Da difensore della democrazia ad autocrate, la storia di Menderes segnò la politica della Turchia negli anni ’50. Anche se le sue riforme trasformarono il Paese, il suo progetto non durò a lungo a causa di un colpo di Stato avvenuto nel 1960.
L’ascesa del giovane Menderes
Adnan Menderes nacque ad Aydin nel 1899 in una famiglia benestante quando il suo Paese era ancora noto come Impero Ottomano. Dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l’università di Ankara, entrò a far parte del Partito Repubblicano del Popolo su invito dello stesso Ataturk. Nel 1945, Menderes, insieme a Bayar, Koprulu e Koraltan, presentò un documento in Parlamento in cui sosteneva una graduale apertura verso la democrazia. Queste critiche costarono caro a Menderes e i suoi alleati che vennero prontamente espulsi dal partito. Paradossalmente, il presidente della Repubblica, Ismet Inonu, contribuì indirettamente alla scalata di Menderes. Infatti, resosi conto della necessità di rendere la Turchia una vera democrazia multipartitica, concesse agli espulsi di creare un nuovo partito. Il 7 gennaio 1946 venne così fondato il Partito Democratico (“Demokrat Parti”) che, dopo alcuni anni, partecipò alle prime libere elezioni del 1950 sfidando il CHP del presidente Inonu. Secondo lo storico Antonello Biagini, “i risultati sanciscono una svolta che, (…), può definirsi epocale in quanto la leadership del Partito Repubblicano del Popolo, che conquista solo sessantanove seggi, viene clamorosamente sconfitta mentre il Partito Democratico raggiunge il 53,3 % dei voti e guadagna ben quattrocent’otto seggi.”[1] Dopo questa vittoria schiacciante, Adnan Menderes ricevette la carica di Primo Ministro, mentre Celal Bayar fu eletto Presidente della Repubblica di Turchia sostituendo Ismet Inonu.
Tra riforme, popolarità e dissenso
La vittoria alle elezioni del 1950 fu possibile grazie al supporto di numerosi cittadini desiderosi di un cambiamento in Turchia. Anche se è vero che il Partito Democratico ottenne un grande sostegno dagli industriali e dai commercianti, altre frange della popolazione decisero di votare alle urne per Menderes e i suoi compagni di partito, per differenti motivi. La professoressa Lea Nocera afferma che “per la classe media emergente si tratta di nuove opportunità in campo economico(…); per i vecchi notabili religiosi un ammorbidimento delle politiche laiciste del governo; per le minoranze la fine delle politiche discriminatorie.” [2]
Sul campo economico, invece, dapprima lo stato chiuse le cosiddette Case del Popolo nel 1951 e, in seguito, approvò la requisizione di tutti i suoi beni materiali. Oltre a questi provvedimenti, il primo ministro Menderes cercò di liberalizzare l’economia turca, ed incentivare lo sviluppo agricolo. Tra le altre iniziative sostenute dal governo vale la pena ricordare la “reintroduzione della chiamata alla preghiera in arabo (adhan) che doveva essere recitata in turco dal 1932 (…) secondo le politiche nazionaliste e secolariste del CHP.”[3] Il Partito Democratico, inoltre, si fece promotore di una nuova legge per rimarcare la sua fedeltà all’ideologia di stato, ovvero il Kemalismo. Nota ancora oggi come “Legge sui crimini commessi contro Ataturk”, la legge 5816 “protegge la memoria di Ataturk dagli insulti da parte di qualsiasi cittadino turco.”[4]
Tuttavia, nonostante questo grande attivismo politico da parte del governo Menderes, il Partito Democratico iniziò ad entrare in crisi verso il 1954, quando la Turchia fu colpita da una forte crisi economica che portò ad un calo del consenso generale. In particolar modo i primi scettici furono i funzionari statali e i militari, scontenti ora delle scelte del governo accusato di populismo.
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Il colpo di Stato del 1960: la caduta di Menderes
Il primo ministro, scontento delle critiche ricevute negli ultimi anni da parte dell’opposizione e dell’opinione pubblica, decise di attuare un serie di provvedimenti volti a censurare parte della stampa. Si verificò anche un feroce scontro con il CHP in parlamento sull’uso politico della religione da parte dei democratici. Inoltre, il partito di Menderes “avviò una commissione d’inchiesta, (…), per investigare sulle attività sovversive dell’opposizione, il cui scopo, secondo loro, era quello di progettare una rivolta militare.”[5]
Nel frattempo, numerose proteste organizzate dagli studenti si diffusero in tutto il Paese. I turchi si schierarono compatti contro questa deriva autoritaria del Demokrat Parti e i militari, questa volta, non rimasero a guardare. Entrarono in azione il 27 maggio 1960 arrestando tutti gli esponenti del governo e il presidente Bayar. Dopo un processo della durata di 11 mesi, Menderes fu condannato a morte per impiccagione, insieme al ministro degli esteri Zorlu e al ministro delle finanze Polatkan. Tutti gli altri, tra cui l’ex presidente Bayar, dopo essere stati detenuti, furono rilasciati negli anni successivi.
Questo tragico epilogo segnò la fine del governo Menderes in Turchia. La sua figura continua oggi a suscitare opinioni contrastanti: se da alcuni è visto come un politico controverso, da altri lui e i Democratici sono considerati “martiri della democrazia.”[6]
Note
[1] A. BIAGINI, Storia della Turchia Contemporanea, Bompiani, Firenze 2017, p. 156 (Acquista qui)
[2] L. NOCERA, La Turchia Contemporanea, Carocci, Roma 2011, p. 39 (Acquista qui)
[3] E. AYVAZOGLU, “Adnan Menderes and the transition to democracy”, Daily Sabah, 2014
[4] Turkish Minute, “Crimes committed against Ataturk’s memory see big rise under AKP rule: report”, 2021
[5] F. AHMAD, Turkey – The Quest for Identity, Oneworld, London 2014, p. 115
[6] A. MANGO, The Turks Today, John Murray, London 2004, p. 54
Foto copertina: : Adnan Menderes, Primo Ministro turco negli anni ‘50
Adnan Menderes’in Galerisi, FOTOĞRAF GALERİLERİ | T.C. Koçarlı Belediyesi Resmi İnternet Sitesi













