Guerra senza svolta: Russia e Ucraina tra logoramento, stallo e diplomazia imperfetta

Guerra senza svolta: Trump, Zelensky e Putin
Guerra senza svolta: Trump, Zelensky e Putin

Dal fronte congelato del 2025–2026 alle ambiguità del dialogo internazionale, tra subalternità russa, incertezza statunitense e fragilità ucraina.


Il conflitto tra Russia e Ucraina va avanti. Il bilancio del conflitto del 2025 ha presentato una moltitudine di sviluppi, i quali hanno però contribuito a mantenere lo status quo sul campo di battaglia. In dettaglio, la pachidermica avanzata della Federazione Russa è proseguita in tutte le direttrici, soprattutto sulla linea del fronte tra le regioni di Donetsk’, Zaporizhzhya e Kharkiv. Si sottolinea come la lunga battaglia per la presa di Pokrovsk non sia terminata, pur con l’accerchiamento della cittadina quasi ultimato[1]. Sul fronte di Kupyansk le forze russe, invece, hanno incontrato una più netta resistenza ucraina e le difficoltà nell’avanzamento sono evidenti. Colpevole anche l’inverno, gli scontri proseguono nella logica del logoramento, predominante nel contesto di questo specifico conflitto. Altro discorso riguarda l’intensificarsi degli attacchi missilistici e con droni, da una parte e dall’altra, che ha toccato picchi rilevanti[2]. In particolare, gli attacchi russi hanno spesso aumentato la propria intensità quantitativa in corrispondenza dei principali momenti di “dialogo” tra Russia e Stati Uniti, come a seguito degli incontri a Gedda nel marzo del 2025 o del bilaterale Putin-Trump di Anchorage in Ferragosto.
Il 2026 si è aperto come si è chiuso l’anno precedente, ossia con una condizione di stallo militare, politico e diplomatico. Entrambi gli Stati, sia quello russo sia quello ucraino, risentono del logorio della guerra, seppur in modo diverso.

L’embeddedness della Russia

La Federazione Russa sta attraversando una fase d’intermezzo del conflitto. Se la rivitalizzazione pubblica dell’immagine del Presidente Vladimir Putin a seguito del vertice bilaterale in Alaska abbia costituito un punto a favore del Cremlino, si denotano alcune difficoltà e criticità in alcuni settori.
L’economia russa, attualmente in stato di guerra[3] e sempre legata all’esportazione di idrocarburi, sembra essere in sofferenza. Non è previsto un crollo del reddito nazionale tale da far pensare ad un cambio di postura da parte di Mosca, ma le prospettive di crescita economica per il 2026 non sono rosee[4], a seguito di un 2025 chiuso con difficoltà apparenti rilevanti. I danneggiamenti provocati dalle numerose incursioni ucraine verso numerosi siti di stoccaggio e di distribuzione dei combustibili fossili[5] ha provocato una crisi energetica che ha necessitato l’intervento coercitivo del governo nel convincere le imprese del settore a ridurre le riserve per evitare una crescita eccessiva dei prezzi e ridurre le “corse al carburante” da parte della popolazione. Un altro pilastro della politica energetica russa è rappresentato dall’ormai nota “flotta ombra”[6]. L’insieme di navi petroliere gestite in modo indiretto dal Cremlino – attraverso metodi come l’uso di bandiere di comodo, lo spegnimento del tracking, la falsificazione e/o alterazione dei documenti di bordo – è stata sottoposta periodicamente a restrizioni e sanzioni da parte dell’Unione Europea. Inoltre, non sono mancati da parte ucraina tentativi di attacco nei confronti di una parte di queste navi, sia nel Mar Nero sia nel Mar Mediterraneo[7].
Sul piano politico, è proseguito l’avvicinamento di Mosca a Pechino – pur con alcuni segnali di diffidenza. Nonostante l’affermazione di una no limits partnership, la relazione risulta essere sbilanciata a favore della Repubblica Popolare Cinese, divenuta la principale economia importatrice di idrocarburi dalla Russia (circa il 73% delle importazioni cinesi dalla Russia era costituita da carburante nel 2024)[8]. Ma il 2025 ha conosciuto un momento di ribilanciamento della bilancia commerciale in termini assoluti, subendo un calo del commercio del 7% su base annua. La dipendenza della Russia nei confronti della Cina come principale acquirente delle proprie risorse è stata evidenziata dagli accordi di cooperazione multisettoriale siglati nel settembre del 2025, in occasione della visita di Putin a Xi Jinping a Pechino. La promessa della costruzione del Power of Siberia 2 (passante per la Mongolia) costituisce un simbolo della relazione privilegiata e asimmetrica tra le due economie. Ciò ha consentito a Putin e alla Russia di migliorare una relazione bilaterale “forzata” anche dagli eventi della guerra, la quale ha causato un allontanamento netto dei Paesi europei. La Russia vive una condizione di subalternità de facto, sia politica sia economica, a causa della dipendenza economica e dal sostegno politico fornito da Pechino. Questione diversa è il rapporto con l’altra potenza, ossia gli Stati Uniti a guida trumpiana. Dopo la condizione di lotta sistemica tra democrazie e autocrazie promossa da Joe Biden, l’approccio transattivo di Trump ha preso il comando. Le relazioni sono state parzialmente rilanciate, come dimostrano le numerose visite dell’inviato speciale di Washington Steve Witkoff a Mosca. Ma l’approccio da do ut des promosso dalla nuova amministrazione ha dovuto scontrarsi con la realtà presente sul campo, con le condizioni strutturali del conflitto e le volontà di Vladimir Putin. Pur favorendo un riavvicinamento, strumentale ad una rivitalizzazione politica dello stesso Putin e a gettare nello sconforto le cancellerie europee e ucraina, la posizione di Mosca è rimasta invariata. La sintesi derivante dal Cremlino è quello della “rimozione delle radici profonde”[9] del conflitto, ossia la completa rinuncia da parte di Kyiv di entrare nella NATO, la rimozione di Zelensky (non riconosciuto come legittimo) e la neutralità ucraina. Le proposte di cessione agli Stati Uniti di circa $300 miliardi di asset congelati russi in cambio della ricostruzione dell’Ucraina[10] si inserisce in questa logica transattiva in parte appoggiata da Putin stesso. Un approccio quello trumpiano che ha oscillato ora al completo appiattimento alla visione di Putin, ora ad una freddezza, quando non ostilità. La questione del conflitto in Ucraina si è dimostrata dura per Trump, il quale ha però evidenziato come il nuovo corso statunitense non sia più disposto allo scontro frontale, soprattutto in una regione divenuta secondaria come l’Europa, bensì alla negoziazione bilaterale e alle concessioni. Il corollario Trump alla Dottrina Monroe ha la propria forza nella ribaditura di una sfera d’influenza per Washington e, indirettamente, per le altre grandi potenze, Russia compresa. Resta da comprendere quanto Mosca sia in grado di esercitare questo ruolo, considerate le strutturali difficoltà militari, politiche ed economiche del Cremlino.

Lo stallo ucraino

Il governo di Kyiv ha dovuto agire in un teatro d’incertezza radicale. Come anticipato, la guerra di logoramento persiste e l’Ucraina ha dovuto fare i conti con l’incremento degli attacchi missilistici e la pressione di Mosca, il forte ridimensionamento del rapporto con Washington e le criticità in materia di politica interna.
In primo luogo, la Russia ha lanciato un numero sempre crescente attacchi missilistici e con droni[11], anche adoperando nuovamente il missile balistico intercontinentale “Oreshnik”, incrementando la sofferenza sulla popolazione e sul morale dell’esercito ucraino.
In secondo luogo, l’andamento altalenante, come suddetto, della posizione di Trump verso il conflitto ha modificato il rapporto con Washington. La maggiore assertività statunitense ha evidenziato la debolezza negoziale di Kyiv. L’accettazione dell’accordo commerciale e di sfruttamento delle terre rare da parte degli Stati Uniti[12] è un chiaro segno del rapporto non più basato su di un appoggio incondizionato, bensì negoziato. La riduzione della fornitura di armi da parte degli Stati Uniti ha segnato un aumento della fornitura da parte dei Paesi europei, in particolare attraverso il programma Prioritised Ukraine Requirements List (PURL) della NATO[13]. La più recente invettiva di Zelensky nei confronti dei partner europei ha incontrato stupore proprio da quest’ultimi, i quali hanno ribadito come abbiano sostenuto il regime di Kyiv fino ad oggi[14]. La parziale ripresa di negoziati bilaterali con la Russia ha costituito uno sforzo poco convinto, in quanto entrambe le delegazioni non avevano negoziatori di alto rango.
Lo stallo diplomatico, oltreché militare, è dimostrato dallo stand-by dell’accordo di cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti. Pur con numerosi incontri, modifiche e annunci relativi ad un “accordo sul 90% del contenuto del piano”[15], esso risulta strutturalmente debole a causa della profonda frattura presente in materia di territori.
Infine, sul piano politico interno l’Ucraina ha dimostrato che quella solidità nazionale presente dall’inizio del conflitto ha conosciuto dei momenti di vacillamento. I due grandi momenti che hanno posto sotto i riflettori il governo di Kyiv sono stati il contesto disegno di legge che limitava l’operato delle agenzie “anticorruzione” SAPO e NABU e l’ondata di scandali legati alla corruzione che ha coinvolto il capo dell’ufficio del Presidente Andriy Yermak.

Conclusioni

I più recenti incontri tra Putin e l’inviato degli Stati Uniti Steve Witkoff, gli interventi duri di Trump e Zelensky al World Economic Forum di Davos e il vertice trilaterale ad Abu Dhabi tra delegati ucraini, russi e statunitensi aprono un nuovo presunto corso del conflitto.
In realtà, considerato lo stato sul campo, le difficoltà politiche sia russe sia ucraine, le discrete distanze in merito ai territori occupati dalla Russia in Ucraina e salvo eventi imprevedibili, si prospetta un prosieguo dello stallo sinora persistente. Difatti, se da un lato le pretese di Mosca siano la neutralità ucraina e la cessione dei territori occupati più alcune porzioni non ancora conquistate della regione del Donbass, dall’altro l’Ucraina spinge in direzione di un ritiro completo delle forze russe come tesi massimalista.


Note 

[1] Institute for the Study of War (2026, 23 gennaio). Assessed Control of Terrain in Ukraine as of January 23, 2026, 3:00 PM EST. Institute for the Study of War. https://storymaps.arcgis.com/stories/36a7f6a6f5a9448496de641cf64bd375 [Ultimo accesso in data 24/01/2026 alle ore 20:00].
[2] Atalan, Y. (n.d.). Russian Firepower Strike Tracker: Analyzing Missile Attacks in Ukraine. CSIS. https://www.csis.org/programs/futures-lab/projects/russian-firepower-strike-tracker-analyzing-missile-attacks-ukraine
[3] Snegovaya, M. et al. (2025, 5 giugno). The Russian Wartime Economy: From Sugar High to Hangover. CSIS. https://www.csis.org/analysis/russian-wartime-economy-sugar-high-hangover
[4] International Monetary Fund (n.d.). Russian Federation. IMF. https://www.imf.org/en/countries/rus
[5] Iovine, F. (2025, 3 novembre). Sanctions and strikes: consequences over Russia. The New Global Order. https://thenewglobalorder.com/world-news/sanctions-and-strikes-consequences-over-russia/
[6] Minervini, A. (2025, 25 novembre). La flotta ombra russa. Opinio Juris. https://www.opiniojuris.it/russia-exspaziosovietico/russia-russia-csi/la-flotta-ombra-russa/
[7] Doval, A. (2025, 19 dicembre). Ukraine strikes Russian shadow fleet tanker in Mediterranean. Euronews. https://www.euronews.com/2025/12/19/ukraine-strikes-russian-shadow-fleet-tanker-in-mediterranean#:~:text=In%20late%20November%2C%20Ukraine%20struck,terminal%20to%20load%20crude%20oil.
[8] Caruso, A., Ruhlig, T. (2025, 2 ottobre). The dependence gap in Russia-China relations. EUISS. https://www.iss.europa.eu/publications/analysis/dependence-gap-russia-china-relations
[9]  President of Russia (2025, 16 agosto). Joint news conference by the President of Russia and the President of the United States. http://en.kremlin.ru/events/president/news/77793
[10] Reuters (2025, 21 febbraio). Exclusive: Russia could concede $300 billion in frozen assets as part of Ukraine war settlement, sources say. Reuters. https://www.reuters.com/world/europe/russia-could-concede-300-bln-frozen-assets-part-ukraine-war-settlement-sources-2025-02-21/
[11] Atalan, Y. (n.d.). Russian Firepower Strike Tracker: Analyzing Missile Attacks in Ukraine. CSIS. https://www.csis.org/programs/futures-lab/projects/russian-firepower-strike-tracker-analyzing-missile-attacks-ukraine
[12] U.S. Department of Treasury (2025, 30 aprile). Treasury Announces Agreement to Establish United States-Ukraine Reconstruction Investment Fund. https://home.treasury.gov/news/press-releases/sb0126
[13] NATO (2025, 10 dicembre). NATO Allies and partners fund over 4 billion in PURL packages for Ukraine. https://www.nato.int/en/news-and-events/articles/news/2025/12/10/nato-allies-and-partners-fund-over-4-billion-in-purl-packages-for-ukraine
[14] ANSA (2026, 23 gennaio). L’UE replica a Zelensky, ‘da noi 200 miliardi’. Roma delusa. ANSA. https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/01/23/lue-replica-a-zelensky-da-noi-200-miliardi.-roma-delusa_e7219656-c35a-4a1c-a5a7-62535bede6fc.html
[15] Knapp, F. (2026, 1 gennaio). Ukraine peace plan is ’90 percent’ ready, Zelenskyy says. Politico. https://www.politico.eu/article/ukraine-peace-plan-90-percent-ready-volodymyr-zelenskyy-new-year-address/


Foto copertina:Guerra senza svolta: Trump, Zelensky e Putin (IA).