World News: notizie dal Mondo – Medio Oriente e Nord Africa


World News, la rubrica che vi porta in viaggio attraverso i continenti per scoprire le notizie più rilevanti da ogni angolo del pianeta. Dall’America all’Asia, dall’Africa all’Europa, fino all’Oceania, vi aggiorniamo su politica, economia, ambiente, cultura e società, per offrirvi una panoramica globale e sempre aggiornata. Cosa è accaduto in Medio Oriente e Nord Africa? Notizie dal 1° al 31 dicembre 2025.


Iran: Domenica 28 dicembre sono scoppiate delle proteste in diverse città iraniane dopo che i negozianti del Grand Bazaar di Teheran hanno indetto uno sciopero quando il rial iraniano ha toccato il minimo storico rispetto al dollaro statunitense sul mercato aperto. Nel 2025 la valuta iraniana, il rial, ha perso quasi la metà del suo valore rispetto al dollaro, con un’inflazione che ha raggiunto il 42,5% a dicembre in un Paese in cui negli ultimi anni sono ripetutamente scoppiati disordini e che sta affrontando le sanzioni statunitensi e le minacce di attacchi israeliani. Die giorni dopo le proteste si sono estese a diverse università, con gli studenti che si sono uniti ai negozianti e ai commercianti dei bazar, mentre il governo ha offerto un dialogo con i manifestanti. Il presidente Masoud Pezeshkian ha dichiarato di aver chiesto al ministro dell’Interno di ascoltare le “richieste legittime” dei manifestanti. La portavoce del governo Fatemeh Mohajerani ha affermato che sarà istituito un meccanismo di dialogo che includerà colloqui con i leader della protesta.

Siria: Proteste di massa sono scoppiate in Latakia dopo ulteriori attacchi contro la comunità alawita. Forze armate hanno aperto il fuoco contro i manifestanti, uccidendone 3 e ferendone più di sessanta. Le proteste si sono accese dopo un attentato dinamitardo in una moschea alawita nella città di Homs, provocando l’uccisione di otto persone. Migliaia di persone si sono riunite nella Piazza Azhari a Latakia per chiedere la decentralizzazione politica e il rilascio di detenuti alawiti, ma anche per difendere la propria sopravvivenza dopo mesi di attacchi contro la loro comunità.

Algeria: Il parlamento algerino ha approvato all’unanimità una legge che dichiara crimine la colonizzazione francese dello Stato nordafricano e chiede scuse e risarcimenti. La legge criminalizza anche la glorificazione del colonialismo, secondo quanto riportato dalla televisione di Stato. Il voto è l’ultimo segnale delle relazioni diplomatiche sempre più tese tra i due Paesi, che secondo alcuni osservatori sono al minimo storico da quando l’Algeria ha ottenuto l’indipendenza 63 anni fa. La colonizzazione francese dell’Algeria tra il 1830 e il 1962 è stata caratterizzata da uccisioni di massa, deportazioni su larga scala e si è conclusa con una sanguinosa guerra d’indipendenza. L’Algeria sostiene che la guerra abbia causato 1,5 milioni di vittime, mentre gli storici francesi stimano un numero di morti molto inferiore.

Gaza: Hamas ha confermato lunedì 29 dicembre che il portavoce della sua ala armata, Abu Ubaida, e l’allora capo di Gaza Mohammed Sinwar sono stati uccisi nella guerra di Gaza all’inizio di quest’anno. L’esercito israeliano aveva dichiarato a maggio di aver ucciso Sinwar, fratello minore dell’ex leader di Hamas Yahya Sinwar. Tre mesi dopo, ha affermato di aver ucciso anche Abu Ubaida.
Nel frattempo, dal 1° gennaio 2026 diverse organizzazioni umanitarie non potranno più operare nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, poiché secondo Israele non soddisfano i requisiti previsti dalle nuove norme di registrazione. Tra le organizzazioni internazionali non governative (INGO) di fama mondiale, come ActionAid, l’International Rescue Committee e il Norwegian Refugee Council, che vedranno sospese le loro licenze il 1° gennaio e dovranno cessare le loro attività entro 60 giorni. La decisione è stata pesantemente criticata dai ministri degli Esteri di 10 paesi, tra cui il Regno Unito, che hanno definito le nuove norme “restrittive” e “inaccettabili”.

Turchia: Il presidente della Somalia visiterà martedì la Turchia, suo stretto alleato, dopo il riconoscimento da parte di Israele del territorio separatista del Somaliland. Il presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud terrà colloqui “sulla situazione attuale in Somalia nella lotta al terrorismo, sulle misure adottate dal governo federale somalo per l’unità nazionale e sugli sviluppi regionali”, ha dichiarato Burhanettin Duran, capo della direzione della comunicazione della presidenza turca, su X. Venerdì la Turchia ha denunciato il riconoscimento da parte di Israele del Somaliland, una repubblica autoproclamata, definendolo “un’aperta interferenza negli affari interni della Somalia”.

Libano: Il governo libanese ha approvato un disegno di legge che mira ad affrontare la crisi finanziaria che ha paralizzato l’economia per sei anni, nonostante la forte opposizione alla legislazione da parte dei partiti politici, dei depositanti e delle banche commerciali.
La legislazione, nota come legge sul “divario finanziario”, fa parte di una serie di misure di riforma richieste dal Fondo Monetario Internazionale per poter accedere ai finanziamenti del creditore.
Essa mira a distribuire le ingenti perdite derivanti dal crollo finanziario del Libano del 2019 tra lo Stato, la banca centrale, le banche commerciali e i depositanti, e a consentire ai depositanti che sono stati privati dei propri risparmi di recuperare gradualmente il proprio denaro. Nel 2022, il governo ha stimato le perdite derivanti dalla crisi in circa 70 miliardi di dollari, una cifra che ora è probabilmente più alta.

Tunisia: Il 12 dicembre 2025, durante la 23a sessione della Joint High Commission a Tunisi, la Tunisia e l’Algeria hanno firmato 25 accordi e memorandum riguardanti la diplomazia, l’economia, l’occupazione, la formazione, la gioventù, la sanità, la cultura e i media. Copresieduti dal primo ministro tunisino Sarra Zaafrani Zenzri e dal primo ministro algerino Sifi Ghreib, gli accordi comprendono partnership tra agenzie di stampa, reti televisive, istituti di formazione, ministeri dell’energia, della sanità e della pesca, nonché accordi nei settori degli investimenti e dei trasporti. La collaborazione mira a rafforzare l’integrazione regionale, condividere competenze e attuare progetti strategici congiunti. Negli ultimi giorni, inoltre, è tornato alla ribalta l’accordo bilaterale sulla sicurezza firmato tra i due Paesi ad ottobre 2025 poiché, secondo i critici, l’accordo mette a rischio la sovranità nazionale della Tunisia e concede all’Algeria il diritto di intervenire nei suoi affari interni.

Egitto: Israele ed Egitto hanno concluso un accordo da 35 miliardi di dollari con l’Egitto per la fornitura di gas naturale, salutato dalle autorità israeliane come un “momento storico”. L’Egitto ha invece affermato che l’accordo sul gas naturale tra Il Cairo e Israele è un accordo “puramente commerciale”, raggiunto da società energetiche private e che non vi sono “dimensioni politiche” nell’accordo. n base al più grande accordo di esportazione nella storia di Israele, fino al 2040 saranno forniti all’Egitto 130 miliardi di metri cubi (bcm) di gas naturale, con Israele che riceverà in cambio 112 miliardi di NIS (35 miliardi di dollari). L’importo totale corrisponde a circa il 15% delle riserve accertate di gas del Paese, ovvero a circa un decennio di consumo interno. Mentre Israele riceverà circa la metà dei proventi della vendita, il resto andrà alla partnership che detiene i diritti di sviluppo del giacimento offshore Leviathan, uno dei più grandi giacimenti di gas in acque profonde al mondo.

Israele: Israele è stato il primo Paese a riconoscere l’autoproclamata Repubblica del Somaliland.
Il riconoscimento del Somaliland da parte di Israele gli garantisce un potenziale partner strategico nella lotta contro gli Houthi dello Yemen, che durante la guerra di Gaza hanno ingaggiato scontri con Israele e i cui attacchi alle navi nel Mar Rosso hanno interrotto il traffico marittimo in quella zona.
La Lega Araba, un’organizzazione regionale composta da 22 Stati arabi del Medio Oriente e di alcune parti dell’Africa, respinge “qualsiasi misura derivante da questo riconoscimento illegittimo volta a facilitare lo sfollamento forzato del popolo palestinese o a sfruttare i porti della Somalia settentrionale per stabilire basi militari”, ha dichiarato al Consiglio l’ambasciatore della Lega Araba presso le Nazioni Unite Maged Abdelfattah Abdelaziz.

Yemen: La competizione tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti nello Yemen latente da tempo ora si sta intensificando. Martedì 30 dicembre le forze della coalizione guidata dall’Arabia Saudita hanno attaccato il porto meridionale yemenita di Mukalla. L’attacco aereo contro quello che Riyadh ha definito un carico di armi collegato agli Emirati Arabi Uniti è stato il più significativo inasprimento fino ad oggi della crescente frattura tra le due monarchie del Golfo.
Lo Yemen ha cancellato l’accordo di difesa comune con gli Emirati, chiedendo l’immediato ritiro delle forze emiratine. Il ministro della difesa degli Emirati ha annunciato martedì 30 dicembre la fine della presenza militare emiratina sul territorio yemenita.