World News, la rubrica che vi porta in viaggio attraverso i continenti per scoprire le notizie più rilevanti da ogni angolo del pianeta. Dall’America all’Asia, dall’Africa all’Europa, fino all’Oceania, vi aggiorniamo su politica, economia, ambiente, cultura e società, per offrirvi una panoramica globale e sempre aggiornata. Cosa è accaduto in Africa? Notizie dal 1° al 30 giugno 2026.
Benin: il nuovo presidente Romuald Wadagni, insediatosi a fine maggio, ha avviato nel mese di giugno un’offensiva diplomatica verso i Paesi dell’Alleanza degli Stati del Sahel (AES). Tra il 2 e il 3 giugno ha effettuato visite ufficiali in Niger e Burkina Faso con l’obiettivo di rilanciare le relazioni politiche, favorire la riapertura della frontiera tra Benin e Niger e rafforzare la cooperazione regionale in materia di sicurezza e lotta al terrorismo. L’iniziativa segna un tentativo di superare le tensioni accumulate negli ultimi anni tra Cotonou e le giunte militari saheliane.
Burkina Faso: il capo della giunta militare al potere, Ibrahim Traoré, ha annunciato il 26 giugno la rottura delle relazioni diplomatiche con la Francia, accusata di operare contro gli interessi del Paese africano. Il fronte però non si rileva compatto in quanto il Ministro degli Affari esteri burkinabé, giorni prima della dichiarazione aveva riferito la sua contrarietà al capo della Delegazione UE in Burkina Faso, riporta Jeune Afrique. La rottura delle relazioni comporta il ritiro dell’ambasciatore e la chiusura della sede diplomatica, ma non interromperebbe gli altri legami bilaterali.
Etiopia: il partito del Primo ministro Abiy Ahmed, Partito della Prosperità, mantiene la maggioranza parlamentare. La vittoria alle elezioni generali tenutesi il 1° giugno 2026 permetterà al Primo ministro di creare un altro longevo governo, sebbene le contestazioni siano aperte data anche la poca trasparenza del processo elettorale. Si riferisce che la campagna elettorale sia stata sottotono e che le opposizioni siano state volutamente svantaggiate nella competizione elettorale. Inoltre, negli ultimi anni testate giornalistiche con i loro dipendenti hanno subito minacce o sono state chiuse dalle autorità. Nel Tigré, al confine con l’Eritrea, in Oromia e Amhara non si sono tenute le votazioni, giustificando la decisione con la mancanza di sicurezza nelle aree.
Gabon: il presidente del Paese, Bruce Clotaire Oligui Nguema ha bloccato il rinnovo dell’accordo sul settore ittico con l’Unione europea, considerato sbilanciato e sfavorevole al Paese africano. L’accordo era stato firmato nel 2007 e si contestano gli alti costi sostenuti dallo Stato per il dispositivo di sicurezza che permette alle navi battenti bandiere appartenenti all’UE di pescare, a fronte di uno scarso valore aggiunto allo sviluppo locale.
Guinea Conakry: a metà giugno sono stati resi noti i risultati ufficiali delle elezioni legislative e parlamentari del 31 maggio. La coalizione del presidente in carica ha vinto 127 seggi su 147, consacrando un’Assemblea nazionale dalla parte di Mamadi Doumbouya. Salito al potere dopo un colpo di stato nel 2021, l’anno scorso è stato eletto presidente del Paese in una tornata elettorale segnata da irregolarità. Dal suo arrivo nei palazzi del potere, si registra un restringimento dello spazio per il dibattito pubblico, molti partiti sciolti, opposizioni messe alle strette e sparizioni improvvise.
Mali: il 20 giugno i ministri degli Esteri di Mali, Burkina Faso e Niger si sono riuniti a Bamako per definire una posizione diplomatica comune della Confederazione dell’Alliance des États du Sahel (AES) in vista della prossima Assemblea generale delle Nazioni Unite. L’incontro ha portato all’adozione di una roadmap condivisa per coordinare la politica estera dei tre Paesi e consolidare il processo di integrazione politica avviato dopo l’uscita dall’ECOWAS.
Nigeria: il Senato federale ha approvato il 24 giugno i disegni di legge costituzionali che introducono la creazione di corpi di polizia statali, una delle principali riforme sulla sicurezza promosse dal presidente Bola Tinubu. La riforma, che dovrà essere approvata anche dalla Camera dei Rappresentanti e ratificata dagli Stati federati, mira a rafforzare la capacità delle autorità locali di contrastare terrorismo, banditismo e criminalità organizzata, ma ha suscitato un acceso dibattito sul rischio di un utilizzo politico delle future forze di polizia statali.
Repubblica Centrafricana: il 30 giugno presso il confine con il Sudan, l’esercito regolare, le milizie russe e truppe ONU sono stati attaccati nei pressi della città di Am-Dafock. L’attacco è stato rivendicato dall’Alliance di sursaut patriotique (ASP), gruppo di nuova formazione (due mesi) che raccoglie unità dell’ex Séléka e anti Balaka protagonisti della guerra civile scoppiata nel 2012. Il suo capo, Noureddine Adam ha militato in Séléka e nella Coalition des patriotes pour le changement, gruppo armato fermato nel 2021 alle porte della capitale Bangui. Secondo fonti di Jeune Afrique, ASP ha legami con oppositori politici in esilio e con il sudanese Hemetti, capo delle Rapid Support Forces che combattono contro il governo centrale
Senegal: scatena malumori il progetto di revisione costituzionale approvato dalla maggioranza dell’Assemblea nazionale il 29 giugno. Il Capo di Stato Faye ha deciso di ricorre allo strumento del referendum per contrastare la proposta presentata dal suo stesso partito, il Pastef, che detiene la maggioranza all’Assemblea. Lo scorso maggio gli attriti tra Faye e il Primo ministro Sonko sono esplosi, portando alle dimissioni del Premier e alla sua successiva elezione a capo dell’Assemblea nazionale. Il progetto di revisione costituzionale del Pastef mira a riequilibrare i poteri tra presidente e parlamento, rafforzando l’Assemblea nazionale e ridefinendo il ruolo del primo ministro, includendo modifiche alle regole di successione e continuità istituzionale. La riforma è percepita da Faye come un tentativo di limitare la sua autorità, motivo per cui ha scelto di ricorrere al referendum.
Sudafrica: il Paese è scosso dalle proteste xenofobe che da qualche mese infiammano il Paese, con manifestazioni di piazza e violenze nei confronti di residenti stranieri e migranti illegali. Il 30 giugno si sono svolte perlopiù manifestazioni pacifiche, ma ci sono stati episodi violenti e circa 900 persone sono state arrestate. La leader del movimento “March and March” ha dichiarato che le proteste non si fermeranno finché il governo non adotterà provvedimenti più rigidi per i controlli alle frontiere. Si stima che questo clima di tensione abbia fatto fuggire più di 25.000 residenti stranieri nei propri Paesi d’origine. Il Paese non è nuovo a manifestazioni xenofobe che si manifestano periodicamente e che accusano i migranti delle precarie condizioni economiche e di sicurezza dell’intero Paese.













