la firma, determinò tuttavia un rallentamento nella fase di attuazione, che si concluse soltanto con l’entrata in vigore del trattato il 5 dicembre 1994. Sul piano sostanziale, lo START I introdusse limiti dettagliati ai sistemi di lancio delle armi nucleari strategiche nonché al numero complessivo di testate dispiegate, attraverso articolate regole di conteggio. Il trattato prevedeva inoltre un articolato regime di verifica e fissava una scadenza per il raggiungimento dei limiti stabiliti, rispettata dagli Stati parte entro il 5 dicembre 2001, data oltre la quale l’accordo risultava formalmente rinnovabile.[1]

Prima dell’elaborazione del New START, Stati Uniti e Federazione Russa avevano avviato negoziati volti alla conclusione di uno START II, concepito come complemento dello START I e finalizzato a conseguire riduzioni più profonde dei sistemi missilistici strategici. Il trattato venne firmato nel 1993, ma non entrò mai in vigore. Nel frattempo, lo START I giunse a naturale scadenza il 5 dicembre 2009, creando un vuoto normativo che rese urgente la definizione di un nuovo quadro giuridico. Già nell’aprile 2009, il Presidente russo Dmitrij Medvedev e il Presidente statunitense Barack Obama avevano avviato un dialogo volto a ripensare l’impianto dello START I, adattandolo alle mutate condizioni strategiche del contesto post–Guerra fredda.[2] Nel luglio 2009, i due Paesi concordarono formalmente l’apertura dei negoziati per un nuovo trattato. Nel corso dello stesso anno, i principali negoziatori — Rose Gottemoeller per gli Stati Uniti e Anatolij Antonov per la Federazione Russa — definirono i parametri delle riduzioni.[3] Il New START venne concepito come uno strumento più flessibile rispetto allo START I, lasciando a ciascuna parte un margine di scelta nella composizione dei propri vettori strategici, pur entro limiti quantitativi rigidamente definiti. Il trattato fissava un massimo di 700 vettori strategici dispiegati, un limite di 1.550 testate nucleari strategiche dispiegate, secondo specifiche regole di conteggio, e un tetto complessivo di 800 lanciatori, includendo sistemi dispiegati e non dispiegati.[4] Firmato l’8 aprile 2010 ed entrato in vigore il 5 febbraio 2011, il trattato sostituì formalmente lo START I del 1991. A partire dalla sua entrata in vigore, entrambe le parti avviarono un processo graduale e verificabile di riduzione degli arsenali strategici, conseguendo il pieno rispetto dei parametri stabiliti entro febbraio 2018. In conformità alle disposizioni dell’accordo, nel 2021 Stati Uniti e Federazione Russa concordarono una proroga quinquennale, estendendo la validità del New START fino al 5 febbraio 2026.[5]

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Le posizioni di Mosca e Washington

Nello statement del Ministro degli Affari Esteri russo, Sergey Lavrov, relativo alla scadenza del New START, la Federazione Russa ha riconosciuto il contributo storico del trattato al contenimento della corsa agli armamenti e alla stabilità strategica, ritenendo tuttavia non più sostenibile una sua piena attuazione nel mutato contesto di sicurezza. Pur in questo quadro, Mosca ha dichiarato l’intenzione di rispettare volontariamente i limiti quantitativi centrali fino alla scadenza del 2026, posizione inizialmente condivisa anche dagli Stati Uniti. Nella medesima dichiarazione, viene ricordata la proposta avanzata nel settembre 2025 dal Presidente Vladimir Putin di estendere volontariamente tali limiti oltre la scadenza del trattato; in assenza di una risposta ufficiale da parte statunitense, la Federazione Russa ha affermato di considerare le parti libere da obblighi vincolanti, pur dichiarandosi disponibile a future soluzioni politico-diplomatiche fondate su un dialogo paritario.[6]

Dall’altra parte, Thomas DiNanno, Sottosegretario di Stato statunitense per il Controllo degli Armamenti e la Sicurezza Internazionale, ha espresso la posizione degli Stati Uniti secondo cui anche qualora una proroga del New START fosse stata giuridicamente possibile oltre il 2026, essa non sarebbe risultata né opportuna né adeguata al mutato contesto strategico. Secondo Washington, i limiti quantitativi definiti nel 2010 riflettevano un equilibrio ormai superato, in un sistema internazionale segnato dall’espansione degli arsenali nucleari di altre potenze e dallo sviluppo di capacità strategiche non coperte dall’ambito applicativo del trattato. In tale prospettiva, un’architettura di controllo degli armamenti concepita per un assetto prevalentemente bipolare non consentirebbe più di garantire in modo credibile né la deterrenza strategica nazionale né la deterrenza estesa nei confronti degli alleati. Su queste basi, Washington afferma la necessità di ripensare il regime di arms control, superando il bilateralismo esclusivo che ha caratterizzato la stagione degli accordi START e orientando eventuali futuri negoziati verso formati più ampi e inclusivi, coerenti con la crescente multipolarità dell’ordine strategico contemporaneo.[7]

Le implicazioni della fine del New START

La cessazione del New START incide direttamente sulla stabilità strategica nucleare, in quanto rimuove l’unico quadro giuridico vincolante che limitava il numero delle testate nucleari strategiche dispiegate dai due Paesi. Sebbene il trattato non coprisse l’intero spettro delle capacità nucleari — lasciando escluse sia le testate non dispiegate sia le armi nucleari non strategiche — esso svolgeva una funzione essenziale di contenimento quantitativo e di regolazione della competizione strategica. La sua fine rende nuovamente praticabili opzioni di incremento del numero di testate dispiegate attraverso il cosiddetto upload di testate di riserva su sistemi già esistenti. In questo quadro, numerosi missili balistici intercontinentali russi risultano configurati con un numero di testate inferiore alla loro capacità massima, rendendo teoricamente possibile un incremento di alcune centinaia di testate sfruttando configurazioni già previste in fase progettuale.

Un’ulteriore ripercussione significativa riguarda l’indebolimento dei meccanismi di monitoraggio reciproco delle posture nucleari. La cessazione delle ispezioni, degli scambi sistematici di informazioni e delle misure di rafforzamento della fiducia previste dal trattato determina un progressivo ampliamento delle aree di incertezza relative alla consistenza degli arsenali, al livello di prontezza operativa e alle modalità di dispiegamento delle forze nucleari. In assenza di strumenti condivisi di controllo e comunicazione, le interazioni tra Stati dotati di armi nucleari risultano più esposte a errori di valutazione e a reazioni sproporzionate in situazioni di crisi.

La conclusione del New START produce effetti che si estendono oltre il piano del controllo bilaterale degli armamenti, incidendo sull’equilibrio complessivo della governance nucleare globale. In particolare, essa contribuisce a indebolire la credibilità e la capacità di tenuta del Trattato di non proliferazione nucleare (NPT), fondato su uno scambio politico essenziale: la rinuncia all’arma nucleare da parte degli Stati non dotati in cambio di un impegno concreto delle potenze nucleari verso il disarmo. L’assenza di un accordo successivo al New START rende tale impegno sempre meno visibile e verificabile, allontanando ulteriormente la prospettiva di riduzioni significative degli arsenali strategici e mettendo in discussione la sostenibilità del compromesso alla base del regime di non proliferazione. Nel contesto successivo alla fine del trattato emergono segnali convergenti di una trasformazione strutturale del controllo degli armamenti nucleari.
La Federazione Russa tende a subordinare la ripresa dell’arms control a una più ampia ridefinizione delle relazioni strategiche con Washington, mentre negli Stati Uniti si rafforza la convinzione che un regime fondato su limiti esclusivamente bilaterali non rifletta più l’attuale distribuzione del potere nucleare, segnata dalla crescente rilevanza della Cina, che ha significativamente potenziato le proprie capacità nucleari e balistiche. Nel loro insieme, queste posizioni indicano l’ingresso in una nuova fase del controllo degli armamenti, caratterizzata da una maggiore politicizzazione del dossier nucleare e da una crescente complessità negoziale, all’interno della quale il rischio di una rinnovata competizione strategica risulta sensibilmente accresciuto.


Note

[1] Puentes, Daniel, et al., The Possible Expiration of the New START, the Last Nuclear Bilateral Treaty Between the United States and the Russian Federation. Journal of Science Policy & Governance, Journal of Science Policy & Governance, Vol. 16, Issue 1, April 2020.
[2] The White House. 2009. “Joint Statement by President Dmitriy Medvedev of the Russian Federation and President Barack Obama of the United States of America.” Published April 1, 2009.
[3] Baker, Peter. 2010. “Twists and Turns on Way to Arms Pact With Russia.” The New York Times, March 26, 2010.
[4] U.S. Department of State, New START Treaty, https://www.state.gov/new-start-treaty
[5] Arms Control Association, U.S.-Russian Nuclear Arms Control Agreements at a Glance, https://www.armscontrol.org/factsheets/us-russian-nuclear-arms-control-agreements-glance
[6] The Ministry of Foreign Affairs of the Russian Federation, Statement of the Ministry of Foreign Affairs of Russia Concerning the Expiration of the Russia-US New START Treaty, https://mid.ru/en/foreign_policy/news/2076815/
[7] U.S. Department of States, Statement to the Conference on Disarmament,  https://www.state.gov/releases/2026/02/statement-to-the-conference-on-disarmament/


Foto copertina: Barack Obama and Dmitry Medvedev signing the new START treaty, Prague, Czech Republic, April 2010. Source: White House Archive