Putin a Iturup: la disputa sulle Curili torna al centro della tensione tra Russia e Giappone

© Gavriil Grigorov/Ufficio stampa e informazione presidenziale russo/TASS
© Gavriil Grigorov/Ufficio stampa e informazione presidenziale russo/TASS

La prima visita di Vladimir Putin nelle isole contese riapre una delle più longeve controversie territoriali dell’Asia orientale. Tokyo protesta, Mosca rivendica la propria sovranità e la questione del trattato di pace torna a intrecciarsi con la crescente competizione strategica nel Pacifico.


Cosa è successo?

Il 13 agosto 2026 Vladimir Putin ha visitato Iturup, conosciuta in Giappone come Etorofu, una delle quattro isole meridionali dell’arcipelago delle Curili rivendicate da Tokyo e amministrate dalla Russia. Si tratta della prima visita personale di Putin nelle Curili.
Il viaggio si è svolto nell’ambito della sua missione nella regione di Sakhalin e ha incluso una visita a un impianto di lavorazione del pesce, a una scuola e ad altre strutture locali, oltre a incontri con il governatore della regione, Valery Limarenko.
La visita è arrivata in un contesto particolarmente significativo. Putin si trovava nell’Estremo Oriente russo anche in relazione alle attività della Flotta del Pacifico, mentre la regione è interessata da una crescente intensificazione delle attività militari di Russia, Giappone, Stati Uniti e altri attori asiatici. Il Cremlino ha presentato la presenza del presidente come parte della verifica della sicurezza dei confini orientali e delle capacità delle forze russe.
La scelta di Iturup assume però un significato che va ben oltre il programma ufficiale. L’isola è infatti una delle quattro che Tokyo considera parte dei cosiddetti “Territori del Nord”: Iturup/Etorofu, Kunashir/Kunashiri, Shikotan e le isole Habomai.
La tempistica ha inoltre attirato l’attenzione: la visita è avvenuta a ridosso dell’anniversario della resa giapponese del 1945, quando la memoria della Seconda guerra mondiale assume tradizionalmente un forte valore politico in Asia orientale.

La reazione del Giappone

La risposta di Tokyo è stata immediata. La premier giapponese Sanae Takaichi ha definito la visita di Putin “assolutamente inaccettabile”, sostenendo che essa ferisce i sentimenti del popolo giapponese e contraddice la posizione costantemente mantenuta da Tokyo sui Territori del Nord.
Anche il ministro degli Esteri Toshimitsu Motegi ha ribadito la posizione giapponese secondo cui le quattro isole sono territorio giapponese sia dal punto di vista storico sia secondo il diritto internazionale. Tokyo ha quindi convocato l’ambasciatore russo per presentare una protesta formale.
La posizione ufficiale giapponese non rappresenta una novità. Tokyo considera infatti la soluzione della controversia territoriale uno dei presupposti per la conclusione di un trattato di pace con la Russia, mai sottoscritto dopo la Seconda guerra mondiale. Il governo giapponese continua a collegare la conclusione del trattato alla soluzione della questione relativa alle quattro isole. La protesta assume però oggi un peso maggiore perché arriva dopo il deterioramento radicale delle relazioni bilaterali seguito all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022.

La risposta di Mosca

Il Cremlino ha respinto la protesta giapponese e ha ribadito che Iturup e le altre Curili meridionali sono territorio russo.
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha definito inaccettabili le dichiarazioni di Tokyo, sostenendo che Iturup appartiene legalmente alla Russia e che Mosca non riconosce alcun diritto di un altro Stato di contestare gli spostamenti del presidente all’interno del territorio russo.

Isole Curili
Isole Curili

La stessa linea è stata sostenuta dall’ambasciata russa in Giappone, mentre Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, ha reagito con toni particolarmente duri, ribadendo che le isole “erano, sono e rimarranno” russe.
Il messaggio di Mosca è quindi duplice: da una parte, negare l’esistenza stessa di una controversia sulla sovranità; dall’altra, presentare la presenza russa nelle Curili come una questione interna e non negoziabile.

Cosa dice il diritto internazionale?

È questo il punto più complesso della vicenda. La disputa non può essere ridotta alla semplice domanda su chi controlli oggi le isole.
Il controllo territoriale russo risale alla fase finale della Seconda guerra mondiale, quando l’Unione Sovietica occupò le Curili meridionali. Il Giappone sostiene tuttavia che le quattro isole meridionali non debbano essere considerate parte delle “Curili” alle quali Tokyo rinunciò successivamente.
Il primo elemento da considerare è la Dichiarazione del Cairo del 1943, nella quale gli Alleati affermarono che il Giappone sarebbe stato privato dei territori acquisiti con la forza e delle isole del Pacifico occupate a partire dalla Prima guerra mondiale.
Segue la Dichiarazione di Potsdam del 1945, che definì le condizioni della resa giapponese. Tuttavia, questi documenti non risolvono in maniera univoca la questione specifica delle quattro isole meridionali.
Il passaggio decisivo è il Trattato di pace di San Francisco del 1951. L’articolo 2(c) stabilì che il Giappone rinunciava a ogni diritto, titolo e pretesa sulle “Kurile Islands” e sulla parte meridionale di Sakhalin.
Il problema giuridico è che il trattato non specificò quali isole fossero comprese nella definizione di “Kurile Islands”.
Tokyo sostiene che le quattro isole meridionali non facciano parte delle Curili alle quali rinunciò nel 1951. Mosca, al contrario, considera l’intero arcipelago, comprese le quattro isole, come parte del territorio sovietico e successivamente russo.
Un elemento particolarmente importante è che l’URSS non fu parte del Trattato di San Francisco. Questo rende ancora più complessa la possibilità di utilizzare quel trattato come base per determinare direttamente la sovranità tra Mosca e Tokyo.
Esiste poi un documento fondamentale: la Dichiarazione congiunta sovietico-giapponese del 1956. L’articolo 9 prevedeva la prosecuzione dei negoziati per un trattato di pace e stabiliva che l’URSS avrebbe trasferito al Giappone Habomai e Shikotan dopo la conclusione del trattato.
Il documento è particolarmente importante perché dimostra che, almeno nel 1956, Mosca e Tokyo avevano riconosciuto l’esistenza di una questione territoriale da risolvere attraverso un accordo politico-diplomatico.
Il problema è che il trattato di pace non è mai stato concluso e il trasferimento previsto dalla dichiarazione non si è realizzato.
La controversia presenta quindi una situazione peculiare: la Russia esercita da oltre ottant’anni il controllo effettivo sulle isole, mentre il Giappone continua a rivendicarne la sovranità sulla base di una diversa interpretazione della successione degli atti internazionali che hanno seguito la Seconda guerra mondiale.
Non esiste, pertanto, una semplice norma internazionale che consenta di considerare la questione definitivamente chiusa. Esiste invece una stratificazione di atti bellici, dichiarazioni alleate, trattati di pace, accordi bilaterali e successive prassi diplomatiche, interpretati in maniera diversa dalle due parti.

Perché Putin va a Iturup proprio ora?

La visita può essere letta almeno su tre livelli.

Un messaggio diretto a Tokyo

La prima interpretazione è quella più immediata: Putin ha voluto ricordare al Giappone che, per Mosca, la sovranità sulle Curili non è negoziabile.
Il gesto assume particolare significato dopo il sostegno giapponese alle sanzioni occidentali contro la Russia e l’allineamento di Tokyo con Washington e gli altri partner occidentali sulla guerra in Ucraina.
Visitare personalmente Iturup significa trasformare una rivendicazione diplomatica in una dimostrazione fisica di sovranità.

Il Pacifico come nuovo teatro della competizione strategica

La seconda chiave di lettura riguarda la sicurezza regionale.
Le Curili hanno un’importanza strategica notevole perché si trovano lungo l’arco che collega il Pacifico settentrionale al Mare di Okhotsk. Il controllo delle isole consente alla Russia di rafforzare la propria posizione marittima e di proteggere l’accesso alle aree operative della Flotta del Pacifico. La visita di Putin, accompagnata dalle attività militari russe nell’area, arriva inoltre mentre il Giappone sta rafforzando la propria cooperazione di sicurezza con gli Stati Uniti e con altri partner occidentali.
Per Mosca, dunque, la questione delle Curili non è soltanto territoriale: è anche parte della più ampia competizione per l’architettura di sicurezza dell’Asia-Pacifico.

Il collegamento con la guerra in Ucraina

C’è infine una dimensione indirettamente legata alla guerra in Ucraina.
Dal 2022 il Giappone ha aderito alle sanzioni contro la Russia e ha progressivamente rafforzato la propria cooperazione militare con gli Stati Uniti. Per Mosca, Tokyo non è più semplicemente il vicino con cui esiste una disputa territoriale irrisolta, ma è diventato parte del sistema di alleanze e partenariati che il Cremlino considera ostile.
In questo senso, Iturup diventa anche un messaggio sull’Asia orientale: la Russia vuole mostrare di essere in grado di mantenere e rafforzare la propria presenza nell’Estremo Oriente nonostante l’impegno militare in Ucraina.

Una controversia territoriale che torna a essere geopolitica

La visita di Putin non modifica, di per sé, lo status giuridico delle Curili. Non produce un nuovo titolo territoriale e non risolve la controversia.
Il suo significato è piuttosto politico e strategico. Per Tokyo, la visita rappresenta una nuova affermazione unilaterale della sovranità russa su un territorio che il Giappone continua ufficialmente a rivendicare. Per Mosca, invece, rappresenta la normalizzazione della propria amministrazione su un territorio considerato russo da oltre ottant’anni.
Il punto centrale è quindi che la disputa delle Curili si sta progressivamente spostando da una controversia territoriale bilaterale a una componente della più ampia competizione strategica dell’Asia-Pacifico.
Russia, Cina e Corea del Nord stanno intensificando la propria cooperazione, mentre il Giappone rafforza il sistema di alleanze con Stati Uniti e partner regionali. In questo quadro, le Curili assumono un valore che va oltre la loro dimensione geografica: diventano un punto di pressione sul fianco nord-orientale del Giappone.
La visita di Putin può dunque essere interpretata come una dimostrazione di sovranità, ma anche come un messaggio strategico. Il presidente russo ha scelto di recarsi personalmente su un territorio che Tokyo considera proprio proprio mentre la competizione militare e diplomatica nel Pacifico entra in una fase più intensa.
La questione delle Curili, in altre parole, non è stata riaperta da Putin: non si era mai chiusa. Ma la visita di Iturup dimostra che oggi quella vecchia controversia territoriale è nuovamente inserita dentro una competizione geopolitica molto più ampia.