«La malvagità e la perversione di chi governa e non sa governare.». Le parole della deputata federale Benedita da Silva rispetto al blitz di Rio de Janeiro disposto dal Governatore di Stato Cláudio Castro, che ha causato più di cento vittime.
L’azione di guerra per le vie del Morro.
Il 27 ottobre 2025 nella città di Rio de Janeiro si è tenuta una vera e propria azione di guerra nei confronti dei complessi di Alemão e Penha. Nella zona nord della metropoli è scattata un’operazione di polizia, che ha coinvolto elicotteri e tecnologie belliche, che risulta essere una delle più sanguinose e controverse azioni di contrasto alle organizzazioni criminali del Brasile contemporaneo. Secondo i dati diffusi dal governo dello Stato di Rio de Janeiro, oltre 2.500 uomini, tra Polizia Militare, Polizia Civile e reparti speciali, hanno preso parte al blitz, supportati da elicotteri, veicoli blindati e droni di sorveglianza. L’obiettivo dichiarato era quello di smantellare le basi operative del Comando Vermelho (CV), una delle più potenti organizzazioni criminali dello stato, accusata di controllare traffico di droga ed estorsioni nelle favelas. [1] L’operazione si è trasformata in una battaglia urbana. 46 scuole hanno chiuso le loro porte, e diversi ospedali hanno dichiarato lo stato di emergenza.
Il numero delle vittime dell’assalto secondo la Defensoria Pùblica do Estado do Rio e le agenzie internazionali è di circa 130. Tra cui sei agenti di polizia e diversi presunti membri di gruppi criminali compresi, secondo molte testimonianze, civili non coinvolti.
I corpi sono stati raccolti ed allineati in piazza San Luca dai residenti, coperti da lenzuola gialle e bianche, con sopra alcune di esse la scritta «Claudio Castro Assassino Terrorista!»[2]. Durante l’operazione sono state arrestate 81 persone e sono state sequestrate armi pesanti, giubbotti antiproiettile e tonnellate di droga. L’autorità locale ha definito l’operazione un colpo storico al narcotraffico; ma l’azione è stata considerata da molti osservatori sproporzionata e caotica, condotta secondo logiche militariste piuttosto che investigative o socialmente utili.[3] ONG come Amnesty International Brasil e Instituto Marielle Franco, hanno denunciato esecuzioni extragiudiziali, sparizioni e alterazioni delle scene del crimine.
La Defensoria Pùblica ha aperto un’inchiesta indipendente per accertare le circostanze della morte di alcune vittime disarmate, mentre l’Ordine degli Avvocati del Brasile (OAB) ha definito «inaccettabile» la violenza esercitata dallo Stato di Rio de Janeiro in aree densamente popolate. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha dichiarato su X «We are horrified by the ongoing police operation in favelas in Rio de Janeiro, reportedly already resulting in deaths of over 60 people, including four police officers […]We remind authorities of their obligations under international human rights law, and urge prompt and effective investigations».[4]
Le dovute distinzioni. La posizione del governatore Cláudio Castro.
Il governatore dello Stato di Rio de Janeiro, Cláudio Castro (Partido Liberal – PL), esponente di punta del fronte conservatore fluminense e politicamente allineato all’ex presidente Jair Bolsonaro, ha rivendicato pubblicamente la mega-operazione nei complessi di Alemão e Penha, presentandola come una risposta statale a una minaccia di natura quasi militare. In più occasioni ha definito lo scontro con il Comando Vermelho come una “guerra” e ha parlato di “narcoterrorismo” per caratterizzare l’azione delle fazioni criminali.[5]
Il giorno successivo alla strage, diversi media hanno riportato le dichiarazioni del governatore Castro relative alla solitudine dello Stato di Rio de Janeiro di fronte all’espansione del Comando Vermelho (CV), accusando implicitamente il governo federale di non aver fornito tutti i mezzi richiesti e di aver lasciato il governo statale na linha da frente. «O Rio está sozinho nessa guerra. A omissão federal diante do avanço do narcoterrorismo é um retrato da realidade».[6]
Dalle sue parole emerge un chiaro intento politico connesso all’operazione bellica nel complesso urbano: rafforzare il messaggio di “ordine e forza” storicamente caro all’approccio della destra brasiliana, provando a sottolineare le inefficienze del governo federale. Castro, in linea con la retorica securitaria bolsonarista, ha parlato di un’operazione storica e di difesa, ma la vera storia è data dall’ammontare di morti per le strade connesse ad azioni di questo tipo, che supera di gran lunga le precedenti.
Le denunce di ONG, Defensoria Pública e OAB su esecuzioni, sparizioni ed adulterazioni di scene del crimine restano insoddisfatte, non accolte dall’attenzione del governatore Castro, padre dell’operazione militarista, che ha affermato «De vítimas lá, só tivemos os 4 policiais» dichiarando il successo dell’operazione a fronte di più di 130 vittime e 81 arresti.[7]
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La posizione del Governo Federale di Luiz Inácio Lula da Silva.
Il Presidente brasiliano, da sempre in contrasto con il tono intransigente della destra brasiliana, ha reagito con un approccio critico-riflessivo all’operazione militarista.
Pur riaffermando la necessità del contrasto al crimine organizzato, ha posto due condizioni fondamentali: la tutela delle vite innocenti e la coesione federale nelle misure di sicurezza pubblica. «Não podemos aceitar que o crime organizado continue destruindo famílias, oprimindo moradores e espalhando drogas e violência pelas cidades. Precisamos de um trabalho coordenado que atinja a espinha dorsal do tráfico sem colocar policiais, crianças e famílias inocentes em risco.»[8] Lula ha sollecitato una maggiore collaborazione tra il governo federale e gli stati, affinché operazioni di tale gravità non degenerino in massacri. Ha inoltre annunciato l’invio del ministro della Giustizia a Rio de Janeiro al fine di coordinare le indagini e preparare una riforma della struttura interforze. [9]
Sul versante parlamentare la deputata federale Benedita da Silva, 83 anni, ha preso posizione con forza contro l’approccio militare-securitario scelto dal governatore Castro. Pur appartenente al medesimo partito di Lula (Partido dos Trabalhadores – PT), ha criticato la mancanza di strategia e la frequente esclusione e fragilità delle comunità vulnerabili delle favelas. «Chi sta parlando qui è chi ha vissuto nella favela 57 anni della mia vita. Non può essere naturale andare in un territorio dove ci sono migliaia di persone e voler fare un’operazione a cielo aperto, mettendo le famiglie nel panico, mettendo i bambini fuori da scuola. Quale è il risultato di questa mega operazione? È di far male. Per la gente è di farle del male, di vedere questo parlamento dire che noi, la Sinistra, proteggiamo i criminali. Noi proteggiamo le famiglie oneste, che vanno a pulire le case delle signore e dei signori, che presta assistenza ai suoi cani ed ai suoi figli. Queste sono le persone che noi difendiamo, e vivono lì perché non possono permettersi di abitare nei palazzi dove viviamo noi. Più di 64 persone hanno perso la vita, e temo che il numero sia destinato a salire. Tra loro ci sono agenti di polizia, membri delle forze dell’ordine. Erano persone innocenti, perché non credete che ci fossero persone innocenti. E se c’è una persona che non è innocente nello stato di Rio de Janeiro, questo è il governatore di Stato. Dico con molta tristezza nel mio cuore che mi vergogno molto, ai miei 83 anni di età, io continuo a soffrire per il mio popolo. Non vivo più nella favela, ma ne sento il dolore. Io sono uscita dalla favela, ma lei non è andata via da me. Io conosco il dolore di quella gente, io conosco la malvagità e la perversione di chi governa e non sa governare.»[10]
Note
[1] Hughes E. and Sá Pessoa G. (2025) About 2,500 Brazilian police and soldiers launched a massive raid on Rio de Janeiro’s favelas, Associated Press AP News, 27 Oct 2025.
[2] Folha – UOL
[3] Quinet J. and Viga R. (2025) Brazilian officials raise death toll from Rio raid to at least 132, Reuters, 29 Oct 2025.
[4] Le Monde (2025) Massive Rio police raid leaves at least 60 dead in favela shootouts, 28 Oct 2025
[5]Ceará-Mirim Livre e Metropolitano (2025) “Não é mais crime comum, é narcoterrorismo”, diz governador Cláudio Castro sobre operação no Rio, 28 out. 2025
[6] “Lo Stato di Rio de Janeiro è da solo in questa guerra. L’omissione federale nei confronti dell’avanzata del narcoterrorismo è il ritratto della realtà” Guedes, L. (2025). Castro critica governo Lula após megaoperação: “Rio está sozinho” Metrópoles.
[7]Campos A. C. (2025) Castro: operação foi “sucesso” e policiais mortos foram únicas vítimas, AgênciaBrasil
[8] «Non possiamo accettare che il crimine organizzato continui a distruggere famiglie, opprimere gli abitanti e distribuire violenza e vendere stupefacenti per la città. Abbiamo bisogno di un lavoro coordinato che attinga alla spina dorsale del narcotraffico senza mettere a rischio la vita di polizia, bambini e famiglie innocenti.” Prensa Latina (2025) “Lula calls for coordinated efforts in Brazil after Rio massacre», Brasília, 30 ottobre 2025.
[9] Rosati A., Tavares G. D. Saraiva A. (2025) “Brazil Reels as Deadliest-Ever Police Raids Claim 119 Lives”, Bloomberg 29 ottobre 2025.
[10] Discorso di Benedita da Silva. Trascrizione e traduzione dell’intervento del 28 ottobre 2025.
Foto copertina: Immagini della strage di Rio de Janeiro













