Dopo il bombardamento israeliano che ha colpito la chiesa cattolica di Gaza, due importanti figure religiose – il Patriarca Latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, e il Patriarca Greco-Ortodosso, Teofilo III – sono entrati nella Striscia guidando una missione umanitaria. Pizzaballa: “L’esercito israeliano parla di errore, ma restano molti dubbi”.
Durante la loro visita, la delegazione ha previsto incontri con la comunità cristiana locale per offrire conforto, solidarietà e vicinanza spirituale. In una dichiarazione precedente alla partenza, Pizzaballa ha raccontato di aver ricevuto una telefonata di sostegno da Papa Leone XIV: “Il Santo Padre ha espresso il suo dolore, la sua preghiera e l’impegno a fare tutto il possibile affinché non solo si giunga a un cessate il fuoco, ma si ponga fine a questa tragedia umana”. Il papa avrebbe più volte ribadito l’urgenza di fermare la violenza, definendo quanto accaduto “ingiustificabile”.
Non è la prima volta che la Chiesa della Sacra Famiglia, l’unica cattolica a Gaza, viene presa di mira. Già nel dicembre 2023 un attacco di un cecchino israeliano aveva provocato la morte di due donne rifugiate all’interno dell’edificio. L’attuale parroco, padre Gabriele Romanelli – rimasto ferito nell’ultima incursione – è noto per il suo legame diretto con Papa Francesco, che durante i mesi più duri del conflitto chiamava regolarmente la comunità.
Attacco intenzionale o errore?
A oltre 24 ore dall’accaduto, non è ancora chiara la dinamica esatta dell’attacco, in cui tre persone sono morte e almeno venti sono rimaste ferite. Israele ha avviato un’indagine interna e il ministero degli Esteri ha espresso “profondo rammarico”. In una telefonata con il presidente statunitense Donald Trump, il premier Netanyahu ha parlato di un “tragico errore”, assicurando il continuo impegno di Israele a tutela dei civili e dei luoghi religiosi. Tuttavia, molte fonti sono scettiche: pare che il complesso religioso sia stato colpito non da un raid aereo, ma da più colpi di carro armato, proprio mentre offriva rifugio a centinaia di persone vulnerabili, inclusi bambini, anziani e disabili.
Secondo quanto riferito al quotidiano The Pillar da fonti vicine al patriarcato, alcuni leader ecclesiastici sospettano che si sia trattato di un’azione deliberata, forse legata a recenti denunce da parte del clero riguardo l’impunità degli attacchi dei coloni israeliani contro la cittadina cristiana di Taybeh, in Cisgiordania. “Sappiamo con certezza che il colpo è stato sparato da un carro armato – ha confermato Pizzaballa –. L’esercito israeliano parla di errore, ma restano molti dubbi”.
La Santa Sede alza la voce
L’attacco ha suscitato reazioni di forte condanna da parte della comunità internazionale e ha aggravato ulteriormente le relazioni, già tese, tra Israele e Vaticano. La Santa Sede ha rilanciato il suo appello a un cessate il fuoco immediato, mentre la Conferenza Episcopale Italiana ha diffuso una nota dai toni molto decisi, parlando di “inaccettabile attacco” e di “sgomento” per l’accaduto. Anche la diocesi di Roma ha denunciato duramente l’accaduto: “La strategia militare israeliana – si legge – non ha risparmiato nemmeno la parrocchia della Sacra Famiglia”.
Il comunicato sottolinea che, dopo quasi due anni di guerra e oltre 60.000 vittime palestinesi, la comunità internazionale ha il dovere morale e politico di intervenire con misure concrete. Parole che hanno avuto eco anche a livello istituzionale. La premier Giorgia Meloni ha condannato l’attacco, definendo “inaccettabili” le azioni contro la popolazione civile, affermando che “nessuna operazione militare può giustificare una simile violenza”. Tuttavia, la coerenza dell’esecutivo italiano è messa in discussione: solo pochi giorni prima, l’Italia si era opposta, insieme ad altri governi europei, alla proposta di sospensione degli accordi UE-Israele per le violazioni dei diritti umani. Nello stesso periodo, il governo ha respinto una mozione parlamentare che chiedeva lo stop alla cooperazione militare con Tel Aviv.
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L’affondo dell’Osservatore Romano
Nel suo editoriale, L’Osservatore Romano (l’editore del quotidiano è il Dicastero per la comunicazione della Santa Sede) definisce le immagini dell’esplosione che ha colpito la parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza come “eloquenti”: un colpo sparato da un carro armato israeliano ha centrato la chiesa, uccidendo tre persone e ferendone altre dieci, tra cui Suhail, collaboratore del giornale vaticano. La sua rubrica, intitolata “Vi scrivo da Gaza”, si era conclusa pochi giorni prima con un appello alla pace: “L’amore è più forte della guerra”. Il quotidiano della Santa Sede contesta le giustificazioni israeliane e sottolinea l’incoerenza tra le scuse ufficiali e la lunga serie di attacchi ai luoghi di culto, rimasti spesso impuniti. Le parole dell’ambasciatore israeliano in Italia – secondo cui “i terroristi si nascondono anche nei luoghi sacri” – sono giudicate gravi, perché forniscono il contesto ideologico che rende possibile l’uccisione di civili inermi. L’editoriale ribadisce che il Vaticano non ha aspettato la morte di cristiani per denunciare le stragi a Gaza, e che ogni vita innocente è sacra. Pur condannando con fermezza l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, L’Osservatore Romano afferma che quel crimine non può giustificare sessantamila morti e la distruzione sistematica di città intere. “Siamo chiamati a smascherare le retoriche e a superare la globalizzazione dell’indifferenza”, scrive Andrea Tornielli, chiedendo un intervento deciso della comunità internazionale per far tacere le armi e porre fine a un conflitto insensato in cui, ancora una volta, sono i civili a pagare il prezzo più alto.
Foto copertina: A view shows the damage at the Holy Family Church which was hit in an Israeli strike on Thursday, in Gaza City July 18, 2025. REUTERS/Khamis Al-Rifi TPX IMAGES OF THE DAY













