Le squadre del Palazzo: quando il calcio diventa uno strumento di propaganda politica

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Il recente caso di razzismo che ha visto protagonista l’İstanbul Başakşehir ha puntato i riflettori sul club turco appoggiato dal premier Recep Erdoğan. Ma i casi di squadre di calcio legate ad apparati politici o di stato sono diffusi.


 

“Il calcio è un sistema eccezionale per influenzare le masse” annotò sul suo diario Joseph Goebbels, ministro della Propaganda nazista, dopo aver assistito di persona a un evento sportivo[1].
Nella storia sono state molteplici le occasioni in cui il calcio è stato effettivamente utilizzato come strumento per la propaganda politica. Nelle ultime settimane, l’attenzione sulla tematica è stata riaccesa in seguito all’episodio di razzismo che ha coinvolto il camerunese Pierre Webó, vice allenatore dell’İstanbul Başakşehir, e il quarto uomo rumeno Sebastian Coltescu, colpevole, nel corso della gara di Champions League giocata lo scorso 8 dicembre a Parigi tra il Paris Saint-Germain e la squadra turca, di essersi rivolto al primo definendolo “negru”. Il caos generatosi ha comportato la sospensione del match e il rinvio al giorno successivo con una nuova quaterna arbitrale[2].
Agli onori della cronaca, non solo sportiva, è così balzato il nome ai più sconosciuto dell’İstanbul Başakşehir, club “giovane” (nato nel 1990), espressione del distretto di Başakşehir (400.000 abitanti), la cui espansione fu fortemente voluta dall’allora sindaco di Istanbul Recep Erdoğan nella seconda metà degli anni Novanta.
Approdato per la prima volta in Süper Lig[3] (la massima serie del campionato turco) nel 2007/2008, nel 2014 il Başakşehir, fresco di promozione, è stato acquistato da un consorzio di imprenditori facente capo al Partito della Giustizia e dello Sviluppo (in turco AKP, Adalet ve Kalkınma Partisi), il principale movimento politico della Turchia fondato nel 2001 dallo stesso Erdoğan. Da quel momento, la squadra, frattanto trasferitasi nello stadio Başakşehir Fatih Terim[4], ha vissuto un’escalation continua: sempre sul podio dal 2016/2017, ha vinto per la prima volta il campionato nel 2019/2020, risultando, dopo il Trabzonspor e il Bursaspor, la terza società a conseguire questo obiettivo all’infuori delle tre grandi di Istanbul (Beşiktaş, Fenerbahçe e Galatasaray).
Ad accrescere il legame con Erdoğan contribuisce anche la sponsorizzazione siglata nel 2015 con Medipol Education and Health Group[5], il cui ideatore, Fahrettin Koca, è ministro della sanità dal 2018[6].
Al di là del Başakşehir, l’influenza di Erdoğan nel mondo sportivo è stata rimarcata nell’ottobre 2019, quando i calciatori della nazionale turca, al termine delle partite di qualificazione agli Europei, hanno effettuato il saluto militare per mostrare il proprio appoggio all’esercito, impegnato nell’offensiva contro i curdi nella Siria Nordorientale[7]. Tale sostegno è costato al giocatore Cenk Şahin la rescissione del contratto da parte del St. Pauli, club tedesco dichiaratamente antifascista[8].
La simbiosi tra calcio e politica, che urtica la sensibilità dello spettatore moderno, negli anni della “cortina di ferro”[9] era la normalità per i paesi dell’Est Europa, in particolare in Russia.
Infatti, ogni apparato statale aveva una squadra che lo rappresentava: CSKA Mosca (Club Sportivo Centrale dell’Esercito), di proprietà dell’Armata Rossa[10] in epoca comunista e, con la dissoluzione dell’URSS[11], dipendente dal Ministero della Difesa; Dinamo Mosca, controllata a partire dalla rivoluzione russa del 1917 dal Ministero dell’Interno e decisamente invisa alle rivali; Lokomotiv Mosca, gestito dal Ministero per i Trasporti dell’Unione Sovietica; Torpedo Mosca, che, nonostante fosse nata su iniziativa sindacale con il nome italiano di “Fucina Proletaria”, ben presto divenne il club dell’azienda automobilistica Zavod Imeni Stalina (ZIS)[12].
In opposizione alle formazioni del “potere”, nel 1922 fu fondato da Nikolaj Starostin[13] e Ivan Artem’ev lo Spartak Mosca, costituitosi come società sportiva di un sindacato operaio, tanto da essere definito “squadra del popolo”, e così chiamato in omaggio a Spartaco, il gladiatore trace che condusse la rivolta degli schiavi – la terza guerra servile – contro Roma tra il 73 e il 71 a.C.[14]
Restando in Russia, ma arrivando ai giorni nostri, è emblematico l’esempio dell’Achmat Groznyj, meglio noto fino al 2017 come Terek Groznyj, il cui proprietario è il presidente della Repubblica Cecena Ramzan Kadyrov[15], figlio di Achmat (a cui è intitolato il club), morto il 9 maggio 2004 in un attentato esplosivo all’interno del vecchio stadio di Groznyj durante il suo mandato da presidente[16]. Appoggiato da Vladimir Putin, Kadyrov è finito nelle cronache sportive nel 2011 sia per aver nominato come allenatore del Terek la leggenda olandese Ruud Gullit sia per aver inaugurato il nuovo impianto cittadino[17] con la sfarzosa amichevole dell’11 maggio tra una selezione del Caucaso del Nord, da lui capitanata, e una formazione di stelle del passato[18].
Repentine ascese favorite dal regime hanno avuto luogo anche nella Romania di Nicolae Ceauşescu[19]: l’FC Olt Scorniceşti[20], fondato nel 1972, in poche stagioni scalò la piramide calcistica rumena, venendo promosso in massima serie nel 1979[21] e sfiorando la qualificazione in Coppa UEFA nel 1982. La caduta di Ceauşescu nel 1989 determinò l’esclusione dal campionato dello Scorniceşti – oggi relegato in Liga IV, la quarta categoria – e delle altre due squadre sostenute dal governo: il Flacăra Moreni – attualmente in Liga III –, “spinto” da Tudor Postelnicu, capo della Securitate (il Dipartimento della Sicurezza di Stato), fino al 4° posto del 1989 e all’accesso in Coppa UEFA; il Victoria Bucureşti – sciolto nel 1990 –, patrocinato dal Ministero degli Interni mediante la Militia (la Polizia), promosso per la prima volta in Divizia A nel 1985 e in grado di giungere in 3ª posizione dal 1986 al 1989.
Discorso simile nella confinante Ungheria, in cui il Ministero della Difesa del regime comunista decise, nei primi anni Cinquanta, di mutare la denominazione del Kispest in Honvéd per onorare l’esercito ungherese, chiamato Honvédség ai tempi dell’impero austro-ungarico[22]. Divenuta rapidamente la società più forte del Paese, contribuì ingentemente alla creazione della mitica Aranycsapat (Squadra d’oro)[23], capace di conquistare il torneo calcistico delle Olimpiadi del 1952 e la Coppa Internazionale 1948-1953, cadendo solo in finale contro la Germania Ovest nel Mondiale del 1954.
Il portiere di quella Nazionale era Gyula Grosics, a cui è connessa la principale curiosità della rivalità sportiva e politica tra Honvéd e Ferencváros, club di destra dalle marcate tradizioni nazionaliste. Nel 2008 l’ottantaduenne Grosics poté battere il calcio d’inizio dell’amichevole tra Fradi (“muratori”)[24] e Sheffield United, coronando il suo sogno di poter giocare, seppure per appena 40 secondi, con la squadra per cui aveva sempre tifato, mentre in passato il governo gli aveva imposto di difendere i pali dell’Honvéd[25].
La città simbolo della contrapposizione tra mondo occidentale e blocco sovietico è stata Berlino, divisa tra Ovest e Est. All’interno di quest’ultima, capitale della Germania Est, è riscontrabile uno dei casi più iconici di influenza politica sul calcio. La Dinamo Berlino, nata nel 1953, fu rifondata nel 1966 per volere del Ministero per la Sicurezza di Stato (la famigerata Stasi), la principale organizzazione di sicurezza e spionaggio della DDR[26]. Dal 1978 al 1988 la Dinamo ha inanellato dieci titoli nazionali consecutivi – record assoluto per la DDR-Oberliga[27] –, ma, con la riunificazione della Germania nel 1990, la società è andata incontro a un rapido declino, testimoniato dall’attuale militanza in Regionalliga, quarta serie del calcio tedesco.
“Una sconfitta calcistica ha più effetto sul morale della popolazione della presa di una città sul fronte orientale”: citando ancora Goebbels, si coglie ulteriormente l’enorme importanza del calcio nel tessuto sociale del mondo intero.


Note

[1] https://rivista.clionet.it/il/vol2/societa-e-cultura/sport/di-maria-calcio-e-potere-politico-economico

[2] https://sport.sky.it/calcio/champions-league/2020/12/08/psg-basaksehir-sospesa-razzismo

[3] https://it.wikipedia.org/wiki/S%C3%BCper_Lig

[4] La costruzione dello stadio, inaugurato nel 2014 e con una capienza di 17.156 spettatori, è stata completata in soli sedici mesi. Tuttavia, malgrado la vittoria del titolo, nel 2019/2020 ha registrato una media di 2.892 presenze, l’ultima della Süper Lig (https://www.transfermarkt.it/super-lig/besucherzahlen/wettbewerb/TR1/plus/?saison_id=2019)

[5] https://www.medipol.edu.tr/en/

[6] https://www.rivistacontrasti.it/basaksehir-campione-turchia-calcio-erdogan-campionato/

[7] https://it.wikipedia.org/wiki/Offensiva_turca_nella_Siria_nordorientale_del_2019

[8] https://www.fcstpauli.com/news/der-fc-st-pauli-stellt-cenk-sahin-frei/

[9] https://it.wikipedia.org/wiki/Discorso_sulla_cortina_di_ferro

[10] https://it.wikipedia.org/wiki/Armata_Rossa

[11] URSS è l’acronimo di Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, più conosciute come Unione Sovietica. Nata come Stato federale il 30 dicembre 1922 dopo la guerra civile russa, si è sciolta ufficialmente il 26 dicembre 1991

[12] https://it.wikipedia.org/wiki/Zavod_imeni_Licha%C4%8D%C3%ABva

[13] https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/03/04/pagai-con-il-gulag-uno-sgarbo.html

[14] https://it.wikipedia.org/wiki/Spartaco

[15] https://it.wikipedia.org/wiki/Ramzan_Kadyrov

[16] https://www.eastjournal.net/archives/84769

[17] https://web.archive.org/web/20110516202838/http://www.blitzquotidiano.it/sport/cecenia-maradona-costacurta-vieri-baresi-853515/

[18] Nel team All-Star figuravano, tra gli altri, Diego Armando Maradona e gli italiani Franco Baresi, Alessandro Costacurta e Christian Vieri. Prima della sfida, si esibirono i cantanti Al Bano e Toto Cutugno, molto popolari in Russia

[19] https://it.wikipedia.org/wiki/Nicolae_Ceau%C8%99escu

[20] Scorniceşti è la città in cui è nato Ceauşescu

[21] Il manifesto della “chiacchierata” affermazione dello Scorniceşti resta l’eclatante 18-0 inflitto il 21 giugno 1978 al malcapitato Electrodul Slatina, necessario per garantirsi la promozione in Divizia B, la seconda divisione rumena (https://www.rivistacontrasti.it/ceausescu-calcio-scornicesti-romania/)

[22] https://it.wikipedia.org/wiki/Magyar_kir%C3%A1lyi_honv%C3%A9ds%C3%A9g_(1867-1918)

[23] Appellativo della Nazionale ungherese degli anni Cinquanta

[24] Soprannome ufficiale del Ferencváros

[25] Per celebrare Grosics, il Ferencváros ha ritirato la maglia numero 1

[26] Deutsche Demokratische Republik, ovvero Repubblica Democratica Tedesca, comunemente nota come Germania dell’Est

[27] La massima serie del campionato di calcio della Germania Est (https://it.wikipedia.org/wiki/DDR-Oberliga)


Foto copertina: Immagine Sächsische.de

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