Dal controllo del Litani alla crisi della sovranità: il progetto israeliano per eliminare lo Stato libanese.
Il contesto
Ciò a cui stiamo assistendo in queste settimane in Libano non è l’inizio improvviso di una guerra, non è una crisi nata pochi giorni fa. È piuttosto l’ultimo capitolo di una storia molto più lunga, che attraversa decenni di conflitti, occupazioni e strategie regionali. Da tempo Israele rende visibile – a volte in modo esplicito, altre in maniera più indiretta ma non meno violenta -una linea politica e territoriale che guarda al Libano meridionale come a uno spazio da controllare e influenzare.
Al centro di questa prospettiva si trova il fiume Litani, una delle principali risorse idriche del Libano. Fin dalla metà del Novecento, il controllo delle acque e delle regioni a sud del fiume è stato parte delle discussioni strategiche e dei progetti territoriali legati all’espansione e alla sicurezza dello Stato israeliano. Non si tratta quindi soltanto di un conflitto militare contingente, ma di una visione geopolitica che nel tempo ha intrecciato sicurezza, controllo delle risorse e ridefinizione dei confini. La devastazione di Beirut e di altre città e villaggi libanesi non può essere letta soltanto come il risultato immediato di operazioni militari. Per molti osservatori, essa si inserisce in una logica politica più ampia che mira a indebolire profondamente lo Stato libanese – già fragile per crisi economiche, istituzionali e sociali – fino a ridurre la sua capacità di esercitare pienamente la propria sovranità su un popolo e un territorio.
Le considerazioni “politiche” di Israele
Dal punto di vista israeliano, il Libano non è uno stato. Non poteva essere più esplicito l’ex primo ministro israeliano Amichai Chikli quando ha designato su X il sud del Libano come un territorio di “popolazioni sciite ostili” e il Libano come “entità” che “non soddisfa le caratteristiche per essere chiamato stato[1]”. Il discorso si estendeva anche a Siria e Iraq, liquidate come creazioni del colonialismo europeo non sopravvissute alla prova della storia. Oggi, infatti, il Libano è di nuovo un laboratorio, una scacchiera dove giocare a plasmare lo spazio e i confini, un non luogo dove testare la già precaria esistenza di un “ordine politico mondiale”. Uno degli obiettivi politici di Israele è la capitolazione dell’intero ordine politico e istituzionale libanese, solo così si potrà correggere quello che molti nel Paese vedono come un errore fondamentale, ovvero il ritiro delle truppe israeliane dal Paese il 18 maggio 2000. Da circa 10 anni però, Tel Aviv ha progressivamente modificato il suo atteggiamento: se prima il suo rivale numero uno era Hezbollah oggi è tutto il Libano, Libano controllato e consolidato dal movimento. Tutto ciò Israele lo fa sin prima della sua creazione. Le sue mire sul fiume Litani risalgono almeno al 1919 quando i leader del movimento sionista prefiguravano già i confini di un futuro stato ebraico. Il momento più vicino alla realizzazione di questo obiettivo fu il 1982 quando, in piena guerra civile libanese, si elesse alla presidenza Bashir Jemayel con il supporto degli americani. Dopo il suo assassinio nel 1982, che provocò la furia dei gruppi cristiani che guidava, emerse Hezbollah, in risposta all’invasione israeliana e al massacro di 3000 mila palestinesi nei campi di Sabra e Shatila.
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La crisi idrica e la deviazione del fiume Litani
Il fiume Litani è ad oggi la principale fonte di approvvigionamento di acqua degli israeliani ed è certo e documentato che sfrutta questi lo sfruttano almeno dal 1978, insieme ad altre acque libanesi. Il fiume Litani, che scorre da est a ovest, è lungo 170 chilometri (105,6 miglia) e costituisce la principale fonte idrica del Libano. Rappresenta un’arteria vitale per i piani di sviluppo agricolo del Libano meridionale e della Valle della Bekaa. La regione fa affidamento sul fiume per irrigare 54.000 ettari di terreno e rifornire d’acqua 264 città e villaggi, dove vivono circa 794.000 persone, pari a circa un quinto della popolazione libanese. La risoluzione 1701 impone al governo libanese e all’UNIFIL di schierare le proprie forze nell’area a sud del Litani, chiedendo al contempo a Israele di ritirare tutte le sue truppe oltre la Linea Blu.
Un elemento spesso trascurato è che il Litani rappresenta un caso quasi unico: è l’unico grande fiume interamente interno al Libano, a differenza del Giordano. Questo lo rende non solo una risorsa economica, ma un simbolo diretto di sovranità nazionale. Tuttavia, proprio questa “autonomia geografica” lo trasforma anche in un obiettivo strategico, poiché qualsiasi tentativo di sfruttarlo dall’esterno implica necessariamente controllo territoriale o interventi infrastrutturali.
Hezbollah e Israele sul Litani
Israele insiste affinché Hezbollah si ritiri oltre il fiume Litani, proponendo che l’esercito libanese e l’UNIFIL pattuglino l’area compresa tra il confine e la zona a sud del fiume. Israele sostiene che ciò sia necessario per impedire a Hezbollah di minacciare i propri insediamenti settentrionali e per smilitarizzare la regione, garantendo che solo l’esercito libanese e l’UNIFIL mantengano l’autorità in quella zona, come previsto dalla Risoluzione 1701[2]. Gli osservatori notano che la composizione demografica a sud del Litani, dove il 75% della popolazione è sciita, spiega in parte l’insistenza di Hezbollah nel rimanere nell’area e il suo rifiuto di ritirarsi oltre il Litani. Essi suggeriscono che il possesso di armi a lungo raggio da parte del gruppo indichi che l’insistenza sul “dilemma del Litani” potrebbe non essere così cruciale come sembra, ma serva piuttosto da pretesto per Israele per allontanare Hezbollah dal confine e spingerlo più all’interno del territorio libanese.
Nonostante fino ad ora Israele abbia respinto ogni insinuazione su possibili progetti attivi sul Litani, Yuval Neeman, leader del partito sionista Tehiya, ha recentemente citato l’opinione dell’ex ministro della Difesa Sharon, secondo cui il Litani era “solo un rigagnolo” nel punto in cui si avvicina di più a Israele. “Più tardi, se il Libano vorrà venderci un po’ di quella poca acqua, potremmo essere interessati ad acquistarla”, ha detto Neeman.
Le azioni di Israele, ad oggi sul campo, non mostrano lo stesso disinteresse delle osservazioni di Neeman. Gli ingegneri idraulici sanno da tempo che una deviazione del Litani più vicina al confine israeliano catturerebbe solo una piccola frazione della portata annuale del fiume. Per essere efficaci, le deviazioni dovrebbero essere effettuate a monte, iniziando vicino alla diga del lago Qir’awn, dove il “rivolo” ha una portata media di 700 milioni di metri cubi all’anno[3]. Il progetto ingegneristico di base per la deviazione del Litani fu elaborato per Israele dall’ingegnere americano John Cotton nel 1954 e consiste in una rete di 100 chilometri di acquedotti[4], canali e gallerie che attraverserebbero la gola del Litani fino a raggiungere Israele, almeno fino a Marjayoun. Ciò richiederebbe il controllo fisico della metà meridionale della valle della Bekaa e di gran parte del Libano meridionale a valle del fiume Zahrani. Ciò a cui stiamo assistendo in questi giorni.
Secondo Kamal Khoury, presidente dell’Autorità del fiume Litani in Libano, una delle prime azioni degli israeliani al loro arrivo a Qir’awn nel giugno 1982 fu quella di sequestrare tutti i dati idrografici sulla diga e sul fiume e di portarne una serie completa in Israele. Secondo Neeman, questi erano considerati legittimi documenti di intelligence militare. Neeman riconosce che sono stati effettuati sondaggi e rilievi sismici per valutare la fattibilità di un tunnel di deviazione del Litani, come proposto da John Cotton. Secondo David Karmeli, ingegnere del Technion israeliano che ha progettato molti dei progetti idrici del Paese, qualsiasi azione volta a deviare l’acqua dal Libano verso Israele sarebbe sotto controllo militare e, in quanto tale, un segreto militare.
Idro-colonialismo
L’acqua, nel Levante, non è semplicemente una risorsa naturale, è ciò su cui si reggono la vita delle comunità, l’idea stessa di sovranità e gli equilibri di potere che attraversano la regione. Il concetto di idro-colonialismo, sviluppato nell’ambito della ecologia politica, descrive proprio questo processo: non solo la sottrazione delle risorse, ma anche la loro gestione selettiva. Non si tratta soltanto di “prendere acqua”, ma di stabilire chi può usarla, quando e in che quantità.
Qui il controllo dell’acqua – e la sua deviazione verso nuovi percorsi – non è solo una questione tecnica o infrastrutturale: diventa uno strumento attraverso cui il dominio coloniale prende forma e si consolida. Il colonialismo ed il sionismo israeliano può essere letto anche come un progetto di idro-colonialismo. Per comprenderne la logica e per poterla contrastare, non basta osservare i muri che segmentano il territorio, ma dobbiamo guardare anche a ciò che scorre sotto e oltre quei confini: i fiumi, le falde acquifere, le condutture, le dighe, l’intera rete invisibile che regola la circolazione dell’acqua e, insieme, quella del potere[5].
In questa prospettiva, l’idro-colonialismo appare come una delle architetture più silenziose del sionismo. Per molte comunità la sovranità sull’acqua non è una concessione da ottenere né una richiesta da negoziare: è una condizione originaria della libertà collettiva, la base materiale da cui possono nascere autonomia e autodeterminazione. Dalle falde della Cisgiordania alle sorgenti alimentate dalle nevi del Jabal al-Sheikh (Monte Hermon), fino ai corsi d’acqua che scendono dal Libano, si delinea un ordine coloniale che cattura l’acqua e la ridistribuisce, trasformandola gradualmente in uno strumento di potere e di pressione.
Guardato da questa prospettiva, il cosiddetto problema della scarsità appare sotto una luce diversa. Nel Levante non è semplicemente il risultato di una natura avara, ma è il prodotto logico e voluto di sistemi di controllo e di gerarchie politiche che amministrano i flussi dell’acqua e, attraverso di essi, la vita stessa dei territori. In questo senso, la gestione coloniale dell’acqua rivela come la scarsità possa essere costruita, organizzata e resa permanente all’interno di un ordine di dominio.
Lo stato ambientale del fiume Litani
Il fiume Litani, il più grande del Libano, oltre ad essere sotto il mirino del progetto sionista è anche afflitto da una moltitudine di problemi ambientali. A causa di decenni di incuria e cattiva gestione, il fiume è diventato fortemente inquinato. I principali responsabili del degrado del Litani sono l’inquinamento industriale proveniente da fabbriche e macelli, le acque reflue non trattate, le sostanze chimiche provenienti dai reflui agricoli e lo smaltimento dei rifiuti urbani. L’inquinamento ha raggiunto livelli tali da essere visibile a occhio nudo e da causare gravi problemi di salute a chi beve la sua acqua contaminata. Come già accennato, il fiume Litani è un’ottima di reddito per molte famiglie, piccole aziende, utile soprattutto per l’irrigazione. Il Litani, infatti, fornisce acqua per l’irrigazione all’80% dei terreni agricoli della Bekaa e al 20% del Libano meridionale. Sulle sue rive sono stati realizzati numerosi progetti idroelettrici ed elettrici, come quello realizzato dal governo libanese, ovvero una diga collegata a una centrale idroelettrica da 185 MW[6]. Nel 2016, la Banca Mondiale ha approvato un prestito di 55 milioni di dollari per affrontare il problema delle acque reflue. Il problema del fondo però fu che non si investì molto per contrastare il deflusso agricolo.
Sono necessari sforzi seri e concertati per riportare il fiume Litani al suo antico splendore. Due anni fa, il governo libanese ha annunciato un progetto da 730 milioni di dollari per la bonifica del vicino lago Qaraoun[7] e del fiume Litani. L’ambizioso piano settennale suddiviso in quattro componenti sta vedendo, nell’attuazione di queste componenti, risultati molto scarsi. Servirebbe realizzare un sistema fognario, soprattutto per i nuovi campi profughi vicino al bacino del fiume, promuovere misure per contrastare l’inquinamento industriale, impedire che gli scarichi industriali inquinino il fiume e costruire nuovi impianti di trattamento dei rifiuti nella zona.
Dall’attacco USA- Israele all’Iran all’estensione del conflitto
Sabato 28 febbraio 2026, Stati Uniti e Israele hanno lanciato un’operazione militare congiunta e su vasta scala contro l’Iran dopo svariate indiscrezioni su un possibile attacco. L’operazione che aveva fin dall’inizio un obiettivo politico, ovvero quello di un cambio di regime con un messaggio diretto alla popolazione iraniana a “riprendere il controllo del proprio governo”, ha trascinato il Libano, di nuovo, in guerra sotto i bombardamenti. Il coinvolgimento diretto del Libano si è intensificato dopo l’annuncio, da parte israeliana, dell’uccisione della Guida Suprema iraniana, l’Ayatollah Ali Khamenei, figura centrale per la Repubblica islamica e riferimento religioso e politico del mondo sciita. Domenica 1° marzo Hezbollah ha condannato l’operazione definendola “l’apice della criminalità” e promettendo di adempiere al proprio “dovere” contro quella che ha descritto una vera e proprio aggressione nei suoi confronti. All’alba del 2 marzo, Hezbollah ha lanciato droni contro un obiettivo militare a Haifa, per la prima volta dal cessate il fuoco del novembre 2024. Israele ha risposto con raid estesi nel Libano meridionale, nella periferia sud di Beirut e nella valle della Beqaa. Sono stati diramati ordini di evacuazione per oltre 50 località nel sud e nell’est del Paese, provocando un nuovo esodo di civili. Il Ministero della Salute Pubblica ha comunicato un bilancio iniziale di 52 morti e 154 feriti.
La nuova escalation regionale investe un Libano che, già si trovava in una condizione di estrema fragilità strutturale. Dopo oltre due anni di vuoto presidenziale e di paralisi decisionale, l’elezione di Joseph Aoun e la nomina di Nawaf Salam avevano rappresentato un tentativo di sbloccare un sistema politico logorato, incapace di rispondere alla crisi economica più grave dalla fine della guerra civile. Dal 2019 il Paese vive una crisi finanziaria senza precedenti: la lira libanese ha perso oltre il 95% del proprio valore rispetto al dollaro, il sistema bancario è di fatto insolvente e i risparmi di milioni di cittadini sono rimasti congelati. Il PIL, che prima della crisi superava i 50 miliardi di dollari, si è quasi dimezzato nel giro di pochi anni. Secondo le stime delle organizzazioni internazionali, oltre l’80% della popolazione vive oggi sotto la soglia di povertà, mentre la disoccupazione reale colpisce giovani e laureati.
La devastazione di Beirut e di altre città e villaggi libanesi non può essere letta soltanto come il risultato immediato di operazioni militari. Per molti osservatori, essa si inserisce in una logica politica più ampia che mira a indebolire profondamente lo Stato libanese, già fragile per crisi economiche, istituzionali e sociali, fino a ridurre la sua capacità di esercitare pienamente la propria sovranità.
Note
[1] https://x.com/AmichaiChikli
[2] Libano: Risoluzione 1701/2006 Nazioni Unite e Decreto Legge 253/2006 Normativa S/RES/1701 (2006) DL 253/06 in GU 199 dd. 28 agosto 2006, consultato al link: https://www.studiperlapace.it/view_news_html?news_id=20060812135005
[3] Prospects for Lebanon: The Waters of the Litani in Regional Context by John Kolars and Thomas Naff, Centre for Lebanese Studies, July 1993, consultato al link: https://www.lebanesestudies.com/wp-content/uploads/2012/04/99ac46a7.The-Waters-of-the-Litani-in-Regional-Context-John-Kolars-and-Thomas-Naff.pdf
[4] Ibidem.
[5] Water colonialism: How Israel weaponizes the lifeblood of the Levant, MRonline, 3 dicembre 2025, consultato al link: https://mronline.org/2025/12/05/water-colonialism-how-israel-weaponizes-the-lifeblood-of-the-levant/
[6] Litani River: Between enemy’s ambitions and chronic neglect… who will save it from pollution and benefit from its water? NNA, 11 gennaio 2021, consultato al link: https://nna-leb.gov.lb/en/news/19204/litani-river-between-enemy-39-s-ambitions-and-chro
[7] Ibidem.
Foto copertina: Mappa del fiume Litani
Fonte: https://www.dohainstitute.org/en/ResearchAndStudies/Pages/the-litani-as-a-link-toward-a-better-reconstruction-in-lebanon.aspx













