World News, la rubrica che vi porta in viaggio attraverso i continenti per scoprire le notizie più rilevanti da ogni angolo del pianeta. Dall’America all’Asia, dall’Africa all’Europa, fino all’Oceania, vi aggiorniamo su politica, economia, ambiente, cultura e società, per offrirvi una panoramica globale e sempre aggiornata. Cosa è accaduto in Africa? Notizie dal 1° al 30 settembre 2025.
AES (Alliance des États du Sahel): Burkina Faso, Mali e Niger hanno annunciato il 22 settembre il ritiro dalla Corte Penale internazionale, considerato strumento di repressione neocoloniale al servizio dell’imperialismo. Al momento non è stata depositata domanda formale e dalla sua ipotetica ricezione ci vorrà un anno per l’uscita definitiva. I tre Paesi hanno inoltre annunciato che in un prossimo futuro verrà creata una Corte speciale per il Sahel per giudicare i crimini di guerra, di genocidio, terrorismo e crimine organizzato.
Etiopia: il 25 settembre a margine della World Atomic Week organizzata a Mosca è stato formalizzato un accordo di cooperazione tra Etiopia e Russia che prevede la progettazione e la costruzione di una centrale nucleare nel Paese africano in capo a ROSATOM. Il 9 settembre in occasione dell’inaugurazione della controversa diga sul Nilo (GERD), il Primo ministro Abiy Ahmed aveva evidenziato come il nucleare sarà un punto chiave per lo sviluppo energetico del Paese nei prossimi anni.
Gabon: il Paese è in attesa dei risultati definitivi delle elezioni legislative e locali. Secondo i parziali il partito Union démocratique des bâtisseurs (UDB) dell’ex golpista e presidente eletto Oligui Nguema, sarebbe in testa. I risultati devono ancora essere confermati dalla Corte costituzionale e il rischio di contestazioni permane a causa delle accuse di frode si riverberano da tutto il territorio nazionale.
Guinea (Conakry): il 21 settembre si è tenuto il referendum che ha approvato il nuovo testo costituzionale con l’89,38% dei votanti (86,42% tasso di partecipazione) dichiaratisi a favore, nonostante l’appello al boicottaggio da parte delle opposizioni. La precedente carta di transizione impediva ai membri della giunta di candidarsi a future elezioni, una condizione eliminata nella nuova Costituzione, aprendo la corsa presidenziale all’attuale capo di stato, il presidente della giunta militare Mamadi Doumbouya. Il 27 settembre un decreto ha stabilito il 28 dicembre prossimo come data per le elezioni presidenziali.
Madagascar: dal 25 settembre Antananarivo e le più grandi città sono protagoniste di movimenti di protesta scaturiti da una popolazione prostrata da frequenti blackout e interruzioni dell’approvvigionamento idrico che ormai da anni colpiscono il Paese. Le autorità avevano preventivamente vietato le prime manifestazioni, la popolazione, soprattutto giovanile, è scesa in piazza pacificamente ma è stata oggetto di repressione violenta. A fianco alle manifestazioni pacifiche sono stati segnalati barricate, incendi e casi di saccheggio contro attività di distribuzione che hanno portato alla dichiarazione di coprifuoco da parte della prefettura della capitale. Sembra che questi atti siano stati guidati dalle stesse forze governative per screditare le manifestazioni. Il 28 settembre il movimento GenZ, leader dei movimenti di protesta, ha presentato pubblicamente sei richieste nei confronti del governo che prevedono le dimissioni del Primo ministro e del prefetto di Antananarivo. Il presidente del Paese ha proceduto nel licenziamento del ministro dell’energia e successivamente di tutta la compagine governativa nel tentativo di placare le proteste.
Malawi: il 16 settembre si sono tenute le elezioni per nominare il presidente del Paese e i membri del Parlamento. I risultati delle urne hanno assegnato la carica presidenziale all’ex presidente Peter Mutharika. Ottantacinquenne e leader del Democratic Progressive Party (DPP) ha sconfitto il presidente uscente Lazarus Chakwera, forte del periodo d’oro sotto il suo precedente mandato (2014-2020). L’amministrazione di Chakwera era stata fortemente contestata a causa della malagestione economica del Paese.
RD Congo: il 30 settembre l’Alta Corte militare ha motivato la sentenza di condanna alla pena capitale per l’ex capo di stato Joseph Kabila. Per la prima volta l’Alta Corte ha giudicato un ex presidente, infliggendogli oltre alla condanna il pagamento di un totale di 33 miliardi di dollari alle parti civili coinvolte. Condannato in contumacia, Kabila è colpevole di tutti i reati a lui imputati, tra cui tradimento, apologia del terrorismo, cospirazione, partecipazione a movimenti insurrezionali, crimini contro l’umanità ed è ritenuto dalla Corte il leader dell’M23, il gruppo armato non statale che controlla parte dell’est del Paese.
Uganda: il 29 settembre si è aperta la campagna presidenziale per le elezioni che si terranno il 12 gennaio 2026. Il presidente uscente, al potere da quasi quattro decenni, Yoweri Museveni competerà per un settimo mandato contro il suo principale oppositore alle elezioni del 2021 Bobi Wine.













