Operazione Condor: a scuola di golpe


Questa è la storia di come gli Stati Uniti, nel corso della guerra fredda, abbiano ostacolato la diffusione del comunismo in America Latina facendo leva sulla loro più antica (e fedele) quinta colonna nel subcontinente, le forze armate, alimentando una stagione di golpismo e di guerre sporche.


 

Operazione Condor

È popolarmente nota come Operazione Condor anche se, in realtà, non fu un’operazione stricto sensu ma una collaborazione tra i servizi segreti degli Stati Uniti e del Cono Sud delle Americhe in chiave anticomunista. Non si sa quando inizia, forse perché un vero e proprio inizio non c’è, e non si sa quando finisce con esattezza, forse perché perisce a causa della guerra delle Malvinas, ciò che è dato sapere è che ha seminato morte, tanta morte, in ogni terra ispanoamericana che giace al di sotto di Panama dalla metà degli anni ’50 alla fine degli anni ’80.

Condor è una storia ricca di incognite, di dilemmi che non troveranno mai risposta e di carteggi inesistenti, come nelle migliori trame di spionaggio, ed è anche il motivo per cui il Cono Sud dell’America Latina è divenuto ostaggio delle dittature militari per tre quarti della guerra fredda.

In principio fu il Paraguay, dove nel 1954 assunse il potere il generale Alfredo Stroessner[1], poi seguì il Brasile, dove nel 1964 fu detronizzato Joao Goulart, e più tardi si sarebbero uniti all’elenco anche l’Uruguay, il Cile, la Bolivia e l’Argentina, sullo sfondo di gravi ingerenze militari e paragrafi dittatoriali anche in Ecuador, Perù, Venezuela e Suriname. Ma perché le forze armate, teoricamente fedeli alla costituzione, optarono per il tradimento della loro missione?

In primo luogo, urge considerare un elemento estremamente importante e non trascurabile: l’America Latina ha una lunga tradizione di ingerenze militari negli affari pubblici. Questo fatto ha sicuramente aiutato gli Stati Uniti, contribuendo a sedimentare nelle alte sfere militari la convinzione della liceità dell’interruzione della vita politica “per uno scopo maggiore”. Quello scopo maggiore, che negli anni ’20 del Novecento avrebbe potuto essere la restaurazione della pace sociale o la lotta alla malapolitica, fra gli anni ’50 e ’80 sarebbe diventato la lotta al comunismo.

Le scuole di formazione militare del cono Sud furono infiltrate a livello fisico – ovverosia con specialisti provenienti dagli Stati Uniti – e immateriale – ossia con la diffusione della weltanschauung americana. Una volta formati i futuri quadri, e avendo “a borderò” quelli esistenti, per Washington fu estremamente facile dare l’ordine del golpe. Il tanto temuto effetto domino della rivoluzione cubana non ebbe mai luogo, ma l’effetto domino del golpe Stroessner ci fu eccome: iniziando dal Brasile e terminando in Argentina.

Il merito, in ciascuno dei casi soprascritti, fu della cosiddetta Operazione Condor, un programma di cooperazione potenziata tra i servizi segreti (e le polizie segrete) di Stati Uniti e nazioni del cono Sud nato con l’obiettivo di mappare la situazione del comunismo nel subcontinente e di munirlo di anticorpi, di vaccinarlo contro un eventuale scenario Cuba ripetuto su larga scala. Quegli anticorpi furono trovati nella dittatura militare: un sistema di organizzazione del potere politico che non ammette opposizione, pluralismo e diritti; perfetto, perciò, per silenziare ogni dissenso e creare dei sistemi di sorveglianza di massa in stile 1984 funzionali al setacciamento casa per casa di ogni possibile minaccia per la sicurezza nazionale.

Fu nel quadro dell’Operazione Condor che, ad esempio, nacquero dei canali di dialogo e concerto tra la CIA, la Dina – la polizia segreta di Augusto Pinochet[2] – e il SIDE – l’intelligence della dittatura militare argentina –, utili a scambiarsi informazioni circa lo status della guerra al comunismo e a coordinarsi in materia di guerre sporche. Guerra sporca, italianizzazione di guerra sucia, è il termine con il quale si fa riferimento alle campagne di repressione dell’opposizione portate avanti dalla dittatura argentina, e a latere da quella cilena, che fra il 1974 e il 1982 avrebbero provocato – si stima – rispettivamente trentamila e diecimila morti. Perché Condor fu anche questo: una guerra tanto segreta quanto sporca. E i militari latinoamericani furono burattini e burattinai al tempo stesso: molto più autonomi dalla casa madre, ossia Washington, di quanto si creda.

Una parte consistente dei numeri e dei fatti salienti riguardanti Condor è stata resa di pubblico dominio nel 1992, anno della pubblicazione dei cosiddetti Archivi del terrore della dittatura paraguayana. Stroessner, in quanto parte della rete Condor, aveva registrato e annotato nomi, date, eventi e luoghi inerenti uccisioni, sparizioni, cospirazioni, operazioni di propaganda e arresti.

Gli Archivi – sessantamila documenti, per un peso di quattro tonnellate – hanno confermato l’esistenza di un dialogo costante con Washington, ma anche una certa elasticità dei dittatori nel trattamento dell’opposizione – anche dei dissidenti residenti all’estero – e il loro timore che il pubblico potesse venire a conoscenza delle cifre della loro brutalità: in tutto il cono Sud, dal 1975 al 1985, cinquantamila morti, trentamila scomparsi e quattrocentomila detenuti.

L’Operazione Condor, a metà tra storia e leggenda, è stata una delle dimostrazioni più lapalissiane dello stato di perenne succubanza politica e geopolitica dell’America Latina, cortile di casa degli Stati Uniti dal lontanissimo 1823 – anno della proclamazione della dottrina Monroe[3] – e perciò terra eternamente tormentata da rivoluzioni interrotte, colpi di stato e guerre civili. E oggi che sul mondo va affacciandosi una nuova guerra fredda, con annessa ri-polarizzazione in blocchi, l’ombra di una nuova stagione di instabilità eteroguidata aleggia più che mai: lo dimostrano gli eventi in Bolivia, Venezuela, Nicaragua e Brasile. Perché Condor è storia, sì, ma una storia attuale, tangibile e viva: una storia in grado di uscire dai libri e diventare realtà dall’oggi al domani.


Note

[1] Alfredo Stroessner Matiauda è stato un politico e generale paraguaiano, presidente e dittatore del suo Paese dal 15 agosto 1954 al 3 febbraio 1989. Leader del Partito Colorado.
[2] https://www.opiniojuris.it/la-democracia-protegida-de-pinochet/
[3] La dottrina Monroe, elaborata da John Quincy Adams e pronunciata da James Monroe al messaggio annuale al Congresso il 2 dicembre 1823, esprime l’idea della supremazia degli Stati Uniti nel continente americano.


Foto copertina: In questa foto del 24 marzo 1976, il dittatore argentino, il generale Jorge Rafael Videla, al centro, presta giuramento come presidente a Buenos Aires, in Argentina. Con un mondo diviso dalla “Guerra Fredda”, le dittature sudamericane hanno accettato dal 1975 di scambiarsi informazioni su leader politici, sindacalisti, studenti e qualsiasi individuo sospettato di essere di sinistra con l’obiettivo di eliminare attività che chiamavano “terroristi”. ? e marxisti nel continente. Secondo documenti declassificati, diverse agenzie del governo degli Stati Uniti erano a conoscenza delle azioni repressive. (Foto AP / Eduardo Di Baia, File) (ChicagoTribune)

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