La fine del socialismo in Bolivia


Dopo 20 anni di governo del partito Movimiento al Socialismo (MAS) si chiude definitivamente l’era del socialismo in Bolivia, dopo la vittoria di Rodrigo Paz Pereira, sostenuto dal Partito Democráta Cristiano.


Di Langone Donato

Dal 2005 al 2019, la Bolivia fu governata da Evo Morales, sindacalista dei cocaleros, grazie al cui appoggio riuscì ad emergere politicamente, inizialmente come membro della Cámara de Diputados e poi come primo Presidente “indigeno” del Paese. Egli era espressione del Movimiento al Socialismo (MAS), partito politico di sinistra ispirato a ideali indigenisti. Vinse le elezioni presidenziali del 2005 con il 53,74% dei voti[1], battendo Jorge Quiroga Ramírez.

La sua affermazione si inserì nel contesto del cosiddetto giro a la izquierda, una stagione politica segnata dall’ascesa di governi progressisti in diverse nazioni latinoamericane[2].

Durante la sua prima amministrazione, promosse un referendum che portò all’adozione di una nuova Costituzione, ridefinendo il Paese come “Stato Plurinazionale della Bolivia”[3]. La nuova Carta stabiliva che il Presidente potesse essere rieletto solo una volta consecutivamente, cosa che sembrava escludere una terza candidatura dopo la sua elezione avvenuta nel 2009. Nonostante ciò, nel 2013, il Tribunal Constitucional Plurinacional de Bolivia autorizzò Morales a candidarsi nuovamente, sostenendo che la vittoria del 2005 avvenne prima della ratifica della Legge fondamentale del 2009, dando la possibilità di presentarsi alle elezioni[4].

Rieletto nel 2014, il Capo di Stato non sarebbe stato più eleggibile. Ma, con il supporto della maggioranza parlamentare, indisse un referendum per eliminare il limite di mandati. Tuttavia, il popolo respinse la proposta. Nel 2017 una sentenza del Tribunal Constitucional annullò tali limiti, sostenendo fosse un “diritto umano”[5]. Morales poté ricandidarsi ancora nel 2019.

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Il governo di Luis Arce

Durante la tornata di quell’anno, il clima era estremamente teso e gli osservatori internazionali temevano possibili brogli. Morales fu accusato di frode elettorale, poiché lo spoglio fu sospeso proprio quando non risultava in vantaggio con un margine sufficiente per evitare il ballottaggio. Ciò portò ad innumerevoli proteste popolari contro il Presidente. Il 10 novembre il Capo di Stato, il Vicepresidente Álvaro García Linera e il Presidente del Senado Adriana Salvatierra e della Cámara Victor Borda rassegnarono le dimissioni, creando un vuoto istituzionale. Jeanine Áñez Chávez, del Movimiento Democráta Social, si dichiarò disposta ad assumere l’incarico ad interim di Presidente della Bolivia e di convocare le elezioni, che portarono, l’anno successivo, alla vittoria di Luis Arce[6], anch’egli membro del MAS, segnando una continuità con gli esecutivi precedenti. Il suo passato come Ministro dell’economia durante i governi di Morales, il suo profilo moderato, il desiderio di stabilità da parte degli elettori e la frammentazione dell’opposizione furono fattori determinanti per la sua vittoria.

Nel 2023, il Tribunal Constitucional Plurinacional annullò la rielezione a tempo indeterminato, non dando, di fatto, la possibilità a Morales di candidarsi per le presidenziali del 2025, sottolineando che non fosse un diritto umano, richiamando l’articolo 168 della Carta[7]. Ciò provocò una serie di disordini all’interno del MAS, tanto da portare all’espulsione di Arce e il Vicepresidente David Choquehuanca[8]. Nacquero due fazioni: quella Arcista, vicino al Capo di Stato in carica, chiamata Bloque Renovador; e quella Evista, fedele a Morales. Tuttavia, l’ex Presidente perse la leadership del MAS e formò un nuovo partito chiamato Estamos Volviendo Obedeciendo al Pueblo (EVO Pueblo).

L’anno seguente, il 26 giugno, in un contesto segnato da una profonda crisi politica ed economica, alcune unità dell’Ejército de Bolivia comandate da Juan José Zúñiga tentarono un colpo di Stato, che fu rapidamente sventato. Secondo il generale, l’operazione militare sarebbe stata orchestrata dal governo per rafforzare il consenso in un momento di debolezza politica[9]. Arce negò ogni coinvolgimento e, a sua volta, accusò implicitamente Morales di essere dietro al tentativo golpista.

Elezioni presidenziali del 2025

In seguito alla frattura del partito di governo, emerse una nuova sinistra guidata da Andrónico Rodríguez, giovane Presidente della Cámara de Senadores, classe 1988, considerato come alternativa all’Arcismo e all’Evismo. Il suo ruolo lo mise al centro del dibattito pubblico e, a causa dell’instabilità del MAS, la sua figura avrebbe potuto rappresentare un rinnovamento politico. Egli si candidò con Alianza Popular, sostenuto dal Movimiento Tercer Sistema. Tuttavia, il MAS scelse come suo candidato l’ex Ministro de Gobierno Eduardo del Castillo. Ciò provocò maggiormente una frammentazione della sinistra in corsa alle elezioni. Per molti dirigenti del partito, Rodríguez risultava ancora troppo vicino a Morales, anche se quest’ultimo, in campagna elettorale, invitò i suoi sostenitori ad annullare il voto[10]. In questo modo, i dissidi interni e le lotte di potere tra Arce e Morales hanno portato alla distruzione della sinistra, impedendole di convergere su una candidatura unitaria, comrpomettendo l’accesso al ballottaggio.

Nel primo turno, Rodrigo Paz Pereira, appoggiato dal Partito Democráta Cristiano, ottenne il 32,06%, seguito da Jorge Quiroga Ramírez, sostenuto da Libre, con il 26,70%[11]. Rodríguez, invece, si classificò quarto con l’8,51%, mentre il MAS arrivò sesto superando di poco la soglia del 3%[12]. Un dato significativo è il 19% di voti nulli, espressione simbolica della popolazione indigena, in segno di solidarietà con Morales. Il più grande sconfitto, però, è Samuele Doria Medina, inizialmente considerato tra i favoriti.

Ė difficile comprendere come Rodrigo Paz possa aver ricevuto un consenso così ampio, avendo di gran lunga superato le previsioni dei sondaggi. La sua immagine di leader moderato, distante dai vecchi volti noti proposti dalla destra tradizionale, insieme alle sue posizioni critiche nei confronti delle politiche del MAS, hanno contribuito alla sua ascesa. La sua proposta di un modello economico basato su un Capitalismo para todos, centrato sulle risorse del settore privato, rompe con la tradizione nazionalistica che ha caratterizzato gli esecutivi di Arce e Morales.

Con il ballottaggio, il Paese chiude definitivamente venti anni di governo di sinistra, aprendo una nuova fase politica. Rodrigo Paz è stato eletto nuovo Presidente dello Stato Plurinazionale della Bolivia con il 54,5% dei consensi. Nel suo discorso ha dichiarato che: “Bolivia respira vientos de cambio y renovación para seguir adelante”[13]. Il Capo di Stato uscente, Arce, si è congratulato con il nuovo Presidente per la vittoria, sostenendo che il vero vincitore sia stato il popolo boliviano, che ha votato in maniera democratica e pacifica[14].

Questa vittoria segna un punto di svolta per la storia boliviana, spostando la nazione verso una politica più centrista e liberale, aprendo nuovi scenari per il futuro anche all’interno della comunità internazionale. Fino ad oggi, la Bolivia ha mantenuto rapporti privilegiati con Cuba, Nicaragua e Venezuela. Con la nuova presidenza, questo potrebbe cambiare, cercando il dialogo anche con altri Stati e avviare una maggiore apertura della Bolivia verso il mondo.

Il nuovo Presidente si insedierà ufficialmente l’8 novembre. Vediamo un Capo di Stato centrista e moderato al potere, segnando una discontinuità rispetto alla storia recente del Paese. La profonda frammentazione della sinistra, le lotte interne, l’alta inflazione e la scarsità di combustibili, hanno creato le condizioni favorevoli per l’ascesa di una nuova figura, lontana anche dalle vecchie forze di destra, capace di proporsi come un’alternativa. Rodrigo Paz ha promesso comunque continuità con alcune politiche sociali, dando spazio, però, al settore privato. Con la sua elezione, si chiude ufficialmente l’era del MAS.


Note

[1] Órgano Electoral Plurinacional de Bolivia, consultabile al link: https://atlaselectoral.oep.org.bo/#/subproceso/19/1/1 (consultato il 19/10/2025).
[2] J. Adelman, P. Pryluka, “Transiones Latinoamericanas”, in New Left Review, n. 149, 2024, p. 157.
[3] Costitución Politica de Estato, consultabile al link: https://www.oas.org/dil/esp/constitucion_bolivia.pdf (consultato il 19/10/2025).
[4] M. J. Ramón Vega Quevedo, “¿El estado de derecho en peligro? El juez constitucional contra la constitución y a favor de la reelección presidencial indefinida: caso bolivia”, in Revista Boliviana de Derecho, n. 32, 2021, pp. 864-865.
[5] Ivi, p. 868.
[6] Órgano Electoral Plurinacional de Bolivia, consultabile al link: https://web.oep.org.bo/elecciones-generales-2020/ (consultato il 19/10/2025).
[7] Tribunal Constitucional Plurinacional, consultabile al link: https://www.procuraduria.gob.bo/ckfinder/userfiles/files/PGE-WEB/_Opinion/ant/SENTENCIA10102023S4.pdf (consultato il 19/10/2025).
[8] Graham, “Bolivian president expelled from own party amid political feud“, in The Guardian, 05/10/2023, consultabile al link: https://www.theguardian.com/world/2023/oct/04/bolivia-president-luis-arce-evo-morales (consultato il 19/10/2025).
[9] “Cómo fue el “intento de golpe de Estado” que denunció el presidente de Bolivia después de que militares tomaran el centro de La Paz y entraran en la antigua sede de gobierno“, in BBC News Mundo, 26/06/2024, consultabile al link: https://www.bbc.com/mundo/articles/c2jj33v45m7o (consultato il 19/10/2025).
[10] Profilo X di Evo Morales, consultabile al link: https://x.com/evoespueblo/status/1950912509952618719?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1950912509952618719%7Ctwgr%5E9907055bc4f68ae520315f947dc3293cf3de37f1%7Ctwcon%5Es1_&ref_url=https%3A%2F%2Fwww.nodal.am%2F2025%2F08%2Fbolivia-evo-morales-impulsa-el-voto-nulo-en-las-proximas-elecciones-presidenciales-tras-su-proscripcion-politica%2F (consultato il 19/10/2025).
[11] Órgano Electoral Plurinacional de Bolivia, consultabile al link: https://web.oep.org.bo/wp-content/uploads/2025/08/30-08-2025-Separata-resultados-EG2025.pdf (consultato il 19/10/2025).
[12] Ibidem.
[13] A. Rodríguez, “Resultados de las elecciones en Bolivia, en vivo | Rodrigo Paz: “Bolivia respira vientos de cambio y renovación para seguir adelante””, in El Pais, 20/10/2025, consultabile al link: https://elpais.com/america/2025-10-19/elecciones-en-bolivia-en-vivo-la-segunda-vuelta-de-las-presidenciales.html (consultato il 20/10/2025).
[14] Profilo X di Luis Arce: https://x.com/LuchoXBolivia/status/1980084868966158538 (consultato il 20/10/2025).

Bibliografia

Adelman, P. Pryluka, “Transiones Latinoamericanas”, in New Left Review, n. 149, 2024, pp. 151-178.
J. Ramón Vega Quevedo, “¿El estado de derecho en peligro? El juez constitucional contra la constitución y a favor de la reelección presidencial indefinida: caso bolivia”, in Revista Boliviana de Derecho, n. 32, 2021, pp. 862-899

Sitografia

BBC News Mundo, “Cómo fue el “intento de golpe de Estado” que denunció el presidente de Bolivia después de que militares tomaran el centro de La Paz y entraran en la antigua sede de gobierno“, 26/06/2024, consultabile al link: https://www.bbc.com/mundo/articles/c2jj33v45m7o (consultato il 19/10/2025).
Costitución Politica de Estato, consultabile al link: https://www.oas.org/dil/esp/constitucion_bolivia.pdf (consultato il 19/10/2025).
Graham T., “Bolivian president expelled from own party amid political feud“, in The Guardian, 05/10/2023, consultabile al link: https://www.theguardian.com/world/2023/oct/04/bolivia-president-luis-arce-evo-morales (consultato il 19/10/2025).
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Profilo X di Luis Arce: https://x.com/LuchoXBolivia/status/1980084868966158538 (consultato il 20/10/2025).
Rodríguez A., “Resultados de las elecciones en Bolivia, en vivo | Rodrigo Paz: “Bolivia respira vientos de cambio y renovación para seguir adelante””, in El Pais, 20/10/2025, consultabile al link: https://elpais.com/america/2025-10-19/elecciones-en-bolivia-en-vivo-la-segunda-vuelta-de-las-presidenciales.html (consultato il 20/10/2025).
Tribunal Constitucional Plurinacional, consultabile al link: https://www.procuraduria.gob.bo/ckfinder/userfiles/files/PGE-WEB/_Opinion/ant/SENTENCIA10102023S4.pdf (consultato il 19/10/2025).


Foto copertina: Elezioni in Bolivia