Georgia: proteste, scontri e tensioni con l’UE dopo le elezioni locali


La Georgia è precipitata in una nuova crisi politica dopo le elezioni municipali del 4 ottobre, segnate da proteste di massa, accuse di brogli e violente repressioni da parte della polizia.
Il primo ministro Irakli Kobakhidze ha accusato i manifestanti di aver tentato di rovesciare il governo e ha denunciato una presunta ingerenza dell’Unione Europea negli affari interni del Paese.


Scontri davanti al palazzo presidenziale

Sabato sera, migliaia di persone si sono radunate a Tbilisi per protestare contro le politiche repressive del governo e contro quella che molti considerano una deriva filo-russa della Georgia. La manifestazione, organizzata dall’opposizione filo-occidentale, è degenerata quando un gruppo di manifestanti ha tentato di avvicinarsi al palazzo presidenziale.
La polizia antisommossa ha reagito con gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e spray al peperoncino per disperdere la folla. Secondo le autorità, cinque attivisti sono stati arrestati, mentre decine di persone hanno riportato ferite lievi.
Il giorno successivo, il Servizio di sicurezza dello Stato ha annunciato di aver scoperto un arsenale di armi ed esplosivi in una foresta nei pressi della capitale, affermando che sarebbe stato destinato a “atti sovversivi” durante le proteste in Georgia. Secondo un comunicato citato dall’agenzia Interpress, l’arsenale sarebbe stato acquistato da un cittadino georgiano su richiesta di un compatriota che combatte in Ucraina.

Kobakhidze: “Un tentativo di colpo di Stato sostenuto da Bruxelles”

Domenica, in una conferenza stampa, il premier Kobakhidze ha parlato di un tentativo fallito di rovesciare l’ordine costituzionale, sostenendo che alcune forze straniere avrebbero alimentato le tensioni.
“Alcune persone provenienti dall’estero hanno espresso un sostegno diretto al tentativo di sovvertire il nostro ordine costituzionale”, ha dichiarato, puntando il dito contro l’ambasciatore dell’Unione Europea a Tbilisi, Paweł Herczyński, accusato di essersi “immischiato nella politica georgiana”.
“L’ambasciatore europeo – ha aggiunto Kobakhidze – deve assumersi la responsabilità, prendere le distanze e condannare ciò che accade nelle strade di Tbilisi.”
Nonostante il tono duro, il primo ministro ha cercato di mostrarsi aperto a una distensione: “Siamo pronti al dialogo e a ristabilire relazioni amichevoli, ma non tollereremo interferenze esterne”, ha affermato.

La reazione dell’Unione Europea

In una dichiarazione congiunta, l’Alto rappresentante per la politica estera Kaja Kallas e la commissaria per l’Allargamento Marta Kos hanno respinto le accuse di ingerenza e condannato gli attacchi personali contro il diplomatico europeo.
L’Unione Europea ha espresso “profonda preoccupazione per il clima politico in Georgia”, denunciando “raid contro i media indipendenti, arresti arbitrari e leggi restrittive contro la società civile” durante la protesta.
Secondo Bruxelles, queste misure hanno “ridotto drasticamente la possibilità di elezioni libere e competitive”.
La nota sottolinea inoltre che il governo georgiano non ha invitato osservatori internazionali in tempo utile, tra cui l’OSCE/ODIHR, compromettendo la trasparenza del voto. Anche diverse organizzazioni locali hanno rinunciato a monitorare le elezioni, citando un clima “repressivo e intimidatorio”.
“Invitiamo tutte le parti alla calma e alla moderazione – si legge nel comunicato – e chiediamo il rilascio di tutte le persone detenute arbitrariamente. È essenziale un dialogo costruttivo che coinvolga governo, opposizione e società civile, evitando ogni forma di violenza.”

Un voto contestato e un Paese spaccato

Il partito Sogno Georgiano, al potere dal 2012 e guidato da Kobakhidze, ha dichiarato di aver vinto in tutte le municipalità del Paese caucasico, che conta circa 3,7 milioni di abitanti. Tuttavia, i principali blocchi di opposizione hanno boicottato il voto, denunciando brogli e un sistema elettorale manipolato a vantaggio del governo.
Le elezioni locali si sono svolte in un contesto di forte repressione del dissenso politico e di crescenti tensioni con l’Unione Europea. Da mesi, la Georgia è teatro di manifestazioni contro la cosiddetta “legge sugli agenti stranieri”, accusata di limitare la libertà delle ONG e dei media indipendenti.
Le proteste sono anche alimentate dalla decisione del governo di sospendere i colloqui per l’adesione della Georgia all’UE, scelta che molti cittadini hanno vissuto come un tradimento della vocazione europea del Paese, sancita dalla Costituzione.

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Saakashvili: “Serve una nuova rivoluzione”

L’ex presidente Mikheil Saakashvili, in un messaggio pubblicato sui social, ha invitato l’opposizione a unirsi e organizzarsi, tracciando un parallelo con la Rivoluzione delle Rose del 2003. “Non è tempo di lamentele, ma di organizzazione”, ha scritto, aggiungendo che, nonostante le elezioni “truccate”, il partito di governo non godrebbe del sostegno della maggioranza dei cittadini.
Saakashvili ha poi esortato i giovani a guidare una “nuova stagione di lotta democratica” per “riconquistare il Paese e restituirlo al suo popolo”.

Una democrazia fragile tra Europa e Russia

Un tempo considerata una delle nazioni più filo-occidentali emerse dal crollo dell’Unione Sovietica, la Georgia vive oggi un profondo deterioramento dei rapporti con Bruxelles e Washington.
Dalla guerra in Ucraina nel 2022, Tbilisi ha progressivamente raffreddato i legami con l’Occidente, mentre le accuse di avvicinamento a Mosca si moltiplicano.
Le tensioni politiche e la polarizzazione crescente rischiano ora di trascinare il Paese in una nuova stagione di instabilità, proprio mentre l’Europa si interroga sul futuro della democrazia nel Caucaso meridionale.


Foto: Georgia: scontri, accuse e tensioni con l’UE dopo le elezioni locali