Mosca nega ogni responsabilità dell’attacco ibrido che ha colpito la Danimarca, ma crescono i sospetti di un disegno mirato.
Cosa sono gli attacchi ibridi
Con il termine “attacchi ibridi” si definiscono azioni che non ricadono nella guerra convenzionale ma mirano comunque a destabilizzare un avversario, sfruttando la difficoltà di attribuzione e la capacità di colpire su più fronti. Possono includere cyberattacchi contro infrastrutture critiche, incursioni nello spazio aereo, campagne di disinformazione, pressioni economiche o sabotaggi con droni. L’obiettivo non è tanto la distruzione materiale, quanto la creazione di incertezza, insicurezza e tensione politica, obbligando i governi a reagire senza che vi sia mai la prova certa della mano del nemico. Questo margine di ambiguità è lo strumento più potente di un attacco ibrido: permette di colpire senza assumersene mai apertamente la responsabilità.
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Cosa è successo
Lunedì sera, due o tre droni di grandi dimensioni sono stati avvistati nei pressi dell’aeroporto di Copenaghen, costringendo alla sospensione di decolli e atterraggi per circa quattro ore. Episodi analoghi hanno interessato nello stesso momento l’aeroporto di Oslo, chiuso per tre ore dopo l’avvistamento di un drone. La premier danese Mette Frederiksen ha definito l’episodio “l’attacco più grave mai sferrato contro infrastrutture critiche danesi”, collegandolo a una sequenza di provocazioni recenti: incursioni nello spazio aereo di Estonia, Polonia e Romania, oltre a cyberattacchi che negli ultimi giorni hanno paralizzato aeroporti in Germania, Belgio e Regno Unito.
Il coinvolgimento della Danimarca non appare casuale. Copenaghen ha recentemente stretto con Kiev un accordo innovativo: ospitare nei propri stabilimenti la produzione di droni e del missile da crociera FP-5 Flamingo, progettati in Ucraina ma capaci di colpire fino a tremila chilometri di distanza, dunque in profondità nel territorio russo. In parallelo, la Danimarca è tra i maggiori contributori militari a Kiev, con oltre 9 miliardi di euro in aiuti, ben più della Francia e dell’Italia. Non sorprende quindi che anche la Norvegia, altro Paese in prima linea nel sostegno all’Ucraina e confinante con la Russia nell’Artico, sia stata colpita dalle stesse manovre destabilizzanti.
La posizione della Russia
Dal Cremlino è arrivata una smentita netta. Il portavoce Dmitry Peskov ha bollato le accuse come “infondate” e ha affermato che le dichiarazioni dei Paesi occidentali non sono più degne di essere prese sul serio. La reazione si inserisce in una strategia ben collaudata di negazione sistematica, già adottata in passato per la Crimea o per le violazioni dello spazio aereo baltico. Tuttavia, per Kiev e per molti osservatori internazionali, il movente è chiaro: esercitare pressioni crescenti sui Paesi europei più impegnati nel sostegno militare all’Ucraina, colpendone la vulnerabilità infrastrutturale e tentando di minarne la resilienza politica. L’attacco con droni a Copenaghen segna un salto di qualità: per la prima volta un Paese non confinante con la Russia e non appartenente alla sua storica sfera di influenza viene preso di mira, segnalando l’estensione geografica e strategica di quella che appare sempre più come una campagna coordinata di attacchi ibridi.
Foto copertina: L’attacco ibrido che ha colpito la Danimarca













