Trump lancia un ultimatum a Mosca, ma non rompe con Putin

President Trump and Russian President Vladimir Putin talk during the family photo session at the APEC Summit in Danang, Vietnam, on Saturday.

Sostegno alla NATO e minacce di dazi: la nuova (e incerta) mossa di Trump sulla guerra in Ucraina.


Donald Trump ha finalmente svelato il suo tanto atteso annuncio sull’Ucraina. Ma il contenuto rischia di avere più risonanza mediatica che impatto reale sul conflitto. Durante un incontro nello Studio Ovale con il segretario generale della NATO, Mark Rutte, il presidente americano Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti forniranno armi “in grande quantità” all’Alleanza Atlantica, a condizione che siano i Paesi europei a pagarle interamente.
“Abbiamo raggiunto un accordo oggi. Invieremo il meglio alla NATO, sarà un’operazione coordinata. Loro pagheranno il 100%”, ha dichiarato Trump. Ha inoltre minacciato dazi del 100% contro la Russia se non verrà raggiunto un accordo sulla guerra entro 50 giorni: “Potete chiamarli dazi secondari, sapete cosa significa”.
Nel corso dell’incontro, Trump si è anche detto sorpreso – e soddisfatto – dall’impegno dei leader della NATO ad aumentare le spese militari fino al 5% del PIL. Tuttavia, poche ore dopo, in un’intervista telefonica con la BBC, ha ridimensionato i toni, ammettendo di essere “deluso, ma non ancora pronto a chiudere con Putin”. Alla domanda sulla fiducia nel leader russo, ha risposto secco: “Non mi fido quasi di nessuno”.

50 giorni: minaccia concreta o tattica dilatoria?

L’ultimatum di 50 giorni lanciato a Mosca da Trump è stato accolto con scetticismo tanto a est quanto a ovest. A Mosca, il vicepresidente della Duma Konstantin Kossacyov ha liquidato l’annuncio come “molto fumo e poco arrosto”, sottolineando che in quasi due mesi possono cambiare molte dinamiche sul campo e negli equilibri politici. Ha poi ironizzato sul fatto che saranno gli europei a finanziare l’invio di armi: “Il formaggio gratis si trova solo nelle trappole per topi. L’unico beneficiario è il complesso militare-industriale statunitense”.

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Dazi e sanzioni

Sul fronte economico, Trump ha minacciato dazi del 100% – e in alcuni casi fino al 500% – su paesi che continuano a commerciare con la Russia, in particolare su uranio, petrolio e gas. Tuttavia, non ha formalizzato alcuna misura concreta. Una proposta bipartisan in Senato, sostenuta da 85 senatori, prevede proprio sanzioni secondarie mirate contro acquirenti chiave dell’energia russa, come Cina e India. Ma resta il dubbio se Trump, già coinvolto in delicate trattative commerciali con entrambi i paesi, darà seguito alla minaccia. Curiosamente, le parole di Trump hanno avuto un effetto rassicurante sui mercati russi: l’indice di Mosca ha guadagnato il 2,5% subito dopo l’annuncio, segno che gli investitori non temono un’escalation imminente.

Un’estate ancora di guerra

Mentre Trump concede un ultimatum 50 giorni a Mosca per avviare un negoziato, la guerra sul campo continua con crescente intensità. Gli attacchi russi con droni e missili hanno causato un numero record di vittime civili, e molti in Ucraina temono che il “conto alla rovescia” concesso da Washington sia in realtà un lasciapassare per un’estate di sangue.
Secondo gli analisti, Putin punta ancora al pieno controllo delle quattro regioni ucraine occupate parzialmente e potrebbe usare questi due mesi per consolidare le sue posizioni prima di qualsiasi ipotetico negoziato. Una linea dura confermata anche dalle reazioni social ucraine, dove l’annuncio di Trump è stato accolto con disillusione e sarcasmo.
Gianluca Pastori, senior fellow dell’ISPI, evidenzia come le dichiarazioni di Trump si inseriscano in una strategia americana ancora incerta e contraddittoria: “Le parole del presidente riflettono un tentativo di rafforzare la propria credibilità. Ma l’erraticità della linea americana rende difficile capire se e quando le minacce saranno effettivamente attuate. E resta il nodo dei costi: chi pagherà davvero il prezzo di questa strategia?”.


Foto copertina: Trump e Putin