Lo scenario geopolitico in Europa, segnato dall’invasione russa dell’Ucraina e da crescenti tensioni strategiche, sta spingendo alcuni Paesi a riconsiderare la resilienza delle proprie infrastrutture civili, inclusa la sanità. Non si tratta solo di difesa militare, ma anche della capacità dei sistemi sanitari di affrontare shock su larga scala: come massicci afflussi di feriti, interruzioni logistiche e attacchi a infrastrutture critiche. In questo contesto, Germania e Francia hanno avviato iniziative per integrare le capacità civili e militari nella gestione di scenari bellici, sollevando al contempo interrogativi su priorità di spesa, ordine pubblico e organizzazione della cura.
A cura di Rachele Brucculeri
Berlino: il piano per 100 feriti al giorno
Il 18 luglio 2025 è stato presentato, a Berlino, il “Piano quadro per la difesa civile degli ospedali”, voluto dalla senatrice alla Salute Ina Czyborra[1]. Le misure principali includono:
- Fino a 100 feriti militari al giorno per ospedale, oltre alle normali emergenze civili.
- Formazione di personale per gestire traumi complessi: esplosioni, amputazioni, ustioni multiple.[2]
- Creazione di posti letto dedicati, percorsi di triage rapido e collegamenti logistici per trasferimenti tra ospedali anche in caso di evacuazioni urbane.
Questo piano fa parte della legge KRITIS[3], che è entrata in vigore nel 2024 e punta a rendere più efficienti le infrastrutture strategiche (sanità, trasporti, energia) entro il 2026. In questo modo, Berlino potrebbe diventare un hub sanitario e logistico NATO per il “fronte orientale”, perché registra una dotazione ospedaliera relativamente ampia: si registrano circa 7.8 posti letto per 1.000 abitanti, ben al di sopra della media OCSE[4].
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Francia: ospedali civili mobilitati entro marzo 2026
Oltralpe, il Ministero della Salute ha inviato sempre a luglio di quest’anno una circolare esortando gli ospedali a prepararsi a gestire da 10.000 a 50.000 soldati feriti entro marzo 2026[5].
Il piano francese include:
- Centri strategici vicino a porti, aeroporti e snodi ferroviari.
- Formazione al triage di massa e alla chirurgia d’urto.
- Coordinamento fra rete civile e militare per il trasporto dei feriti.
Il focus francese è più nazionale e calendarizzato, e rispetto alla Germania, ad oggi la Francia dispone di circa 5.7 posti letto per 1.000 abitanti[6] ed una spesa sanitaria pro capite e in percentuale più alta. La ministra Catherine Vautrin [7]ha sottolineato l’importanza di “prevenzione e pianificazione”[8], ricordando le lezioni apprese dalla pandemia: meglio organizzarsi oggi che trovarsi impreparati domani, cambiando così la causa ma non la pressione sul sistema sanitario.
Critiche e timori: cosa si contesta
Le misure hanno suscitato reazioni contrastanti: i sindacati e le rappresentanze del personale sanitario temono che una priorità bellica possa portare via risorse dalla cura civile, aggravando così la già nota carenza di personale. In Germania, il dibattito è acceso anche da osservatori che avvertono del rischio di una “militarizzazione” [9]delle strutture civili; in Francia, importanti sindacati della sanità (CGT, CFDT [10]e altre organizzazioni di settore) hanno manifestato preoccupazioni[11], inserendo l’allerta nel più ampio contesto delle proteste contro i tagli e le riforme di bilancio.
L’Italia seguirà la stessa strada?
La situazione di partenza italiana presenta una dotazione medica relativamente buona in termini di personale medico, 4.1 medici su 1.000 abitanti ma una carenza di infermieri rispetto ai dati OCSE analizzati nel caso tedesco e francese, i dati sono infatti di 6.2 infermieri su 1.000 abitanti[12], il che diminuisce la capacità di aumentare turni e reparti specializzati. I posti letto sono, sempre secondo il Report OCSE, 3.1 su 1.000 abitanti, molto sotto la Germania. Nel nostro Paese abbiamo già dei piani per affrontare le maxi-emergenze, come il PEIMAF[13], e figure professionali come l’Hospital Disaster Manager[14], ma il sistema è molto decentralizzato[15]. Per l’Italia, qualora quest’ultima volesse implementare misure simili a quelle tedesche o francesi, sarebbe necessario un maggiore coordinamento a livello nazionale, degli investimenti mirati ad ampliare il numero di posti letto, sale operatorie e formazione specialistica, ed una collaborazione più strutturata tra sanità civile e Difesa. Al momento, la possibilità di un piano così ampio sembra piuttosto bassa:
- Vincoli di bilancio: [16]il sistema sanitario nazionale ha risorse limitate e deve far fronte a molte priorità, tra cui il sottofinanziamento cronico e il personale insufficiente.
- Margine operativo ridotto: con meno posti letto e meno infermieri, si rischia di ridurre contestualmente l’accesso alle cure civili.
- Frammentazione amministrativa[17]: la forte autonomia regionale in materia sanitaria rende complesso implementare strategie uniformi a livello nazionale.
Le linee di intervento in questo scenario possono comprendere: il rafforzamento della capacità di posti letto critici, come le terapie intensive e le sale operatorie modulabili. Potrebbero essere approvati dalle regioni piani per una formazione rapida del personale, specialmente per affrontare traumi da guerra, come amputazioni e ustioni. Possono anche essere utili, percorsi di staff-mix che prevedano la collaborazione tra medici militari e civili. Inoltre, risulterebbe importante investire per colmare il gap infermieristico, affrontando il turnover[18], offrendo incentivi contrattuali e migliorando il reclutamento. Queste azioni richiedono risorse, ma anche decisioni di governance che sappiano bilanciare l’assistenza civile con la preparazione alla difesa.
Un segnale per l’Europa
Queste iniziative sanitarie si inseriscono comunque in un quadro di cooperazione con la NATO e con l’Unione Europea, questi interventi si collegano alle decisioni assunte durante il vertice NATO di Riga del 2023[19], dove sono stati fissati gli “obiettivi di resilienza[20]” con l’obiettivo di garantire che le infrastrutture civili possano continuare a funzionare anche in caso di conflitto armato. Preparare gli ospedali a possibili scenari di guerra è una scelta comprensibile, soprattutto come esercizio di resilienza nazionale. Tuttavia, è fondamentale valutare questa decisione attraverso criteri tecnici e di politica pubblica: quali sono i costi opportunità, quali le priorità, e come possiamo assicurarci che la cura civile non venga compromessa? Germania e Francia partono da situazioni e risorse diverse: la loro strategia sembra allineata con una base infrastrutturale e finanziaria più robusta rispetto a quella dell’Italia. Per il nostro Paese, una strategia prudente dovrebbe focalizzarsi sul potenziamento delle capacità critiche, come i posti letto in terapia intensiva e il personale infermieristico, oltre a stabilire meccanismi di coordinamento tra le regioni e piani di formazione realistici. Tutto ciò dovrebbe essere accompagnato da una comunicazione politica chiara che spieghi i costi, i benefici e garanzie per i cittadini.
Note
[1] É una politica tedesca e senatrice per la scienza, la salute e l’assistenza dello Stato di Berlino nel Senato Wegner dall’aprile 2023. È membro della Camera dei rappresentanti di Berlino dal 2011.
[2] https://stratpost.com/berlins-hospitals-prepare-for-war-scenario/
[3] La legge KRITIS si riferisce alla normativa tedesca sulla sicurezza delle infrastrutture critiche, nota anche come Legge sulla sicurezza informatica (BSI Act), che obbliga gli operatori di infrastrutture critiche a implementare misure di sicurezza informatica per garantire la continuità dei servizi essenziali per l’economia e la società. https://www.openkritis.de/eu/eu-nis-2-germany.html
[4] https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/2025/07/health-at-a-glance-2023_39bcb58d/germany_52bfb863/abc29871-en.pdf
[5] https://sante.lefigaro.fr/social/sante-publique/le-ministere-de-la-sante-demande-t-il-vraiment-aux-hopitaux-de-se-preparer-a-la-guerre-20250829
[6] https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/2025/07/health-at-a-glance-2023_39bcb58d/france_329e3fd9/646ad469-en.pdf
[7] É una politica francese che dal 2024 è ministro del Lavoro, della Salute, della Solidarietà e della Famiglia nel governo del primo ministro François Bayrou
[8] https://www.independent.co.uk/bulletin/news/france-hospitals-war-emmanuel-macron-b2819320.html
[9] https://publichealth.realclearjournals.org/perspectives/2025/01/the-gradual-militarization-of-public-health-and-university-research-in-germany/?utm_source=chatgpt.com
[10] CGT (Confédération générale du travail) e CFDT (Confédération française démocratique du travail) sono i due maggiori sindacati francesi, con visioni politiche diverse e strategie differenti: la CGT è storicamente legata a una linea più “di protesta” e di difesa dei “diritti acquisiti”, mentre la CFDT è più orientata verso una “riforma” e l’accompagnamento del cambiamento nel mondo del lavoro, puntando ad un ruolo di mediazione più “democratico” e “riformista”.
[11] https://www.reuters.com/world/europe/french-unions-strike-against-austerity-pressuring-macron-2025-09-18/?utm_source=chatgpt.com
[12] https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/2025/07/health-at-a-glance-2023_39bcb58d/italy_132ffbaa/ebc37eeb-en.pdf
[13] PEIMAF sta per Piano di Emergenza Interno per il Massiccio Afflusso di Feriti, un piano operativo obbligatorio per gli ospedali italiani, in particolare quelli con DEA (Dipartimenti di Emergenza-Urgenza e Accettazione), che definisce procedure e risorse per gestire un improvviso e ingente arrivo di feriti o pazienti, garantendo la massima efficienza nel trattamento e l’ottimizzazione delle risorse disponibili in caso di maxi-emergenza.
[14] XXIV CONVEGNO NAZIONALE DEGLI UFFICIALI MEDICI E DEL PERSONALE SANITARIO DELLA CROCE ROSSA ITALIANA: Lo scopo fondamentale del Disaster Manager è quello di raggiungere il miglior livello di sicurezza e salute per le persone e la comunità coinvolte in un disastro. Lo scenario nel quale egli si trova a operare vede la presenza limitata o l’assenza totale di equipe.
[15] https://www.innovation-nation.it/piano-di-massiccio-afflusso-di-feriti-peimaf-salvare-vite-maxi-emergenza/
[16] https://www.oecd.org/en/publications/2023/11/health-at-a-glance-2023_e04f8239/full-report/health-expenditure-in-relation-to-gdp_e3566919.html?utm_source=chatgpt.com
[17] https://www.istat.it/wp-content/uploads/2024/11/12.pdf
[18] Il turnover medico indica l’avvicendamento o il ricambio del personale medico all’interno di una struttura sanitaria, ovvero il tasso con cui i medici lasciano il proprio impiego, sia per pensionamento, dimissioni volontarie o per trasferimento in altre strutture o settori. Un alto turnover medico può essere sintomo di problemi organizzativi e stress lavorativo, e può influenzare negativamente la qualità delle cure, la produttività e la stabilità dell’azienda sanitaria. https://www.saluteinternazionale.info/2025/03/turnover-sanitario-e-qualita-delle-cure/#:~:text=Sebbene%20le%20carenze%20di%20personale,strutture%20o%20abbandonando%20il%20settore.
[19] NATO RESILIENCE SYMPOSIUM 25-27 APRIL 2023 / RIGA, LATVIA / https://www.act.nato.int/wp-content/uploads/2024/02/NATO-Resilience-Symposium-Report-2023.pdf
[20] Rappresentano linee guida comuni da declinare a livello nazionale: continuity of government and essential services, supporto dei civili a operazioni militari, mitigazione delle vulnerabilità nelle infrastrutture critiche, supply chains, sistemi sanitari.
Foto copertina: Sketch of a ward at the Hospital at Scutari, c.1856













