Esplorazione spaziale e Selenopolitica, prospettive della V Conferenza Nazionale di Geopolitica dello Spazio.

Geopolitica dello spazio
Geopolitica dello spazio

Organizzata dal Distretto Aerospaziale Campano e dal Club Atlantico di Napoli, con la collaborazione dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), il Centro Studi Militari Aeronautici (CESMA), la Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) e l’Università di Roma “Tor Vergata” la V Conferenza Nazionale di Geopolitica dello Spazio ha affrontato il tema delle implicazioni geopolitiche, giuridiche, economiche e tecnologiche connesse all’esplorazione del dominio spaziale e dell’elemento antropologico delle future missioni esplorative sulla Luna, come preparazione per le missioni su Marte.


La Conferenza Nazionale di Geopolitica dello Spazio

La V Conferenza Nazionale di Geopolitica dello Spazio, svoltasi il 5 dicembre 2025 presso il centro dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA-ESRIN), centro di eccellenza europeo per lo sfruttamento delle missioni di osservazione della Terra, sito in Frascati (Roma), è risultata un vertice nazionale per gli enti del settore.
Organizzato dal Distretto Aerospaziale Campano e dal Club Atlantico di Napoli, ha visto la partecipazione di personalità di spicco del panorama nazionale ed internazionale, ponendo in primo piano la componente umana dell’esplorazione spaziale e di come l’antropologia spaziale, sia una tematica sempre più rilevante con l’avanzamento tecnologico, sia per quelle che sono le componenti che vertono sulla sua sopravvivenza, sia per gli sviluppi delle nuove tecnologie, come l’Intelligenza Artificiale.
La conferenza è avvenuta a fronte della Ministeriale ESA tenutasi a Brema a novembre 2025, uno degli eventi più importanti per lo spazio europeo. Il momento in cui gli stati europei valutano i programmi proposti dall’ESA, per poi essere implementati, e comprendono le linee future di spesa degli stati membri.
Il budget triennale approvato nella Ministeriale è di 22.3 Miliardi di euro, e i principali contributori sono la Germania, in primis, con un contributo di circa 5 miliardi, a seguire la Francia e l’Italia.

ESRIN come sede della Conferenza

Il Contrammiraglio Pio Forlani, coordinatore e presentatore, ha aperto la V Conferenza Nazionale di Geopolitica dello Spazio fornendo quelle che sono le linee di indirizzo, introducendo personalità di alto rango, come il Direttore delle Risorse e dei Servizi della Agenzia Spaziale Europea (ESA) il Dott. Marco Ferrazzani, il quale ha evidenziato l’importanza di quanto avvenuto a Brema per il futuro del dominio spaziale in ambito europeo. Nell’evidenziare le diverse tipologie di attività di ESRIN, ha focalizzato la sua attenzione sulle attività di ricerca e sulle capacità europee nel riuscire a raggiungere diversi ed ambiziosi obiettivi. Il Centro ESRIN contribuisce sia alla politica europea, sia all’economia nazionale locale, gestendo moltissimi contratti con l’industria italiana.
L’ESRIN (European Space Research Institute) è uno dei principali centri dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e si trova a Frascati, nei pressi di Roma. Fondato nel 1966, rappresenta oggi il cuore delle attività europee dedicate all’osservazione della Terra e alla gestione dei dati satellitari. Il sito ospita laboratori di ricerca, centri di controllo, infrastrutture informatiche avanzate e spazi per la collaborazione scientifica e tecnologica. Il centro svolge un ruolo strategico nella raccolta, elaborazione e distribuzione dei dati provenienti dalle missioni satellitari dell’ESA, tra cui quelle del programma Copernicus e Sentinel, fondamentali per monitorare l’ambiente, il clima, le risorse naturali e i cambiamenti globali del pianeta. Al suo interno operano ricercatori, ingegneri e tecnici provenienti da tutta Europa, impegnati nello sviluppo di tecnologie innovative per l’analisi dei dati spaziali, l’intelligenza artificiale applicata alle scienze della Terra e la gestione dei big data.
Oltre all’attività scientifica, ESRIN è anche un importante centro di divulgazione e formazione, grazie al suo Visitor Centre e ai programmi educativi dedicati a scuole, università e pubblico. Il sito si distingue per la sua combinazione di eccellenza scientifica, innovazione tecnologica e apertura internazionale, che ne fanno uno dei poli più importanti al mondo per lo studio e la comprensione del nostro pianeta attraverso lo spazio.

Gli interventi di prestigio della Conferenza

Gli interventi istituzionali introduttivi sono stati affidati all’ingegner Giosuè Grimaldi, presidente del Club Atlantico di Napoli, e all’ingegner Gennaro Russo del Distretto Aerospaziale Campano. Entrambi hanno sottolineato la crescente rilevanza della geopolitica dello spazio e l’emergere di nuovi attori internazionali, sia statuali sia privati, che stanno ridefinendo gli equilibri globali.
L’intervento dell’ingegner Massimo Comparini, responsabile della Business Unit Space di Leonardo, ha tracciato una panoramica sull’evoluzione delle missioni lunari, ricordando come la Luna sia ormai un teatro operativo con rilevanti implicazioni strategiche. Comparini ha illustrato la continuità storica del contributo italiano ai moduli abitativi della Stazione Spaziale Internazionale e l’attuale ruolo di primo piano dell’industria nazionale nei programmi legati alla stazione Gateway, agli habitat lunari, ai sistemi logistici e ai servizi orbitali. La Luna emerge così come laboratorio operativo e piattaforma logistica per le missioni verso Marte, ma anche come spazio politico e industriale in cui la presenza dell’Italia è decisiva per evitare future dipendenze e consolidare un’autonomia strategica europea.

La Lectio Magistralis del Generale Luca Goretti: spazio, deterrenza e responsabilità

La lectio magistralis del Generale Luca Goretti ha rappresentato uno dei momenti più intensi e coinvolgenti della conferenza. Con un linguaggio diretto, ricco di riferimenti personali e profondamente umano, Goretti ha delineato una visione dello spazio come nuovo dominio della deterrenza strategica, paragonabile per importanza al nucleare.
La capacità di colpire o proteggere infrastrutture spaziali critiche costituisce già oggi un elemento di dissuasione che deve essere reso noto e credibile. Senza una presenza continua e qualificata nello spazio e sulla Luna, il rischio è quello di dover “chiedere il permesso” a chi occuperà quei territori prima di noi. Da qui la metafora della “multiproprietà”: possedere una quota delle infrastrutture orbitali o lunari significa garantirsi accesso, autonomia, visibilità scientifica e industriale.
Il Generale ha insistito sul ruolo della passione e dell’immaginazione come tratti distintivi dell’essere umano, superiori all’intelligenza artificiale, e ha rivolto ai giovani presenti un appello forte a coltivare il rischio, il coraggio e l’ambizione, ricordando che senza esposizione all’incertezza non può esistere progresso né innovazione.

Il Panel della Geopolitica dello Spazio

Il panel dedicato alla geopolitica dello spazio è stato moderato dal dott. Marco Aliberti, Associate Manager e Lead on International Engagement presso l’European Space Policy Institute (ESPI).
La prima tavola rotonda ha affrontato la dimensione giuridica, geopolitica e strategica dell’esplorazione spaziale. Il professor Sergio Marchisio ha ricostruito l’evoluzione del quadro normativo internazionale, dal Trattato sullo Spazio Extra-atmosferico del 1967 al Trattato sulla Luna del 1979, mostrando come l’attuale scenario richieda strumenti interpretativi capaci di rispondere alla crescente complessità delle attività spaziali. In questo contesto, gli Artemis Accords, firmati anche dall’Italia, si configurano come un moderno corpus di soft law: pur non vincolanti, favoriscono il dialogo multilaterale su questioni operative quali la prevenzione delle interferenze dannose, la trasparenza, la sostenibilità e l’uso responsabile delle risorse lunari.
La professoressa Daniela La Foresta ha offerto una lettura geoeconomica dell’esplorazione spaziale, sottolineando come l’accesso allo spazio sia divenuto, negli ultimi due decenni, una componente strutturale del potere globale. In questo scenario, la Cina emerge come attore centrale grazie a una strategia integrata che comprende una stazione spaziale sovrana, la progettazione di una base lunare, un sistema di navigazione alternativo al GPS e un network di cooperazione con oltre cinquanta Paesi del Global South. Una dinamica che ridefinisce gli equilibri internazionali, creando nuove forme di dipendenza e proponendo un modello alternativo a quello occidentale, con implicazioni economiche, politiche e di sicurezza.
Il dottor Marco Ferrazzani, Direttore delle Risorse e dei Servizi dell’ESA, ha illustrato i risultati della recente Ministeriale di Brema. Con 22,3 miliardi di euro di nuovi impegni, l’Europa accelera su trasporto spaziale, osservazione della Terra, sicurezza, difesa ed esplorazione. Ferrazzani ha inoltre evidenziato come il mandato dell’ESA si stia ampliando verso la sicurezza spaziale, con la richiesta esplicita degli Stati membri di sviluppare capacità tecniche e programmi a supporto della difesa. Ha poi sottolineato il crescente ruolo dell’Europa nella futura esplorazione lunare, così come la necessità di diversificare le partnership internazionali, affiancando alla storica cooperazione con gli Stati Uniti nuovi accordi con Canada, Giappone, Corea del Sud e Australia.
L’ingegner Marco Lisi ha proposto una riflessione di natura culturale e valoriale sulla competizione spaziale. Ha osservato come l’Europa, pur eccellente sotto il profilo tecnico, rischi di perdere terreno rispetto a Stati Uniti e Cina se non saprà recuperare una visione più ispirata, simile a quella che caratterizzò l’epopea del programma Apollo. Lo spazio, ha sottolineato, non è soltanto un settore industriale, ma un luogo in cui si misurano leadership, capacità di rischio, immaginazione e scelte politiche di lungo periodo. Per questo ha suggerito di valorizzare figure capaci di orientare il dibattito europeo, indicando nel Generale Goretti una potenziale voce autorevole per stimolare una leadership europea più consapevole e ambiziosa.
Il mio intervento ha introdotto la prospettiva selenopolitica, concentrandosi sul ruolo strategico dell’acqua nelle future missioni lunari. Ho evidenziato come il polo sud lunare rappresenti l’area più contesa dell’attuale esplorazione, poiché riunisce due asset strategici: regioni a illuminazione quasi costante, fondamentali per la produzione energetica, e depositi di ghiaccio d’acqua nei crateri permanentemente in ombra. Questa risorsa, essenziale per la sopravvivenza degli equipaggi, per la produzione di carburante e per la costruzione di infrastrutture autonome, diventerà una leva geopolitica centrale nella presenza umana sulla Luna. Ho inoltre richiamato gli studi del Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti che mostrano la difficoltà dell’estrazione dell’acqua dalla regolite, a conferma del valore strategico dei depositi polari. La Luna si configura così come il primo teatro extra-terrestre in cui dinamiche tipiche della geopolitica terrestre (controllo delle risorse, accesso energetico, capacità logistica) iniziano a emergere in modo concreto.
Il Tenente Iris Gripshi, in rappresentanza dell’Aeronautica Militare, ha concluso la sessione con il punto di vista della sicurezza nazionale. Ha ricordato come dal 2019 lo spazio sia riconosciuto dalla NATO come dominio operativo e come la crescente dipendenza delle società moderne da satelliti e infrastrutture orbitanti renda indispensabile una strategia di protezione adeguata. Ha illustrato l’atto di indirizzo del Ministro della Difesa, che affida proprio all’Aeronautica la leadership nazionale nel dominio spaziale, articolata in tre direttrici: rafforzamento della governance interforze, consolidamento delle capacità operative e creazione di percorsi formativi per le nuove professioni dello spazio. Richiamando il motto Virtute siderum tenus, ha sottolineato come l’Italia debba prepararsi a difendere non solo i cieli, ma anche le orbite e le infrastrutture che rendono possibile la vita moderna. 

Il Panel di Antropologia Spaziale e del fattore umano nell’esplorazione spaziale

Locandina evento
Conferenza geopolitica dello spazio

La seconda tavola rotonda ha affrontato la dimensione antropologica dell’esplorazione spaziale, ponendo al centro la questione più radicale e, allo stesso tempo, più concreta delle missioni lunari e marziane: che cosa significa essere umani fuori dalla Terra? La discussione, guidata da Daniele Del Cavallo, ha posto l’accento sulle sfide mediche, psicologiche, culturali e tecnologiche che accompagneranno una presenza stabile nello spazio, mostrando come l’esplorazione non sia più soltanto un’impresa ingegneristica, ma un processo che coinvolge la struttura stessa della vita umana.
L’ingegner Vincenzo Giorgio, amministratore delegato di ALTEC, ha aperto il panel illustrando lo stato dell’arte tecnologico necessario a garantire la presenza umana sulla Luna. Ha evidenziato come l’Italia, grazie all’ASI e all’ESA, ricopra un ruolo industriale di primo piano nella realizzazione dei moduli del Gateway lunare, dei lander logistici europei e del primo habitat mobile destinato a offrire protezione dalle radiazioni e supporto operativo agli astronauti sulla superficie. Giorgio ha sottolineato che la Luna sarà innanzitutto una “palestra” tecnologica: un laboratorio nel quale sviluppare capacità di produzione energetica, rigenerazione delle risorse, protezione dagli eventi cosmici e gestione della logistica in ambienti estremi. Non solo infrastrutture da costruire, ma servizi da erogare, in un’economia lunare emergente destinata a ridefinire il ruolo dell’industria italiana.
La dottoressa Ilaria Cinelli, esperta di fattori umani e membro dell’Aerospace Medical Association, ha spostato il discorso sul piano della sopravvivenza psicologica e relazionale nelle missioni di lunga durata, affermando che “Marte è la vera sfida antropologica del XXI secolo”. A differenza della Luna, dove la permanenza è breve e relativamente vicina al supporto terrestre, Marte implica due anni di isolamento, ritardi nelle comunicazioni, autonomia decisionale, imprevedibilità medica e totale autosufficienza. Cinelli ha chiarito come la missione marziana richieda individui capaci di negoziazione, gestione del conflitto, stabilità emotiva e adattabilità continua: astronauti non solo tecnici, ma “ambasciatori dell’umanità” incaricati di rappresentare un’intera civiltà lontano dal pianeta d’origine. L’addestramento ha spiegato, dura almeno quindici anni, e la domanda centrale diventa: quanto vale la vita umana su Marte e quali responsabilità morali comporta proteggerla?
Il colonnello medico Marco Lastilla, direttore dell’Istituto di Medicina Aerospaziale di Milano, ha approfondito le sfide fisiologiche dell’adattamento umano. L’esposizione prolungata alla microgravità determina perdita di massa muscolare e ossea, variazioni della circolazione sanguigna, alterazioni del metabolismo cellulare e vulnerabilità alle radiazioni. Ha ricordato come alcuni microorganismi terrestri, come il Deinococcus radiodurans, possiedano capacità di resistenza ai danni del DNA che potrebbero ispirare nuove soluzioni biotecnologiche per la protezione degli astronauti. Ha inoltre sottolineato come l’esplorazione spaziale stia aprendo nuovi campi di ricerca biomedica, dalla farmacodinamica in microgravità alle terapie rigenerative, anticipando scenari in cui si dovranno preservare anche la fertilità e la capacità riproduttiva delle future generazioni di esploratori.
La dottoressa Altea Nemurato, biologa degli ambienti estremi, ha chiarito come la biologia terrestre offra già oggi modelli preziosi per comprendere la possibile vita extraterrestre. Gli estremofili, microrganismi capaci di sopravvivere a radiazioni, temperature estreme, acidità o assenza di luce, mostrano come la vita possa emergere anche in condizioni in apparenza ostili. Lo studio dei loro metabolismi, basati non sulla luce solare ma su fonti geochimiche, suggerisce che oceani sotterranei come quelli di Europa o Encelado potrebbero ospitare forme viventi. Nemurato ha evidenziato due rischi fondamentali: la contaminazione diretta, ovvero l’esportazione involontaria di organismi terrestri nello spazio, e la contaminazione inversa, cioè il ritorno sulla Terra di campioni extraterrestri. La Planetary Protection diventa quindi una disciplina necessaria tanto per la sicurezza scientifica quanto per quella biologica.
L’ingegner Francesco Maria Russo ha concluso il panel esplorando il ruolo delle tecnologie autonome e dell’intelligenza artificiale nel supportare la permanenza umana. Ha descritto un futuro in cui astronauti e sistemi automatizzati formeranno team ibridi, nei quali le macchine svolgeranno compiti ripetitivi, di manutenzione o di gestione del rischio, liberando l’essere umano per attività scientifiche e decisionali. Tuttavia, ha richiamato la necessità di trovare un equilibrio: un eccesso di automazione rischierebbe di ridurre le capacità operative dell’uomo, mentre un controllo troppo rigido dell’IA ne limiterebbe l’efficacia.
La sfida del prossimo secolo, ha concluso, sarà comprendere fino a che punto l’essere umano è insostituibile e come progettare sistemi che amplifichino, senza sostituire, le sue capacità fisiologiche e cognitive. 

Conclusioni verso la Selenopolitica

La V Conferenza Nazionale di Geopolitica dello Spazio ha mostrato con chiarezza come l’Italia, grazie alla sua tradizione industriale, alla solidità della sua comunità scientifica e alla crescente consapevolezza politica del valore strategico dello spazio, sia oggi nella posizione di definire una propria selenopolitica: una visione nazionale sull’esplorazione e sulla presenza nello spazio cislunare.
La convergenza tra dimensione geopolitica, giuridica e industriale evidenziata nel primo panel, insieme alla centralità del fattore umano approfondita nel secondo, ha restituito un quadro articolato delle sfide e delle opportunità. L’Italia è già protagonista nelle infrastrutture lunari, nei sistemi di trasporto, negli habitat pressurizzati e nelle tecnologie di comunicazione e navigazione, con un ruolo riconosciuto sia all’interno dell’Agenzia Spaziale Europea sia negli accordi multilaterali, come gli Artemis Accords. Parallelamente, l’attenzione alle implicazioni antropologiche, mediche e psicologiche delle missioni di lunga durata dimostra come il Paese sia pronto a contribuire non solo in termini tecnologici, ma anche culturali e scientifici alla definizione dei futuri standard di presenza umana sulla Luna e su Marte.
Ciò che emerge, in definitiva, è la necessità di una visione politica stabile e di lungo periodo, capace di integrare la capacità industriale con una coerente strategia diplomatica e con un investimento duraturo nel capitale umano, nella formazione e nella ricerca. La selenopolitica italiana non è soltanto ambizione nazionale, ma un modo di concepire le potenzialità dell’Italia e dell’Europa in un contesto globale in cui la Luna diventa la prossima frontiera del confronto strategico, della cooperazione internazionale e dell’innovazione scientifica.
In questo scenario in rapida evoluzione, la Conferenza ha fornito non solo un momento di analisi, ma un impulso culturale: la consapevolezza che il futuro del Paese e dell’Europa si giocherà anche nello spazio, e che la capacità di esserci determinerà il ruolo dell’Italia, e dell’Europa, nel nuovo ordine geopolitico della dimensione cislunare.


Foto copertina: Geopolitica dello spazio