Quando il cibo diventa potere: il Kazakistan e la nuova geopolitica del grano


Con la sua diplomazia silenziosa del cibo, il Kazakistan punta a diventare hub agricolo e stabilizzatore in un’epoca di frammentazione globale.


A cura di Aidarbek Khojanazarov*

Nel XXI secolo, la competizione globale non riguarda più solo petrolio e gas – ma anche grano, acqua e clima. Il sistema alimentare è sottoposto a pressioni senza precedenti: conflitti, cambiamento climatico e shock delle catene di approvvigionamento stanno spingendo l’insicurezza alimentare a livelli record. Secondo la FAO, 733 milioni di persone hanno sofferto la fame nel 2023, mentre la produzione alimentare dovrà crescere di almeno il 60% entro il 2050 per soddisfare la domanda globale. Non si tratta più solo di una questione umanitaria – è diventata geopolitica. Il cibo è il nuovo petrolio.
E in questa nuova era, il Kazakistan si sta silenziosamente riposizionando come fornitore alimentare pragmatico, neutrale e sempre più strategico – una nazione senza sbocco sul mare che diventa “bloccata dal cibo”, e che potrebbe rappresentare parte della risposta al disequilibrio globale nella sicurezza agricola.

Un gigante addormentato si risveglia

Con 180 milioni di ettari di terra agricola – di cui oltre il 75% coltivabile – il Kazakistan è tra i Paesi più ricchi di risorse in termini di potenziale agricolo. Rientra tra i primi 10 esportatori mondiali di grano e, nel 2023, ha esportato 9,2 milioni di tonnellate di cereali. Le esportazioni di farina sono aumentate del 20%, mentre la trasformazione dei semi oleosi ha aggiunto 400 milioni di dollari alle entrate nazionali. Ma la storia non riguarda più soltanto le materie prime. Il Kazakistan sta puntando deliberatamente verso la produzione agroalimentare a valore aggiunto e costruendo capacità istituzionali per sostenere una piena trasformazione dell’agrobusiness.
Nel solo 2024, gli investimenti pubblici in agricoltura hanno superato i 500 milioni di dollari, includendo sussidi, sviluppo dell’irrigazione, incentivi fiscali e sistemi digitali di monitoraggio. Secondo il Ministero dell’Agricoltura, le rese medie nei principali distretti agricoli sono aumentate del 15% nell’ultimo decennio. Una rete nazionale di riserve cerealicole e meccanismi di approvvigionamento ha contribuito a stabilizzare i prezzi di mercato e migliorare i redditi degli agricoltori.

La silenziosa diplomazia alimentare del Kazakistan

Mentre altri fanno affidamento su una diplomazia roboante, il Kazakistan sta forgiando un percorso più silenzioso – fondato sul pragmatismo, la resilienza e l’ingegno logistico.
Nel 2024, il Paese ha fornito un terzo di tutti gli acquisti di grano effettuati dall’Organizzazione Islamica per la Sicurezza Alimentare (IOFS), principalmente attraverso contratti a lungo termine che hanno fruttato oltre 400 milioni di dollari. Questo posiziona il Kazakistan non solo come venditore, ma come garante strategico delle riserve alimentari per il mondo musulmano.
Questo ruolo emergente non è casuale. Il Kazakistan ha approfondito la cooperazione con la FAO delle Nazioni Unite, il Programma Alimentare Mondiale (WFP) e la Banca Islamica di Sviluppo, allineandosi agli sforzi globali per costruire sistemi alimentari trasparenti e resilienti. A livello nazionale, la trasformazione agricola è stata definita centrale per la sostenibilità economica del Paese.
In un mondo frammentato da guerre e sfiducia, il Kazakistan sta sfruttando la sua “silenziosa diplomazia alimentare” per acquisire nuova influenza. Quando un container di grano kazako arriva a Karachi o Dubai, ha attraversato deserti, evitato corridoi interrotti e riconnesso mercati frammentati. Queste rotte – un tempo trascurate – stanno diventando nuove arterie di resilienza globale.
Nel suo ultimo discorso alla Nazione, il presidente Kassym-Jomart Tokayev ha sottolineato che il settore agroindustriale deve diventare uno dei principali motori di crescita del Kazakistan. Ciò riflette un deliberato cambio di politica: l’obiettivo non è solo rimanere un grande esportatore di grano, ma sviluppare anche una produzione a valore aggiunto. Il sostegno agli agricoltori, l’investimento nell’irrigazione e nella digitalizzazione, e una maggiore attenzione alla sostenibilità si allineano strettamente con le priorità del Green Deal europeo, aprendo nuove opportunità di partenariato.

Un confronto strategico: perché il Kazakistan?

Ci si potrebbe chiedere: perché il Kazakistan e non, ad esempio, l’Australia o il Canada? La risposta sta in tre fattori: geografia, neutralità e adattabilità.
Geografia: a differenza degli esportatori marittimi, il Kazakistan collega l’Asia Centrale, il Medio Oriente e la Cina. È il fulcro della rotta transcaspica, un’alternativa critica al corridoio del Mar Nero interrotto. Le esportazioni verso lo Xinjiang, in Cina, sono aumentate del 60% solo nel 2024, mentre le rotte attraverso l’Iran offrono ora accesso a India e Pakistan.
Neutralità: la politica estera kazaka è equilibrata e non conflittuale – un bene vitale in tempi polarizzati. Mentre Australia e Canada sono sempre più coinvolti in blocchi geopolitici, il Kazakistan offre un’alternativa neutrale, stabile e pragmatica.
Agilità: il Kazakistan è disposto ad adattarsi. Agenzie di approvvigionamento statali, un tempo considerate reliquie sovietiche, ora agiscono come stabilizzatori di mercato. Gli agricoltori ottengono prezzi prevedibili, e gli importatori forniture affidabili.
Secondo le valutazioni dell’OCSE, i Paesi che sapranno garantire trasparenza alimentare ed evitare divieti di esportazione diventeranno partner preferenziali nei futuri accordi commerciali. Il Kazakistan si sta muovendo attivamente in quella direzione.

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Infrastrutture: il collo di bottiglia e la svolta

Il potenziale del Kazakistan è reale – ma lo sono anche i suoi vincoli. La capacità portuale di Aktau e Kuryk è limitata a 3 milioni di tonnellate annue, mentre la domanda supera i 7 milioni. I costi di trasporto sulla rotta transcaspica raggiungono gli 80 dollari per tonnellata, riducendo la competitività rispetto al grano russo o turco.
Eppure, investimenti mirati potrebbero sbloccare ritorni esponenziali. Gli esperti stimano che 700 milioni di dollari in modernizzazione delle infrastrutture potrebbero generare 500 milioni di entrate annuali. Inoltre, la variabilità climatica già causa perdite fino al 10% dei raccolti negli anni secchi, sottolineando la necessità di schemi assicurativi agricoli e fondi di stabilizzazione dei prezzi – entrambi attualmente in fase di sviluppo.

Da “landlocked” a “foodlocked”

L’ascesa agricola del Kazakistan non è una svolta di breve periodo, ma una strategia di lungo termine. Il Paese si sta integrando sempre più con le piattaforme dell’UE, della Cina e dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica. Con investimenti e modernizzazione costanti, il Kazakistan potrebbe evolversi nel fulcro logistico della distribuzione alimentare attraverso l’Eurasia.
In un mondo sempre più diviso, dove la fiducia scarseggia e l’insicurezza alimentare cresce, il Kazakistan non è solo un fornitore – può diventare una forza stabilizzatrice. La sua silenziosa diplomazia alimentare offre un esempio di come le potenze medie possano guidare non con il dominio, ma con l’affidabilità.
E in questa nuova corsa – dove il grano potrebbe contare più del petrolio – il Kazakistan è un Paese da tenere d’occhio.


*Aidarbek Khojanazarov è presidente del Respublica Party «Республика» партиясы», che è entrato in parlamento ed è una delle forze politiche influenti nella Mazhilis. È membro della Commissione per le questioni agrarie della Mazhilis. In precedenza ha ricoperto l’incarico di presidente del consiglio di amministrazione della JSC National Managing Holding KazAgro. Ha inoltre lavorato come amministratore delegato di OlzhaAgro, uno dei maggiori gruppi agroindustriali del Kazakistan, comprendente una rete di aziende di produzione e trasformazione.


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