Comprendere la Guerra Ibrida

Comprendere la Guerra Ibrida

Nel volume Comprendere la Guerra Ibrida, Francesco D’Arrigo, con la curatela di Tommaso Alessandro De Filippo, propone una riflessione ampia e multidisciplinare su una delle categorie strategiche più complesse della contemporaneità: la “guerra ibrida”. 


Negli ultimi anni sempre più spesso sentiamo parlare di “guerra ibrida”.
Il concetto, spesso abusato nel discorso politico e mediatico, viene affrontato nel volume “Comprendere la Guerra Ibrida” (Mazzanti Libri, 2024. Ordina qui) a cura di Francesco D’Arrigo, con la curatela di Tommaso Alessandro De Filippo, attraverso una disamina rigorosa che ne ripercorre le origini, le applicazioni operative e la dimensione cognitiva.
D’Arrigo adotta un approccio sistemico, mettendo in dialogo dottrina militare, scienze politiche e teoria della comunicazione. Il risultato è un testo denso, talvolta volutamente tecnico, ma che riesce a illuminare la trasformazione della conflittualità nel XXI secolo: dalle operazioni di influenza alle campagne di disinformazione, dal cyber warfare alla manipolazione delle percezioni collettive.
L’autore evidenzia come la guerra ibrida non sia più un evento, ma una condizione permanente in cui attori statali e non statali competono nello spazio informativo, economico e psicologico. Ne emerge una geografia del conflitto in cui il potere si esercita tanto attraverso la forza quanto mediante il controllo delle narrative.
Tra i passaggi più incisivi, D’Arrigo denuncia la vulnerabilità democratica prodotta dall’interconnessione digitale e dalla perdita del monopolio statale sulla legittimità della forza. Le guerre ibride, suggerisce, minano le fondamenta stesse dell’ordine liberale, spostando la competizione dal terreno militare a quello simbolico e percettivo. Comprendere la Guerra Ibrida si colloca così nel solco di autori come Hoffman, Gerasimov e Pomerantsev, offre una prospettiva italiana, lucida e autonoma.
In definitiva, l’opera invita a ripensare la sicurezza nazionale e internazionale alla luce di un paradigma in cui le armi convenzionali cedono il passo all’informazione, alla percezione e alla psicologia collettiva. All’interno del volume è possibile leggere i contributi di Fiamma Nirenstein, Anna Zafesova, Enrico Credendino, Nicola Gratteri, Antonio Nicaso, Bepi Pezzulli, Michael Sfaradi e Fabio Vanorio.

D’Arrigo prima di addentrarci nei contenuti, vorrei partire sottolineando una particolarità del suo volume: “Comprendere la guerra ibrida” è un “meta libro”. Cosa significa e perché è importante?
«Il nostro non è soltanto un testo stampato, ma un progetto editoriale multimediale di approfondimento e ricerca che risponde anche all’impegno sociale che ha sempre caratterizzato la mia attività professionale e personale. Ho sempre dedicato grande importanza all’impegno civico e sociale e allo sport, soprattutto in favore delle giovani generazioni, sostenendo campagne di solidarietà con particolare riguardo alla tutela dei diritti dei minori, dell’ambiente e diverse organizzazioni di volontariato indipendenti e imparziali che danno assistenza e soccorso ai minori, alle vittime di guerra e delle catastrofi. Per questi motivi ho trovato nell’Editore Mazzanti Libri una risposta innovativa a tale impegno. Il libro è stampato su carta ecologica e per la realizzazione non sono stati utilizzati materiali plastici. Meta Liber© deriva dalle parole “meta” (in greco antico “oltre”) e “liber” (in latino “libro”), cioè “oltre il libro” ed è un innovativo sistema di pubblicazione dei libri cartacei che consente al lettore di godere di un classico libro a stampa ma allo stesso tempo di fruire, mediante un’apposita App gratuita (ML) e dei codici (QR) inseriti nelle pagine, di ulteriori contenuti che rendono unica l’esperienza di lettura. Tra questi, la possibilità di ascoltare gratuitamente l’audiolibro letto e registrato dalla voce narrante di Sandra Coluccia, di vedere grafici e immagini collegate ai vari capitoli, di fruire di approfondimenti dal web attraverso le note bibliografiche e una sitografia strategica.
Ma soprattutto, l’audiolibro letto da Sandra Coluccia è disponibile gratuitamente nel servizio App Libro Parlato Lions, riservato alle persone ipovedenti o con difficoltà di lettura. www.applibroparlatolions.it

Partiamo dal provare a definire che cos’è una guerra ibrida.
«Negli ultimi anni sempre più spesso sentiamo parlare di “guerra ibrida”, tuttavia si tratta di un concetto complesso difficile da inquadrare, dai molteplici significati, in continua evoluzione e sul quale non esiste una definizione universalmente accettata. 
Quando gli studiosi o i militari menzionano il “modello ibrido di guerra”, non sempre intendono e implicano lo stesso ambito. Inoltre, il termine viene spesso utilizzato per riferirsi a fenomeni inapplicabili. L’ambiguità concettuale deriva dal fatto che la definizione del concetto “guerra ibrida” è stata ampiamente discussa, criticata e riformulata nel tempo, includendo nuovi elementi che mancavano nella concezione iniziale.
In definitiva, il termine confonde più di quanto non spieghi.
L’uso del termine, che nell’Era contemporanea è diventato sempre più popolare nei dibattiti politici a seguito degli stravolgimenti del contesto geostrategico, spesso utilizzato dai media per descrivere casi che non presentano le caratteristiche essenziali del concetto, risale in verità agli anni Novanta. Il termine è apparso per la prima volta nel 1995 nel libro di Thomas Mockaitis intitolato “British Counterinsurgency in the Post-imperial Era”.
Il concetto di guerra ibrida è stato continuamente adattato per includere nuove forme di attacco e campi di battaglia, ma non dal punto di vista teorico e quindi, oggi, risulta associato all’utilizzo delle tecnologie innovative e alla militarizzazione del terreno fisico e dei domini moderni contesi (Cibernetico, Spazio, Artico, subacqueo, l’ambiente informativo – OIE, cognitivo).
Il termine fu inizialmente adottato in ambito militare come “minaccia ibrida”, e reso popolare nel 2005 da Frank Hoffman nel suo “Conflict in the 21st Century: The Rise of Hybrid Wars” che ne esaltò la specificità, evidenziando la combinazione di strategie, metodi e tattiche convenzionali e non convenzionali nella guerra contemporanea, nonché gli aspetti psicologici o legati all’ambito informativo (infowar) dei conflitti moderni.
Nel 2009 Russell Glenn nel suo “Thoughts on ‘Hybrid’ Conflict”, definì la minaccia ibrida come un avversario che impiega simultaneamente e in modo adattivo una combinazione di:

  • mezzi politici, militari, economici, sociali e informativi
  • metodi di guerra convenzionali, irregolari, distruttivi, terroristici e di sovversione, criminali

distinguendo la sua visione concettuale della guerra ibrida da quelle discusse in precedenza, enfatizzando l’uso di tattiche e tecnologie non cinetiche e ampliando la comprensione tattico-operativa della guerra ibrida, intrinsecamente orientata al settore militare, a strumenti e azioni non militari.
Gli organismi militari statunitensi tendono ad utilizzare il termine “minaccia ibrida”, mentre la letteratura accademica parla di “guerra ibrida”.
Le definizioni di guerra ibrida adottate dagli Stati e dalle istituzioni occidentali presentano differenze significative.
La NATO usa il termine per descrivere “avversari con la capacità di impiegare simultaneamente mezzi convenzionali e non convenzionali in modo adattivo nel perseguimento dei loro obiettivi”.
Il “Joint Framework on Countering Hybrid Threats” della Commissione Europea, afferma che: “il concetto di minaccia ibrida mira a cogliere la miscela di azioni convenzionali e non convenzionali, militari e non militari, palesi e occulte, che possono essere utilizzate in modo coordinato da attori statali o non statali, per raggiungere obiettivi specifici rimanendo al di sotto della soglia della guerra formalmente dichiarata”.
Tutte descrivono la dinamica flessibile e complessa di un determinato campo di battaglia che richiede una risposta altamente adattabile e resiliente. Tuttavia, a causa delle diverse definizioni adottate dagli Stati e dalle istituzioni occidentali, anche le strategie di contrasto alla guerra ibrida presentano differenze significative.
Le nuove guerre non vengono combattute solo sul terreno ma in tutti i domini, compresi quelli invisibili all’occhio umano, come quello Spaziale, il Cyberspace, il Campo Elettromagnetico, il Campo informativo delle comunicazioni e soprattutto nel Campo Cognitivo, con metodi innovativi, tecnologicamente e radicalmente diversi rispetto al passato.
La caratteristica distintiva della guerra ibrida riguarda l’ambiguità e l’attribuzione.
Gli attacchi ibridi sono generalmente caratterizzati da molta incertezza e dalle difficoltà di distinzione tra sabotaggi e incidenti.
Tale oscurità viene consapevolmente creata e ampliata dagli attori ibridi al fine di complicare l’attribuzione così come la risposta. In altre parole, un Paese preso di mira non è in grado di rilevare un attacco ibrido o non è in grado di attribuirlo a uno Stato che potrebbe perpetrarlo o sponsorizzarlo. Sfruttando le soglie di rilevamento e attribuzione, l’attore ibrido rende difficile per lo Stato preso di mira sviluppare risposte politiche e strategiche.
Un modello ibrido di guerra sicuramente da prendere in considerazione è quello russo, ampiamente associato alla cosiddetta “dottrina Gerasimov”. La strategia di guerra ibrida della Federazione Russa enfatizza l’offuscamento delle distinzioni tra guerra e pace, caratterizzata da attività sotto-soglia che includono metodi cinetici e non cinetici, associati ad una combinazione di elementi regolari e irregolari o nella combinazione di strumenti militari e non militari, che incorpora anche azioni segrete e inganni (maskirovka).
Una dottrina che ha tra i suoi punti di forza la complessità l’incertezza e la capacità di destabilizzazione.
L’interazione di strumenti cinetici e tattiche non cinetiche, di potere convenzionale e non convenzionale con strumenti di sovversione potenziati dal cyber e dall’intelligenza artificiale, definiscono il concetto di guerra ibrida per alcune caratteristiche distinte: il confine tra tempo di guerra e tempo di pace è reso oscuro, indefinito, impercepibile.
Ciò significa che è difficile identificare o discernere la soglia tra pace e guerra.
La guerra diventa sfuggente poiché diventa difficile renderla operativa e, pertanto, è difficile per chi è sotto attacco predisporre adeguate strategie e strumenti di contrasto.
L’obiettivo principale della guerra ibrida sono i civili…e come questi pensano ed agiscono in relazione allo Stato.
Uno dei principali obiettivi della guerra ibrida globale in atto è quello di compromettere le istituzioni e il contratto sociale che lega indissolubilmente gli Stati democratici e i loro elettori.
La guerra ibrida è avvolta dalle incertezze, ma soprattutto è invisibile cittadini, che non si rendono nemmeno conto di essere, spesso, il bersaglio principale di tali attacchi.
La guerra ibrida e le tattiche ibride non vengono impiegate per vincere la guerra o la pace, ma hanno come obiettivo strategico quello di minare la legittimità delle istituzioni democratiche, la fiducia nei valori occidentali, di alterare il processo decisionale e i risultati delle elezioni. Le tattiche ibride producono instabilità ed erodono la democrazia, creano polarizzazione politica e distruggono la coesistenza e il consenso.
Secondo l’Istituto Italiano di Studi Strategici “Niccolò Machiavelli”  la guerra ibrida si può sostanzialmente definire come “una strategia politico-militare che impiega una guerra politica e mescola guerra convenzionale, guerra irregolare e guerra cibernetica con altre operazioni di guerra non cinetica, cognitiva invisibile, associate a sofisticati metodi di influenza strategica sui cittadini, su politici e istituzioni, quali: diplomazia, corruzione, disinformazione, propaganda, fake news, deep fake video e foto, operazioni psicologiche e interventi per influenzare decisioni e le operazioni elettorali, intelligence, spionaggio, azioni clandestine, sabotaggi di infrastrutture critiche e logistiche, attacchi e ricatti cibernetici, economici e commerciali, traffici criminali, rapimenti, omicidi, terrorismo”.
“La guerra ibrida combina diverse dimensioni e strumenti di guerra convenzionali e non convenzionali, militari e non militari, per raggiungere obiettivi politici in cui l’aggressore intende evitare l’attribuzione o la retribuzione. In un conflitto ibrido, le parti coinvolte utilizzano una combinazione di tattiche che spesso coinvolgono attori statali e non statali, per attacchi asimmetrici ed operazioni cinetiche sovversive, al fine di destabilizzare un governo o una nazione, influenzare i cittadini, il processo decisionale e il corso degli eventi, per ottenere vantaggi strategici”.»

Lei distingue chiaramente tra guerra ibrida, guerra cognitiva e disinformazione strategica. Qual è, oggi, la linea di demarcazione operativa tra queste categorie? «La guerra cognitiva è una forma di guerra ibrida per eccellenza, fondata sulla conduzione continua e ripetuta di attacchi informativi e operazioni psicologiche nei confronti di una società, oggi portata avanti principalmente per mezzo di influencer, social media e social network. Attività condotte su un ampio spettro per raggiungere specifici obiettivi strategici e ottenere un vantaggio su un avversario influenzando individui, gruppi e società a livello cognitivo, attraverso attività informative, ma anche attraverso un’ampia gamma di azioni e pressioni (Psyops) che possono influenzare o interrompere la cognizione. Nella guerra cognitiva, le nostre percezioni e convinzioni, cosa e come pensiamo, come prendiamo decisioni, le decisioni che prendiamo, la nostra volontà e determinazione sono sotto attacco.
La guerra cognitiva è quindi un’importante forma di guerra invisibile, che mira a ottenere il controllo mentale e psicologico dei soggetti e delle società prese di mira. Gli strumenti delle operazioni cognitive delle guerre di nuova generazione sono le piattaforme cibernetiche potenziate dall’IA, come X e TikTok.
Questi social media portano avanti “operazioni cognitive” durature, impercettibili, miranti all’alimentazione del dubbio, del complottismo, a comportamenti sovversivi e alla delegittimazione delle istituzioni democratiche. L’impoverimento cognitivo che caratterizza le giovani generazioni occidentali, di cui un sempre maggiore numero manifesta disturbi comportamentali da “social media addiction”, perché tossicamente dipendenti da un irrefrenabile e incontrollabile bisogno di accedere ad App create e gestite da regimi autocratici, e recentemente anche da X, che sfruttando l’ignoranza, il complottismo, la radicalizzazione ideologica e/o religiosa, sono in grado di ridurre drasticamente l’elevata vulnerabilità delle democrazie occidentali, esponendo soprattutto le giovani generazioni all’hacking cognitivo, provocando infodemie, caos sociale e sempre più maligne ingerenze contro le democrazie liberali.
La disinformazione è un fenomeno che si manifesta quando vengono diffuse intenzionalmente informazioni false o fuorvianti con l’obiettivo di influenzare o manipolare l’opinione pubblica, creando confusione o diffondendo false credenze. La disinformazione può essere utilizzata per scopi politici, economici o sociali, ed è spesso diffusa attraverso i media, i social media o altre piattaforme online. Quando la rete di disinformazione afferisce a entità statali (Russia, Cina, Iran e recentemente anche gli Stati Uniti dell’Amministrazione Trump), come sta avvenendo in questo turbolento periodo storico, assume una dimensione strategica.
Nel libro descriviamo anche le reti e i nexus della disinformazione islamista contro Israele e quella antioccidentale di Cina e Russia. Su quest’ultima, esiste una ricchissima biblioteca sull’uso delle “misure attive” che descrivono i metodi di guerra politica ed economica russa che utilizzano la disinformazione e la propaganda come strumento principale. In qualsiasi analisi della disinformazione e delle tattiche di propaganda russe, è importante notare che sono molteplici i termini e i concetti utilizzati per descrivere la natura di questa minaccia. “Information Confrontation” (Confronto informativo) è il termine usato nei circoli strategici e militari russi per descrivere il loro approccio all’uso delle informazioni, sia in tempo di pace che in conflitto. Concetti che si riferiscono alla formulazione strategica della Russia, in perpetuo stato di conflitto con i suoi avversari percepiti.
Le attuali operazioni di disinformazione e propaganda della Russia sono una manifestazione tattica integrata di questa visione strategica.
La macchina della disinformazione e della propaganda russa è una rete di canali e piattaforme di comunicazione ufficiali e non ufficiali che la Russia utilizza per creare e amplificare false narrazioni. La Federazione Russa investe massicciamente in questi canali di propaganda per sostenere i suoi sforzi di disinformazione e si avvale di migliaia domini web che si presentano come siti di notizie per diffondere queste narrazioni false e fuorvianti. Questi media pubblicano ripetutamente i contenuti degli altri nel tentativo di legittimare e rendere popolari le narrazioni di disinformazione che propagano. La disinformazione che generano collettivamente è quindi disponibile per essere citata da organi di informazione più diffusi e più credibili, che filtrano e rilanciano la propaganda diretta dall’intelligence russa a un pubblico più ampio. La strategia di disinformazione russa impiega una propaganda specificamente posizionata su ordine dei Servizi segreti russi per manipolare e indebolire i nemici, gli avversari e i competitor economici.
L’effetto moltiplicatore dei media dell’ecosistema informativo russo (descritto e analizzato nel libro) è composto da diversi pilastri che rispondono direttamente alle tre Agenzie di intelligence principali: il Servizio di Sicurezza Federale (FSB), che si occupa di sicurezza interna e controspionaggio; il Servizio di Intelligence Estera (SVR), responsabile dello spionaggio all’estero; e la Direzione principale delle informazioni (GRU), il servizio di intelligence militare. Tale effetto di impatto globale a causa della guerra di aggressione contro l’Ucraina, ne aumenta la portata e la risonanza e ha la capacità di creare delle vere e proprie tempeste di disinformazione con effetti potenzialmente pericolosi e destabilizzanti per coloro che la Federazione Russa percepisce come avversari a livello internazionale, nazionale e locale.
In passato, la Russia ha sfruttato questa dinamica per proteggersi dalle critiche per il suo coinvolgimento in attività maligne. Questo approccio consente anche al Cremlino di essere opportunista e manipolare le opinioni pubbliche, come nel caso del Covid-19. Un approccio ecosistemico adatto a sostenere il conflitto che il Cremlino mantiene costantemente attivo, a prescindere dallo stato delle relazioni con l’avversario, contro le democrazie occidentali, con l’obiettivo generale di indebolire la coesione internazionale tra gli Stati Uniti e l’Europa, dei loro alleati e partner commerciali, e di attaccare gli avversari percepiti dalla Russia.
Oggi, le entità dell’intelligence russa colpiscono i cittadini ucraini, europei e russi con la disinformazione che cerca di etichettare l’Ucraina e i funzionari del governo ucraino come l’aggressore nelle relazioni tra Russia e Ucraina e i mandanti delle stragi di civili.»

Ritiene che il diritto internazionale sia in grado di disciplinare le forme ibride di conflitto, o siamo di fronte a una “zona grigia” giuridica permanente?
«Con la guerra ibrida contemporanea, che permea i conflitti interstatali con attacchi di attori non statali, è possibile vincere una guerra senza che abbia luogo alcun combattimento diretto o scontro fisico tra Stati. Questo è esattamente l’obiettivo strategico che un attore ibrido mira ad ottenere con attacchi al di sotto della soglia di guerra cinetica. La soluzione per contrastare e difendersi anche dal punto di vista giuridico esiste e 𝐬𝐢 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐦𝐚 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐬𝐚 comune europea: un piano sistematico per “corazzare” il cuore degli Stati europei, del sistema produttivo e dei Servizi essenziali. Non si tratta di costruire semplici bunker, ma di creare infrastrutture critiche ed ecosistemi resilienti, autosufficienti e in grado di funzionare sotto attacco.
È un progetto epocale? Sì. È costoso? Certamente. Ma la domanda giusta è un’altra: possiamo permetterci di non farlo?
Questa non è una discussione per soli addetti ai lavori, ma un tema che riguarda la sicurezza di tutti noi.»

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Nel suo volume si fa riferimento al ruolo crescente di corporation, piattaforme digitali e private military companies. In che misura questi soggetti ridisegnano il concetto stesso di sovranità?
«
Personaggi noti per le loro disponibilità finanziarie come Elon Musk, Peter Thiel, Jeff Bezos, Bill Gates, Marck Zuckerberg, Zhang Yiming, Jack Ma (nome cinese Ma Yun, 马云) George Soros, oppure Gruppo Wagner, TikTok, X, Meta, Google, Microsoft, Palantir Technologies e altre ancora, rientrano a pieno titolo nella definizione di “Attore Ibrido”.
Nel libro abbiamo sottolineato i rischi derivanti dall’azione di personalità, piattaforme cibernetiche e corporation in grado di esprimere una potenza geostrategica che fino a pochi anni fa era nella esclusiva disponibilità degli Stati, mentre oggi grazie alle nuove tecnologie è anche nelle mani di pochi privati, senza alcun mandato politico e fuori dal controllo dei governi. Veri e propri tecno-oligarchi occidentali con capacità superiori a quelle di qualsiasi Agenzia nazionale nell’esplorazione sottomarina, nella colonizzazione dello Spazio, nella governance di sofisticatissime costellazioni e sistemi satellitari (con implicazioni militari) e, soprattutto nel controllo di piattaforme di comunicazione social, che agiscono come veri e propri contropoteri. Un potere incontrollato, perfino capace di influenzare le borse mondiali e i conflitti in corso, come si è recentemente verificato con i controversi interventi sul teatro di guerra ucraino. Il proprietario di Space X ha inizialmente donato alle forze militari ucraine più di 1.300 terminali per utilizzare la sua costellazione privata di satelliti Starlink, con un grande beneficio per le comunicazioni ed il coordinamento tra le forze militari di Kyiv. Successivamente, ha deciso di negargliele per evitare che l’esercito ucraino attaccasse la flotta russa sul Mar Nero. Alla fine di febbraio 2024, lo stesso Musk avrebbe permesso l’utilizzo dei medesimi satelliti di Starlink anche all’esercito russo nei territori occupati, in particolare nella regione di Donetsk. Un comportamento ambiguo e contraddittorio che fa comprendere quanto potere (ingovernabile) hanno acquisito singoli personaggi ultramiliardari, proprietari di Big Tech con capacità tecnologiche, finanziarie e strategiche in grado di esercitare un potere spaziale (Space Power) in grado di influenzare gli affari internazionali, senza rispondere ad alcuna istituzione o mandato politico democratico.»

In “Comprendere la guerra ibrida” si sottolinea l’importanza di “dominare la mente dell’avversario prima ancora del campo di battaglia”. Quanto conta, oggi, l’influenza sull’opinione pubblica interna rispetto alla deterrenza esterna?
«Nel volume vengono esposte in maniera approfondita le minacce ibride rappresentate dall’influenza maligna, dall’ingerenza e dalla guerra dell’informazione contro le democrazie liberali. In diversi capitoli richiamiamo l’attenzione del lettore con le nostre analisi per sollecitare il pensiero critico dei giovani, dei loro genitori e dei docenti sulla pericolosità dell’influenza maligna. Inoltre, sollecitiamo l’esigenza di adeguate normative per evitare che i giganti del web possano condizionare la vita dei cittadini, le istituzioni e la democrazia. Un’esigenza fondamentale che incontra difficoltà a causa delle dimensioni globali e del potere di condizionamento di questi operatori del settore. Big Tech divenuti monopolisti e la cui presunzione è quella di operare senza regole o quando inevitabili, dettarle anziché essere destinatari di regolamentazione, equa tassazione dei loro immensi profitti ed etica coerente con i valori e le leggi (soprattutto quelle concernenti la privacy, la tutela dei minori, i monopoli) dell’Unione Europea.»

L’Unione Europea appare vulnerabile sul piano informativo e cibernetico. Quali strumenti concreti suggerirebbe per costruire una “difesa cognitiva europea”?
«Il concetto di guerra cognitiva sviluppato nell’ambito dell’Allied Command Transformation (ACT) della NATO fornisce un punto di partenza per un dibattito più ampio sulle minacce cognitive. Esplora come gli avversari sfruttino la cognizione umana per manipolare le percezioni, interrompere il processo decisionale e influenzare il comportamento. Integrando scienze comportamentali e tecnologia, la NATO ha iniziato a esporre la manipolazione psicologica come un campo di battaglia, rivelando vulnerabilità cognitive a lungo trascurate nella pianificazione della difesa tradizionale e delle policy di sicurezza nazionale, come il contagio emotivo negli ecosistemi digitali e l’armamento strategico delle identità del personale durante le operazioni. In questo contesto, la sicurezza cognitiva è emersa come un concetto che fonde intuizioni provenienti da diverse discipline e si concentra sull’intersezione tra tecnologia e ingegneria sociale nelle campagne ibride. Mentre la guerra cognitiva è un concetto militare emergente incentrato su tattiche ostili, ancora da formalizzare in una dottrina o in un dominio, il concetto di sicurezza cognitiva estende questa logica a un quadro difensivo più ampio.
Le recenti violazioni degli spazi aerei di Polonia, Romania ed Estonia illustrano come la Russia utilizzi operazioni psicologiche per distorcere le percezioni e manipolare i comportamenti, creando di fatto una trappola cognitiva. Sia la sottoreazione che la sovrareazione rischiano di provocare azioni russe ancora più sconsiderate in futuro, accrescendo al contempo l’ansia pubblica per una possibile escalation verso un conflitto aperto.
L’UE questa volta non si è fatta cogliere impreparata. Ha rafforzato la sua capacità di affrontare le minacce alle sue società e istituzioni politiche adottando la Bussola Strategica (nel 2022) e gli strumenti informatici, ibridi e FIMI e dispiegando squadre di risposta rapida alle minacce ibride. Le minacce FIMI “Foreign Information Manipulation and Interference” sono manipolazioni e interferenze con le informazioni provenienti da attori stranieri, spesso utilizzate come parte di minacce ibride più ampie, tra cui la disinformazione. Queste minacce mirano a influenzare l’opinione pubblica e destabilizzare società, impiegando tecniche come la creazione di contenuti falsi (deepfake), l’alterazione di informazioni reali e l’uso di bot per amplificare narrazioni dannose. L’Unione Europea e i suoi Stati membri stanno adottando misure per contrastare queste attività, come il rafforzamento della cibersicurezza e delle difese elettorali.
L’adozione di un quadro di sicurezza cognitiva è il prossimo passo logico e necessario. La sicurezza cognitiva va oltre il semplice monitoraggio e contrasto delle minacce FIMI o ibride; sposta l’attenzione sulle vulnerabilità percettive e comportamentali che rendono possibile la manipolazione. Attingendo alla psicologia e alle neuroscienze, offre ai responsabili politici una lente per identificare e ridurre tali vulnerabilità, anche attraverso la ricerca interdisciplinare.
La sicurezza cognitiva richiede più delle tradizionali misure di difesa. Richiede una risposta diretta all’individuazione strategica di percezione e conoscenza nella guerra politica occulta. La sicurezza cognitiva è un campo che si occupa dell’influenza e della protezione dall’influenza di ampi gruppi di utenti e consumatori di media, sia online che offline. Sebbene la sicurezza cognitiva emerga dall’ingegneria sociale e dalle discussioni sull’inganno sociale nell’ambito della sicurezza informatica, si differenzia per diversi aspetti importanti. In particolare, la sicurezza cognitiva si concentra su:

  1. lo sfruttamento dei pregiudizi cognitivi in ​​ampi gruppi pubblici
  2. l’influenza sociale
  3. la formazione e la misurazione quantitativa

Tra le soluzioni per migliorare la sicurezza cognitiva dei cittadini europei, l’Istituto Italiano di Studi Strategici ha elaborato una strategia focalizzata sui seguenti fattori chiave:

  • vantaggio cognitivo cioè la capacità costante di anticipare, superare e superare in astuzia gli avversari nel dominio cognitivo mantenendo una comprensione superiore dell’ambiente cognitivo e una comprensione approfondita di ciò che i nostri avversari stanno facendo: intelligence cognitiva.
  • L’intelligence cognitiva è quel processo continuo e adattivo di raccolta, analisi e interpretazione delle informazioni sull’ambiente cognitivo, incluso l’intero spettro delle attività di guerra cognitiva impiegate dagli avversari. Questa disciplina comprende l’identificazione e la valutazione continua di metodi e approcci avversari per manipolare la cognizione, nonché la valutazione del loro impatto su convinzioni, atteggiamenti, comportamenti e processi decisionali. L’obiettivo è anticipare e contrastare le azioni

Alla base della sicurezza cognitiva vi è l’integrazione e la collaborazione adattive tra governo, settore privato e partner internazionali che costituiscono la resilienza cognitiva e sostenga l’autonomia decisionale dei cittadini, dei leader aziendali e militari e dei responsabili politici; unitamente a un impegno a giocare in attacco in modo silenzioso e implacabile che confonda i nostri avversari, distrugga la loro fiducia e li costringa ad affrontare le incertezze della guerra cognitiva e ad adottare una strategia difensiva.»


Foto: copertina del libro “Comprendere la guerra ibrida”.