Il sistema di internazionalizzazione delle imprese italiane


L’azione dei vari attori istituzionali e delle relative politiche sull’export mira a sostenere gli interessi del sistema imprenditoriale italiano nella penetrazione dei mercati, nell’acquisizione di contratti e commesse, nella realizzazione di investimenti e nella partecipazione ai negoziati internazionali economici e commerciali.


Di Alfredo Veneziani

Sommario: 1. Introduzione – 2. Le ragioni dell’intervento pubblico a sostegno dell’internazionalizzazione – 3. Il quadro istituzionale del sistema Paese – 3.1. MAECI e MIMIT – 3.2. Agenzia ICE, Cassa Depositi e Prestiti, SACE e SIMEST – 3.3. Regioni, Enti locali e altri attori territoriali
– 4. Le politiche italiane per la promozione ed il sostegno del Made in Italy nel mondo – 4.1. Scenario macroeconomico – 4.2. Tutela e valorizzazione dei prodotti italiani – 4.3. Mercati di riferimento e aree di interesse – 4.4. Linee di attività ed azioni strategiche – 5. Riflessioni conclusive – Bibliografia 

  1. Introduzione

Questo lavoro presenta un’analisi sintetica del sistema pubblico a supporto dell’internazionalizzazione, ovvero l’insieme delle istituzioni e delle politiche pubbliche preposte alla promozione e al sostegno delle imprese e dei prodotti italiani all’estero[1]. L’azione dei vari attori istituzionali e delle relative politiche sull’export mira a sostenere gli interessi del sistema imprenditoriale italiano nella penetrazione dei mercati, nell’acquisizione di contratti e commesse, nella realizzazione di investimenti e nella partecipazione ai negoziati internazionali economici e commerciali. Si tratta di un’azione diretta a superare quelle barriere che si presentano nell’operare sui mercati esteri, fisiologicamente meno affini in termini culturali e regolamentari e di più difficile accesso per l’esistenza di ostacoli burocratici e legali, al fine di migliorare la competitività dell’economia italiana[2].

A ben vedere, l’assetto del sistema pubblico di supporto alla promozione dell’internazionalizzazione – il cd. sistema Paese – è disegnato a partire dal convincimento che alle piccole e medie imprese (PMI) l’accesso ai mercati esteri risulti particolarmente gravoso per i rilevanti costi fissi di penetrazione e di acquisizione delle informazioni, e dalla parallela constatazione che le PMI siano la componente preponderante del sistema produttivo italiano[3] e pertanto vadano sostenute[4].

Inoltre, va registrato che la volontà di sostenere direttamente le imprese nelle fasi di internazionalizzazione ha prevalso nel tempo rispetto a politiche indirizzate invece alla creazione di un ecosistema di riferimento più favorevole all’affermarsi dell’iniziativa privata[5].

L’attuale assetto del sistema Paese, però, non è frutto di un progetto organico, bensì rappresenta il precipitato di una stratificazione di interventi normativi susseguitesi nel tempo[6]. Ne risulta, purtroppo, un quadro frammentato, a cui vanno imputate “difficoltà e rallentamenti nella gestione, nonché incertezze e disagi per gli operatori del settore costretti ad agire, tra l’altro, in un contesto produttivo e di mercato in forte evoluzione”[7].

Partendo da tali premesse, l’analisi contenuta in questo lavoro si articola lungo tre direttrici: i) innanzitutto, una riflessione sulle ragioni dell’intervento pubblico a sostegno dell’export dei beni italiani; ii) in seguito, un esame del composito quadro istituzionale attualmente in vigore; iii) e, infine, un approfondimento delle linee di attività e delle azioni strategiche previste per il sostegno all’internazionalizzazione delle imprese.

Si segnala fin da subito che, nonostante i numerosi tentativi di razionalizzazione, l’articolazione del sistema italiano resta complesso con difficoltà di coordinamento e sovrapposizioni fra i diversi attori coinvolti e le variegate attività che quest’ultimi pongono in essere.

  1. Le ragioni dell’intervento pubblico a sostegno dell’internazionalizzazione

Le imprese nazionali che vogliano operare sui mercati esteri, si è detto, devono superare barriere all’ingresso – derivanti sia dalle diversità culturali che regolamentari, burocratiche e legali – superiori a quelle presenti nel mercato domestico. È vero, quindi, che nel processo d’internazionalizzazione le imprese nazionali investono molte risorse per estendere all’estero la propria rete con nuovi partner e istituzioni[8].

Date tali circostanze, le politiche pubbliche hanno l’obiettivo di favorire, per un verso, il superamento delle suddette barriere all’entrata e, per altro verso, quello di assicurare al Paese le esternalità positive che l’internazionalizzazione comporta. I vantaggi che un’impresa può trarre dall’operare a livello internazionale sono infatti molteplici: dallo sfruttamento del proprio vantaggio comparato alla possibilità di accedere a processi più efficaci ed efficienti, a tecnologie più avanzate e a conoscenze più sofisticate[9]. Ad esempio, si è concordi nel ritenere che, mediante processi di learning by exporting, le imprese che accedono a nuovi mercati generano più facilmente innovazione dei prodotti e, in definitiva, un aumento della produttività[10]. In particolare, in tali ipotesi, il miglioramento della produttività delle imprese in seguito al loro ingresso nei mercati esteri è frutto del migliore accesso alle informazioni sulle best practices manageriali e di marketing, sulle nuove tecnologie e sull’esposizione alla concorrenza[11]. Difatti, come anticipato, l’avvio del processo d’internazionalizzazione porta investimenti in innovazione che favoriscono la crescita delle imprese e assicurano esternalità positive a beneficio della crescita economica dell’intero Paese. In proposito, l’intervento pubblico[12] risulta importante per accedere a mercati – come quello russo, cinese o indiano – caratterizzati da deboli sistemi legali, diffusi fenomeni corruttivi e lentezza della pubblica amministrazione. Nelle aree dove il clima d’affari è meno favorevole alle imprese, a ben vedere, giocano un ruolo fondamentale la dimensione e le risorse degli uffici commerciali attivi presso le rappresentanze diplomatiche e la presenza in loco di istituti di credito dei paesi d’origine.

Occorre altresì tener presente che i governi di tutti i Paesi, con diverse modalità e strumenti, sostengono l’internazionalizzazione delle proprie imprese, interferendo di fatto sull’equilibrio del mercato. Non deve sorprendere quindi che anche l’Italia, che delle esportazioni fa un asset primario, impieghi in questa attività di sostegno e promozione risorse umane e finanziarie. Detto ciò, sembra urgente ed evidente la necessità di rafforzare un’azione sinergica considerato che le risorse pubbliche investite dai concorrenti europei generano un elevato ritorno o offrono alle loro aziende servizi di miglior qualità.

  1. Il quadro istituzionale del sistema Paese

Negli ultimi anni si sono susseguiti interventi normativi che hanno inciso in misura rilevante sull’infrastruttura istituzionale a sostegno dell’internazionalizzazione delle imprese. Attualmente, le linee guida e di indirizzo strategico in materia di promozione e internazionalizzazione delle imprese sono elaborate dal Comitato Interministeriale per il Made in Italy nel Mondo (CIMIM)[13], co-presieduto dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) e dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). Gli altri membri del Comitato sono: il Ministro dell’Economia e delle Finanze, il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste ed il Ministro del Turismo.

Gli indirizzi e le linee guida vengono, poi, assunti da una Cabina di Regia, co-presieduta dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, che raggruppa i principali attori pubblici e privati preposti all’internazionalizzazione[14], al fine di garantire il coordinamento delle politiche di sostegno e assicurare una maggiore efficacia delle azioni promozionali sui mercati esteri[15].

  • MAECI e MIMIT

Al vertice del sistema troviamo quindi il MAECI ed il MIMIT che contribuiscono all’elaborazione e all’attuazione delle politiche di sostegno all’internazionalizzazione, con una ripartizione delle competenze che attribuisce al secondo la gestione delle politiche in Italia e al primo il coordinamento degli interventi all’estero.
Si noti che tale ripartizione è frutto di una relativamente recente modifica normativa che ha trasferito importanti funzioni e competenze dall’allora Ministero dello Sviluppo Economico (oggi MIMIT) al Ministero degli Affari Esteri. Nel dettaglio, l’art. 2 del decreto-legge 21 settembre 2019, n. 104, ha trasferito dal MISE al MAECI le funzioni, e le relative risorse umane e strumentali, esercitate in materia di politica commerciale e promozionale con l’estero e di sviluppo dell’internazionalizzazione del sistema Paese[16].
Il MAECI – in particolare la Direzione Generale per la promozione del sistema Paese – si occupa di sostenere le imprese italiane all’estero ed a favorire la crescita del Paese mediante la propria diplomazia economica. Nel dettaglio, la Direzione generale per la promozione del sistema Paese della Farnesina: a) assicura, d’intesa con le altre Direzioni generali competenti, anche attraverso la rete degli uffici all’estero, la coerenza complessiva delle attività di promozione, sostegno e valorizzazione con l’estero del Paese e di tutte le sue componenti; b) cura la diffusione della lingua, della cultura, della scienza, della tecnologia e della creatività italiane all’estero, anche attraverso il coordinamento e la gestione della rete degli istituti di cultura e degli addetti scientifici; c) tratta le questioni culturali e scientifico-tecnologiche in relazione a enti e organizzazioni internazionali; d) promuove, nel rispetto delle competenze delle altre amministrazioni dello Stato e d’intesa con queste, anche in relazione ad enti di rispettivo riferimento, l’internazionalizzazione del sistema Paese e segue i rapporti con le realtà produttive italiane e le relative associazioni di categoria, nonché con le Regioni e le altre autonomie locali per quanto attiene alle loro attività con l’estero; e) promuove e sviluppa, d’intesa con le altre competenti amministrazioni dello Stato, iniziative dirette a sostenere l’attività all’estero delle imprese italiane ed a favorire gli investimenti esteri in Italia; f) partecipa alle attività e si coordina con gli enti ed organismi di diritto italiano che assolvono a compiti relativi alla materia del credito e degli investimenti all’estero; g) adotta le opportune iniziative per agevolare l’attività presso università ed enti di ricerca italiani di docenti e ricercatori stranieri, nonché l’attività presso università ed enti di ricerca straniera di docenti e ricercatori italiani; h) cura le attività di propria competenza del relative alle borse di studio e agli scambi giovanili; i) promuove, d’intesa con le competenti amministrazioni pubbliche, la collaborazione internazionale e bilaterale nello sport; j) sovrintende all’attività svolta per le autorizzazioni dei materiali di armamento e segue, d’intesa con le altre competenti amministrazioni dello Stato, le questioni di competenza attinenti alla politica di esportazione e importazione di armamenti e materiali a doppio uso.

Fuori dai confini italiani il sostegno all’internazionalizzazione avviene – di fatto – mediante l’attività diplomatica della rete delle ambasciate, dei consolati e delle rappresentanze presso gli organismi internazionali coordinate dalla Direzione generale sistema Paese della Farnesina. Le ambasciate hanno quindi gli strumenti per coordinare tutti i soggetti del sistema Paese anche se, di fatto, l’efficacia di tale coordinamento dipende ancora oggi prevalentemente dall’iniziative degli ambasciatori e dalla presenza di specifiche competenze in materie commerciali ed economiche disponibili presso la rappresentanza stessa, ritenute ancora molto variabili tra le diverse sedi[17].

In maniera speculare, invece, il MIMIT si occupa oggi – come anticipato poc’anzi – soprattutto della gestione delle politiche di promozione e sostegno all’internazionalizzazione sul territorio nazionale. In particolare, il MIMIT[18] assicura gli strumenti finanziari che possono favorire la promozione e la salvaguardia di settori strategici nazionali e la crescita delle filiere produttive[19].  Inoltre, promuove, per un verso, l’internazionalizzazione delle eccellenze italiane (co-presiede infatti il CIMIM), e per altro verso, l’attrazione e la ricollocazione in Italia di investimenti diretti esteri, con una governance integrata oggi possibile grazie al potenziamento del Comitato di Attrazione degli Investimenti Esteri (CAIE)[20]. L’art. 25 del decreto-legge 50/22, infatti – con la valorizzazione del CAIE e la creazione di una Segreteria Tecnica – offre al MIMIT un nuovo strumento di politica industriale accanto agli incentivi alle imprese ed all’attività di gestione delle crisi industriali. Nel dettaglio, il ruolo della neoistituita Segreteria Tecnica appare simile a quello di un ombudsman, e cioè di un mediatore in posizione di raccordo tra l’investitore straniero da una parte e tutti i soggetti privati e pubblici italiani coinvolti dall’altra, con il fine di fornire supporto al positivo avvio dell’investimento in Italia (v. infra, par. 4.4).

  • Agenzia ICE, Cassa Depositi e Prestiti, SACE e SIMEST

L’attuazione degli interventi elaborati in seno al CIMIM e assunti dalla Cabina di Regia è affidata ad a un gruppo di attori pubblici, tra cui i più noti sono l’Agenzia ICE ed il polo dell’export e dell’internazionalizzazione costituito da Cassa Depositi e Prestiti, SACE e SIMEST.

L’Agenzia ICE per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane (già Istituto per il Commercio Estero) è l’organismo attraverso cui il Governo favorisce il consolidamento e lo sviluppo economico-commerciale delle imprese italiane sui mercati esteri. Agisce, inoltre, quale soggetto incaricato di promuovere l’attrazione degli investimenti esteri in Italia. Va sottolineato che nel 2019 la governance dell’Agenzia è stata modificata, poiché – come anticipato – il Governo italiano ha trasferito le competenze in materia di politica commerciale e di internazionalizzazione dall’allora Ministero dello Sviluppo Economico (oggi MIMIT) al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale[21].

La missione dell’Agenzia ICE è quella di incentivare lo sviluppo dell’internazionalizzazione delle imprese italiane, la commercializzazione di beni e servizi italiani nei mercati internazionali e la promozione dell’immagine dei prodotti italiani nel mondo. Con una organizzazione dinamica e moderna, e una diffusa rete di uffici all’estero, l’Agenzia ICE offre servizi reali[22] di informazione, assistenza, consulenza, promozione e formazione alle PMI italiane. Grazie all’utilizzo dei più moderni strumenti di promozione e di comunicazione multicanale (v. infra, 4.4), agisce per affermare le eccellenze del Made in Italy nel mondo[23]. Nel perseguimento dei propri obiettivi, l’Agenzia è tenuta ad operare in raccordo con le Regioni[24], le Camere di Commercio, le organizzazioni imprenditoriali e gli altri soggetti pubblici e privati interessati.

Passando al supporto all’export di Cassa Depositi e Prestiti, quest’ultima opera tramite finanziamenti di medio-lungo termine concessi a controparti estere – quali imprese, governi e banche – assistiti da garanzia SACE ed in collaborazione con SIMEST, che supporta il finanziamento attraverso la stabilizzazione del tasso d’interesse e mediante la concessione di contributi a fondo perduto in conto interessi[25]. La valorizzazione dell’innovazione si ottiene infatti anche da strumenti che facilitano l’accesso al credito, come il Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca (FRI)[26] o il basket bond per l’internazionalizzazione delle PMI[27]. Sempre per supportare la competitività delle imprese italiane sui mercati esteri, poi, la Cassa opera attraverso le attività della Piattaforma di Business Matching, strumento digitale lanciato in collaborazione con MAECI e SIMEST per favorire lo sviluppo di relazioni commerciali tra imprese italiane ed estere[28].

Inoltre, un contributo fondamentale all’internazionalizzazione viene dalle politiche di sostegno alle esportazioni di SACE – che si dedica alla fornitura di servizi assicurativi nel settore del commercio estero – e di SIMEST – che invece promuove l’internazionalizzazione produttiva e commerciale delle imprese italiane.

In particolare, SACE è il gruppo assicurativo-finanziario italiano, direttamente controllato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF)[29], specializzato nel sostegno alle imprese ed al tessuto economico nazionale attraverso un’ampia gamma di strumenti e soluzioni a supporto della competitività delle imprese italiane nel mondo[30]. Export credit agency italiana, offre un network di relazioni, conoscenze e servizi assicurativo-finanziari, tra cui, anzitutto, l’assicurazione del credito all’esportazione mediante assicurazione e/o riassicurazione dei rischi a cui sono esposte le imprese nelle loro transazioni internazionali e negli investimenti all’estero, ma anche attraverso l’erogazione di cauzioni, garanzie finanziarie e cessione dei crediti[31].

SIMEST, invece, è la società del gruppo CDP[32] che agisce affiancando l’impresa per tutto il ciclo di espansione all’estero, dalla prima valutazione di apertura verso un nuovo mercato, all’espansione attraverso investimenti diretti. È stata creata dall’allora Ministero del commercio con l’estero come Società Italiana per le Imprese Miste all’Estero a seguito della l. 100 del 1990 con l’obiettivo di favorire l’internazionalizzazione delle imprese italiane, tramite l’assunzione di quote di partecipazione di minoranza al capitale di rischio delle affiliate estere di aziende italiane operanti al di fuori dei propri confini. Essa opera attraverso finanziamenti per l’internazionalizzazione, il supporto del credito alle esportazioni e la partecipazione al capitale di imprese[33]. Tra le varie misure introdotte, gli strumenti di finanza agevolata gestiti da SIMEST – su cui v. infra, par. 4.4 –, con particolare riguardo al Fondo 394/81, rappresentano una leva eccezionale per attuare concretamente e nell’immediato il sostegno richiesto dalle imprese italiane.

  • Regioni, Enti locali e altri attori territoriali

Infine, è necessario sottolineare l’importanza delle sinergie con le Regioni, gli Enti e gli altri attori dei territori. In particolare, il “potere estero” delle Regioni e delle altre Autonomie Territoriali, riconosciuto dall’ordinamento italiano, implica la necessità di un raccordo costante e strutturato tra il Governo e gli stessi Enti Territoriali per assicurare unitarietà e coerenza alla politica estera del Paese e per svolgere in forma coordinata le attività di promozione all’estero dei territori italiani[34]. I rapporti con le Regioni e gli Enti Territoriali vengono sviluppati attraverso due strutture di coordinamento: i) il Tavolo permanente per il coordinamento dell’azione internazionale[35]; ii) il Gruppo di lavoro per l’internazionalizzazione dei territori[36]. Infine, il Sistema camerale[37] – sfruttando la capillarità nei territori – può contribuire in maniera importante, per un verso, allo sviluppo del sistema economico dei territori e, per altro verso, a migliorarne la competitività sui mercati esteri, anche con una attività rivolta all’attrazione di risorse e progetti sul versante dello sviluppo del Sud Italia[38].

Va ricordato, in proposito, il Protocollo d’intesa tra ICE, Unioncamere e Assocamerestero, in cui viene evidenziata l’opportunità di potenziare sinergicamente l’assistenza offerta ai territori e alle PMI per sostenere il Made in Italy in Italia e nel mondo[39]. Basti citare, ad esempio, il Progetto SEI (Sostegno all’Export dell’Italia), che Unioncamere offre – attraverso la rete delle Camere di Commercio sul territorio – per favorire l’export delle imprese, con particolare attenzione alle aziende non esportatrici od esportatrici occasionali; o ancora, il Programma Impresa 4.0, in cui particolare attenzione del sistema camerale è dedicata alle potenzialità del digitale, anche nell’ottica di promuovere le esportazioni[40].

  1. Le politiche italiane per la promozione ed il sostegno del Made in Italy nel mondo

Questo paragrafo presenta una breve sintesi dello scenario macroeconomico internazionale (par. 4.1), a cui segue un’analisi delle attività di diplomazia italiana per il sostegno e la crescita dell’internazionalizzazione, con un focus particolare sulla tutela e la valorizzazione del Made in Italy (par. 4.2) e sui possibili mercati rilevanti (par. 4.3). Infine, l’ultima parte è dedicata alla descrizione delle linee di attività e delle azioni strategiche a sostegno dell’export (par. 4.4).

  • Scenario macroeconomico

Il quadro economico internazionale risulta ad oggi – dicembre 2023 – caratterizzato dal rallentamento delle principali economie mondiali, al quale è associata l’incertezza sulla decelerazione dell’inflazione e il cambiamento repentino dello scenario geopolitico, soprattutto in Europa orientale e in Medioriente. Il conflitto russo-ucraino, l’inflazione elevata, i rincari dei prezzi delle materie prime e le difficoltà di approvvigionamento di alcuni fattori produttivi, le strozzature nei trasporti e nella logistica, insieme all’orientamento restrittivo della politica monetaria delle principali Banche centrali rappresentano un freno all’economia globale, che si attende in rallentamento nel 2024.

Di conseguenza, la congiuntura economica negativa si è manifestata in tutte le filiere. In questo scenario globale non sono stati risparmiati neanche i settori economici più resilienti che negli ultimi anni hanno evidenziato le performance migliori. Tra di essi, infatti, quelli che hanno subito maggiori impatti negativi sono il turismo o settori ad esso riconducibili come il trasporto aereo, soprattutto con riferimento al segmento internazionale.

Per un paese esportatore come l’Italia, questa tendenza – qualora dovesse essere confermata – potrebbe rappresentare un fattore di criticità rilevante. In effetti, le stime della Banca d’Italia sulla crescita economica sono al ribasso, con una previsione di crescita dello 0,8 % nel 2024 e dell’1% nel 2025[41]. La crescita risentirebbe dell’inasprimento delle condizioni di finanziamento e della debolezza degli scambi internazionali[42], mentre beneficerebbe degli effetti delle misure del PNRR e del graduale recupero del potere d’acquisto delle famiglie. L’inflazione, infine, dovrebbe ridursi marcatamente, scendendo dal 6,1% del 2023 al 2,4% nel 2024, fino ad arrivare al 1,9% nel 2025.

Sul fronte dell’export – dopo un’espansione quasi in doppia cifra (+9,9%) nel 2022 – le esportazioni italiane di beni e servizi registrano una battuta d’arresto (+0,8%) nel 2023. Le previsioni poi per il 2024 accelerano gradualmente (+2,3%), ma rimangono al di sotto dei ritmi medi di crescita del periodo pre-pandemico (+2,5% nel periodo 2012 – 2019), anche se sono in linea con l’andamento del commercio mondiale. La riduzione dell’export di beni nel 2023 è legata al rallentamento della domanda mondiale, specie nei principali mercati di destinazione delle merci italiane (in particolare Germania e Stati Uniti).

In particolare, le esportazioni del settore manifatturiero degli autoveicoli hanno realizzato il maggior incremento (+19,1%), compensando la debole crescita del 2022; seguono l’occhialeria, i macchinari – primo settore per peso dell’export – gli altri mezzi di trasporto (in forte rallentamento rispetto al 2022) e i prodotti farmaceutici, che avevano registrato una crescita eccezionale nel 2022. Il contributo alla crescita del PIL che proviene dall’export, misurato al netto dell’andamento delle importazioni, risulta essere stato nullo nel 2023. Si prevede che tornerà ad essere appena positivo il prossimo anno. Dunque, dagli scambi con l’estero – considerati i dati dell’ultimo biennio – non viene quel forte stimolo alla crescita economica che si è registrato negli ultimi anni.

  • Tutela e valorizzazione dei prodotti italiani

In linea con lo scenario macroeconomico appena delineato, pertanto, risulta evidente che il sostegno di tutti gli attori del sistema Paese alla crescita delle imprese nazionali sui mercati esteri rappresenta una delle priorità della politica estera economica italiana. Si tratta, a ben vedere, di un obiettivo da perseguire attraverso un dialogo costante con gli operatori economici e mediante l’introduzione di nuovi strumenti al fine di far fronte alle sfide che derivano dalla debole congiuntura internazionale.

Tale diplomazia economica si dispiega su tutte le linee d’azione strategiche, a partire dalla rete all’estero del MAECI e dell’Agenzia ICE al fine permettere alle aziende di cogliere le diverse opportunità offerte dall’internazionalizzazione, tra cui: l’attrazione degli investimenti dall’estero in grado di generare ricchezza ed occupazione in Italia; il potenziamento dell’azione verso le Banche multilaterali di sviluppo (BERS, BEI, Banca Mondiale e Banca di Sviluppo del Consiglio d’Europa, etc.); la promozione delle principali filiere italiane con appeal internazionale; le azioni di comunicazione e promozione integrata volte a valorizzare i punti di forza, ossia quella sintesi di creatività, innovazione, qualità e bellezza che contraddistinguono il Made in Italy. L’efficacia di tali azioni si basa sul coordinamento strategico dei vari attori istituzionali, sia in Italia che al di fuori dei confini nazionali. Con il ritorno alla normalità post-pandemica, la rete diplomatica – interlocutore essenziale e privilegiato per l’azione di business matching a favore delle imprese nazionali – torna ad essere il perno dell’azione promozionale, offrendo una vetrina alla produzione nazionale di eccellenza, anche ospitando eventi di diplomazia economica, rassegne tematiche, presentazioni di manifestazioni espositive internazionali. L’attività di sostegno pubblico all’internazionalizzazione, si è detto, presta una rinnovata attenzione alla realizzazione di azioni di sistema, privilegiando la valorizzazione di specifiche filiere produttive e riservando un particolare rilievo al tema dell’economia circolare e della sostenibilità, settore nel quale l’Italia è capofila. Questo approccio non si limita alla mera promozione dei prodotti, ma consiste piuttosto nell’incoraggiare una maniera innovativa di fare attività d’impresa, presentando all’estero le filiere nazionali, non solo come eccellenze nel panorama internazionale, ma anche come campioni in tema di sostenibilità, transizione ecologica ed energetica. Tale azione si avvale, oltre che dei consueti e consolidati strumenti promozionali dell’Agenzia ICE (organizzazione di fiere all’estero, attrazione in Italia di operatori esteri, azioni di comunicazione e corsi di formazione, v. infra), dell’organizzazione di “missioni per la crescita”, secondo un approccio tailor-made Paese per Paese, sulla base di una valutazione complessiva del potenziale di crescita del Made in Italy nei differenti settori dove l’Italia esprime un elevato grado di competitività, con una particolare attenzione alle piccole e medie imprese. L’economia circolare è, infatti, un tema trasversale declinabile in ogni settore produttivo e in particolare nelle filiere della tecnologia industriale, dei semilavorati e delle materie prime, della chimica, dei trasporti e della logistica, dell’agroalimentare, della moda e dell’arredo.

In questo quadro, oltre alle diverse attività realizzate dal MIMIT – attraverso l’operato dell’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM) – sono previste attività più specifiche di assistenza alle imprese per consentire loro di operare in sicurezza sui mercati esteri, orientandole e tutelandole sul versante della proprietà industriale e della promozione dei prodotti tipici[43] anche in risposta al fenomeno dell’Italian sounding[44].

L’esperienza evidenzia infatti quanto le PMI sottovalutino, da un lato, il tema della registrazione dei marchi, e dall’altro, il fenomeno dell’Italian sounding, fenomeno che impatta anche sulla competitività stessa dell’impresa. Obiettivo dichiarato è pertanto lo sviluppo dei punti di monitoraggio e assistenza per le imprese italiane sulle regole e le opportunità collegate alla tutela della proprietà industriale, allo scopo di un loro consolidamento all’estero e di sviluppare ulteriormente le attività di assistenza specifica alle imprese[45].

  • Mercati di riferimento e aree di interesse

Coerentemente con il quadro dell’economia globale, si assiste al ritorno di un approccio all’internazionalizzazione più conservativo. Rispetto al mondo stabile e multilaterale di fine Novecento – che ha consentito una crescita degli scambi senza precedenti – torna la necessità di un approccio più selettivo, che guardi al potenziale dei mercati anche sotto la lente della macroeconomia e, soprattutto, della geopolitica. Si tratta di un commercio a blocchi che richiama la geografia degli stessi mercati, ma che trae la sua fisionomia anche da alleanze strategiche tra Paesi collegati. Dall’invasione russa dell’Ucraina, il quadro politico è andato infatti ridefinendosi in maniera sempre più netta, con contrapposizioni che vanno oltre le aree di crisi e si riflettono sul clima e le direzioni degli scambi globali: un cambio di passo delle relazioni internazionali destinate a modificare attraverso i rapporti politici anche le partnership commerciali[46].

In linea generale, quindi, le numerose attività di sostegno pubblico all’internazionalizzazione dei prodotti italiani si sviluppano soprattutto nei mercati maturi (principali mercati di sbocco delle esportazioni italiane), e nei mercati ad alto potenziale (Paesi-obiettivo di speciale interesse per la compresenza di specifici fattori, quali, ad es., l’elevato potere di acquisto, l’elevato numero di imprese italiane già presenti, il clima d’affari favorevole, il peso demografico e i margini stimati di sviluppo delle esportazioni). Nondimeno l’attenzione è rivolta anche a quei mercati emergenti che presentano uno specifico interesse in una prospettiva di medio-lungo periodo, in ragione di un notevole potenziale di crescita segnalato dalla maggiore apertura agli scambi internazionali e/o da processi di trasformazione sociale e dei modelli di consumo.

Coerentemente con siffatte indicazioni, la strategia a sostegno delle filiere italiane si sostanzia in azioni indirizzate verso aree di interesse strategico per l’Italia, in cui le politiche per l’internazionalizzazione integrano obiettivi più ampi di sviluppo socioeconomico e di promozione dell’autonomia strategica[47]. Tali azioni riguardano la regione dei Balcani[48], l’Africa subsahariana e l’America Latina e sono integrate da un accresciuto impegno sul fronte della ricerca di opportunità derivanti dall’attività di approvvigionamento delle Banche Multilaterali di Sviluppo e delle Istituzioni Finanziarie Internazionali regionali.

Nella regione dei Balcani occidentali l’obiettivo prioritario è il potenziamento della presenza delle imprese nazionali nei settori a più alto contenuto tecnologico, come infrastrutture, digitalizzazione e startup, energie rinnovabili, transizione verde, agri-tech, oltre a quelli di tradizionale presenza delle imprese del nostro Paese (a partire dal tessile)[49].

Nel continente africano, invece, l’azione di sostegno e promozione commerciale è inserita nella più ampia strategia europea di cooperazione Ue-Africa, che fissa come priorità la promozione degli investimenti, il coinvolgimento del settore privato per avviare un processo di sviluppo sostenibile e la riduzione della povertà, nonché la messa in opera di un piano nazionale – il cd. “Piano Mattei per l’Africa” – che miri ad introdurre un modello virtuoso di crescita e collaborazione tra Unione europea e Paesi africani e che valorizzi il ruolo strategico dell’Italia nel Mediterraneo[50]. A tali iniziative potrebbe aggiungersi inoltre un veicolo di investimento, basato anche su risorse di natura privata che possa favorire, sia direttamente che attraverso l’effetto leva, investimenti diretti ed esportazioni italiane in Africa, nonché contribuire a mitigare il cambiamento climatico e, in generale, a raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU[51].

In tale ottica, può essere utile ricordare l’“Iniziativa Attanasio”[52], nell’ambito della quale si sono svolte missioni prolungate di funzionari dell’Agenzia ICE che hanno reso possibile la realizzazione di due missioni settoriali, rispettivamente in Costa d’Avorio e in Senegal, cui hanno preso parte le principali associazioni di categoria dei settori delle infrastrutture e dell’agroindustria e gli enti di sostegno finanziario/assicurativo italiani (CDP, SACE, SIMEST). L’azione di promozione nell’area prevede la prossima apertura di nuovi uffici dell’Agenzia ICE[53] e di osservatori economici[54] che si andranno ad affiancare ai Desk già operanti o in corso di attivazione[55], cui dovrà seguire un rafforzamento degli uffici esistenti. Si prevede inoltre di organizzare una missione per la crescita presso l’African Development Bank.

Diversamente, i Paesi dell’America Latina risentono meno dell’impatto del conflitto in corso in Ucraina, non solo per la distanza geografica dall’area di guerra, ma per la loro minore integrazione nell’ambito delle catene globali del valore. In determinati Paesi si potrà allora cogliere l’opportunità delle numerose imprese italiane già insediate nel continente e della cospicua collettività italiana o di origine italiana. L’attività promozionale si indirizza verso Messico, Brasile, Cile, Colombia e Perù, in specie nei settori dei mezzi di trasporto, della chimica e farmaceutica, del tessile e dell’abbigliamento, attraverso attività già collaudate e missioni per la crescita che coinvolgono le aziende che detengono importanti quote di mercato. Infine, particolare attenzione è riservata alle missioni imprenditoriali comunitarie dell’iniziativa “Global Gateway[56] e delle altre “Team Europe Initiatives[57], nonché al Vertice Europa-America Latina in programma la primavera del 2024 che avrà un panel dedicato all’imprenditoria.

Per quanto riguarda il continente asiatico, poi, l’area include alcuni ampi margini di opportunità per i settori di eccellenza dell’Italia, in particolare macchinari, mezzi di trasporto, tessile e abbigliamento. L’azione relativa si esprimerà attraverso “missioni per la crescita” che affiancheranno le consuete attività di ICE in Asia[58], in Paesi-obiettivo quali Vietnam, Tailandia, Indonesia e Malesia, con un’azione di maggiore penetrazione delle Banche di Multilaterali di Sviluppo, quali l’Asian Development Bank e l’Asian Infrastructure Investment Bank, di cui l’Italia è tra i fondatori. Inoltre, è necessario valorizzare la Piattaforma di Business Matching che Cassa Depositi e Prestiti, in collaborazione con il MAECI, ha avviato in Giappone, Corea del Sud ed Indonesia e si appresta ad estendere anche al Vietnam. All’interno di questo quadro è d’interesse strategico per l’Italia continuare a operare affinché la rete di accordi di libero scambio dell’Unione europea con i Paesi dell’area costituisca uno strumento per estendere criteri e standard riconosciuti, salvaguardando i settori sensibili dell’economia nazionale, come la protezione delle Indicazioni Geografiche ed il contrasto all’Italian sounding. In quest’ambito, il miglioramento dell’export italiano richiede l’eliminazione delle barriere tariffarie e la rimozione/azzeramento dei dazi, la maggiore tutela e riconoscimento dei prodotti DOP e IGP, delle procedure di iscrizione in liste ad hoc per gli stabilimenti, certificazioni e specifiche richieste di etichettatura.

Nella prospettiva della conclusione del conflitto russo-ucraino, è opportuno procedere, poi, ad una valutazione condivisa tra Istituzioni pubbliche, partner del sistema Paese per l’export e attori del settore privato sulle linee d’azione ed i possibili strumenti finanziari a supporto della futura ricostruzione dell’Ucraina. L’opportunità di procedere celermente nella direzione indicata si lega alla considerazione che si opererà in un contesto altamente competitivo, non solo rispetto ai partner europei, ma anche rispetto alle potenze mondiali come Stati Uniti e Cina. A tal fine, si è già proceduto a istituire un Tavolo interministeriale sulle prospettive di ricostruzione dell’Ucraina, che si ripropone di raccogliere e sistematizzare il contributo delle Amministrazioni centrali e dei principali enti ed organizzazioni preposti all’internazionalizzazione (ICE, CDP, SACE, SIMEST, Confindustria), nonché di delineare – col coinvolgimento diretto del settore privato – l’offerta complessiva del sistema Italia per il futuro dell’Ucraina, in sintonia con il CIMIM. Sarà importante al riguardo il ruolo della piccola e media industria italiana che presenta in effetti quei profili di flessibilità e specializzazione necessari alle varie fasi di ricostruzione. Tra i settori chiave che potrebbero essere coinvolti vi sono le infrastrutture logistiche[59]; il settore edile, sanitario ed energetico, le tecnologie ed i macchinari, l’industria spaziale e della sicurezza. Tale strategia dovrà peraltro coordinarsi con l’impegno già assunto a livello internazionale, in particolare nell’ambito della Piattaforma internazionale per il coordinamento del sostegno finanziario all’Ucraina prospettata nella cornice del G7. Un approccio proattivo dovrà altresì caratterizzare il rapporto con le principali Banche multilaterali di sviluppo (BERS, BEI, Banca Mondiale e Banca di Sviluppo del Consiglio d’Europa), in vista dei futuri progetti di ricostruzione che verranno da queste ultime finanziati e di cui le imprese nazionali potranno beneficiare nella loro auspicata partecipazione alle gare d’appalto previste.

  • Linee di attività ed azioni strategiche

Gli strumenti di finanza agevolata hanno contribuito a sostenere le imprese per superare lo shock dell’emergenza pandemica, cogliere le opportunità della successiva ripresa e mitigare l’impatto negativo delle conseguenze del conflitto russo-ucraino, attraverso l’offerta di un apposito bilanciamento tra finanziamenti agevolati e contributi a fondo perduto. Si tratta di diversi strumenti, tra cui vanno citati il Fondo 394/81 ed il Fondo 295/73, entrambi gestiti da SIMEST.

Il primo – Fondo 394/81 – ha consentito in particolare di mobilitare nell’ultimo triennio oltre 5 miliardi di euro, finalizzati al sostegno dei processi di internazionalizzazione delle PMI attraverso l’inserimento in nuovi mercati, la partecipazione a mostre e fiere a carattere internazionale, l’assunzione di personale specializzato per l’internazionalizzazione (cd. Temporary Export Manager), lo sviluppo dell’e-commerce e il finanziamento di studi di fattibilità per l’accesso a nuovi mercati. Il Fondo ha giocato un ruolo centrale anche nel quadro della risposta alla crisi russo-ucraina, supportando le imprese direttamente colpite dalle conseguenze economiche del conflitto in termini di perdita di fatturato estero e rincari degli approvvigionamenti, anche aiutandole ad individuare mercati di sbocco alternativi a quelli dei Paesi coinvolti nelle ostilità. Con il progetto “Rifinanziamento e ridefinizione del Fondo 394/81”, dal valore complessivo di 1,2 miliardi di euro, a cui si sono aggiunti ulteriori 800 milioni di euro di risorse nazionali per soddisfare il complesso di richieste ricevute, è stato possibile sostenere i processi di transizione digitale ed ecologica di oltre 8000 imprese, di cui circa 5000 piccole e medie imprese a vocazione internazionale. In tale quadro, emerge anche la straordinaria risposta delle imprese meridionali che sono state capaci di accedere all’intera quota di risorse loro riservata – la cd. “Riserva Sud”, pari al 40% delle risorse disponibili –, smentendo una tendenza che vedeva le imprese del Sud accedere tradizionalmente alle risorse del Fondo in misura residuale e mai superiore al 10%.

Il secondo – Fondo 295/73 – ha consentito l’erogazione di contributi a fondo perduto in conto interessi, per il sostegno delle esportazioni e della conclusione di importanti commesse internazionali[60]. Grazie a questo strumento, si è permesso alle aziende di offrire condizioni di pagamento dilazionato a medio/lungo termine a un tasso di interesse fisso agevolato ed estremamente competitivo.

Sono previsti inoltre diverse iniziative anche per il sostegno pubblico alla diffusione degli strumenti digitali per l’internazionalizzazione delle PMI. Si pensi ad esempio al Bonus per l’export digitale[61] gestito da Invitalia, all’accordo tra MAECI ed i principali provider italiani delle telecomunicazioni per la fornitura gratuita di servizi digitali per l’export delle PMI[62], al contributo offerto per l’inserimento nell’organigramma aziendale di un Digital Temporary Export Manager (D-TEM) specializzato nel settore della digitalizzazione[63], o ancora ai numerosi accordi stipulati dall’Agenzia ICE per promuovere il posizionamento dei prodotti delle PMI sulle principali piattaforme di commercio elettronico, tra cui Amazon e Alibaba[64]. Tali iniziative hanno contribuito ad un complessivo miglioramento della capacità delle imprese italiane di posizionarsi sui mercati digitali, come testimoniato dalla crescita a due cifre (+12,3%) nel 2022 del mercato digitale nel nostro Paese. Coerentemente con questa tendenza positiva, l’Italia è inoltre passata dal 25° al 18° posto nel rapporto DESI che misura l’indice di digitalizzazione dell’economia e della società degli Stati membri dell’Unione europea[65].

Prosegue poi – con la collaborazione tra l’Agenzia ICE e le competenti Direzioni Generali del MIMIT e del MASAF – l’azione di promozione e sostegno all’internazionalizzazione attraverso gli accordi stipulati con le principali catene della Grande Distribuzione Organizzata internazionale (GDO), finalizzata anche a promuovere l’immagine dei prodotti d’eccellenza italiani, a potenziare le azioni di comunicazione verso il consumatore e a contrastare la contraffazione e l’Italian sounding.

In stretto raccordo con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, l’Agenzia ICE contribuisce inoltre alla promozione internazionale dell’ecosistema delle startup e PMI innovative italiane attraverso l’organizzazione di partecipazioni collettive a eventi all’estero di grande rilievo internazionale, l’invito in Italia di delegazioni straniere di investitori in occasione di fiere e l’organizzazione di singoli eventi per l’incontro tra startupper, business angel e venture capitalist. Questa strategia di promozione tiene inoltre conto delle sinergie in atto tra il mondo della ricerca e il mondo dell’industria affinché le innovazioni di prodotto e di processo siano le leve per affacciarsi e consolidarsi in mercati in via di sviluppo.

In proposito, l’Agenzia ICE offre innanzitutto un programma di tutoraggio e follow-up delle startup, il Global Start Up Program[66]. Va segnalato inoltre che – d’intesa con il MAECI – ICE ha aperto a San Francisco il primo Centro di Innovazione e Cultura italiano (Innovit), progetto pilota nella Silicon Valley che mira a promuovere il business matching e la contaminazione tra società corporate, startup innovative italiane e gli ecosistemi di innovazione negli USA[67].

Ancora, tra le numerose attività di promozione e sostegno all’internazionalizzazione delle imprese, rientra anche l’attività per l’attrazione degli investimenti diretti esteri (IDE) in ragione dell’importanza che queste possono avere nel consolidamento dei vantaggi competitivi dell’industria nazionale. Investimenti esteri in Italia possono comportare una crescita per l’occupazione e per l’indotto, oltre all’introduzione di nuove tecnologie e di nuovi processi produttivi. Il Comitato interministeriale per l’Attrazione di Investimenti esteri (CAIE) – attraverso l’istituzione presso il MIMIT della Segreteria Tecnica (v. supra, par. 3.1) – costituisce oggi il perno dell’impianto del sistema statale di attrazione degli investimenti esteri. In quest’ottica, a cominciare dal potenziamento degli strumenti normativi a disposizione del Governo, come i poteri sostitutivi previsti dall’art. 30 del decreto-legge 50/22[68], si intende alimentare quella “crescita circolare” che fa leva sui capitali stranieri per creare sviluppo in Italia che porti poi le imprese italiane a crescere all’estero.

L’attrazione degli investimenti esteri rappresenta una priorità ed un’opportunità per la crescita e lo sviluppo tecnologico ed occupazionale dell’Italia: tale attività si basa sulla ricerca di nuovi investitori ad opera del CAIE e passa attraverso la rete all’estero degli sportelli “attrazione investimenti” dell’Agenzia ICE, per raggiungere potenziali investitori esteri e veicolare loro l’offerta italiana tra le opportunità di investimento, con particolare riguardo ai trend internazionali (per es. la ridefinizione delle catene globali del valore, la digitalizzazione e l’edge computing[69], sostenibilità e transizione ecologica, la prossimità ai mercati di destinazione). Obiettivo strategico è anche quello di costruire un meccanismo di promozione e di sviluppo degli investimenti verso l’Italia in grado di armonizzare le esigenze degli investitori con le priorità di crescita dei territori, secondo logiche di sostenibilità e di convenienza. Le attività svolte dal CAIE comprendono: i) l’assistenza e la consulenza per lo scouting e l’accompagnamento delle imprese estere interessate a investire in Italia; ii) l’organizzazione di eventi promozionali che diffondano le opportunità e l’attrattività dell’Italia presso gli investitori stranieri;
iii) l’assistenza agli investitori stranieri nel loro insediamento per investimenti in Italia, finalizzato al supporto della creazione di imprese o dello stabilimento di rami di imprese già costituite all’estero, nonché per facilitarne l’insediamento nei singoli territori italiani; iv) l’organizzazione di eventi dedicati all’attrazione degli investimenti esteri in settori prioritari quali semiconduttori, biotecnologie, energie rinnovabili e veicoli elettrici, per presentare l’ecosistema italiano ai rappresentanti del corpo diplomatico straniero accreditato e di selezionate aziende straniere presenti in Italia, anche coinvolgendo centri di ricerca e Università[70]; v) l’organizzazione di eventi di partenariato bilaterale con il coinvolgimento di imprese italiane e straniere (cd. business fora)[71].

In ambito fieristico, poi, la Farnesina – in collaborazione con l’Agenzia ICE e con il sistema delle Camere di Commercio – ha proseguito l’azione di promozione attraverso varie iniziative, volte in particolare ad incrementare la presenza di buyer, media e influencer stranieri agli eventi fieristici italiani di maggiore rilievo internazionale. L’Agenzia promuove, attraverso specifici accordi con gli enti fieristici, l’organizzazione delle maggiori manifestazioni italiane di portata internazionale. Lo sviluppo di tali attività rientra in un’ottica di promozione integrata dei prodotti italiani.

Le attività di formazione, informazione ed assistenza a sostegno della proiezione sui mercati esteri soprattutto delle PMI sono numerose e diversificate, soprattutto quelle con un focus sull’accelerazione dei processi di digitalizzazione per l’export. Si pensi, ad esempio, al programma di formazione Smart Export – promosso dalla Farnesina in collaborazione con ICE e CRUI – che mette gratuitamente a disposizione di aziende e professionisti, percorsi mirati di alta formazione accademica sull’internazionalizzazione, interamente fruibili a distanza[72].

L’Agenzia ICE, inoltre, offre un’ampia proposta di percorsi formativi, destinati a soddisfare in modo diversificato le esigenze dei profili professionali interessati alle varie tematiche legate all‘internazionalizzazione, con particolare riferimento ad imprese e giovani. L’offerta include seminari di primo orientamento al marketing internazionale, corsi di media durata seguiti da affiancamenti personalizzati e corsi di lunga durata erogati a distanza con una specifica sezione dedicata alla formazione online attraverso una piattaforma e-learning. Oltre a ciò, l’ICE organizza – in collaborazione con le Camere di commercio – le Academy territoriali, per preparare e assistere le PMI nel loro accesso ai mercati esteri, favorendo, da un lato, l’entrata di nuove aziende esportatrici che ancora non esportano pur avendone qualità; dall’altro, rafforzando la presenza delle aziende che operano sui mercati esteri in maniera occasionale o limitata, contribuendo all’incremento delle loro quote di export[73].

L’attività di informazione a beneficio delle imprese si avvale infine dell’offerta complessiva generata da siti e portali informativi istituzionali online (vale a dire Export.gov.it[74], InfoMercatiEsteri[75], ExTender[76]) e da newsletter e pubblicazioni dedicate (tra cui il mensile online Diplomazia Economica Italiana della Farnesina[77] e le numerose pubblicazioni del Nucleo Studi dell’Agenzia ICE[78]).

Inoltre, con l’obiettivo di promuovere all’estero – privilegiando l’utilizzo dei canali digitali – un’immagine rinnovata e aggiornata dell’Italia e del Made in Italy, è stata prodotta la campagna di comunicazione istituzionale “Italy is simply extraordinary: beIT”, lanciata dal MAECI in collaborazione con l’Agenzia ICE[79]. Tessera del mosaico della nuova diplomazia per la crescita, la campagna si è articolata in due fasi: la prima incentrata sulla comunicazione dei valori che identificano l’Italia, sottolineando le peculiarità dei prodotti italiani che coniugano creatività, tradizione e stile con l’innovazione e con l’eccellenza in campo scientifico e tecnologico; la seconda, finalizzata a promuovere le filiere produttive nazionali, con l’obiettivo di accrescere la domanda estera di prodotti italiani e sensibilizzare l’opinione pubblica all’estero sulla qualità e l’originalità delle produzioni italiane.

La strategia di comunicazione a sostegno del Made in Italy è stata inoltre integrata da iniziative speciali realizzate da ICE in occasione di grandi eventi sportivi di rilievo internazionale – tra cui il Gran Premio di Formula 1 del Made in Italy e dell’Emilia-Romagna, la Lega Serie A di calcio, il Giro d’Italia di ciclismo, la Ryder Cup di golf – utilizzati, questi ultimi, quali “casse di risonanza” per la promozione delle produzioni e del territorio nazionale[80].

L’attrattività dell’Italia e la competitività globale delle sue imprese passa, infine, anche da una capacità più strutturata di far conoscere all’estero i punti di forza dei prodotti nazionali, sintesi di creatività, innovazione, qualità e bellezza che costituisce un vantaggio reputazionale e competitivo da preservare, valorizzare e promuovere. Per questo la Farnesina ha sviluppato una strategia di promozione integrata che pone al centro la valorizzazione dell’essere e del saper fare italiano e mette a sistema le tante eccellenze italiane nelle loro varie dimensioni. La Direzione generale per la promozione del sistema Paese coordina l’ideazione e l’acquisizione di progetti e contenuti che vengono messi a disposizione della rete di Ambasciate, Consolati e Istituti Italiani di Cultura per realizzare una promozione sempre più attenta a veicolare al pubblico straniero gli aspetti più innovativi dei prodotti nazionali, a sostegno della crescita, dell’export e dell’attrattività del Paese. Al fine di coinvolgere i territori nella progettazione e realizzazione di iniziative di promozione integrata all’estero è prevista la realizzazione di iniziative di valorizzazione delle filiere produttive d’eccellenza[81], tra cui quella del marmo, dell’artigianato, della moda[82] e del design[83], del tessile, delle infrastrutture, dello sport[84], del mare[85].

  1. Riflessioni conclusive

A ben vedere, quindi, le politiche di promozione e supporto all’internazionalizzazione delle imprese sono paragonabili ad un bene pubblico a disposizione delle attività produttive nazionali orientate verso i mercati esteri. La fornitura di questo bene pubblico risulta indispensabile per porre gli operatori nazionali sullo stesso piano dei concorrenti stranieri nella penetrazione dei mercati, nell’acquisizione di contratti e commesse, nella realizzazione di investimenti e nella partecipazione a negoziati internazionali economici e commerciali. Ovviamente però è indispensabile che ciò avvenga in un contesto di elevata efficienza della amministrazione pubblica, in modo da bilanciare gli elevati costi delle politiche di internazionalizzazione con benefici adeguati (il cd. value for money). Come emerso dalla breve analisi proposta, la recente riorganizzazione del sistema pubblico di promozione e sostegno all’internazionalizzazione delle imprese italiane mira a rivedere e razionalizzare l’intera struttura delle politiche pubbliche e degli attori coinvolti. Si tratta senz’altro di una iniziativa opportuna, anche se permangono sovrapposizioni di compiti tra enti operativi, livelli di governo e organi di coordinamento che possono portare a inefficienze e che riducono la trasparenza nell’utilizzo dei fondi pubblici, sia per chi usufruisce degli strumenti messi a disposizione (l’impresa export-oriented) sia per colui il quale desidera valutarne i relativi costi e benefici (il cittadino o taxpayer)[86]. Da ultimo, poi, non può essere taciuta la cronica mancanza di stabilità delle norme, degli istituti e delle strategie e, più in generale, la difficoltà degli organi di Governo di garantire il rispetto di una programmazione pluriennale. L’instabilità delle “regole del gioco” si configura, difatti, come un ulteriore costo occulto dell’attività di impresa.


Note

[1] Il termine sistema significa “riunire, stare insieme” (dal greco systema, composto della particella syn “con, insieme” e –stema “stare, collocare”. Un sistema Paese può essere definito come il luogo fisico, il Paese in cui gli attori fondamentali interagiscono tra loro per raggiungere un obiettivo comune in funzione di una visione strategica, condivisa, di sviluppo di lungo termine. Sul punto cfr. Cappelli O. (2020), La promozione integrata del sistema Paese, Roma.
[2] Con l’evolversi dei processi di globalizzazione, l’apertura al contesto internazionale dell’azienda è divenuta una condizione di esistenza dell’impresa e non solo uno dei possibili vettori di crescita. Nella letteratura italiana il tema dell’internazionalizzazione delle imprese è rilevante. Come ricordano Pepe e Zucchella, le ricerche italiane hanno radici consolidate in questo campo ed hanno portato all’attenzione degli studiosi la prospettiva dell’internazionalizzazione delle piccole aziende, dei sistemi locali, dei distretti, e delle filiere già a partire dagli anni ‘70, quando la letteratura internazionale era dominata dalla prospettiva della grande multinazionale. Pepe C. e Zucchella A. (2009), L’internazionalizzazione delle imprese italiane, Bologna, Il Mulino.
[3] Tra le aziende in attività, quelle con meno di 10 addetti sono il 95,2%. Per i dati statistici cfr. ISTAT (2022), Annuario Statistico Italiano 2022, Roma.
[4] Il modello italiano “basato su imprese piccole e estremamente flessibili, organizzate sovente nella forma dei distretti, in cui meccanismi relazionali compensavano le carenze d’informazione dovute alla scala ridotta, potrebbe essere stato messo in crisi per effetto dell’aumento dell’ampiezza dei nuovi mercati e della loro distanza fisica e culturale, che avrebbe ampliato la stazza degli investimenti necessari per essere competitivi”. Si nota infatti che, l’internazionalizzazione è una strategia che risulta onerosa per le imprese più piccole “abituate a relazionarsi prevalentemente con il tessuto economico del territorio in cui sono localizzate o con sbocchi esteri prossimi e ben conosciuti, grazie alla lunga frequentazione nel tempo”. Cfr. Confindustria, Centro Studi (2012), Cambia Italia. Come fare le riforme e tornare a crescere, Roma.
[5] Cfr. Vergara Caffarelli F. e Veronese G. (2013), Il sistema Paese a supporto dell’internazionalizzazione, Questioni di Economia e Finanza, n. 196, Banca d’Italia.
[6] La tendenza a legiferare, a dire il vero, è una costante nella storia italiana.
Il celebre giurista Francesco Carrara parlava in questi termini della cd. nomorrea, ossia del profluvio continuo ed esagerato di norme.
[7] Corte dei conti, La gestione, da parte del Ministero delle attività produttive, delle risorse destinate ai Programmi di Potenziamento dell’internazionalizzazione del sistema imprenditoriale italiano, Deliberazione della Sezione Centrale di Controllo sulle Amministrazioni dello Stato n. 1/2005.
[8] Le imprese accedono ai mercati esteri in tre modi che tracciano approssimativa gerarchia crescente nel grado di coinvolgimento di tali mercati: possono esportare i propri prodotti saltuariamente o regolarmente, ovvero ricercare partnership più stabili con società estere tramite accordi di varia natura o, infine, costituire vere e proprie sussidiarie in altri Paesi. Per un’attenta disamina della distribuzione geografica, settoriale e dimensionale delle imprese italiane internazionalizzate, cfr. D’Aurizio L. e Cristadoro C. (2015), Le caratteristiche principali dell’internazionalizzazione delle imprese italiane, Questioni di Economia e Finanza, n. 261, Banca d’Italia.
[9] La globalizzazione, in questo senso, spinge le imprese a internazionalizzarsi, ossia ad ampliare le politiche di approvvigionamento, di vendita, di trasformazione al di là dei confini dello stato nel quale hanno la loro sede di partenza, in modo tale che le varie fasi necessarie per completare il ciclo produttivo e di consumo si dispieghino in più Paesi. Sul punto, si veda Caroli M. (2012), L’internazionalizzazione delle imprese: scenari e tendenze, in Caroli M. (a cura di), Gestione delle imprese internazionali, McGraw-Hill, Milano.
[10] I processi innovativi sono al contempo causa ed effetto dell’esposizione alla competizione internazionale. In letteratura è confermata la presenza di un circolo virtuoso tra innovazione e internazionalizzazione, proponendo così di superare il quesito circa quale dei due preceda l’altro. Infatti, l’esportazione accresce l’apprendimento dell’organizzazione tramite l’accesso a informazioni, conoscenze e competenze, favorendo l’innovazione. L’innovazione a sua volta permette di entrare in mercati geografici nuovi, e al tempo stesso aumenta la competitività dei prodotti venduti nel mercato domestico, con effetti positivi anche sul fatturato nel paese di origine. Cfr. Golovko E. e Valentini G. (2011), Exploring the Complementarity between Innovation and Export for SMEs’ Growth, in Journal of International Business Studies, n. 42 Vol. 3; e Filipescu D. A. et al. (2013), Technological Innovation and Exports: Unpacking their Reciprocal Causality, in Journal of International Marketing, n. 21, vol 1.
[11] Cfr. Clerides S., Lach S., Tybout J. (1998), Is Learning-by-Exporting Important? Micro-Dynamic Evidence from Colombia, Mexico, and Morocco, Quarterly Journal of Economics, n. 113.
[12] Le politiche pubbliche di sostegno all’internazionalizzazione si dividono in: i) servizi finanziari, che comprendono erogazione di crediti agevolati e assicurazioni sulle esportazioni, e ii) servizi reali, che si occupano di fornire informazioni sui mercati, iniziative fieristiche e formazione di personale specializzato.
[13] Introdotto dal decreto-legge 11 novembre 2022, n. 173 “Disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri”, convertito con modificazioni dalla legge 16 dicembre 2022, n. 204.
[14] La Cabina di Regia – incaricata della definizione degli indirizzi strategici nei loro aspetti geografici, settoriali e di metodo – è composta, oltre che dai già citati MAECI e MIMIT, dagli altri Ministeri e soggetti pubblici competenti, tra cui le Regioni e gli Enti locali, e dalle rappresentanze del sistema produttivo e camerale (Confindustria, Rete imprese, Unioncamere e Alleanza delle cooperative).
[15] Oltre alla Cabina di Regia che costituisce un foro per operatori pubblici e settore privato, nel giugno del 2020 il MAECI ha presentato il cd. Patto per l’export: un documento programmatico, che coinvolge non solo i membri della Cabina di Regia per l’Italia, ma tutte le associazioni di categoria, i territori e gli Enti preposti al sostegno pubblico all’internazionalizzazione, in un progetto volto a sviluppare una strategia di sostegno pubblico alle imprese che operano o intendono inserirsi nei mercati internazionali attraverso risorse straordinarie messe a disposizione dal Governo per imprimere al sistema produttivo un nuovo slancio.
[16] Inoltre, con il decreto-legge 21 settembre 2019, n. 104, sono state trasferite anche le competenze sulle autorizzazioni per le esportazioni di materiali che rientrano nella Convenzione sulla proibizione delle armi chimiche e per le esportazioni di materiali a duplice uso.
[17] Il capo della rappresentanza diplomatica – di solito un Ambasciatore – congiuntamente al titolare dell’ufficio economico e commerciale partecipa, per diritto, alle riunioni degli organi collegiali delle camere di commercio italiane presenti all’estero.
[18] Si noti che il cambio di nomenclatura da MISE a MIMIT individua e sostanzia la nuova missione istituzionale che sposta il focus dall’azione (lo sviluppo economico) al soggetto di tale azione (le imprese), sottolineando l’importanza dedicata alla valorizzazione, tutela e promozione del Made in Italy in Italia e nel mondo.
[19] Con lo scopo di salvaguardare gli assetti proprietari delle società operanti in settori reputati strategici e di interesse nazionale, il legislatore ha organicamente riscritto, con il decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, la materia dei poteri speciali esercitabili dal Governo, anche al fine di aderire alle indicazioni e alle censure sollevate in sede europea. Al fine di salvaguardare taluni settori strategici nazionali – tra cui la difesa, l’energia e i trasporti – il Governo può, in caso di necessità e per specifiche fasi cruciali, azionare dei poteri speciali (cd. poteri aurei o golden power). Si tratta, in sostanza, della facoltà di dettare specifiche condizioni all’acquisito di partecipazioni, di porre il veto all’adozione di determinate delibere societarie e di opporsi all’acquisto di partecipazioni. Omologhi istituti sono presenti negli altri ordinamenti europei: si pensi, ad esempio, agli istituti della golden share e action spécifique – previsti rispettivamente nell’ordinamento inglese e francese.
[20] Il CAIE – che costituisce il cuore politico dell’impianto del sistema statale di attrazione degli investimenti esteri – è composto dal vertice politico di MIMIT (che lo presiede), MAECI e MEF, dal Ministro per le riforme istituzionali e la semplificazione normativa e dalla Conferenza Stato-Regioni.
[21] Con il decreto-legge n. 104 del 21 settembre 2019, convertito con l. 18 novembre 2019, n. 132.
[22] I servizi di sostegno dell’ICE sono definiti “reali” per distinguerli da quelli finanziari, in quanto l’Agenzia non eroga servizi finanziari o contributi diretti alle imprese.
[23] Ogni anno l’ICE organizza circa 900 eventi promozionali: partecipazioni a fiere, seminari, incontri tra operatori, ricerche di mercato, campagne di comunicazione per promuovere il Made in Italy nel mondo.
[24] Con la legge di riforma del titolo V della Costituzione si è riconosciuta alle Regioni una competenza concorrente con lo Stato in ambito di commercio estero, competenza che, di fatto, introduce un’ulteriore dimensione alla complessa articolazione dell’intervento pubblico. Sebbene il cd. problema della “diplomazia parallela” sia stato affrontato e ridimensionato nel corso degli anni, perdurano ancora oggi inefficienze e incoerenze nelle iniziative complicando così il coordinamento della Cabina di Regia.
[25] Nell’ambito del Piano strategico 2022-2024, Cassa Depositi e Prestiti ha incrementato la propria operatività diretta con finanziamenti per oltre 2,3 miliardi di euro, portando il portafoglio di operazioni perfezionate a circa 22 miliardi di euro. Cfr. Cassa Depositi e Prestiti, Piano strategico 2022-2024.
[26] CDP finanzia a medio-lungo termine – in cofinanziamento con MIMIT e sistema bancario – i soggetti che realizzano investimenti ammessi alle agevolazioni pubbliche sulle diverse misure, a condizioni economiche agevolate. La quota di finanziamento agevolato copre di norma il 50% del finanziamento, raggiungendo il valore massimo del 90% nei programmi di ricerca, sviluppo e innovazione.
[27] Il basket bond è uno strumento di finanza alternativa che facilita l’accesso al credito a tutte le PMI e le Mid-Cap che intendono reperire risorse finanziarie per realizzare i propri progetti di crescita, innovazione e internazionalizzazione in Italia e all’estero attraverso l’emissione di bond, ossia di strumenti finanziari obbligazionari.
[28] L’obiettivo della Piattaforma è quello di sostenere l’export e l’internazionalizzazione, in particolare delle PMI, superando le barriere dei mercati più lontani e complessi. Lo strumento è stato lanciato in India, Cina, Giappone, Messico, Marocco, Indonesia, Sud Corea e USA. Inoltre, la Piattaforma promuove – d’intesa con MEF e MAECI – i bandi delle Banche Multilaterali di Sviluppo (BMS) presso le PMI italiane.
[29] Nata nel 1977 come Sezione speciale per l’Assicurazione del Credito all’Esportazione dell’allora ente pubblico Istituto Nazionale Assicurazioni, con il decreto legislativo 143/1988 viene trasformata in Istituto per i Servizi Assicurativi del Commercio Estero, sotto la vigilanza del Ministero del Tesoro. Successivamente nel 2004 viene costituita in S.p.A., controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, per poi passare nel 2012 nel gruppo CDP, per poi tornare – nel marzo 2022 – al MEF.
[30] Come previsto nel piano industriale INSIEME 2025 – che guiderà le scelte strategiche del gruppo nel triennio 2023-2025 – l’impegno di SACE per le imprese italiane si rifletterà a fine 2025 in 111 miliardi di euro di investimenti sostenuti, progetti supportati e liquidità garantita, con un incremento annuo atteso del 5%, e un rendimento medio per il Paese sulle risorse allocate nel triennio superiore al 5%. Numeri che sottolineano da un lato l’ampiezza dell’intervento di SACE, che punta a servire 65.000 PMI nell’arco di Piano, e dall’altro la sostenibilità e la responsabilità nella gestione di risorse pubbliche. Cfr. SACE, Piano industriale INSIEME 2025.
[31] Studi hanno evidenziato che gli strumenti di garanzia di SACE generano un effetto positivo sul “margine intensivo” (rapporto tra esportazioni e vendite totali) ed emerge con chiarezza il contributo nel favorire il passaggio da esportatore occasionale a esportatore stabile per l’impresa garantita. I dati mostrano che per Italia, Germania, Francia, Regno Unito e Spagna lo strumento di sostegno all’export più utilizzato è la copertura assicurativa sui flussi commerciali con l’estero, mentre meno frequente è il ricorso ad altri incentivi finanziari. Nel confronto con altre società internazionali SACE si caratterizza per un numero meno elevato di operazioni ma con un importo totale erogato equivalente. Il minor ricorso agli strumenti d’aiuto offerti da SACE è causato da caratteristiche comuni aziendali: i) la tipologia di conduzione aziendale (quelle a conduzione familiare sono svantaggiate); ii) la presenza di manager con esperienza internazionale (poco frequente in Italia); iii) l’incidenza delle esportazioni in paesi extra-UE. Queste ultime, essendo più rischiose, hanno una parte rilevante nelle garanzie fornite da SACE, ma pesano in misura inferiore sulle esportazioni italiane se confrontate con quelle dei principali concorrenti europei. I dati indicano inoltre che le operazioni di SACE sono sbilanciate verso imprese di elevata dimensione. Su questi punti, si veda Amendolagine V. et al. (2010), Searching for Additionality: Does Export Credit Insurance Boost Firm Performance? Per una rassegna completa sull’argomento, cfr. Srhoj S., Vitezic V. e Wagner J. (2023), Export Boosting Policies and Firm Performance: Review of Empirical Evidence Around the World, in Journal of Economics and Statistics, n. 243, vol. 1, pp. 45–92.
[32] Società finanziaria a partecipazione mista, pubblica e privata: al 76% da Cassa Depositi e Prestiti e al 24% da azionisti di minoranza, tra cui istituti bancari e di credito italiani e associazioni di rappresentanza delle imprese manifatturiere e di servizi in Italia.
[33] Nel panorama europeo, si caratterizza per il sostegno basato sul capitale di rischio e per l’orientamento a favore delle PMI. Nel tempo poi gli sono state attribuite funzioni maggiori come l’erogazione di crediti agevolati a favore di imprese internazionalizzate. Le analisi degli ultimi bilanci indicano che la redditività è determinata prevalentemente da commissioni erogate dal bilancio dello Stato a suo favore per la gestione del fondo venture capital e di fondi di credito agevolato. Nonostante la società sia obbligata per statuto a dare preferenza alle PMI nell’acquisizione di partecipazioni all’estero, i dati indicano una grande presenza, tra i beneficiari, di imprese medio grandi e già internazionalizzate. Su questa base si può assumere che l’intervento di SIMEST, probabilmente conveniente per altri motivi, spesso non determina l’internazionalizzazione di imprese che non avrebbero potuto altrimenti investire all’estero.
[34] L’apposita Intesa tra Governo e Regioni in materia di attività internazionali, conclusa nel dicembre del 2008 nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni, costituisce la cornice operativa per tale coordinamento. È in tale contesto che il MAECI presiede la procedura per la conclusione di accordi internazionali tra Regioni italiane e Stati esteri (fino alla concessione alla Regione interessata dei “pieni poteri” di firma da parte del Ministro) ed esprime il proprio parere su intese e gemellaggi che gli enti territoriali italiani intendono concludere con enti omologhi stranieri (in applicazione della legge n. 131/2003 cd. La Loggia). Diversamente, un quadro di riferimento per il coordinamento delle attività internazionali dei Comuni e delle Città Metropolitane è delineato dall’intesa tra Governo e Comuni conclusa nel 2015.
[35] Oltre a favorire il regolare scambio di informazioni, anche in tema di priorità geografiche e di programmazione delle iniziative all’estero, nonché a facilitare il monitoraggio sugli esiti dell’attività di rilievo internazionale degli Enti territoriali, il Tavolo permanente per il coordinamento dell’azione internazionale si propone di costituire un foro di consultazione e approfondimento a tutto campo per l’azione condivisa di promozione del sistema Paese.
[36] il Gruppo di lavoro per l’Internazionalizzazione dei territori, aperto a tutte le Regioni e coordinato da Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale, Ministero delle Imprese e del Made in Italy e Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, costituisce un valido strumento operativo per la programmazione delle attività promozionali condivise con gli Enti territoriali.
[37] Con il d. lgs. 219/2016 di riforma delle CCIAA – Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura – è stato modificato il perimetro di competenza camerale in tema di promozione all’estero delle imprese. Per rafforzare le competenze del sistema camerale di sostegno all’internazionalizzazione, queste sono chiamate ad assolvere – tra le loro competenze obbligatorie – attività di informazione, formazione e assistenza alle PMI. L’operatività promozionale del sistema camerale consente di assistere e personalizzare i servizi offerti tramite un approccio multiculturale che stimola i caratteri distintivi delle imprese e che sviluppa connessioni tra il sistema Paese e i mercati esteri. Sul punto, un’indagine ha rilevato un’elevata consapevolezza delle aziende italiane sulle capacità camerali per la promozione, l’assistenza, il brokeraggio, la comunicazione e il business scouting, del Made in Italy all’estero. Rispetto agli altri enti del sistema Paese, le camere di commercio italiane all’estero risultano essere la prima scelta per le imprese italiane che vogliono internazionalizzarsi, con un’adesione pari al 65,1 %. Cfr. Indagine Doxa-Assocamerestero (2016), Internazionalizzazione e servizi delle CCIE: la voce delle imprese. [38] A tal proposito, il sistema camerale sta contribuendo all’implementazione delle Zone Economiche Speciali – ZES, strumento utile ad incentivare gli insediamenti produttivi.
[39] L’Accordo intende infatti integrare le iniziative, i programmi e i progetti dell’Agenzia ICE con le attività svolte dal sistema camerale in Italia e all’estero, sostenendo la realizzazione di attività congiunte sia nel campo della promozione, sia per la diffusione e il follow-up a livello aziendale delle iniziative della stessa ICE, sia all’interno dei programmi di promozione dell’attrattività dei territori, facendo leva in particolar modo sull’utilizzo delle tecnologie digitali e sulle potenzialità del web per lo sviluppo dei processi aziendali transnazionali.
[40] Programma che ha visto il coinvolgimento di oltre 500.000 imprese attraverso i Punti Impresa Digitale (PID) costituiti presso le Camere di Commercio.
[41] Bollettino Economico n. 4/23, Banca d’Italia.
[42] Ad influire negativamente ci sono sia il dato negativo sulla crescita della Germania che le recenti dinamiche degli investimenti dei consumi, sostanzialmente stagnanti in Italia e afflitti dalla perdita del potere d’acquisto per via dell’inflazione, che seppure in diminuzione si attesta ancora su livelli elevati. In particolare, con un interscambio che ha superato i 168 miliardi di euro nel 2022, la Germania rappresenta il primo partner commerciale italiano, il primo fornitore a livello globale ed anche il primo mercato di destinazione delle merci italiane.
[43] Si fa riferimento in proposito ai prodotti DOC, DOP e IGP. Nel 2023, infatti, il Consiglio dell’Unione europea ha adottato un regolamento relativo alla “protezione delle indicazioni geografiche per i prodotti artigianali e industriali”. Nel 2024, quando il regolamento sarà entrato in vigore, le indicazioni geografiche dei prodotti industriali legati alla zona geografica di produzione (come la coltelleria di Albacete, il cristallo di Boemia o la porcellana di Limoges) godranno di una protezione analoga a quella degli alimenti o delle bevande prodotti a livello regionale.
[44] Con l’accezione inglese “Italian sounding” si definisce un fenomeno che consiste nell’utilizzo (su etichette e confezioni) di denominazioni, riferimenti geografici, immagini, combinazioni cromatiche e marchi che evocano l’Italia e in particolare, alcuni dei suoi più famosi prodotti tipici (dal parmigiano alla mozzarella), per promuovere la commercializzazione di prodotti (soprattutto ma non esclusivamente agroalimentari) inducendo ingannevolmente a credere che siano autentici italiani, quando in realtà di italiano hanno poco o nulla.
[45] I punti di partenza per sostenere le aziende italiane sono quelli degli incentivi MIMIT ai quali si affiancherà uno sportello unico, preposto a risolvere i problemi di competenza della PA per le imprese, che avrà una declinazione dedicata e specializzata alle imprese del Made in Italy che intendono internazionalizzarsi, come ad esempio nel campo della compliance, ossia di come muoversi nel mondo delle restrizioni nei mercati. Spesso, infatti, le imprese si trovano ad incorrere in sanzioni che erano evitabili o minimizzabili attraverso una migliore pianificazione dei processi di internazionalizzazione. Inoltre, sarà previsto un programma per valorizzare, soprattutto a livello di comunicazione, il Made in Italy, anche attraverso forme di etichettatura delle merci che ne esplicitino la provenienza e il processo a monte: con il progetto TrackIT blockchain, trecento imprese italiane avranno la possibilità di tracciare i punti salienti della filiera produttiva e di raccontare in maniera diretta le caratteristiche e le peculiarità dei loro prodotti all’estero.
[46] L’attuale contesto geopolitico ha messo in grande evidenza il tema della vulnerabilità delle filiere di approvvigionamento. Infatti, con l’accelerazione di fenomeni di rientro delle produzioni sul territorio nazionale (cd. reshoring) o del ricollocamento di un impianto industriale in un Paese limitrofo (cd. nearshoring), si è aperta una nuova fase di sviluppo industriale e la distanza geografica e politica svolge oggi un ruolo significativo nelle scelte produttive e commerciali. Per un approfondimento tematico, cfr. Agenzia ICE, Centro studi (2023), XX Rapporto annuale ICE – Prometeia, Evoluzione del commercio con l’estero per aree e settori. Per un approfondimento sui rischi di questo cambio di paradigma, si veda lo special report su The World Economy dell’Economist del 7 ottobre 2023 dal titolo Homeland Economics secondo cui la spinta a modificare le catene di approvvigionamento al fine di renderle più resilienti avrà più costi che benefici.
[47] Con l’obiettivo di accrescere l’autonomia strategica e la mitigazione dei rischi legati agli approvvigionamenti di materie prime critiche (MPC) – anche alla luce degli obiettivi posti dalle transizioni verde e digitale – l’Italia opera al fine di rinsaldare i partenariati in ambito europeo (Critical Raw Materials Act) e transatlantico (Minerals Security Partnership). In particolare, poi, per far fronte alle difficoltà di approvvigionamento dovute al conflitto russo-ucraino, il MAECI – in collaborazione con ICE, SACE e Confindustria – ha lanciato un progetto per sostenere le imprese nell’approvvigionamento di 19 materie prime critiche provenienti da aree coinvolte dal conflitto, individuando oltre 50 fornitori alternativi in 23 Paesi. Tale iniziativa ha contribuito ad un notevole incremento delle importazioni di materie prime critiche.
[48] Obiettivo dichiarato dalla Presidente del Consiglio durante la Conferenza di Trieste su “Italia e i Balcani Occidentali: crescita e integrazione” del 24 gennaio 2023.
[49] Per dare seguito a tale obiettivo, sono previsti eventi di partenariato economico bilaterale in Serbia, Albania e Kosovo, sempre privilegiando interventi sistemici che abbiano natura transnazionale.
[50] “Oltre alla sfida della manovra economica, il 2024 sarà l’anno della presidenza italiana del G7, delle grandi riforme e del piano Mattei, il grande progetto strategico che restituirà all’Italia la sua centralità nel Mediterraneo”. Così la Presidente del Consiglio Meloni, che ha annunciato per gennaio 2024 la conferenza Italia-Africa.
[51] Gli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals o SDG), sono una serie di diciassette obiettivi interconnessi, definiti dall’ONU come strategia “per ottenere un futuro migliore e più sostenibile per tutti”. Sono conosciuti anche come Agenda 2030, dal titolo “Trasformare il nostro mondo. L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile”, che riconosce lo stretto legame tra il benessere umano, la salute dei sistemi naturali e la presenza di sfide comuni per tutti i Paesi.
[52] L’Iniziativa Attanasio è programma di promozione economico-commerciale per le imprese italiane in Africa sub-sahariana promosso dal MAECI in ricordo dell’Ambasciatore d’Italia nella Repubblica Democratica del Congo tragicamente scomparso nel febbraio 2021.
[53] L’apertura di nuovi uffici è prevista a Dakar, Nairobi e Lagos.
[54] Gli osservatori economici verranno istituiti in Costa d’Avorio, Niger, Tanzania, Uganda, Zambia, Zimbabwe, Camerun e Repubblica Democratica del Congo.
[55] Uffici già presenti in diversi Stati africani tra cui Uganda, Kenya, Tanzania, Ruanda e Somalia.
[56] La strategia Global Gateway mira a realizzare connessioni sostenibili e affidabili per le persone e il pianeta. Contribuisce ad affrontare le sfide globali più urgenti, dalla lotta ai cambiamenti climatici al miglioramento dei sistemi sanitari e al rafforzamento della competitività e della sicurezza delle catene di approvvigionamento globali.
[57] Le Iniziative Team Europe (in inglese, TEIs) si concentrano sull’identificazione delle priorità critiche che limitano lo sviluppo in un determinato Paese o Regione, dove uno sforzo coordinato e coerente da parte del “Team Europe” (UE, Stati Membri dell’Unione, BEI, BIRS) garantirebbe risultati con un notevole impatto trasformativo.
[58] L’Asia sta attraversando una fase di trasformazione storica: già oggi ben cinque Paesi asiatici figurano tra i primi 20 per PIL nominale. Entro il 2050, l’Asia dovrebbe rappresentare oltre la metà del PIL mondiale (nel 2010 era il 27%), con un reddito pro capite medio equivalente a quelli di Europa e USA. Le prime dieci principali economie comprenderanno entro il 2050 ben quattro Paesi asiatici (Cina, India, Indonesia e Giappone).
[59] Con riferimento in particolare all’asse infrastrutturale “Corridoio n. 5” destinato a collegare l’ovest europeo con Kiev, intersecando la Pianura Padana.
[60] Le operazioni ammissibili riguardano finanziamenti di contratti di esportazione di macchinari, impianti, studi, progettazioni e lavori, servizi o attività ad esse collegate di origine italiana, comunitaria ed extracomunitaria tra l’esportatore e l’acquirente/debitore estero, stipulati tra una o più banche e l’acquirente/debitore estero.
[61] Il bonus consiste in un voucher del valore di 4.000 euro, finalizzato a sviluppare l’export online di circa 7.000 PMI.
[62] I fornitori individuati tramite procedimento a evidenza pubblica – Adiacent, Bonucchi & Associati, eBay, Google, Italiaonline, Metagorà, Nexi e Statista.com – stanno offrendo servizi gratuiti per la formazione di manager digitali e l’accesso ad informazioni e approfondimenti sull’andamento del Made in Italy nel mondo.
[63] Ossia il sostegno offerto alle imprese attraverso un contributo di 20.000 euro per consentire alle imprese di sfruttare gli ampi margini offerti dal commercio elettronico e dalla crescente economia digitale attraverso l’inserimento in azienda di un consulente dedicato.
[64] Nell’ultimo triennio sono stati stipulati 43 accordi in 33 Paesi al fine di promuovere il posizionamento dei prodotti italiani su piattaforme elettroniche come Amazon, Alibaba, WeChat, Flipkart e Walmart. Ad oggi, circa 8.600 aziende italiane sono state ammesse a tali progetti. In merito agli accordi con le suddette piattaforme di e-commerce una particolare attenzione va posta per le produzioni di qualità agroalimentari, in modo particolare per le Indicazioni Geografiche Protette e per i prodotti biologici.
[65] La propensione delle PMI ad esportare tramite l’e-commerce è ben delineata nel report che la Commissione europea redige annualmente sullo stato delle PMI in Europa, in cui vengono indicate chiaramente le difficoltà e le potenzialità incontrate dalle PMI europee nel migliorare la propria presenza sui mercati esteri. Un elemento di forte debolezza è la scarsa conoscenza dei mercati esteri da parte delle PMI e in particolare delle regole, così come delle agevolazioni oggi presenti e messe in atto dagli accordi di libero scambio in vigore da parte di queste realtà, oltre che delle normative doganali. Più queste informazioni sono messe a disposizione e le PMI capaci di usarle, più queste saranno in grado di essere competitive. Cfr. Commissione europea (2022), Annual report on European SMEs, Bruxelles.
[66] ICE organizza il Global Start Up Program, percorso integrato di sviluppo all’estero riservato a cento startup innovative italiane, impegnate nello sviluppo d’innovazioni di prodotti o di servizi, che intendano rafforzare le proprie capacità tecniche, organizzative e finanziarie per affrontare nuovi mercati. Durante il periodo di otto settimane all’estero, le startup sono coinvolte in sessioni formative, attività di mentoring, sessioni di pitching, incontri con potenziali investitori e corporate, eventi di networking, con il proposito di offrire un percorso di crescita che consenta alle aziende di accrescere esponenzialmente le loro capacità di sviluppo professionale. Si noti che l’ammissione al progetto è gratuita.
[67] Solo nel 2023, l’Italian Innovation and Culture Hub Innovit ha permesso di incubare oltre 100 startup e PMI innovative ed ha ospitato più di cento eventi che hanno visto la partecipazione di oltre 4000 ospiti. Inoltre, sono in programma l’apertura di nuovi Centri di Innovazione e Cultura italiani e l’organizzazione di un evento tech di respiro internazionale, che si ispiri anche ad esperienze di successo come Viva Tech a Parigi, Web Summit a Lisbona o Slush a Helsinki.
[68] Viene attribuito al MISE (oggi MIMIT) il potere di adottare ogni atto o provvedimento necessario, in sostituzione dell’amministrazione proponente, previa assegnazione di un termine per provvedere non superiore a trenta giorni, nei procedimenti aventi ad oggetto investimenti per il sistema produttivo nazionale di valore superiore ai 50 milioni di euro. Ove il Ministero non adotti gli atti e provvedimenti, ovvero in caso di inerzia o ritardo ascrivibili a Regioni ed Enti locali, i poteri sostitutivi possono essere esercitati dal Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri. L’esercizio dei poteri sostitutivi da parte del Consiglio dei ministri si concreta nell’individuazione dell’amministrazione, dell’ente, dell’organo o dell’ufficio, ovvero in alternativa nella nomina di uno o più commissari ad acta, ai quali esso attribuisce, in via sostitutiva, il potere di adottare gli atti o provvedimenti necessari.
[69] L’edge computing è un metodo per l’elaborazione il più vicino possibile alla fonte dei dati al fine di ridurre la latenza e l’utilizzo della larghezza di banda. In buona sostanza, edge computing significa eseguire un numero inferiore di processi nel cloud e spostare tali processi in posizioni locali, come il computer o il dispositivo portatile di un utente.
[70] Basti pensare ai roadshow dedicati all’attrazione degli investimenti, per esempio, nei Paesi del Golfo, per approfondire rapporti con fondi di investimento in settori quali le biotecnologie e immobiliare; in USA e Regno Unito su settori finanziari e tecnologici e con azioni mirate al settore immobiliare; ad Hong Kong nel settore immobiliare; in Francia e Germania con un focus sulla manifattura avanzata e la tecnologia; in India su settori tecnologici ed innovativi e sul settore immobiliare.
[71] Vale la pena ricordare, in particolare: business fora con attori di rilievo come Arabia Saudita, Cina, Emirati Arabi e India, ma anche con numerosi partner strategici dell’Italia, tra cui Albania, Algeria, Bosnia, Croazia, Serbia, Uzbekistan; o, ancora, le Tavole rotonde organizzate con Qatar, India e Kazakistan.
[72] Si tratta di sei corsi di alta formazione accademica, gratuiti e online, erogati dall’Agenzia ICE, Bocconi, LUISS, Politecnico di Milano, Federico II di Napoli e Bologna Business School, con l’obiettivo di accrescere le competenze digitali e le dinamiche dell‘internazionalizzazione d’impresa, a beneficio di PMI, futuri export manager e studenti nella fase finale dei propri studi universitari.
[73] L’assistenza specialistica in mercati target per le imprese e per l’export italiano sarà attuata attraverso attività di coaching e mentorship in loco con il supporto allo sviluppo di partnership commerciali, industriali e tecnologiche.
[74] Export.gov.it è un portale unitario interattivo dedicato alle imprese che divulga le informazioni su tutti gli strumenti pubblici di sostegno pubblico all’export e all’internazionalizzazione d’impresa.
[75] Il portale InfoMercatiEsteri.it è lo strumento di business intelligence realizzato dalla Farnesina per soddisfare la domanda di informazioni sui mercati esteri. La piattaforma ha arricchito la sua portata informativa grazie all’integrazione con l’Osservatorio Economico sul Commercio Estero, mettendo a disposizione delle imprese analisi statistiche, schede di sintesi su mercati e aree geografiche e sull’andamento del commercio estero dell’Italia con il resto del mondo sia a livello nazionale sia regionale, oltre ad alcuni approfondimenti settoriali che fotografano la performance italiana in circa 35 categorie merceologiche.
[76] ExTender.esteri.it è il portale informativo sulle opportunità di business all’estero, gare di appalto internazionali e anticipazioni di grandi progetti realizzato da MAECI, Agenzia ICE, Assocamerestero, Unioncamere e Confindustria.
[77] La newsletter online Diplomazia Economica Italiana è il mensile di informazione sull’attività della diplomazia economica con approfondimenti, notizie, analisi sui mercati esteri e sulle opportunità d’investimento segnalate dalla rete diplomatica. Realizzata da Agenzia Nova in coordinamento con la Direzione generale per la promozione del sistema Paese – Ufficio Internazionalizzazione – del MAECI.
[78] Pubblicazioni del Nucleo Studi dell’ICE in tema di commercio estero ed economia internazionale (Newsletter Mercati in tempo reale, Rapporto ICE-Annuario ISTAT-ICE, Rapporto ICE-Prometeia).
[79] La più grande campagna di nation-branding mai realizzata dal Governo italiano per promuovere i valori, i prodotti e i talenti del Paese. Un caleidoscopio narrativo per celebrare le potenzialità uniche del Made in Italy e dell’Italian way of life, sostenere l’export delle imprese nazionali e dare impulso all’internazionalizzazione del sistema economico italiano.
[80] Nel percorso di valorizzazione e promozione dei grandi eventi internazionali si inserisce inoltre l’azione del MAECI svolta per la promozione delle Olimpiadi di Milano-Cortina del 2026 e della candidatura di Roma per EXPO 2030.
[81] La Farnesina dispone di risorse per la attività di promozione delle filiere produttive. Nel triennio 2020-2022 sono stati prodotti a livello centrale oltre 30 nuovi progetti con il coinvolgimento di più di 700 tra aziende, associazioni, enti locali, artisti.
[82] Progetto fotografico-editoriale sulle nuove tendenze della moda italiana “Fashion Panorama – Italian New Wave” in collaborazione con Vogue Italia.
[83] Sono previste all’estero missioni per la crescita e roadshow di aziende italiane in occasione dell’Italian Design Day. Inoltre, particolare attenzione è dedicata alla partecipazione internazionale al Salone del Mobile di Milano, insieme alla quale si svolgerà anche Euroluce, manifestazione dedicata al design dell’illuminazione.
[84] Con l’obiettivo, per un verso, di intensificare la collaborazione con il Ministero dello Sport, il CONI e le Federazioni sportive italiane al fine di valorizzare il ruolo dello sport quale leva per la promozione dell’Italia all’estero, non solo in campo sportivo ma di valorizzazione dei territori, turismo, stimolo alle filiere produttive, innovazione e ricerca, attrazione di investimenti; e, per altro verso, di promuovere i grandi eventi sportivi internazionali organizzati sul territorio nazionale quale vetrina strategica per la promozione del Paese, anche in termini turistici, con particolare attenzione alla Ryder Cup di golf e alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.
[85] Territori, economia e innovazione italiana valorizzati attraverso il racconto del mare come risorsa e fonte di sviluppo sostenibile (cd. blue economy). In un Paese come l’Italia, con oltre 7mila km di coste, l’economia del mare rappresenta un volano imprescindibile per la crescita economica: dalla cantieristica alla robotica marina, dalle biotecnologie blu alle energie rinnovabili marine e allo sviluppo di tecnologie sostenibili per lo sfruttamento delle risorse abiotiche marine.
[86] Si noti che l’intervento pubblico di sostegno può essere valutato, tenendo conto dell’interscambio commerciale e degli investimenti all’estero, in due modi: la prima modalità è di tipo più descrittivo e considera l’architettura istituzionale, la trasparenza, le risorse impegnate e l’efficacia e la rilevanza della spesa anche rispetto alle best practices internazionali. La seconda modalità, più analitica, valuta i risultati dell’intervento pubblico attraverso tecniche statistiche, assicurando da una parte un maggior rigore metodologico, ma incontrando dall’altra limiti nella disponibilità di dati adeguati. La raccolta dati degli attori pubblici è ancora insufficiente per un preciso controllo dell’efficacia degli interventi effettuati e l’accessibilità delle informazioni fornite ai cittadini non ha ancora raggiunto gli standard internazionali. Tuttavia, la letteratura non fornisce risultati univoci sull’efficacia degli strumenti di agevolazione all’internazionalizzazione, a causa dei problemi metodologici legati alla difficoltà di individuare il valore e il ruolo svolto dalle iniziative di sostegno pubblico rispetto al commercio bilaterale tout court. Un’ulteriore difficoltà delle analisi è data dall’impossibilità di verificare lo scenario controfattuale ovvero i risultati dell’impresa nel caso in cui non avesse beneficiato del sostegno pubblico. Cfr. Lorenzetti S (2016)., Investimenti diretti all’estero e internazionalizzazione. Le particolarità italiane ed il caso ICT, Università degli Studi di Pisa.

 Bibliografia

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