Dal Golfo a Washington, passando per l’Europa: il crescente ruolo dell’influenza diplomatica dell’emirato qatariota tra realpolitik e crisi geopolitiche contemporanee.
A cura di Marina Cossu
Nel cuore del Golfo Persico, il piccolo emirato del Qatar ha costruito in pochi anni un profilo geopolitico che travalica i suoi confini geografici. Con una popolazione che conta meno di 3 milioni di abitanti e una ricchezza energetica apparentemente sconfinata, Doha sta diventando un attore imprescindibile nei più delicati dossier internazionali: dalla guerra in Ucraina al conflitto tra Israele e Hamas, fino alle tensioni tra Iran e Occidente. La sua forza non è solo militare o economica: è soprattutto diplomatica. Ma questa diplomazia si muove su un filo sottile, tra credibilità internazionale e rapporti controversi con attori non statali o regimi autoritari.
Dal 2012, il Qatar ha ospitato infatti i vertici politici di Hamas, tra cui il leader politico Ismail Haniyeh che dal 2019 fino alla sua morte viveva e operava a Doha, e il capo delle relazioni internazionali Khaled Meshaal, figura chiave nei rapporti tra Hamas e gli altri attori regionali. Dopo essere stati espulsi dalla Siria all’inizio della guerra civile, i vertici del movimento di resistenza palestinese hanno trovato nel Qatar un rifugio sicuro, da cui hanno condotto attività diplomatiche e negoziali[1].
L’emirato ha giustificato questa ospitalità con la necessità di mantenere canali aperti per favorire futuri negoziati. In effetti, Doha è stata spesso al centro delle mediazioni tra Israele e Hamas, anche nel più recente conflitto scoppiato nell’ottobre 2023. Il Qatar si è impegnato sin da subito nel facilitare i colloqui per la liberazione degli ostaggi israeliani nella Striscia di Gaza, lavorando in tandem con Stati Uniti e altri attori, come Egitto, Francia e Inghilterra, e ha continuato a mediare gli scambi di prigionieri tra le parti in causa, l’evacuazione dei cittadini stranieri presenti sui territori colpiti dalle operazioni militari, il trasferimento dei palestinesi nelle zone più sicure e l’ingresso degli aiuti umanitari[2]. Tuttavia, la presenza di Hamas sul suo territorio ha sollevato crescenti critiche, soprattutto da parte di Israele e di una parte dell’opinione pubblica occidentale, che accusa Doha di offrire una legittimazione politica a un attore armato e radicale[3].
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Neutrale, ma non troppo
Il Qatar si definisce neutrale, ma la sua politica estera segue una logica peculiare[4]: più che una neutralità assoluta, si tratta di una strategia di posizionamento dinamico, che gli consente di dialogare con attori tra loro ostili senza precludersi nessuna via diplomatica. Doha ospita la più grande base militare americana della regione: Al-Udeid, fulcro delle operazioni statunitensi in Medio Oriente, recentemente diventata bersaglio dei missili iraniani in risposta alla distruzione da parte degli Stati Uniti di tre siti nucleari in territorio iraniano[5]. Al tempo stesso, il Qatar mantiene canali aperti e regolari con Teheran, coltivando un rapporto diplomatico che nessuno degli altri grandi Paesi del Golfo può vantare con la stessa intensità, ed è uno dei pochi Paesi del Golfo ad aver mantenuto relazioni funzionali con i talebani[6], anche dopo la caduta di Kabul nel 2021. Non a caso, i colloqui tra Stati Uniti e talebani che hanno portato all’Accordo di Doha[7] del 2020 si sono svolti proprio nella capitale qatariota.
Lo stesso schema si è ripetuto, con alcune variazioni, sul fronte della guerra in Ucraina. Nei mesi successivi all’invasione russa, il Qatar si è proposto come facilitatore, offrendo la propria disponibilità a favorire canali di comunicazione informali tra Mosca e l’Occidente. Il 28 febbraio 2023, il ministro degli Esteri qatariota, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, ha ribadito davanti al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite il sostegno del Qatar alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina, invitando le parti a risolvere la crisi attraverso la via diplomatica[8]. Gli sforzi di Doha si sono concretizzati in diverse occasioni con la fruttuosa mediazione che ha riunito negli ultimi anni numerosi minori ucraini alle proprie famiglie dopo che questi sono stati trasferiti forzosamente in Russia durante le operazioni militari[9].
Anche nella recente escalation tra Iran e Israele, il Qatar si è trovato, ancora una volta, nel ruolo di mediatore. Su richiesta dell’amministrazione statunitense, le autorità qatariote avrebbero avviato contatti diretti con Teheran, cercando di spingere la leadership iraniana ad accettare un cessate il fuoco e contribuendo così ad aprire un varco verso la fine degli scontri armati[10].
In questo contesto, il Qatar conferma il suo modello: non propriamente neutrale, ma nemmeno schierato in maniera rigida. Piuttosto, un piccolo Stato capace di sedersi a più tavoli, mantenendo una rete di relazioni che gli permette di avere un ruolo da protagonista, o almeno da interlocutore indispensabile, nelle crisi regionali e globali[11].
L’autonomia diplomatica, nonostante tutto
Il ruolo diplomatico del Qatar si è significativamente rafforzato dopo la fine della crisi del Golfo, iniziata nel 2017, quando Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrain ed Egitto imposero un embargo politico, economico e logistico al Paese. Le accuse mosse a Doha riguardavano presunti finanziamenti al terrorismo, il sostegno ai Fratelli Musulmani e soprattutto i rapporti considerati troppo stretti con l’Iran, ritenuto allora il principale antagonista regionale da parte delle monarchie del Golfo[12].
L’embargo imposto dal Quartetto ha messo il Qatar di fronte a una realtà geopolitica in cui la tradizionale protezione garantita dagli Stati Uniti non era più sufficiente, mentre i legami regionali si sono rivelati estremamente fragili e condizionati da rivalità e sfiducia reciproca. Questa crisi ha costretto Doha a riconsiderare in modo radicale la propria strategia di politica estera, accelerando un processo di diversificazione delle alleanze.
In questo contesto si è ampliato, ad esempio, il legame con la Turchia, che ha fornito supporto militare e logistico in tempi rapidi, e si è consolidata una cooperazione tattica con l’Iran, fondamentale per garantire l’accesso allo spazio aereo e al commercio internazionale durante il blocco[13].
La riappacificazione ufficiale, arrivata nel gennaio 2021 con la firma degli Accordi di al-Ula[14], grazie anche alla mediazione del Kuwait e dell’amministrazione Trump, ha permesso di normalizzare i rapporti con le altre monarchie del Golfo e in particolare con Riyadh.
Tuttavia, la crisi ha lasciato un segno profondo nella postura internazionale del Qatar, che continua a perseguire una linea autonoma e spesso divergente rispetto ai “grandi” della regione. Il Qatar mantiene infatti una visione pragmatica e realista delle relazioni internazionali, cercando di bilanciare tra loro attori regionali e globali in competizione, e coltivando l’ambizione di ritagliarsi uno spazio sempre più influente sulla scena mediorientale e oltre[15]. Questa strategia si manifesta attraverso un’attiva diplomazia multilaterale, il citato ruolo di mediatore nelle diverse crisi internazionali e una politica di soft power che passa anche attraverso la cultura, lo sport e i media globali, come dimostrato dall’organizzazione dei Mondiali di calcio del 2022 e dalla centralità della rete mediatica Al-Jazeera nel panorama informativo internazionale[16].
Note
[1]The Paths of political Presence of Hamas Movement in Qatar, Strategiecs Think Tank, April 28th, 2024 https://strategiecs.com/en/analyses/the-paths-of-political-presence-of-hamas-movement-in-qatar
[2] Qatar’s mediation efforts, Ministry of Foreign Affairs of The State of Qatar https://mofa.gov.qa/en/foreign-policy/mediation/mediation
[3] Barakat S., Qatar’s mediation – motivations, acceptance and modalities, Conciliation Research Centre, https://www.c-r.org/accord/still-time-talk/qatars-mediation-%E2%80%93-motivations-acceptance-and-modalities
[4] Admini A., Qatar’s foreign policy: between neutrality and hypocrisy?, Mena Research Center, October 6th, 2024 https://www.mena-researchcenter.org/qatars-foreign-policy-between-neutrality-and-hypocrisy/
[5] Mills A., Hafezi P., Cornwell A, Iran fires missiles at US base in Qatar, Trump calls for peace, Reuters, June 23, 2025 https://www.reuters.com/world/middle-east/iran-weighs-retaliation-against-us-strikes-nuclear-sites-2025-06-23/
[6] Barakat S., Qatar’s mediation – motivations, acceptance and modalities, Conciliation Research Centre, https://www.c-r.org/accord/still-time-talk/qatars-mediation-%E2%80%93-motivations-acceptance-and-modalities
[7] Joint Declaration between the Islamic Republic of Afghanistan and the United States of America for Bringing Peace to Afghanistan https://www.state.gov/wp-content/uploads/2020/02/02.29.20-US-Afghanistan-Joint-Declaration.pdf
[8] Ali L., Sustaining Gulf National Security in Light of the Ukraine Crisis, Gulf Research Center, November 2022 https://www.grc.net/single-commentary/79
[9] Qatari Mediation Achieves Nine Successes in Reuniting Conflict-affected Children with Their Families Since Outbreak of Russian-Ukrainian Crisis, Qatari News Agency, April 17, 2025 https://qna.org.qa/en/news/news-details?id=qatari-mediation-achieves-nine-successes-in-reuniting-conflict-affected-children-with-their-families-since-outbreak-of-russian-ukrainian-crisis-report&date=17/04/2025
[10] Have Israel and Iran agreed to a ceasefire? What we know, Al-Jazeera, June 24th, 2025 https://www.aljazeera.com/news/2025/6/24/have-israel-and-iran-agreed-to-a-ceasefire-what-we-know
[11] Qatar’s mediation efforts, Ministry of Foreign Affairs of The State of Qatar https://mofa.gov.qa/en/foreign-policy/mediation/mediation
[12]Qatar-Gulf crisis: Your questions answered, Al Jazeera. 5 June 2020 https://www.aljazeera.com/features/2020/6/5/qatar-gulf-crisis-your-questions-answered [13] Al-Haj S., The implications of the Qatar-Turkey alliance, Al Jazeera, September, 2017 https://www.aljazeera.com/features/2017/6/18/analysis-the-implications-of-the-qatar-turkey-alliance
[14] Al-Ula Declaration between Bahrain, Egypt, Kuwait, Oman, Qatar, Saudi Arabia and United Arab Emirates, n. 56786, January 5th, 2021 https://treaties.un.org/doc/Publication/UNTS/No%20Volume/56786/Part/I-56786-08000002805b2870.pdf
[15] Álvarez-Ossorio I.,Rodríguez García L., The foreign policy of Qatar: From a mediating role to an active one, Revista Española de Ciencia Política, 97-120, July 2021 https://www.researchgate.net/profile/Leticia-Rodriguez-8/publication/353464387_The_foreign_policy_of_Qatar_From_a_mediating_role_to_an_active_one/links/6183afd6a767a03c14efd1f9/The-foreign-policy-of-Qatar-From-a-mediating-role-to-an-active-one.pdf?_tp=eyJjb250ZXh0Ijp7ImZpcnN0UGFnZSI6InB1YmxpY2F0aW9uIiwicGFnZSI6InB1YmxpY2F0aW9uIn19
[16] Álvarez-Ossorio I.,Rodríguez García L., The foreign policy of Qatar: From a mediating role to an active one, Revista Española de Ciencia Política, 97-120, July 2021 https://www.researchgate.net/profile/Leticia-Rodriguez-8/publication/353464387_The_foreign_policy_of_Qatar_From_a_mediating_role_to_an_active_one/links/6183afd6a767a03c14efd1f9/The-foreign-policy-of-Qatar-From-a-mediating-role-to-an-active-one.pdf?_tp=eyJjb250ZXh0Ijp7ImZpcnN0UGFnZSI6InB1YmxpY2F0aW9uIiwicGFnZSI6InB1YmxpY2F0aW9uIn19
Foto copertina: bandiera del Qatar presso l’ambasciata del Qatar a Parigi













