World News: notizie dal mondo – Americhe


World News, la rubrica che vi porta in viaggio attraverso i continenti per scoprire le notizie più rilevanti da ogni angolo del pianeta. Dall’America all’Asia, dall’Africa all’Europa, fino all’Oceania, vi aggiorniamo su politica, economia, ambiente, cultura e società, per offrirvi una panoramica globale e sempre aggiornata. Cosa è accaduto in America? notizie dal 1° al 31 gennaio 2026.


Argentina: A gennaio il governo argentino ha avuto un ruolo centrale nei dibattiti regionali (CELAC/Mercosur) sulla crisi venezuelana, opponendosi a una linea di condanna automatica dell’intervento statunitense e chiedendo una posizione latinoamericana più articolata e negoziale.

Brasile: In un articolo pubblicato oggi sul New York Times, il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha dichiarato che l’azione degli Stati Uniti in Venezuela e la cattura di Nicolás Maduro il 3 gennaio rappresentano «un altro capitolo deplorevole nella continua erosione del diritto internazionale e dell’ordine multilaterale instaurato dopo la Seconda guerra mondiale». Secondo il leader progressista, «quando l’uso della forza per risolvere le controversie cessa di essere l’eccezione e diventa la regola, la pace, la sicurezza e la stabilità globali sono minacciate». Lula aveva già criticato il raid ordinato da Donald Trump poche ore dopo l’arresto di Maduro, sostenendo che fosse un «grave affronto alla sovranità del Venezuela». «Senza regole concordate collettivamente, è impossibile costruire società libere, inclusive e democratiche», ha scritto il presidente brasiliano sul quotidiano Usa. Per lui, le azioni unilaterali «minacciano la stabilità in tutto il mondo, ostacolano il commercio e gli investimenti, aumentano il flusso di rifugiati e indeboliscono ulteriormente la capacità degli Stati di affrontare la criminalità organizzata e altre sfide transnazionali».

Canada: Il primo ministro canadese Mark Carney sta cercando di promuovere un nuovo ordine commerciale globale collaborando più strettamente con la Cina e firmando accordi commerciali più piccoli scontrandosi, però, con i limiti derivanti dalla dipendenza economica ancora schiacciante del Canada dagli Stati Uniti. Obiettivo di Carney è proiettare il Canada come potenziale leader in un nuovo ordine commerciale globale dopo che i dazi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump hanno sconvolto relazioni di lunga data. «Diverse relazioni multilaterali, istituzioni e sistemi basati su regole vengono erosi da varie decisioni di vari paesi, compresi gli Stati Uniti», ha affermato Carney a Doha, dove ha promesso una maggiore cooperazione in materia di difesa e sicurezza e ha affermato che sono stati compiuti progressi su un accordo di promozione degli investimenti. «Dove si registrano progressi, e dove il Canada e i paesi che la pensano allo stesso modo cercano di fare progressi, occorre svilupare accordi plurilaterali», ha dichiarato Carney, sostenendo lo sviluppo di accordi tra un numero minore di paesi. «In questo momento di volatilità, il Canada si farà avanti e assumerà un ruolo guida. Faremo in modo di portare al tavolo i paesi che ci aiuteranno in questo ruolo», ha dichiarato il ministro degli Esteri Anita Anand a Reuters in un’intervista a Doha.

Cile: Il governo cileno ha presentato a Santiago la Strategia nazionale per i minerali critici, una tabella di marcia pensata per rispondere alla crescente domanda globale legata alla transizione energetica e per rafforzare il posizionamento del Paese andino come fornitore affidabile e responsabile di risorse minerarie essenziali. La cerimonia è stata presieduta dal presidente Gabriel Boric e la strategia si fonda sul riconoscimento dell’elevato potenziale geologico del Cile, della sua consolidata tradizione mineraria e della disponibilità di capitale umano specializzato, in un contesto internazionale caratterizzato da una competizione crescente per l’accesso a forniture sostenibili di minerali chiave per le tecnologie pulite, l’elettromobilità e le energie rinnovabili. A renderlo noto la ministra delle Miniere, Aurora Williams, che sul suo account ufficiale di X ha indicato 14 minerali con potenziale di sviluppo e ha illustrato i cinque pilastri del piano: aumento e diversificazione della produzione, promozione di una mineraria responsabile con maggiore valore aggiunto, integrazione nelle catene globali e sviluppo di capacità abilitanti. La strategia prevede inoltre la semplificazione delle procedure autorizzative, il miglioramento delle informazioni geologiche, la tutela ambientale e il sostegno alle comunità locali, con l’obiettivo di ampliare la matrice produttiva e consolidare la leadership del Cile nel settore minerario.

Cuba: Il governo di Miguel Díaz-Canel ha affrontato un gennaio segnato da gravi carenze di energia, cibo e carburante; la risposta politica è stata il rafforzamento del controllo statale e un maggiore coinvolgimento delle forze armate nella gestione economica.

Ecuador: La procura ha avviato indagini ad alto profilo su presunti finanziamenti illeciti alla politica, coinvolgendo figure di primo piano dell’opposizione e alimentando tensioni tra governo, magistratura e partiti.

Messico: La presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, ha annunciato un ritrovamento realizzato dall’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (Inah): una tomba zapoteca risalente al 600 d.C., situata nelle Valli Centrali di Oaxaca. Sottolineando il valore storico del sito, la capo dI Stato ha dichiarato: «È la scoperta archeologica più rilevante dell’ultimo decennio in Messico per il livello di conservazione e le informazioni che fornisce». Il sepolcro, ha spiegato, rappresenta una testimonianza fondamentale della grandezza millenaria del Paese, offrendo dettagli inediti sull’organizzazione sociale e la visione del mondo di questa civiltà precolombiana. L’ingresso della tomba è dominato dalla figura di un gufo, simbolo della notte e della morte, che copre il volto di un uomo zapoteca, mentre all’interno si conservano straordinari dipinti murali. Le pareti mostrano una processione di figure in colori vivaci come ocra, rosso e blu, intente a portare offerte cerimoniali. Attualmente, un gruppo di esperti lavora per stabilizzare le pitture e studiare i reperti, confermando l’importanza cruciale del sito per comprendere la complessità della cultura zapoteca.

Panama: «La cultura è la base dell’identità e dello sviluppo umano». Con queste parole Rigoberta Menchú, premio Nobel per la Pace 1992, è intervenuta a Panama durante il Forum organizzato dalla Banca di Sviluppo dell’America Latina e Caraibi (Caf). In un colloquio con il quotidiano La Estrella de Panamá, la leader indigena ha sottolineato come i saperi ancestrali e la creazione artistica siano strumenti indispensabili per nutrire l’anima e immaginare un’utopia possibile. «Senza valorizzare la nostra cultura, non abbiamo identità», ha affermato Menchú, ribadendo che l’arte è una dimensione essenziale per costruire un mondo diverso. La sua presenza nel Paese non è stata solo testimoniale: l’attivista ha condiviso quasi mezzo secolo di esperienza nelle lotte sociali e ha annunciato l’intenzione di tornare per lanciare progetti concreti. Il focus futuro sarà tutto per le nuove generazioni. «Noi siamo ormai anziani nel tempo, abbiamo bisogno di un ricambio generazionale», ha concluso Menchú, invitando a sostenere i giovani artisti come portatori di un nuovo umanesimo universale.

Paraguay: Sabato 17 gennaio in Paraguay alti funzionari dell’UE e del blocco sudamericano Mercosur hanno firmato un accordo di libero scambio, aprendo la strada al più grande accordo commerciale mai stipulato dall’Unione Europea dopo 25 anni di negoziati. L’accordo, concepito per ridurre le tariffe doganali e incrementare gli scambi commerciali tra le due regioni, deve ora ottenere il consenso del Parlamento europeo ed essere ratificato dalle legislature dei membri del Mercosur: Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. L’accordo ha ricevuto il via libera dalla maggior parte delle nazioni europee la scorsa settimana, nonostante le preoccupazioni degli agricoltori e dei gruppi ambientalisti, che temono un’ondata di importazioni a basso costo dal Sud America e un aumento della deforestazione. «Questo accordo invia un messaggio molto forte al mondo. Riflette una scelta chiara e deliberata. Scegliamo il commercio equo rispetto ai dazi. Scegliamo una partnership produttiva e a lungo termine rispetto all’isolamento», ha dichiarato Von der Leyen. Il governo brasiliano ha affermato in una nota che l’accordo è «emblematico degli sforzi di Lula per espandere e diversificare i mercati», aggiungendo che la più grande economia del Sud America sta negoziando accordi anche con gli Emirati Arabi Uniti, il Canada e il Vietnam, oltre all’espansione di un patto tariffario preferenziale con l’India. Gli scambi commerciali tra l’UE e il Mercosur, che comprende un mercato di 700 milioni di persone, hanno raggiunto un valore di 111 miliardi di euro nel 2024. Le esportazioni dell’Unione europea consistono principalmente in macchinari, prodotti chimici e mezzi di trasporto, mentre le esportazioni del Mercosur si concentrano su prodotti agricoli, minerali, pasta di legno e carta.

Perù: A gennaio il Perù ha vissuto un nuovo strappo nelle relazioni con il Messico; il Brasile ha assunto la rappresentanza diplomatica messicana a Lima, segnalando l’isolamento politico del governo peruviano su scala regionale.

Stati Uniti: L’amministrazione Trump è in forte imbarazzo dopo che vari video analizzati dai media statunitensi e due testimoni sembrano contraddire la versione ufficiale del Dipartimento per la sicurezza interna, secondo cui Alex Pretti, infermiere di 37 anni, «si è avvicinato agli agenti della Border Patrol con una pistola semiautomatica 9 mm» e «ha resistito violentemente» quando hanno cercato di disarmarlo. Varie riprese della sparatoria mostrano dapprima l’uomo con un telefono in mano (e non con una pistola), che filma agenti federali in mezzo ad una strada innevata, concentrandosi poi su uno di loro che spinge via una donna e ne fa cadere un’altra. Pretti si interpone tra l’agente e le donne, tenta di difenderne una, poi alza il braccio sinistro per proteggersi mentre l’agente gli spruzza contro spray al peperoncino. Quindi viene bloccato e immobilizzato a terra da un gruppo di almeno cinque poliziotti federali, mentre qualcuno grida quello che sembra un avviso sulla presenza di un’arma. In rapida sequenza si sentono altri colpi mentre un altro agente sembra colpire Pretti. Segue un fuggi fuggi generale, anche dei federali, nessuno presta aiuto. Oltre ai video ci sono due testimoni oculari. In una dichiarazione giurata hanno dichiarato che l’uomo non stava brandendo un’arma. «Gli agenti hanno gettato l’uomo a terra. Non l’ho visto toccare nessuno di loro, non era nemmeno rivolto verso di loro. Non sembrava stesse cercando di resistere, stava solo cercando di aiutare una donna ad alzarsi. Non l’ho visto con una pistola. Lo hanno gettato a terra. Quattro o cinque agenti lo tenevano a terra e hanno iniziato a sparargli». Secondo un rapporto preliminare al Congresso del Dipartimento della Sicurezza Interna esaminato dalla Cnn, un agente ha urlato più volte «Ha una pistola», prima che due agenti sparassero mentre i loro colleghi lottavano con lui a terra.

Stati Uniti: Difendere il territorio nazionale degli Stati Uniti, deterrenza della Cina nell’Indo-Pacifico attraverso la forza e non il confronto, aumentare la condivisione degli oneri con gli alleati e i partner degli Stati Uniti e potenziare la base industriale della difesa statunitense. Sono, nell’ordine, le priorità della nuova Strategia di Difesa Nazionale, diffusa dal Pentagono. La difesa del territorio nazionale è indicata come priorità assoluta, al di sopra dell’Indo-Pacifico, definendo l’emisfero occidentale una regione “trascurata” dalle politiche precedenti. Tuttavia, il documento nega qualsiasi tendenza all’isolazionismo. La Strategia di Difesa Nazionale (Nds), che definisce le modalità con cui il Dipartimento della Difesa attuerà le linee guida della Strategia di Sicurezza Nazionale, è tradizionalmente considerata un documento fondamentale per il Pentagono. Tuttavia, con una mossa sorprendente, il Dipartimento ha scelto di pubblicarla con una discrezione insolita: il documento, scrive il sito specializzato Breaking Defence, è stato inviato via e-mail senza preavviso. «La Russia rimarrà una minaccia persistente, ma gestibile, per i membri orientali della Nato nel prossimo futuro»: è uno dei passaggi della nuova Strategia di Difesa Nazionale Usa, diffusa dal Pentagono. «Sebbene l’Europa rimanga importante, la sua quota di potere economico globale è minore e in diminuzione. Ne consegue che, pur essendo e rimanendo impegnati in Europa, dobbiamo dare – e daremo – la priorità alla difesa del territorio nazionale statunitense e alla deterrenza nei confronti della Cina»: è uno dei passaggi del documento, secondo cui gli Usa devono «aumentare la condivisione degli oneri con gli alleati e i partner». «Come ha affermato il presidente Trump, la priorità assoluta delle forze armate statunitensi è difendere il territorio nazionale. Il Dipartimento darà quindi la priorità a questo obiettivo, anche difendendo gli interessi americani in tutto l’emisfero occidentale», si legge ancora nella Nds. Ciò significa garantire la sicurezza del territorio nazionale anche attraverso la sicurezza dei confini, il contrasto al narcotraffico e la protezione dello spazio aereo, come indicato nei punti chiave del documento.

Stati Uniti: Gli Stati Uniti potrebbero controllare il Venezuela per anni e sfruttare le sue riserve petrolifere. Donald Trump non offre una tabella di marcia precisa ma apre alla possibilità di lunga permanenza americana a Caracas, grazie anche alla collaborazione del governo di Delcy Rodriguez. Uno scenario che agita il Congresso, dove i democratici compatti e alcuni repubblicani sono sempre più preoccupati da un commander-in-chief senza freni che agisce incontrollato. Con il Senato che vota una risoluzione per limitare i suoi poteri nel paese sudamericano su cui il tycoon annuncia che metterà il veto. Quanto «resteremo ce lo dirà solo il tempo», ha spiegato Trump al New York Times chiarendo che la permanenza statunitense sarà sicuramente più lunga di un anno. «Direi molto di più», ha detto senza esitazione e senza prendere alcun impegno su possibili elezioni nel paese. Il governo di Caracas – ha insistito – sta collaborando pienamente e «ci sta dando tutto quello che riteniamo necessario»: il Segretario di Stato Marco Rubio «è in costante contatto» con la Presidente ad interim. Rodriguez continua a divincolarsi fra le critiche all’amministrazione per tenere buoni i fedelissimi di Nicolas Maduro e la mano tesa a Washington. Nonostante abbia definito l’arresto di Maduro una «macchia» nei rapporti fra i due paesi, la Presidente ad interim in un gesto distensivo ha infatti annunciato la liberazione di prigionieri, anche stranieri, e soprattutto sta collaborando con l’amministrazione sul petrolio tanto ambito da Trump. Anche se gli Stati Uniti sono fra i maggiori produttori al mondo di greggio grazie allo shale, Trump è consapevole che la qualità del petrolio di Caracas – pesante e con alto contenuto di zolfo – è quella preferita dalle raffinerie statunitensi. Ma attirare gli investimenti delle big del greggio a stelle e strisce nel paese si sta rivelando più difficile più difficile del previsto per il presidente. Le major sono attese alla Casa Bianca per lavorare con l’amministrazione ma hanno già presentato le loro richieste: prima di investire somme significative, come quelle richieste per rilanciare l’industria petrolifera venezuelano, vogliono garanzie legali e finanziarie. Nonostante le difficoltà a convincerle, la Casa Bianca ostenta sicurezza. «Ricostruiremo il Paese. Useremo il petrolio e lo importeremo. Abbasseremo i prezzi del petrolio e daremo soldi al Venezuela, di cui ha disperatamente bisogno», ha spiegato il Presidente che ha come obiettivo quello di far scendere le quotazioni sui 50 dollari così da rendere l’energia meno costosa per gli americani, e contribuire così a ridurre l’inflazione. Le big del petrolio non sono comunque l’unico problema di Trump. Il blitz in Venezuela sta agitando il Congresso, il Senato ha approvato una risoluzione per impedire al commander-in-chief di intraprendere ulteriori azioni militari contro il Venezuela senza autorizzazione grazie a cinque repubblicani che hanno votato con i colleghi democratici. Il provvedimento passa ora alla camera, dove la strada appare più in salita. Anche se passasse, la Casa Bianca ha già avvertito che Trump metterà il suo veto, aprendo un possibile scontro che rischia ripercussioni pesanti sul voto di metà mandato. 

Stati Uniti: La polizia anti-immigrati di Donald Trump ha arrestato in Minnesota quattro minorenni, due bambini di 5 e 10 anni. É la denuncia dei dirigenti del distretto scolastico di Columbia Heights, che hanno spiegato che martedì sono stati arrestati due minori, tra i quali un ragazzo di 17 anni che è stato prelevato dalla sua auto e portato via mentre stava andando a scuola. Liam Ramos, di 5 anni, è stato fermato con il padre davanti a casa, mentre entrambi stavano tornando dall’asilo. Il bambino è stato usato come “esca” per bussare alla porta di casa e farsi aprire permettendo così agli agenti federali di entrare e arrestare tutti gli altri componenti della famiglia. Lo stesso schema è stato usato con una bambina di 10 anni fermata insieme alla madre mentre si stava recando a scuola. La bambina ha chiamato il padre che così si è recato alla scuola ed è stato a sua volta arrestato. I bambini e le loro famiglie dopo essere stati detenuti in un centro di Texas, verranno rilasciati per ordine di un giudice federale. «Chiediamo di contattare i nostri rappresentanti al Congresso per chiedere un’immediata e pacifica risoluzione di questa occupazione, per favore aiutate noi e le altre scuole a tornare a essere un luogo sicuro dove tutti si sentono accolti e possono avere successo», ha detto la Sovraintendente scolastica Stenvik a Cbsnews, spiegando che il distretto ha incaricato un avvocato di difendere i propri studenti. E denunciando ancora il fatto che gli agenti dell’Ice continuano a pattugliare l’area intorno alle scuole, seminando il terrore tra studenti e familiari.

Uruguay: L’Uruguay si è allineato ad altri governi sudamericani nel chiedere una soluzione politica e multilaterale per il Venezuela, ribadendo il rifiuto di interventi militari e il rispetto del diritto internazionale.

Venezuela: Gennaio è stato dominato dalla fase di transizione successiva alla caduta del precedente assetto di potere: le nuove autorità hanno annunciato misure di amnistia per prigionieri politici e segnali di apertura verso una normalizzazione istituzionale.