La “terza via” di Carney

La "terza via" di Carney a Davos
La "terza via" di Carney a Davos

Al vertice di Davos il Primo Ministro del Canada Mark Carney ha delineato una visione pragmatica per il futuro della politica internazionale, rivolta soprattutto alle medie potenze, in un mondo segnato dalla crescente rivalità tra grandi attori globali esiste una “terza via”.


Intervenuto al World Economic Forum di Davos, Carney ha descritto la fine del tradizionale “ordine internazionale basato sulle regole” come non più una transizione temporanea, ma una rottura irreversibile in cui gli Stati forti agiscono senza vincoli e quelli piccoli o medi si trovano a subire le conseguenze. In questo contesto, ha sostenuto, non si può più affidarsi alla promessa di benefici automatici derivanti dall’integrazione o dalla dipendenza da grandi potenze.
Per Carney, però, le medie potenze non sono impotenti: possono e devono costruire una terza via, fondata su un approccio che coniughi valori e realismo. Questo “value-based realism” significa infatti agire principled and pragmatic, cioè essere coerenti con i propri valori — come il rispetto dei diritti umani, della sovranità statale e dello sviluppo sostenibile — ma anche saper operare nella realtà complessa e competitiva di oggi, adattando le relazioni internazionali ai propri interessi concreti.

Questa terza via per le medie potenze si fonda su tre pilastri:
1) autonomia strategica, sviluppando capacità interne in settori chiave come energia, tecnologia, difesa e supply chain;
2) alleanze flessibili, lavorando con partner diversi su questioni specifiche invece di affidarsi a strutture rigide;
3) costruzione di coalizioni basate su interessi e valori condivisi, superando la logica delle gerarchie di potere e puntando invece su reti dense di cooperazione.

Carney ha anche sottolineato la necessità di rafforzare il Canada dall’interno, con politiche che favoriscano investimenti in tecnologia, infrastrutture e difesa, e di diversificare i partner internazionali, negoziando accordi commerciali e di sicurezza in Asia, Europa e oltre.

L’idea centrale del suo discorso è chiara: di fronte all’erosione delle garanzie offerte dal passato ordine globale, le medie potenze devono smarcarsi dalla dipendenza da un singolo polo egemone e creare una leadership collettiva e pragmatica che rispecchi le proprie capacità e valori. Solo così, secondo Carney, potranno evitare di trovarsi “on the menu”, cioè succubi delle scelte delle grandi potenze, e invece contribuire attivamente a un nuovo equilibrio mondiale.


Foto copertina: La “terza via” di Carney a Davos