Prospettive di mobilitazione, solidarietà regionale ed interpretazioni critiche sorte intorno alla sentenza della Corte suprema che commina sei anni di reclusione alla leader giustizialista Cristina Kirchner.
Il 10 giugno la Corte Suprema argentina ha confermato la condanna a sei anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per Cristina Fernández de Kirchner nell’ambito della causa Vialidad. La sentenza, arrivata pochi giorni dopo l’annuncio della sua candidatura alle prossime elezioni legislative per la Provincia di Buenos Aires, con ogni probabilità sarà scontata presso il domicilio dell’ex presidentessa argentina, ormai settantaduenne ed esposta a possibili rischi per la sua sicurezza, dimostrati dal tentativo di omicidio concretatosi nel 2022. L’indirizzo di San José 1111, dalla pubblicazione della sentenza, è stato preso d’assalto dai suoi sostenitori, mentre Cristina prendeva la parola per parlare di una condanna politica, sancita da «tre burattini al servizio del potere economico concentrato che non consentirà comunque la ripresa del salario degli argentini»[1].
La causa
Il caso Vialidad costituisce uno dei principali filoni di indagine avviati contro Fernández de Kirchner a partire dal 2016. Secondo l’accusa della Fiscalía Federal, la condannata avrebbe guidato un sistema di favoritismi nella concessione di appalti pubblici stradali nella provincia di Santa Cruz, durante i suoi due mandati presidenziali e quello di suo marito, Néstor Kirchner. Il principale beneficiario delle assegnazioni illegali sarebbe stato Lázaro Báez, stretto alleato finanziario della famiglia Kirchner, cui sarebbero stati accordati 51 appalti, per un valore di 46 miliardi di pesos, senza passare da gare pubbliche e che, in alcuni casi, non avrebbe neanche completato i lavori oggetto della concessione[2]. La responsabilità di Cristina, secondo la sentenza, risiederebbe nel potere di controllo e supervisione degli appalti pubblici nazionali e nell’esistenza di una struttura di associazione illecita radicata nel cuore dell’amministrazione presidenziale e coordinata tra il Ministero dell’Infrastruttura e l’ente Vialidad Nacional[3].
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La “composta” reazione di Milei
Javier Milei ha salutato la sentenza come una vittoria della legalità, concentrando la sua consueta dose di aggressività verbale contro i giornalisti accusati di difendere Cristina Kirchner. ex inquilina della Casa Rosada[4].
Il presidente, proprio nei giorni dell’aggressione alla Repubblica Islamica dell’Iran è impegnato in una nuova visita in Israele, dove ha parlato alla Knesset, rinnovato il suo sostegno alle operazioni israeliane e annunciato il trasferimento dell’ambasciata argentina da Tel Aviv a Gerusalemme.
La tiepida reazione di Milei, che contro Cristina Kirchner ha imbastito una gran parte della campagna elettorale per le presidenziali, rispecchia l’andamento di dati economici apparentemente favorevoli per l’Argentina.
Negli scorsi mesi, grazie al pacchetto di 20 miliardi di dollari stanziati dal Fondo Monetario Internazionale[5], è stato possibile allentare i controlli valutari, commisurati alle nuove priorità: pareggio fiscale primario, interruzione del finanziamento diretto dal Banco Central al governo e una soglia minima destinata alla spesa sociale. L’inflazione annua è scesa al 43,5% e la previsione per la fine del 2025 la danno intorno al 28,6%[6]. Il primo semestre del 2025 si è chiuso con un avanzo primario per la prima volta dal 2011, consentendo la liberazione di risorse adatte a pagare l’ingente debito estero[7]. Apparentemente, dati alla mano, è in corso anche una riduzione notevole degli indicatori di povertà, calata dal 53% dell’inizio del 2024 al 38% durante la scorsa primavera.
Dati indicativi di un programma di stabilizzazione riuscito in pieno stile FMI e che dunque ne rassicurano i vertici insieme ai futuri, possibili investitori, ma che al contempo tradiscono una riorganizzazione delle priorità statuali argentine precaria in termini di tenuta sociale. Da un lato, la maggior parte dei 12 miliardi arrivati nella tranche di aprile da Washington, lungi dal concedere respiro ad un’economia cui sono state inflitte misure shock di austerità, sarà destinata a pagare il debito preesistente, al fine di attrarre altri prestiti dalle istituzioni finanziarie internazionale: debito che paga e chiama altro debito.
Inoltre, l’obiettivo di riduzione del deficit necessario a rassicurare il Fondo è stato raggiunto riducendo la spesa pubblica di circa il 5% del PIL, azzerando gli investimenti pubblici (-80%), tagliando le pensioni di circa il 23% e i salari del 26%[8], in un’economia in cui l’inflazione cronica già contribuisce quotidianamente ad erodere il potere d’acquisto della classe media e dei pensionati.
Gli stessi dati in miglioramento rispetto alla povertà rispecchiano solo parzialmente l’effetto positivo del contenimento dei prezzi, risultato dalla riduzione dell’inflazione. La crisi profonda dei primi mesi del 2024, infatti, aveva generato un picco statistico di povertà improvviso e, di conseguenza, una base di calcolo favorevole per i livelli attuali di reddito. Occorre aggiungere inoltre la problematicità – valida per ogni genere di valutazione economica – di fondare analisi di miglioramento basandosi solo su percentuali di incremento o decrescita dell’unità “reddito”. L’Universidad Católica Argentina, che attraverso il suo Observatorio de la Deuda Social Argentina misura l’Indicatore di Povertà Multidimensionale (IPM), basando le sue rilevazioni su un indicatore più complesso (includendo accesso all’istruzione, condizioni abitative, salute e accesso ai servizi sanitari, protezione sociale e alimentazione adeguata, sicurezza, partecipazione sociale) attesta che il livello di povertà multidimensionale in Argentina tra il 2024 e il 2025 è rimasto stabilmente alto, intorno al 41-42%, mentre la povertà estrema multidimensionale, indicativa di condizioni di privazione grave simultaneamente registrate in più ambienti, si è mantenuta intorno al 9-10%.[9]
La solidarietà regionale e l’ombra del lawfare
Sul fronte opposto, si è fatta attendere la reazione dei leader della sinistra latinoamericana in solidarietà con Cristina Kirchner. Ignacio Lula da Silva ha dichiarato di aver espresso la sua vicinanza alla sua ex omologa argentina. Anche Dilma Rousseff, ex presidentessa del Brasile allontanata dal potere in seguito ad una controversa procedura di impeachment legata ad irregolarità fiscali, non ha esitato a parlare di «persecuzione giudiziaria cronometrata per spezzare il voto popolare». Dalla Bolivia, Evo Morales ha espresso «indignazione per una sentenza che non cerca giustizia, ma vendetta politica»[10], mentre l’ecuadoregno Rafael Correa, insieme all’ex presidente del Messico Andés Manuel López Obrador hanno denunciato l’esistenza di un «blocco giudiziario mediatico» volto a smantellare le leadership popolari nel continente[11].
Tra le dichiarazioni in solidarietà a Fernández de Kirchner emerge di frequente il riferimento al lawfare, vale a dire all’uso strumentale della giustizia come arma politica.
Il termine è divenuto popolare in America Latina negli ultimi anni per indicare una serie di procedimenti giudiziari montati ad arte per delegittimare e proscrivere leader progressisti, evitando il ricorso a colpi di Stato violenti. Con diverse sfumature ed oscillazioni, che vanno dall’impeachment parlamentare alla persecuzione penale, sono stati indicati come casi di lawfare il processo contro Lula da Silva per l’operazione Lava Jato (2014-2021) che gli impedì di ricandidarsi contro Jair Bolsonaro (il caso considerato emblematico e più discusso), il summenzionato impeachment contro Rousseff nel 2016, le condanne a Rafael Correa e Jorge Glas (2017, 2023), l’inabilitazione di Evo Morales (2019-2020) e il rapidissimo impeachment contro Fernando Lugo in Paraguay (2012)[12].
La corruzione dei leader della marea rosada
L’espansione del sospetto di lawfare nei casi giudiziali imbastiti contro gli ex presidenti dell’area non può essere comprese senza interrogarsi in termini strutturali sulla corruzione dei regimi redistributivi sorti in America Latina durante l’ultimo ventennio.
In contesti di Stati deboli, con welfare a copertura parziale ed economie di rendita, la corruzione ha spesso assunto delle forme ibride, in cui le pratiche clientelari e la gestione delle risorse pubbliche hanno funzionato come meccanismi informali di inclusione sociale. La sociologa Maristella Svampa e lo storico e analista Pablo Stefanoni hanno evidenziato come, soprattutto nei regimi post-neoliberali, le rendite tratte dalla gestione di monopoli pubblici, infrastrutture, esportazioni di energia e materie prime vengano ridistribuite attraverso reti politiche di fedeltà, compensando l’assenza di politiche strutturali di sostegno ed inclusione universali[13]. Pur sottoponendo i governi progressisti latinoamericani a potenti critiche rispetto al modello estrattivista che consentì loro di accumulare ed allocare risorse nei primi anni 2000, gli stessi autori, analizzando quelle esperienze, hanno rilevato nella corruzione una forma di gestione politica del surplus in società fortemente diseguali, anziché un progetto di arricchimento privato a discapito delle società.
L’Argentina che ha beneficiato del boom dei prezzi dell’esportazione di materie prime, che prosperò quasi per l’intera durata dei governi kirchneristi (2003-2015), è fra gli scenari che hanno ispirato queste interpretazioni critiche. Secondo il sociologo Boaventura de Sousa Santos, non è un caso se le cause per corruzione si siano poi scagliate contro precisi leader politici, in capo ai quali si è ritrovato il potere redistributivo durante quel momento di boom delle economie regionali, evitandone altri, pur potenzialmente esposti a giri d’affari poco chiari: una selezione coerente con una “guerra preventiva” volta a scongiurare un cambiamento del modello economico dominante[14].
La difesa di Cristina Kirchner
È contro il “potere economico concentrato”, categoria del pensiero critico della storia economica argentina, che invece si scaglia dal balcone di casa sua l’ex presidentessa argentina. Al pari dei suoi sostenitori, non riserva grande attenzione all’attuale presidente, individuando nel gruppo di potere economico e mediatico di cui sarebbe esponente Mauricio Macri, suo storico rivale politico e rappresentante della destra istituzionale argentina, prima di essere scalzato dalla contundente vittoria di Milei, le responsabilità dell’avvenuta condanna. Difatti, un ruolo fondamentale nell’emanazione della sentenza lo hanno giocato due dei quattro giudici che siedono attualmente alla Corte, Horacio Rosatti e Carlos Rosenkratz, designati alla loro funzione nel 2016 da Macri attraverso un decreto presidenziale[15].
La difesa di Cristina Fernández in questo momento passa non solo dalla problematizzazione regionale delle accuse rivoltele. La leader giustizialista parla apertamente di “proscripción”, altro termine assai evocativo nell’Argentina di oggi. Proscritto fu il peronismo tra il 1955 e il 1973, in seguito alla destituzione di Juan Domingo Perón. Dall’esilio, quest’ultimo, a capo del suo movimento popolare, non smise mai di esercitare un’influenza più che diretta sulla politica argentina, che pur formalmente aveva messo al bando il suo Partido Justicialista[16] fino alle soglie del fatale golpe del 1976, la proscrizione non fece che aumentare la forza dirompente del peronismo. Sebbene in questo caso ad esse proscritta sarebbe solo lei, Fernández, dal suo balcone in San José 1111, sembra intenzionata a cavalcare quest’evocazione storica per ricompattare i ranghi del suo movimento, ottenendo fino ad ora parziali risultati. Oltre la folla concentratasi al suo indirizzo per manifestarle e cantarle solidarietà, negli ultimi giorni, i vertici del Partido Justicialista, fin qui dimostratisi poco fantasiosi e/o volenterosi nell’articolare una reazione congiunta alle politiche shock di Milei, si sono eccezionalmente mostrati in pubblico tutti riuniti per la prima volta dopo la disfatta elettorale del 2023.
Dalla condanna alla mobilitazione?
Gli anni di servizi, sussidi e prosperità che gli argentini hanno vissuto in corrispondenza della presidenza di Néstor e almeno del primo mandato di Cristina costituiscono il capitale politico della ex presidentessa, che ancora appare la leader più carismatica del peronismo del XXI secolo. C’è un’intera generazione, tuttavia, che quell’epoca la ricorda a stento e ha scelto di portare alla Casa Rosada un progetto non solo opposto sul piano politico-economico, ma anche intriso di un profondo discorso di odio nei loro confronti. Accanto a questo elettorato giovane che ha appoggiato la candidatura di Milei, c’è chi ha pagato un prezzo troppo alto nel precipitare improvvisamente giù da quegli anni di progettualità possibile e prospettive ascendenti, optando infine per il crudo realismo di chi non gli prometteva niente ed anzi inaugurava il suo mandato con un emblematico «No hay plata» (“non c’è denaro”)[17]. Un presidente che in questo momento riscuote tutto il supporto della comunità finanziaria internazionale e dei dati, controversi ma potenti, con cui si governa il mondo.
Lula uscito dal carcere è tornato al potere, Perón tornato dall’esilio rientrò alla Casa Rosada, ma la domanda che si apre, in questo momento, non è se Cristina sia Ignacio o Juan Domingo, bensì se agli argentini interessi o meno.
Note
[1] https://www.youtube.com/watch?v=9JfIcDGbPzI.
[2] https://www.lanacion.com.ar/politica/de-que-se-trata-la-causa-vialidad-que-condeno-a-cristina-kirchner-por-corrupcion-nid10062025/.
[3] Suprema Corte Argentina, 2025. Fallo Vialidad, Causa 2833/2016.
[4] https://x.com/JMilei/status/1932533469843755323.
[5] https://www.imf.org/en/News/Articles/2025/04/12/pr25101-argentina-imf-executive-board-approves-48-month-usd20-billion-extended-arrangement/.
[6] https://www.reuters.com/world/americas/argentina-inflation-cools-may-lowest-over-five-years-2025-06-12/.
[7] https://www.atlanticcouncil.org/blogs/new-atlanticist/four-questions-and-expert-answers-about-argentinas-new-20-billion-financial-rescue/.
[8] https://www.realinstitutoelcano.org/en/analyses/a-decisive-moment-for-argentina-stabilisation-plan-now-its-the-imf-turn/.
[9] Universidad Católica Argentina, Encuesta de la Deuda Social Argentina. Agenda Para la Equidad (2017-2025), EDSA, 2025.
[10] https://batimes.com.ar/news/latin-america/alberto-gets-left-wing-leaders-in-latin-america-to-show-support-for-cfk.phtml/.
[11] https://batimes.com.ar/news/latin-america/alberto-gets-left-wing-leaders-in-latin-america-to-show-support-for-cfk.phtml/.
[12] Z. B. Gilly, Impeachment as a tool of lawfare in Latin America- conceptual and historical overview, MKI Policy Brief, n. 23, 2027, https://hiia.hu/wp-content/uploads/2023/08/KE_2023_27_LA_Impeachment_concepthist_overview_Gilly-2.pdf.
[13] Cfr. P. Stefanoni, ¿La rebeldía se volvió de derecha?, Buenos Aires, Siglo XXI Editores, 2021; M. Svampa, El colapso ecológico-social. Reflexiones sobre el modelo de desarrollo extractivista y sus alternativas. Buenos Aires, Katz Editores, 2019.
[14] Cfr. B. De Sousa Santos, La palabra de los muertos: Lawfare y Estado de derecho, Buenos Aires, Colihue, 2018.
[15] https://chequeado.com/ultimas-noticias/soria-esta-corte-suprema-tiene-2-de-sus-jueces-designados-por-macri-por-decreto/.
[16] Cfr. M. Novaro, Historia de la Argentina 1955-2010: la política de los militares, los sindicatos y los piqueteros, Buenos Aires, Siglo XXI Editores, 2010.
[17] https://www.youtube.com/shorts/Hz37Nh20o0s.
Foto copertina: Cristina Kirchner accanto al marito il giorno dell’elezione alla presidenza dell’Argentina, il 28 ottobre 2007.













