L’Invincibile Armata e la vittoria dell’Ammiraglio “Tempesta”


“Per secoli, complice la Leggenda Nera, si è diffusa l’idea che la sconfitta dell’Invincibile Armata sia stata opera della flotta inglese. Ma è davvero andata così?”


A cura di Alessandro Maria Raffone

L’Armada Invencible, meglio conosciuta in italiano come Invincibile Armata, rappresenta uno dei tentativi militari più ambiziosi della storia navale europea, quando la Spagna cercò di invadere l’Inghilterra nel 1588. Per lungo tempo si è creduto che la vittoria inglese fosse dovuta alla superiorità militare e strategica, ma studi recenti[1] e testimonianze storiche suggeriscono che il ruolo del maltempo fu decisivo nel distruggere la flotta spagnola, più che l’abilità navale degli inglesi.
Una realtà che per molto tempo è rimasta sottaciuta anche a causa della cosiddetta “Leggenda Nera”, un termine che si riferisce a un’immagine negativa e stereotipata della Spagna, particolarmente associata al regno di Filippo II (1556-1598), uno dei principali protagonisti di questa intricata vicenda.
Il sovrano spagnolo è spesso rappresentato come autoritario, fanatico religioso e oppressivo, responsabile di guerre e persecuzioni di ogni tipo. Tuttavia, questa visione è stata notevolmente semplificata e influenzata da fonti non proprio obiettive, specialmente anglosassoni, che hanno dipinto la Spagna come un paese arretrato e oppressivo.
Filippo II, infatti, è stato anche un mecenate, un marito e padre amorevole, giusto con i suoi sudditi, con un alto senso della sua missione e ha cercato di difendere il cattolicesimo contro le minacce, vere o presunte, dei protestanti. La Leggenda Nera ha contribuito a creare un’immagine distorta della storia spagnola, ma negli ultimi decenni gli storici hanno rivalutato questi eventi[2], evidenziando anche aspetti positivi e complessi del regno di Filippo II e della variegata composizione imperiale spagnola.

Un mondo diverso dal nostro

Prima di proseguire, è opportuno soffermarsi su un aspetto che oggi diamo per scontato, ma che in passato rappresentava una sfida significativa.
Nella contemporaneità, l’accesso a beni e servizi è diventato estremamente agevole. È possibile ordinare un pasto con pochi clic o acquistare un oggetto proveniente da un altro continente con facilità e rapidità.
Tuttavia, questa immediatezza è il risultato di un’evoluzione tecnologica molto recente. Nel Cinquecento, anche un semplice spostamento di poche decine di chilometri poteva comportare notevoli difficoltà. Affrontare viaggi di centinaia o migliaia di chilometri, soprattutto per mare, significava esporsi a rischi considerevoli, dettati da condizioni meteorologiche imprevedibili e da una logistica estremamente limitata rispetto agli standard attuali.

Un conflitto incipiente in una guerra devastante

L’episodio dell’Invincibile Armata rappresenta una delle fasi più emblematiche e drammatiche della guerra anglo-spagnola (1585–1604), conflitto che si intreccia strettamente con la più vasta e prolungata Guerra degli Ottant’Anni (1568–1648). Quest’ultima oppose la monarchia asburgica di Spagna alle Province Unite dei Paesi Bassi, che lottavano per l’indipendenza e la libertà religiosa in un contesto segnato da profonde fratture confessionali e tensioni politiche.

Nel quadro della Guerra degli Ottant’Anni, la guerra anglo-spagnola può essere letta come un’estensione del conflitto tra la monarchia cattolica spagnola e le potenze protestanti emergenti. L’Inghilterra elisabettiana, sotto la guida di Elisabetta I (al trono dal 1558 al 1603), entrò formalmente nel conflitto nel 1585 con l’invio di truppe e rifornimenti a sostegno delle Province Unite olandesi. Tale intervento fu sancito dal Trattato di Nonsuch, attraverso il quale Londra garantiva appoggio militare e politico alle province ribelli contro la dominazione spagnola.

Sebbene non vi fosse stata una dichiarazione di guerra ufficiale tra Inghilterra e Spagna, le ostilità assunsero ben presto un carattere diretto e sistematico. Entrambe le potenze si impegnarono in operazioni di guerra corsara, raid e attacchi a porti e convogli commerciali nei rispettivi imperi d’oltremare, in particolare nelle acque dell’Atlantico e del Mar dei Caraibi. I corsari inglesi, come Francis Drake, compirono audaci incursioni contro gli interessi spagnoli nel Nuovo Mondo, aggravando ulteriormente la tensione tra le due nazioni.

In questo contesto di crescente antagonismo economico, religioso e geopolitico, maturò l’idea, da parte della monarchia spagnola di Filippo II, di organizzare una vasta operazione militare volta a invadere l’Inghilterra, rovesciare Elisabetta I e restaurare il cattolicesimo. Tale progetto prese forma nell’ambiziosa ma sfortunata spedizione dell’Armada Invencible nel 1588, destinata a diventare uno degli episodi più noti e discussi dell’intero conflitto.[3] [4].

La morte di Maria Stuarda e la decisione di Filippo II

Il principale obiettivo geostrategico dell’Invincibile Armata era l’invasione dell’Inghilterra soprattutto per rafforzare e diffondere il cattolicesimo contro le mire protestanti di Elisabetta I. Il matrimonio[5] di Filippo II con Maria I Tudor, regina d’Inghilterra, aveva portato ad una temporanea alleanza tra Spagna e Inghilterra, ma alla morte per decapitazione della sovrana scozzese Maria Stuarda nel 1587, Filippo perse uno dei principali motivi di intervento, poiché Maria era considerata una potenziale candidata cattolica al trono inglese. La morte di Maria Stuarda, per decisione della cugina Elisabetta d’Inghilterra, indebolì la posizione di Filippo ma sfino ad un certo punto. È necessario, infatti, soffermarci, sulle motivazioni che portarono di Filippo II e di Elisabetta I al conflitto diretto.

La Manica e la sicurezza navale

All’inizio della guerra anglo-spagnola, Filippo II ed Elisabetta I avevano obiettivi politici e religiosi contrastanti. Filippo II desiderava riaffermare il controllo della propria famiglia sui Paesi Bassi, facendo contemporaneamente trionfare il cattolicesimo sul protestantesimo calvinista, che considerava una minaccia alla stabilità del suo regno. Inoltre, Filippo voleva la riaffermazione cattolica in Inghilterra o al meno la tolleranza religiosa in favore dei cattolici e soprattutto ottenere il ritiro delle truppe inglesi alleate dei ribelli olandesi. Truppe che avevano il controllo di importanti piazzeforti tra le quali di fondamentale importanza era la città di Flessinga, che rappresentava un punto strategico vitale per le comunicazioni e il commercio della città di Anversa[6].
Filippo II concepì pertanto il complesso piano di invasione dell’Inghilterra con una doppia mossa. La flotta, raccolta in Portogallo e nella costa settentrionale spagnola, doveva raggiungere le coste delle Fiandre, lì far salire i temuti veterani di Alessandro Farnese. Queste truppe, nettamente superiori per armamenti ed esperienze rispetto alle controparti inglesi, avrebbero dovuto essere sbarcate sulle coste del Kent e da lì marciare verso Londra e la gloria eterna.
Elisabetta I, invece, voleva evitare di intervenire apertamente nel conflitto spagnolo, preferendo che gli spagnoli si impegnassero nelle difficili e estenuanti battaglie nelle paludi olandesi, così da non attirare l’attenzione internazionale sulla sua politica di sostegno ai protestanti. La sua principale preoccupazione era mantenere la libertà e l’indipendenza dell’Olanda, proteggendo gli interessi inglesi e assicurando che il conflitto non si trasformasse in un’occupazione spagnola definitiva, contribuendo così a consolidare la propria posizione come leader protestante e sovrano indipendente.

Esta Grande y Felicisima Armada

La finestra temporale per realizzare un simile ambizioso progetto era molto stretta: l’estate era il periodo più opportuno ma bisognava fare presto per evitare di incappare nelle tempeste estive. Grazie al libro di C. Martin e G. Parker, La Gran Armada. La mayor flota jamàs vista desde la creaciòn del mundo, è possibile ora comprendere come doveva essere la vita a bordo delle navi tardo rinascimentali, i dettagli di come erano le armi, le navi e come funzionavano ed erano gestiti gli approvvigionamenti in una guerra navale nel secolo XVI. Tutto ciò grazie al ritrovamento, al largo dell’Irlanda, di otto navi della flotta spagnola. Questa flotta, composta da circa 130 unità tra galeoni e galere (sebbene le galere rimasero a Lisbona e non parteciparono alla spedizione), e supportata da circa 29mila uomini, fu approntata nel corso del 1587 con l’obiettivo di sconfiggere l’Inghilterra, diventata una reale minaccia sul piano marittimo e commerciale.
La partenza fu rinviata diverse volte, prima a causa degli attacchi del corsaro inglese Francis Drake al porto di Cadice, Sagres e La Coruña[7] e la sostituzione al comando spagnolo da Álvaro de Bazán, Marchese di Santa Cruz, sostituito dal Duca di Medina Sidonia, Alonso Pérez de Guzmán y Sotomayor[8]. Non un espertissimo marinaio ma un buon quartiermastro, in grado di equipaggiare e far partire la flotta, dimezzata visto che inizialmente si voleva riunire una flotta di 500 navi, troppo per le industrie navali dell’epoca. Gli inglesi, invece, erano guidati da Drake e da un cugino di Elisabetta,  Charles Howard, primo Conte di Nottingham.

L’Ammiraglio Tempesta

Dopo aver attraversato il Canale della Manica verso la fine di luglio del 1588, la cosiddetta Invincibile Armata fu messa a dura prova non soltanto dalla resistenza navale inglese, ma soprattutto da condizioni meteorologiche estremamente sfavorevoli. Gli inglesi, sfruttando la superiorità manovrabile delle loro unità e adottando tattiche innovative come l’impiego dei brulotti (navi incendiarie lanciate contro l’ancoraggio spagnolo), riuscirono a disgregare temporaneamente la formazione nemica. Tuttavia, contrariamente a quanto spesso affermato dalla storiografia di matrice anglosassone, l’impatto diretto degli scontri navali fu relativamente contenuto: delle circa quaranta navi spagnole perdute, meno di dieci furono effettivamente distrutte in combattimento.

Nel corso della difficile circumnavigazione delle isole britanniche, la flotta spagnola fu investita da violente tempeste, soprattutto lungo le coste occidentali dell’Irlanda e della Scozia. I venti impetuosi provocarono la dispersione delle unità, la perdita della coesione tattica e il naufragio di numerose imbarcazioni, molte delle quali si schiantarono contro coste sconosciute o finirono alla deriva. Nonostante la rigida organizzazione della flotta – con le navi ammiraglie al centro e le altre disposte ai lati e in retroguardia – il controllo sulla manovra collettiva si fece rapidamente insostenibile.

È fondamentale sottolineare che il fallimento dell’impresa non fu dovuto principalmente alla potenza di fuoco inglese, bensì all’elemento naturale: le condizioni atmosferiche ebbero un impatto devastante sull’esito dell’operazione. Ciò nonostante, una parte significativa della flotta riuscì a fare ritorno in Spagna, anche se in condizioni precarie, a conferma del fatto che la distruzione dell’Armada fu parziale e che la spedizione, pur segnata dal disastro, non si concluse con l’annientamento completo delle forze spagnole.

Tra gli uomini coinvolti nella campagna, molti furono catturati lungo le coste britanniche. Alcuni ufficiali e marinai furono fatti prigionieri e condotti a Londra, dove vennero trattati come bottino di guerra. Altri trovarono la morte non in battaglia, ma per mano delle popolazioni locali, in particolare in aree protestanti, dove la tensione religiosa contribuì ad alimentare episodi di violenza contro i naufraghi spagnoli.

In definitiva, la disfatta dell’Invincibile Armata fu il risultato di una complessa combinazione di fattori: se da un lato l’organizzazione navale inglese seppe rispondere con efficacia alla minaccia spagnola, dall’altro furono le condizioni meteorologiche a infliggere i danni più gravi. La narrazione tradizionale di una vittoria schiacciante della flotta inglese appare quindi semplificata, quando non ideologicamente orientata. Il fallimento dell’Armada deve essere compreso nel quadro più ampio delle difficoltà logistiche, climatiche e strategiche che accompagnarono una delle più ambiziose spedizioni navali del XVI secolo.


Note

[1] C. Martin, G. Parker, La Gran Armada. La mayor flota jamàs vista desde la creaciòn del mundo, Editorial Planeta, Barcelona 2013.
[2] G. Parker, Un solo re, un solo impero. Filippo II di Spagna, Il Mulino, Bologna 2005. 
[3] J. I. Israel, The Dutch Republic Its Rise, Greatness, and Fall 1477-1806, Oxford University Press, Oxford, 1998.
[4] J. Cummins, Drake, Rizzoli, Milano 2001.
[5] C. Erickson, Maria la Sanguinaria, Mondadori, Milano 2002;
[6] G. Parker, op. cit., p. 183.
[7] J. Cummins, op. cit., pp. 244-250.
[8] G. Parker, op. cit., p. 184.


Foto copertina: Philip James de Loutherbourg (1740–1812) Disfatta dell’Invincibile Armata, 8 August 1588