Tensioni nel Pacifico: la crisi tra Cina e Giappone apre un nuovo fronte strategico

Japanese Prime Minister Shinzo Abe (C) leaves after an inspection of a mock-up F35A fighter during a review ceremony at the Japan Air Self-Defense Force's Hyakuri air base Ibaraki prefecture on Oct. 26, 2014. (KAZUHIRO NOGI/AFP/Getty Images)
Japanese Prime Minister Shinzo Abe (C) leaves after an inspection of a mock-up F35A fighter during a review ceremony at the Japan Air Self-Defense Force's Hyakuri air base Ibaraki prefecture on Oct. 26, 2014. (KAZUHIRO NOGI/AFP/Getty Images)

Provocazioni radar, esercitazioni congiunte e dimostrazioni di forza ridisegnano gli equilibri di sicurezza nell’Asia orientale.


Escalation nei cieli del Pacifico: l’incidente radar e la risposta di Tokyo

Il recente episodio (6 dicembre) in cui aerei cinesi hanno puntato i loro radar contro caccia dell’Aeronautica giapponese sopra le acque internazionali a sud-est di Okinawa ha riportato l’area a un livello di tensione raramente visto negli ultimi anni. Tokyo considera l’azione una deliberata provocazione, soprattutto perché il puntamento radar — effettuato “inutilmente in modo intermittente” secondo fonti SDF — implica un potenziale ingaggio con missili aria-aria. La Cina ha ribaltato l’accusa, sostenendo che i jet giapponesi avessero invaso il raggio di ricerca dei radar cinesi e che fosse Tokyo ad aver “orchestrato la trovata politica”. Le due versioni confermano una verità ormai evidente: il canale di comunicazione militare tra le due potenze è sempre più fragile, mentre l’isola di Okinawa continua a essere un punto di intersezione critico dei rispettivi pattugliamenti.

The location of islands in Okinawa.
The location of islands in Okinawa.

Portaerei, bombardieri e alleanze: la dimensione regionale della crisi

Sul piano operativo, la presenza della portaerei cinese Liaoning — impegnata in decolli e atterraggi intensivi per diversi giorni — conferma la trasformazione della marina di Pechino in forza aerea navale capace di dispiegamento continuo. Con tre portaerei ora in rotazione, la Cina può mantenere un’elevata pressione nel Mar Cinese Orientale e nelle acque intorno alle isole Nansei, cuore della sicurezza giapponese. A complicare lo scenario si aggiungono le esercitazioni congiunte tra bombardieri cinesi e russi, percepite a Tokyo come un messaggio diretto. La risposta statunitense non si è fatta attendere: bombardieri strategici B-52 hanno volato insieme a F-15 e F-35 giapponesi, sottolineando la determinazione dell’alleanza a dissuadere qualsiasi modifica unilaterale dello status quo. La coordinazione con Australia, Corea del Sud e NATO rafforza ulteriormente la dimensione multilaterale della crisi.

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Le dichiarazioni di Tokyo

Secondo quanto riportato dal Ministero della Difesa giapponese, la comunicazione cinese del 6 dicembre non può essere considerata una vera notifica operativa: una nave della JMSDF ha ricevuto soltanto un breve messaggio da un’unità navale cinese vicino alla portaerei Liaoning, senza alcuna indicazione su aree, orari o modalità dell’addestramento, né l’emissione di NOTAM o avvisi di navigazione, rendendo impossibile al Giappone garantire la sicurezza del traffico aereo e marittimo. Tokyo sostiene che lo scramble dei propri F-15 fosse del tutto legittimo, poiché le isole di Okinawa e del gruppo Daitō si trovano a ridosso della zona di operazioni della Liaoning e le Forze di autodifesa sono obbligate a intervenire contro qualsiasi possibile intrusione, indipendentemente da eventuali notifiche. Il Ministero precisa inoltre che i caccia giapponesi non hanno utilizzato i propri radar contro i velivoli cinesi, respingendo le accuse di Pechino, e afferma che il vero nodo della crisi è l’illuminazione radar intermittente, durata circa 30 minuti, effettuata dagli aerei cinesi contro gli F-15 giapponesi, un comportamento definito pericoloso e oltre il necessario per operazioni di routine. Tokyo elogia la professionalità dei propri piloti e ribadisce, come comunicato dal ministro Koizumi al suo omologo Dong Jun, la necessità di mantenere un dialogo diretto e continuare una rigorosa attività di sorveglianza e ricognizione nelle aree circostanti il Giappone.

Il nuovo equilibrio strategico asiatico: deterrenza, narrativa e rischio di incidente

Il confronto tra Cina e Giappone trascende il singolo episodio tecnico e si inserisce in una più ampia lotta per la supremazia narrativa e la gestione delle percezioni di minaccia. Tokyo, con il sostegno degli Stati Uniti, mira a rafforzare la deterrenza integrata nella regione, accelerando le revisioni dei documenti strategici e migliorando le capacità di difesa delle isole meridionali. Pechino, da parte sua, insiste nel dipingere il Giappone come l’attore destabilizzante, cercando di consolidare la propria posizione come potenza responsabile in un contesto che la vede sempre più attiva militarmente anche intorno a Taiwan. L’intensificarsi di attività aeree e navali tra attori regionali e globali aumenta però il rischio di incidenti non intenzionali, che potrebbero trasformare una disputa di narrativa in una crisi acuta. In questo scenario, la gestione delle crisi e la trasparenza operativa diventano elementi essenziali per evitare un’escalation incontrollata nel cuore dell’Indo-Pacifico.


Foto copertina: Japanese Prime Minister Shinzo Abe (C) leaves after an inspection of a mock-up F35A fighter during a review ceremony at the Japan Air Self-Defense Force’s Hyakuri air base Ibaraki prefecture on Oct. 26, 2014. (KAZUHIRO NOGI/AFP/Getty Images)