World News: notizie dal Mondo – Africa


World News, la rubrica che vi porta in viaggio attraverso i continenti per scoprire le notizie più rilevanti da ogni angolo del pianeta. Dall’America all’Asia, dall’Africa all’Europa, fino all’Oceania, vi aggiorniamo su politica, economia, ambiente, cultura e società, per offrirvi una panoramica globale e sempre aggiornata. Cosa è accaduto in Africa? Notizie dal 1° al 30 novembre 2025.


Algeria: L’Algerian Ministry of Foreign Affairs ha dichiarato che l’Polisario Front e Marocco dovrebbero trattare attraverso mediazione, e che l’Sahara Occidentale può essere oggetto di una soluzione giusta e definitiva sotto l’egida delle Nazioni Unite.
Questa mossa conferma il ruolo attivo di Algeri come potenza regionale che non si limita a sostenere cause, ma propone mediazione diretta.

Angola: tra il 24 e il 25 novembre a Luanda si è riunito il settimo vertice tra i leader degli stati membri dell’UE e dell’UA dal tema “Promuovere la pace e la prosperità attraverso un multilateralismo efficace”. L’intesa firmata si impegna a rafforzare la cooperazione economica e ad affrontare le questioni dello sviluppo, migrazioni, sicurezza e governance. I leader hanno ribadito l’impegno per un multilateralismo efficace con particolare attenzione al conflitto in Sudan e nel Sahel e il potenziamento della Global Gateway Strategy.

Gabon: visita del capo di stato francese Macron, dove a Libreville si è intrattenuto con l’ex golpista e ora presidente eletto Brice Clotaire Oligui Nguema. Durante la visita i due presidenti hanno ribadito l’importanza di un modello di cooperazione economica e militare di mutuo vantaggio. Macron ha definito la fine del potere della famiglia Bongo come una nuova per il Gabon, mostrando sostegno al processo di rinnovamento politico. Questo viaggio si inserisce nella volontà di Parigi di ridefinire la sua presenza sul continente, provata dai conflitti politici con alcune ex colonie.

Guinea-Bissau: il 27 novembre il generale Horta N’Tam ha giurato come nuovo presidente di transizione del Paese deponendo il presidente uscente Umaro Sissoco Embaló. La vicenda appare ambigua: molti sospettano che non si tratti di un colpo di stato ma di un tentativo di Embaló di invalidare le elezioni del 23 novembre, i cui risultati sarebbero a lui sfavorevoli.

Mali: a Bamako sta rientrando la crisi legata alla carenza di carburante, causata dal blocco dei rifornimenti imposto dallo JNIM, gruppo armato affiliato ad Al Qaeda. Grazie all’arrivo di camion-cisterna scortati dall’esercito nigerino e dall’African Korps l’approvvigionamento nella capitale è tornato alla normalità, ma la minaccia permane. Lo JNIM attualmente sta tenendo sotto scacco i rifornimenti di altre città, dimostrando la capacità di portare avanti una guerra economica in grado di destabilizzare il Paese.

Nigeria: Il 26 novembre 2025 il presidente Bola Tinubu ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale a causa dell’escalation di violenza armata e abduzioni, ordinando l’assunzione di 20.000 nuovi agenti di polizia e lo spostamento delle forze dai servizi VIP a zone di conflitto.

Repubblica Centrafricana: In novembre la corte costituzionale del paese ha autorizzato l’Faustin‑Archange Touadera a partecipare alle elezioni del 28 dicembre per un terzo mandato, respingendo un ricorso che ne chiedeva l’esclusione.

Senegal: Si è acuita a novembre la frattura interna nella coalizione di governo: l’Bassirou Diomaye Faye (Presidente) e l’Ousmane Sonko (Primo Ministro) — fino ad ora alleati — sono ora in aperto dissidio politico. Il divorzio è legato a divergenze su riforme, visione di governo e preparazione alle elezioni del 2029.

Sudafrica: il vertice G20 di Johannesburg del 22-23 novembre è stato un altro terreno di scontro tra il Paese africano e gli USA. Donald Trump aveva scelto di boicottare il vertice, accompagnando la decisione con la denuncia di una presunta persecuzione degli afrikaans, narrativa priva di fondamento. Dietro questa retorica si cela in realtà il suo astio verso la politica estera sudafricana, percepita come ostile agli interessi americani. Negli scorsi giorni il capo della Casa Bianca ha annunciato l’esclusione del Sudafrica dai futuri eventi del G20 negli Stati Uniti. Cyril Ramaphosa ha reagito con fermezza, difendendo la legittimità della presidenza e la sovranità nazionale.

Sudan: Il 24 novembre le milizie dell’Rapid Support Forces (RSF) hanno annunciato una tregua umanitaria di tre mesi nel conflitto in corso contro l’Sudanese Armed Forces (SAF), accettando una proposta mediata da un gruppo di paesi guidato dagli USA.

Tanzania: permangono le tensioni nel Paese dopo l’insediamento della presidente Samia Suluhu Hassan, la cui elezione è stata contestata per brogli e violenze. La repressione delle autorità nei confronti dei civili scesi in piazza per denunciare un processo elettorale opaco ha lasciato a terra numerose vittime, il cui conteggio non è ancora definito. La presidente, proclamata vincitrice con il 98% dei voti, ha promesso un’inchiesta sul caso e riforme politiche entro 100 giorni. In questo contesto, il governo ha deciso di annullare le celebrazioni dell’indipendenza del 9 dicembre, temendo che la ricorrenza possa trasformarsi in nuove manifestazioni di piazza. Un divieto che l’opposizione ha sfidato apertamente invitando i cittadini a scendere nelle strade proprio quel giorno per contestare nuovamente la manipolazione del voto.