Fronte Polisario: la Piramide della Rivalità Magrebina

Melilla confine
Melilla confine

La Crisi di Ceuta da una prospettiva securitaria più ampia.


Di Nicole Di Maria

Due co-protagonisti

L’Algeria ed il Marocco si trovano oggi a confrontarsi per raggiungere il ruolo di potenza regionale nel nord Africa. La loro storia di rivalità comincia già nel 1962, con quella che passò alla storia come Guerra delle Sabbie. Poco dopo l’indipendenza algerina, in piena guerra fredda, il conflitto esplode portando entrambi i paesi a mandare delle truppe per occupare le aree contese. Si tratta di un conflitto di confini, contesi a causa della scoperta di risorse minerarie e pretese marocchine attribuibili alla filosofia del “Grande Marocco”.  Sarebbe stata l’Organizzazione dell’Unità Africana a trovare un compromesso tramite negoziazioni. [1]
La competizione tra i due paesi però non si fermò, mantenendo un forte senso di nazionalismo portato in auge proprio dalla stessa Guerra delle Sabbie. Nel 1972 venne firmato un accordo sull’inviolabilità delle frontiere segnate in epoca coloniale, aumentando la cooperazione bilaterale e creando una compagnia mineraria Algerino-Marocchina.
Il Fronte Polisario nasce nel 1973 e combatte contro il colonialismo spagnolo sul territorio, finendo poi a dover lottare anche contro la Mauritania ed il Marocco che avrebbero preso il controllo di quella stessa terra una volta che gli spagnoli lasciarono la colonia.
Nel 1976 il Polisario dichiarò lo Stato della Repubblica Araba Democratica Sahrawi (SADR), una volontà di indipendenza riconosciuta dall’Algeria e che creò ulteriori scompensi nelle relazioni tra quest’ultima ed il Marocco. [2]
Nonostante il rapporto tra i due paesi non sia mai stato pacifico, è stato nell’agosto del 2021 che si è rotto completamente, con la decisione algerina di sospendere completamente le relazioni diplomatiche con Rabat.
L’anno prima, nel 2020, Rabat ha normalizzato le sue relazioni con Israele firmando anche una cooperazione di difesa. Nel 2023, l’Algeria ha aumentato le spese di difesa raggiungendo il triplo del budget marocchino, fino al picco del 2025 che ha toccato una spesa per la difesa pari al 8,9% del suo PIL.[3]
L’inimicizia tra Algeria e Marocco è chiaramente visibile anche dal loro posizionamento all’interno delle alleanze globali. Infatti, il Marocco è sempre stato un grande alleato occidentale, mentre l’Algeria si trova più vicina alla Russia. Questo collegamento passa anche dalle loro prospettive di difesa.
Tra i fornitori di Algeri troviamo maggiormente Russia e Cina, che hanno accordato degli ordini di fighter aircrafts, training aircrafts, droni UAV e veicoli con 122mm self-propelled artillery. D’altro canto, il Marocco ha avuto tra i suoi fornitori gli Stati Uniti, Israele ed altri dalla NATO. In questo caso si tratta dell’acquisto di droni UAV dalla Turchia, di 155mm self-propelled artillery e missili surface-to-air a corto raggio israeliani, elicotteri d’attacco ed F-16 statunitensi.[4]
Al momento sembra che la rivalità in ambito di spese di difesa sia destinata a continuare, con l’Algeria che ha approvato un budget più ridotto ma che pare poter continuare a sostenere i costi dei suoi piani di acquisto.[5] L’Algeria difficilmente permetterà di mollare la corda con il Marocco sempre più vicino a Washington e Tel Aviv, soprattutto visti i legami stretti con l’Iran e la sua retorica anti-israeliana, una connessione che permetterebbe ad Algeri di espandere le alleanze e la sua influenza nella regione [6].

Terrorismo, resistenza e opportunità

Una partita altrettanto interessante tra i due paesi si gioca nel Sahara Occidentale, dove il Marocco ha sempre cercato di imporre la sua sovranità sul territorio Saharawi. Quando la Spagna ha passato il possesso sul territorio al Marocco ed alla Mauritania ha violato la dichiarazione della Corte Penale Internazionale del 1975[7]. Nonostante le Nazioni Unite riconoscano il Fronte Polisario come unico rappresentante legittimo del popolo Sahrawi[8], non riconoscono né la sovranità marocchina né la SADR. Quando la Mauritania ha firmato un trattato di pace con il Polisario riconoscendo la SADR nel 1979, il Marocco ha annesso i territori prima appartenenti alla Mauritania, costruendo poi una protezione di quasi 3000 km altamente controllata lungo il Sahara[9].
Sulla questione Saharawi, le intenzioni delle Nazioni Unite sono state delegittimate dalla presenza di vincoli politici. Infatti, nonostante fosse stato promesso un referendum sullo status del territorio, non è stato mai messo in atto a causa di dispute su chi è legittimato a votare, un dilemma usato dal Marocco come arma strategica per evitare cambiamenti allo status quo[10]. Con questi impedimenti giostrati dal Marocco e lo sfruttamento delle risorse minerarie del Sahara Occidentale, il Fronte Polisario è tornato attivo nel 2020 utilizzando l’escalation come arma strategica di pressione politica più che come soluzione concreta [11].
Proprio quest’arma di pressione politica del Fronte Polisario potrebbe essere indebolita. Recentemente, di fatto, un’iniziativa di legge negli Stati Uniti posiziona il Polisario come minaccia alla sicurezza nazionale, facendo in modo che si possa cominciare un’investigazione sui criteri per la designazione del Fronte come organizzazione terroristica straniera[12]. Tra i sostenitori di questa proposta c’è chi ricorda delle indagini dell’intelligence francese e statunitense che sottolineano dei collegamenti logistico-militari tra il Polisario e l’Iran[13].
Chiaramente questo cambiamento delle carte in tavola potrebbe delegittimare completamente la causa Saharawi, riproponendo ancora una volta le due facce della stessa medaglia: il freedom fighter di qualcuno, in politica, è quasi sempre il terrorista di qualcun altro. Ma questa mossa legislativa potrebbe ricadere anche sull’Algeria, dipendentemente da come l’amministrazione Trump deciderà di puntare le sue fiches.
Su questo fronte va sottolineato che, già dal 1975, i campi dei profughi Saharawi si trovano su territorio algerino e sotto il controllo dell’esercito che osserva da vicino l’amministrazione dei campi sotto responsabilità del Polisario, offrendo equipaggiamento e supporto logistico anche per i training[14]. Se l’amministrazione Trump dovesse supportare ulteriormente la causa del Marocco nel Sahara Occidentale, senza limitarsi al suo uso in quanto arma di propaganda a favore delle proprie guerre nel golfo, significherebbe che avrebbe bisogno di una politica restrittiva anche nei confronti di Algeri.

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Il filo rosso tra Ceuta e il Polisario

Rispetto al Marocco, l’Algeria non è in una posizione particolarmente favorevole. È stato il Middle East Institute a fornire questa analisi rispetto alla rivalità algerino-marocchina lo scorso anno[15]. Questa critica puntualissima ricorda che entrambi i paesi sono strettamente vincolati dalle necessità di Washington. Da parte del Marocco, gli Stati Uniti fungono da pressione per cedere alle negoziazioni con l’Algeria e dare una vittoria estera a Trump. L’Algeria, invece, si trova davanti una costante pressione da Washington ed il suo programma CAATSA[16], ma anche per le sue relazioni difficili con l’Alleanza degli Stati del Sahel dopo aver opposto la presenza delle truppe russe Wagner e Africa Corps nel Mali.
Ciononostante, l’Algeria continua ad avere delle leve diplomatiche e pratiche notevoli. Continuando infatti ad essere un fornitore di gas fondamentale per l’Europa, mantenendo anche un ruolo importante nella sicurezza regionale e rispetto alle pressioni migratorie, soprattutto grazie alle sue strette connessioni con le capacità militari del Polisario.
Entrambi i paesi necessitano di una vittoria per legittimare i propri governi e la propria posizione regionale, ma la corsa al riarmo è presente a Rabat ed Algeri tanto quanto, se non di più, quella attualmente presente nel resto del mondo. In questo contesto sarebbe necessaria una strategia di de-escalation, ma deve necessariamente essere accompagnata da un dialogo diretto tra Rabat e Algeri per poter facilitare la cooperazione e trovare una soluzione politica adeguata alla questione del Sahara Occidentale.
Un’Europa divisa di fronte pressioni estere è una nozione sulla quale, la stampa, ha creato delle narrative non del tutto infondate. Vista la competizione finora analizzata tra Rabat e Algeri, l’Europa ha chiare difficoltà a gestire i rapporti con entrambi i paesi, ed il caso delle relazioni spagnole è eclatante. Nel 2021 il Marocco avrebbe teoricamente lasciato passare 9.000 migranti verso Ceuta. Nello stesso mese, prima di questo familiare avvenimento, Rabat aveva sospeso le relazioni diplomatiche con Madrid in risposta alla disponibilità spagnola di lasciar curare in un ospedale a Logroño il leader del Fronte Polisario, Brahim Ghali.
Le relazioni tra i due paesi sono riprese l’anno dopo quando Pedro Sanchez ha accolto la pretesa marocchina della sua sovranità sul Sahara Occidentale. A quel punto è stata Algeri a restringere i rapporti economici con la Spagna, recuperandoli solo una volta che la spagna di Sanchez ha riproposto il suo supporto per la mediazione dell’ONU rispetto alla questione del Sahara Occidentale. Proprio prima che lo stesso schema si ripetesse, Sanchez è stato presente per un incontro in Algeria il 20 luglio, volto a ricalibrare proprio i rapporti con Algeri. [17]
L’afflusso di massa a Ceuta, con persone arrivate soprattutto sulle coste, è possibilmente correlabile alla sentenza della Corte Suprema spagnola rispetto al divieto di rimpatrio immediato per chi arrivava via mare. Nonostante l’esistenza di coincidenze che collegano l’arrivo di massa su Ceuta ad uno schema politico a cui si aggiungono Washington e Tel Avil tra i protagonisti, non è ancora possibile provare una correlazione che vada oltre narrative propagandistiche.
Ciò che rende interessante la reazione a catena di questi eventi è la connessione che esiste tra vari fattori. Va considerata la dipendenza europea dal Maghreb in termini di sicurezza migratoria e approvvigionamento energetico.
Contemporaneamente, in un contesto di scontro per l’egemonia regionale, è necessario osservare da vicino la dinamica di principal-agent tra l’Algeria ed il Polisario, il quale viene utilizzato come proxy per pressare il Marocco. Quest’ultimo, a sua volta, sfrutta le vulnerabilità europee come leva diplomatica.
Risulta naturale riflettere, notando questo schema securitario più ampio, su come la propaganda politica e l’utilizzo di fattori strategici possano giovare ad alleanze esterne posizionate tra l’Atlantico e il Mediterraneo orientale.


Note

[1] Touval, Saadia. “The Organization of African Unity and African Borders.” International Organization 21, no. 1 (1967): 102–27. http://www.jstor.org/stable/2705705.
[2] “Managing Tensions between Algeria and Morocco.” International Crisis Group, November 29, 2024. https://www.crisisgroup.org/rpt/middle-east-north-africa/north-africa/247-algeria-morocco-western-sahara/managing-tensions-between.
[3] Harvey-Powell, Will. “The Maghreb Rivalry: A Defence-Spending Perspective.” International Institute for Strategic Studies, July 27, 2026. https://www.iiss.org/online-analysis/military-balance/2026/07/the-maghreb-rivalry-a-defence-spending-perspective/. [4] Ibidem; Table 1.
[5] Ibidem.
[6] Cellino, Andrea, and Francesco Salesio Schiavi. “Iran’s North Africa Play: A Strategic Bid for Influence in Algeria and Tunisia.” ISPI, February 7, 2025. https://www.ispionline.it/en/publication/irans-north-africa-play-a-strategic-bid-for-influence-in-algeria-and-tunisia-200122.
[7] Dichiarazione che sostiene che né il Marocco né la Mauritania hanno sovranità territoriale sul Sahara Occidentale. International Court of Justice, Western Sahara, Advisory Opinion of 16 October 1975, Summary No. 1975/1, https://www.icj-cij.org/public/files/case-related/61/6197.pdf.
[8] United Nations, Special Committee on Decolonization, Question of Western Sahara (Continued): Hearing of Representatives of the Non-Self-Governing Territory, Summary Record of the 5th Meeting, A/AC.109/2016/SR.5, 16 July 2016, https://docs.un.org/en/A/AC.109/2016/SR.5.
[9] Chograni, Houda. “The Polisario Front, Morocco, and the Western Sahara Conflict.” Arab Center Washington DC, July 8, 2021. https://arabcenterdc.org/resource/the-polisario-front-morocco-and-the-western-sahara-conflict/.
[10] Lehtinen, Terhi. “The Unfinished Referendum Process in Western Sahara.” Journal of African Elections 1, no. 1 (May 2001): 37-52. https://eisa.org/storage/2023/05/2001-journal-of-african-elections-v1n1-unfinished-referendum-process-western-sahara-eisa.pdf?x99184=, pagina 44.
[11] Chograni, Houda. “The Polisario Front, Morocco, and the Western Sahara Conflict.” Vedi nota 9.
[12] “US Congress Moves to Classify Polisario as Terrorist Group.” The Arab Weekly, n.d. https://thearabweekly.com/us-congress-moves-classify-polisario-terrorist-group.
[13] Ibidem.  
[14] Powelton, Frédéric. “Algeria: Why and How the Algerian Regime Sponsors the Polisario in Tindouf (CNS Analysis).” Sahel Intelligence, September 2, 2025. https://sahel-intelligence.com/39975-algeria-why-and-how-the-algerian-regime-sponsors-the-polisario-in-tindouf-cns-analysis.html.
[15] Fakir, Intissar. “Morocco-Algeria: The Case for Ambitious Reconciliation.” Middle East Institute, November 20, 2025. https://mei.edu/publication/morocco-algeria-case-ambitious-reconciliation/.
[16] Il Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act (CAATSA) è un piano di politica estera che potrebbe facilmente intaccare l’Algeria a causa dei suoi acquisti di armi russe.
[17] Cheref, Abd-el-Kader. “The Morocco-Algeria Rivalry Is Remaking Europe’s North Africa Policy.” Al Jazeera, July 22, 2026. https://www.aljazeera.com/opinions/2026/7/22/the-morocco-algeria-rivalry-is-remaking-europes-north-africa-policy.


Foto copertina: Melilla confine