Oreshnik: il nuovo IRBM della Federazione Russa


Il termine della fase sperimentale e l’entrata in servizio del nuovo missile a raggio intermedio (IRBM) completa la triade delle capacità balistiche della Federazione Russa, già composte da sistemi Iskander a corto raggio (SRBM) e da sistemi a raggio intercontinentale come il Sarmat, o Satan 2 (ICBM).


di Davide Ragnolini (Ph.D.)

In data 23 giugno è stata ufficialmente confermata la produzione in serie del nuovo IRBM (Intermediate-range Ballistic Missile) russo denominato Oreshnik[1]. Il progetto del sistema omologo precedente all’Oreshnik, il RS-26 Rubež, era stato congelato nel 2018, per poi riprendere slancio dopo il ritiro statunitense dal trattato forze nucleari a medio raggio (TFN) nell’agosto 2019. Si tratta di un segnale importante nel contesto del crescente deterioramento dei meccanismi internazionali di non proliferazione di sistemi d’arma a medio raggio, quindi di competizione nello sviluppo di nuovi vettori.

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Il prequel

Era il 21 novembre 2024 quanto gli analisti militari apprendevano di una classe di missili balistici precedentemente sconosciuta: la Federazione Russa lanciava un prototipo di Oreshnik nei pressi di Dnipro, nell’Ucraina centrale, nel complesso industriale di Pivdenmash (in russo: Yuzhmash).[i] Il vettore, dotato di veicoli di rientro (RV) ma privo di testata esplosiva, è stato interpretato come un monito di Mosca direttamente da Kapustin Yar, lo storico cosmodromo sovietico utilizzato ancora oggi per i test sperimentali di missili. Gli analisti associarono il missile ai già noti IRBM cinesi Dong-Feng 21 e 26, in servizio rispettivamente dal 1991 e dal 2016, sulla base di caratteristiche tecnico-operative comuni, o comunque ad una tipologia di missile re-ingegnerizzato sulla scorta degli omologhi cinesi[2]. Ma non sono mancati accostamenti con il sistema RS-26 (nome NATO: SS-X-31 Sickle D), sviluppato segretamente dalla stessa Federazione Russa a partire dal 2006, mentre era ancora in vigore il TFN, e testato per la prima volta nel 2012.[ii] Dotato di 6 veicoli di rientro (MV) armati con submunizioni, e con gittata di oltre 5800 km, il RS-26 ha rappresentato una sfida ai tradizionali meccanismi di controllo dei sistemi d’arma a raggio intermedio.
Ma il RS-26 ha un antenato, che condivide peraltro con l’Oreshnik lo stesso progettista (il Moscow Institute of Thermal Technology) e la medesima fabbrica di produzione (il Votkinsk Machine Building Plant): si tratta del RSD-10 Pioneer (nome NATO: SS-20 “Saber”)[3], sviluppato tra il 1976 e il 1988. Non fu un sistema d’arma qualsiasi, ma un vero e proprio game changer nell’equilibrio bipolare: l’RSD-10 Pioneer, infatti, era un missile balistico a raggio intermedio dispiegato su larga scala dall’URSS, che spinse la NATO, nel 1979, a schierare in Europa i missili balistici a raggio intermedio statunitensi Pershing II. L’installazione sovietica di questo sistema a medio raggio continuò ininterrottamente anche dopo il 1979, anno in cui venne stipulato (ma non ratificato da parte USA) il SALT II per la restrizione delle armi strategiche. In seguito, l’Unione Sovietica ritirò l’SS-20 dal servizio con la ratifica del Trattato sulle Forze Nucleari a Raggio Intermedio (INF) nel 1987, in modo analogo a quanto fece con il programma dell’OTR-23 OKA (nome NATO: SS-23 Spider), un SRBM evoluto con capacità di lancio superiori ai 500 km (nonostante le rassicurazioni sovietiche di non superare i 400 km).
Lo scenario, oggi, è completamente mutato: mentre nel 1989 l’URSS smantellava 196 veicoli di lancio 9P71 e oltre 200 missili 9M714 dei rimanenti sistemi OKA,[iii] la Federazione Russa si appresta oggi a dotarsi del più ambizioso programma di IRBM dalla Guerra Fredda.

Una nuova corsa ai sistemi IRBM

Nel contesto della nuova “cortina di ferro” europea, Lukashenko ha affermato che in Bielorussia sarebbero già stati individuati circa 30 siti per il possibile dispiego del nuovo IRBM[4], mentre Andrej Kelin, ambasciatore britannico presso la Federazione Russa, lo scorso novembre presentò l’apparizione di Oreshnik come un fattore completamente nuovo nel teatro europeo.
È presto per valutare le possibili reazioni europee nel medio periodo. Una portavoce NATO rassicurava che nuove capabilities russe non fermeranno il supporto atlantico all’Ucraina[5], ma di fatto il sistema d’arma introdotto può mutare significativamente il perimetro delle capacità operative russe: l’Oreshnik offre la capacità di lanciare un potente attacco convenzionale in grado di raggiungere, almeno potenzialmente, buona parte d’Europa e senza necessità di scalare su un arsenale di tipo nucleare.
Una mossa da interpretare nel quadro di una spirale ascendente di forniture sempre più sofisticate nel teatro ucraino, quale risposta agli ATACMS di fabbricazione statunitense e ai missili Storm Shadow britannici consegnati a Kiev.
Le controrisposte occidentali all’Oreshnik implicheranno un ulteriore rafforzamento delle difese missilistiche e, probabilmente, lo schieramento di missili statunitensi SM-6 (Block I e Ia) e BGM-109 Tomahawk in Europa entro il 2026. Per certo l’impatto strategico dell’Oreshnik non è dissimile da quello che si ebbe nel teatro asiatico negli anni ’80, con l’introduzione del Dong-Feng 21 in funzione anti-statunitense.
Stando alle dichiarazioni rese note in occasione di un incontro della CSTO, lo scorso 24 novembre, l’Oreshnik è in grado di distruggere anche strutture pesantemente fortificate o situate a profondità significative. Un aspetto che lascia trapelare la possibilità di un utilizzo non nucleare del nuovo IRBM, anche in ragione della probabilità di errore circolare (CEP) assai inferiore a quello del precedente RS-26. È indubbio che, nonostante il suo impiego balistico convenzionale, l’introduzione dell’Oreshnik segni uno spartiacque nella corsa europea (ed extraeuropea) agli armamenti e nel disimpegno dagli accordi internazionali in materia di controllo dei vettori.


Note

[1] https://www.reuters.com/business/aerospace-defense/putin-says-russia-is-ramping-up-production-oreshnik-missile-2025-06-23/
[2] https://www.diploweb.com/Strategy-Possible-Portrait-of-the-Russian-Oreshnik-Missile-Fired-at-Ukraine-on-November-21st-2024.html.
[3] https://www.diploweb.com/Strategy-Possible-Portrait-of-the-Russian-Oreshnik-Missile-Fired-at-Ukraine-on-November-21st-2024.html#nh19.
[4] https://united24media.com/latest-news/let-them-comfort-themselves-belarusian-official-confirms-oreshnik-missile-deployed-by-the-end-of-2025-8720.
[5] https://www.aa.com.tr/en/asia-pacific/nato-reaffirms-support-for-ukraine-after-russian-ballistic-missile-launch/3405522.


Foto copertina: Oreshnik