L’Europa accetta dazi del 15% sulle esportazioni verso gli Stati Uniti, scongiurando scenari peggiori ma consegnando a Donald Trump una vittoria dal forte impatto politico.
Il giorno dopo l’annuncio dell’intesa tra Bruxelles e Washington sui dazi, in Europa prevale un senso di sconfitta. L’accordo – che introduce tariffe standard del 15% su tutte le esportazioni europee verso gli Stati Uniti a partire dal 1° agosto e include ulteriori impegni su energia e difesa – è stato accolto da molti come una resa. “Era il miglior risultato possibile”, ha dichiarato Ursula von der Leyen, ma la percezione è che l’Europa abbia scelto di non giocare le proprie carte, preferendo evitare un confronto che avrebbe potuto avere conseguenze anche in ambiti delicati come quello militare.
Come osservano Moreno Bertoldi e Marco Buti in un’analisi per ISPI, gli Stati Uniti sono riusciti a imporre i propri termini e la propria narrativa, mentre l’Unione Europea ha adottato un approccio prudente, focalizzato sul contenimento dei danni. L’accordo è arrivato sul filo di lana, a pochi giorni dalla scadenza del 1° agosto fissata da Trump, che minacciava dazi punitivi del 30% sulle esportazioni europee. Di fronte a questa prospettiva, i 27 hanno optato per il male minore: accettare un’intesa squilibrata piuttosto che rischiare una guerra commerciale. “La stabilità è preferibile all’imprevedibilità totale”, ha spiegato il Commissario europeo al Commercio Maros Sefcovic. Eppure, l’immagine di una von der Leyen impassibile accanto a Trump in un resort scozzese resta, per molti osservatori, simbolo di un’umiliazione per l’Unione.
Il nodo della sicurezza
Inizialmente Bruxelles puntava a un’area di libero scambio con dazi azzerati. Successivamente, si era cercato un compromesso sul 10% con possibili esenzioni per il settore automobilistico, prima che la Casa Bianca alzasse il tiro. I governi europei si sono divisi sulle contromosse: la Francia spingeva per una risposta più decisa, mentre Germania e Italia preferivano evitare l’escalation, temendo le ripercussioni economiche e geopolitiche.
In particolare, i Paesi più vicini alla Russia temevano che un deterioramento dei rapporti con gli Stati Uniti potesse avere conseguenze anche in ambito militare. “Non possiamo separare queste trattative dal resto del rapporto transatlantico”, ha detto un diplomatico nordico al Financial Times. L’ipotesi che Trump potesse sospendere l’invio di armi all’Ucraina, ritirare truppe europee o persino mettere in discussione la NATO ha pesato sulle scelte dell’UE.
Reazioni contrastanti
Le reazioni dei governi europei riflettono le divergenze strategiche. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha parlato di “un’escalation evitata”, mentre Giorgia Meloni ha definito l’intesa “sostenibile”. Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha sottolineato come l’accordo garantisca “certezza alle imprese” e salvaguardi gli interessi fondamentali dell’Unione.
Ma non sono mancate le critiche. Emmanuel Macron e Pedro Sanchez hanno evitato commenti diretti, mentre Viktor Orbán ha dichiarato: “Non è stato un accordo, Trump si è mangiato von der Leyen a colazione”. Anche leader di estrema destra come Alice Weidel (AfD) e Marine Le Pen hanno colto l’occasione per attaccare Bruxelles. Il premier francese François Bayrou ha scritto su X: “È un giorno buio quando un’unione di Paesi liberi si arrende così apertamente”.
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Stabilità o illusione?
Nonostante le critiche, molti sperano che l’intesa segni la fine di un lungo periodo di incertezza per i mercati. Ma con Trump alla Casa Bianca, la stabilità resta un concetto fragile. L’UE ha evitato un’escalation, ma ha dimostrato quanto la propria dipendenza da Washington – sul piano militare, tecnologico e finanziario – ne limiti la capacità d’azione.
Le nuove tariffe sono tre volte superiori a quelle del periodo pre-Trump, con l’aggravante del cambio sfavorevole. Il Financial Times, tramite Martin Sandbu, aveva già avvertito: “Con Trump non esistono accordi stabili. Le promesse politiche vengono cancellate all’improvviso e le richieste extra-commerciali continuano ad arrivare, in stile mafioso”.
In sostanza, il peggio è stato evitato, ma il prezzo per l’Europa – economico e simbolico – è stato alto. E potrebbe non essere l’ultimo.
Foto copertina: Ursula von der Leyen e Donald Trump













