Bab el-Mandeb, il nuovo epicentro della crisi: gli Houthi minacciano il Mar Rosso e cresce il rischio di una guerra energetica globale

Bab-el-Mandeb stretto situato tra lo Yemen nella penisola arabica e Gibuti ed Eritrea nel Corno d'Africa
Bab-el-Mandeb stretto situato tra lo Yemen nella penisola arabica e Gibuti ed Eritrea nel Corno d'Africa

Dopo la paralisi dello Stretto di Hormuz, anche Bab el-Mandeb finisce nel mirino degli Houthi. La sicurezza delle rotte energetiche mondiali è sempre più fragile, mentre una finestra diplomatica tra Washington e Teheran tenta di scongiurare un’escalation regionale.


La crisi mediorientale si estende oltre il Golfo Persico e coinvolge un secondo snodo strategico del commercio mondiale. Dopo l’escalation nello Stretto di Hormuz, i ribelli Houthi dello Yemen hanno annunciato un “embargo marittimo immediato” contro le navi dirette ai porti sauditi sul Mar Rosso, minacciando di colpire le petroliere che transitano attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb. L’annuncio segna un potenziale salto di qualità nel conflitto regionale, poiché mette contemporaneamente sotto pressione i due principali chokepoint energetici del Medio Oriente.

Il valore strategico di Bab el-Mandeb

Lo stretto di Bab el-Mandeb rappresenta uno dei passaggi marittimi più importanti al mondo. Largo appena una trentina di chilometri nel suo punto più stretto, collega il Golfo di Aden al Mar Rosso e, attraverso il Canale di Suez, il Mediterraneo. Ogni anno vi transita circa il 12% del commercio marittimo globale, inclusa una quota significativa delle esportazioni di petrolio e gas provenienti dal Golfo.
La sua rilevanza è aumentata ulteriormente dopo la paralisi dello Stretto di Hormuz. Con il deterioramento della sicurezza nel Golfo Persico, l’Arabia Saudita ha incrementato il ricorso all’oleodotto East-West Pipeline (Petroline), che trasporta il greggio dai giacimenti della Provincia Orientale fino al terminale di Yanbu, sul Mar Rosso. Questa infrastruttura consente di aggirare Hormuz, ma non elimina la vulnerabilità strategica: il petrolio destinato ai mercati asiatici deve comunque attraversare Bab el-Mandeb.
Se anche questo passaggio dovesse diventare impraticabile, Riyadh perderebbe gran parte della propria capacità di esportazione verso l’Asia, con inevitabili ripercussioni sui mercati energetici internazionali.

Gli Houthi e la strategia della pressione marittima

L’annuncio degli Houthi si inserisce in una strategia ormai consolidata di pressione sulle rotte commerciali. Tra il 2023 e il 2024 gli attacchi contro le navi mercantili nel Mar Rosso costrinsero numerose compagnie di navigazione a deviare le proprie rotte intorno al Capo di Buona Speranza, aumentando tempi di percorrenza, costi logistici e premi assicurativi.

Anche in questa fase, il semplice annuncio dell’embargo può produrre effetti significativi. Gli armatori e le compagnie assicurative tendono infatti ad anticipare il rischio, aumentando immediatamente i costi operativi o sospendendo temporaneamente i transiti nelle aree considerate ad alto pericolo. In questo senso, la minaccia produce conseguenze economiche ancora prima di tradursi in azioni militari.

Resta tuttavia incerto il grado di coordinamento tra il movimento yemenita e Teheran. Sebbene gli Houthi facciano parte del cosiddetto “Asse della Resistenza” sostenuto dall’Iran, il gruppo mantiene una propria autonomia decisionale e una specifica agenda politica interna. Comprendere se l’escalation rappresenti un’iniziativa autonoma oppure uno strumento di pressione negoziale iraniano costituisce uno degli elementi centrali per valutare gli sviluppi della crisi.

Il rischio di un doppio blocco energetico

L’eventualità che Hormuz e Bab el-Mandeb risultino simultaneamente compromessi rappresenta uno degli scenari più critici per la sicurezza energetica globale.

Hormuz costituisce tradizionalmente il principale punto di uscita delle esportazioni petrolifere del Golfo Persico, mentre Bab el-Mandeb rappresenta il naturale collegamento tra il Mar Rosso, il Canale di Suez e i mercati europei e asiatici. La chiusura contemporanea dei due passaggi limiterebbe drasticamente la flessibilità logistica dei principali esportatori regionali, riducendo le possibilità di diversificazione delle rotte.

In termini geopolitici, ciò significherebbe trasformare la dimensione marittima in uno dei principali strumenti di pressione strategica del conflitto, con effetti immediati sui prezzi dell’energia, sui costi del commercio internazionale e sulla stabilità delle catene di approvvigionamento.

I mercati tra guerra e diplomazia

La reazione dei mercati è stata immediata. Il prezzo del Brent è salito fino a sfiorare i 91 dollari al barile, salvo poi ridimensionarsi in seguito alle indiscrezioni relative a una possibile iniziativa diplomatica tra Stati Uniti e Iran.

Secondo diverse ricostruzioni, Qatar e Pakistan starebbero lavorando a una proposta di cessate il fuoco della durata di dieci giorni, con l’obiettivo di riaprire il dialogo tra Washington e Teheran dopo il fallimento dell’intesa raggiunta nelle settimane precedenti.

Il temporaneo raffreddamento dei prezzi evidenzia come gli operatori finanziari attribuiscano ancora un certo margine di credibilità alla diplomazia. Tuttavia, la prosecuzione dei bombardamenti statunitensi e le rappresaglie iraniane contro obiettivi regionali dimostrano quanto fragile rimanga questa finestra negoziale.

Lo Yemen torna al centro dello scenario regionale

La nuova crisi restituisce centralità strategica allo Yemen. Dopo anni di guerra civile, il Paese rischia nuovamente di trasformarsi nel principale teatro della competizione regionale tra Iran e Arabia Saudita.

Per Riyadh, il blocco delle esportazioni attraverso Bab el-Mandeb rappresenterebbe un danno economico e strategico difficilmente sostenibile. Ciò potrebbe spingere il Regno a sostenere una nuova offensiva delle forze governative yemenite contro le postazioni Houthi, con il supporto dell’aviazione saudita, nel tentativo di ridurne la capacità offensiva lungo la costa del Mar Rosso.

Una simile evoluzione aggraverebbe ulteriormente una crisi umanitaria già tra le più gravi al mondo, mentre il rischio di un allargamento del conflitto continuerebbe ad aumentare.

Conclusioni

La vicenda di Bab el-Mandeb dimostra come, nelle guerre contemporanee, il controllo delle infrastrutture marittime sia divenuto uno strumento geopolitico tanto importante quanto il controllo del territorio. Gli stretti internazionali non rappresentano soltanto passaggi geografici, ma veri e propri moltiplicatori di potere economico e politico.
Se Hormuz e Bab el-Mandeb dovessero essere compromessi simultaneamente, il Medio Oriente entrerebbe in una fase completamente nuova del conflitto, nella quale energia, commercio globale e sicurezza marittima diverrebbero aspetti inseparabili della stessa crisi. La finestra diplomatica attualmente aperta potrebbe rappresentare l’ultima occasione per evitare che il confronto regionale si trasformi in una crisi sistemica capace di coinvolgere l’intera economia mondiale.


Immagine copertina: Bab-el-Mandeb stretto situato tra lo Yemen nella penisola arabica e Gibuti ed Eritrea nel Corno d’Africa