Gli sceicchi di Hebron firmano una lettera a Israele: «Nessuno Stato palestinese, vogliamo coesistere»


Cinque autorevoli sceicchi, rappresentanti di potenti clan tribali di Hebron hanno inviato una lettera ufficiale alle autorità israeliane in cui si dissociano apertamente dall’idea di uno Stato palestinese.


I cinque sceicchi propongono un modello di coesistenza con Israele e si dichiarano pronti ad aderire agli Accordi di Abramo. L’iniziativa, rivelata dal Wall Street Journal, ha innescato una tempesta politica nei Territori palestinesi, dove è percepita da molti come un tradimento, ma per il governo di Netanyahu rappresenta un’importante leva diplomatica per legittimare l’annessione di fatto di porzioni della Cisgiordania.
Non si tratta di un fatto isolato. Sin dagli anni successivi alla guerra del 1967, Israele ha applicato la logica del divide et impera per frammentare il fronte palestinese, sostenendo alternativamente municipalità, fazioni islamiste o élite tribali contro il movimento nazionalista rappresentato dall’OLP. Oggi, la strategia si rinnova puntando su notabili locali a Gaza e Hebron come alternativa sia a Hamas sia all’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) di Ramallah.
La lettera – indirizzata al ministro dell’Economia israeliano Nir Barkat – è firmata da Wadi al-Jaabari e altri quattro leader sceicchi, che si propongono come guida di un autonomo “Emirato di Hebron”, disposto a riconoscere Israele come Stato nazionale del popolo ebraico. In cambio, chiedono che Israele riconosca la loro rappresentanza politica locale. “Vogliamo la cooperazione con Israele”, afferma Wadee’ al-Jaabari, noto anche come Abu Sanad, dalla sua tenda cerimoniale a Hebron.
Il piano prevede anche la creazione di una zona industriale mista e il rilascio di permessi di lavoro per migliaia di palestinesi, con la promessa di “tolleranza zero” verso il terrorismo.
Le implicazioni sono profonde. A livello regionale, la proposta si inserisce nel solco degli Accordi di Abramo, suggerendo che anche realtà locali palestinesi potrebbero normalizzare i rapporti con Israele bypassando Ramallah. Internamente, mina la già fragile legittimità dell’ANP e conferma la crisi irreversibile del modello nato dagli Accordi di Oslo. Lo stesso clan Jaabari è ora diviso: un ramo della famiglia ha pubblicamente sconfessato l’iniziativa, mentre numerose voci palestinesi accusano i firmatari di essere strumenti della politica israeliana di frammentazione.

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Secondo gli ideatori del piano, Hebron potrebbe diventare un laboratorio per una nuova governance palestinese basata sulle strutture tribali tradizionali, seguendo un modello ispirato alle monarchie del Golfo. È un’idea sostenuta da accademici israeliani come Mordechai Kedar e promossa politicamente da Barkat: sostituire l’identità nazionale palestinese, percepita come costruita artificialmente, con microentità locali radicate in fedeltà claniche.
Tuttavia, il piano rischia di generare tensioni violente. Lo Shin Bet ha rifiutato di commentare. Fonti politiche e di sicurezza, tuttavia, affermano che l’agenzia considera l’autorità fondamentale nella lotta al terrorismo in Cisgiordania e si è opposta internamente al piano degli sceicchi. Crescono le preoccupazioni per potenziali episodi di violenza o anarchia in altre città della Cisgiordania, dove gli sceicchi non sono preparati. Anche le IDF hanno espresso preoccupazione.
Molti membri dell’apparato di sicurezza israeliano ritengono che i clan della Cisgiordania siano troppo frammentati per governare o combattere il terrorismo. “Come si fa a gestire decine di famiglie diverse, ognuna armata, ognuna sotto il proprio controllo?”, chiede il Maggior Generale in pensione Gadi Shamni , che ha guidato il Comando Centrale delle IDF dal 2007 al 2009. “Le IDF si troverebbero nel fuoco incrociato: sarebbe un caos, un disastro”. Shamni respinge l’idea che “le aspirazioni nazionali dei palestinesi scomparirebbero e si possa gestire ogni tribù separatamente”. A suo avviso, “non c’è modo di controllare la Cisgiordania e gestirne la vita senza l’autorità centrale”.

Il generale di brigata in pensione Amir Avivi , fondatore dell’Israel Defense and Security Forum, non è d’accordo. Afferma che l’Autorità Nazionale Palestinese è il principale incubatore del terrorismo, attraverso l’indottrinamento scolastico e gli stipendi da assassinio dei terroristi. Suggerisce inoltre che lo Shin Bet potrebbe cambiare idea quando David Zini , il generale di destra nominato da Netanyahu, assumerà presto la guida dell’agenzia.
Nel quadro più ampio, questa iniziativa riflette una mutazione della questione palestinese: da causa nazionale collettiva a frammentazione territoriale e politica. L’idea di uno Stato palestinese unitario sembra sempre più marginale. Al suo posto, emergono modelli ibridi, locali e spesso personalistici, che Israele potrebbe utilizzare per gestire il conflitto senza doverlo mai risolvere.


Foto copertina: Wadee’ al-Jaabari, noto anche come Abu Sanad uno degli sceicchi di Hebron