I Rumlar, i greci di Turchia ed Erdoğan


Un rapporto teso e allinsegna dellodio e del sospetto


A cura di Lorenzo Paolo Riviezzo, direttore di Άτλας_Geopol

Introduzione

L’ellenismo in Asia Minore ha una storia plurimillenaria, popolazioni elleniche ed ellenofone hanno abitato l’Asia Minore fin dalla prima metà del secondo millennio avanti cristo.
La spinta verso oriente di Alessandro III il Macedone ha aperto il mondo allora conosciuto all’influenza ellenica ed infine l’ascesa di Roma ha cristallizzato il prestigio della cultura greca, nel mondo chiuso e “pacificato” dall’Urbe, tanto che si arrivò a dire Graecia capta ferum victorem cepit[1].
La caduta della pars occidentalis dell’impero sotto i colpi sferzanti dei barbari e della nuova fede proveniente dalla Giudea non portò alla morte dell’Ellenismo.
Esso continuò a vivere diventando la μορφή, l’aspetto principale, dell’impero romano orientale, trovando infine la sfida più grande della sua sopravvivenza in un popolo venuto dalle steppe: i Turchi.
Gli Έλληνες στην Τουρκία/ Ellines stin Turkia o Rumlar o Greci di Turchia, oggi sono distribuiti fra Istanbul e le isole di Imbro e Tenedo e discendono direttamente da quei 200mila greci, sopravvissuti al genocidio compiuto dai turchi nei primi anni del Novecento, a cui fu permesso di vivere in territorio turco sotto la protezione del Trattato di Losanna.
Secondo le Nazioni Unite nel 2012 il loro numero ammontava a circa duemila persone, principalmente risiedenti nel quartiere di Istanbul, chiamato Fanar, dove ha sede il patriarcato Ecumenico Ortodosso greco.
Di seguito si analizzerà, per sommi capi, la storia di queste comunità greche in Asia Minore e soprattutto del loro rapporto con l’attuale leadership turca.

Endonimo ed Esonimo dei greci in Turchia

Sin dal VII secolo d.c., arco di tempo in cui l’Impero romano d’Oriente assunse i propri lineamenti tipicamente medievali, Elleni ed Ellenofoni definivano se stessi con il termine Ρωμαίος/Rhomaios, Romano, traslitterato anche come Romeo.
Il termine elleno, usato a partire dalla seconda metà del Settecento, per designare il popolo greco, possedeva, nell’immaginario comune un significato dispregiativo: esso indicava infatti i “non cristiani”, gli antichi pagani.
Con la turcocrazia i nuovi sudditi del sultano, il quale non disdegnava gli aulici e altisonanti titoli imperiali bizantini come il termine Qaysar al-Rum, venivano indicati come Rum. Con il tempo il termine andò ad inglobare tutti i sudditi del sultano cristiani, come armeni e assiri. Il lento e progressivo crollo dell’Impero ottomano portò alla formazione di nuove entità statali ed etniche, come ad esempio il Regno di Grecia, sorto dopo la Rivoluzione del 1821; questa nuova compagine, tuttavia, lasciava fuori una enorme fretta di greci e di ellenofoni che rimasero sotto il dominio della Sublime Porta. I greci rimasti in Anatolia assunsero, nei documenti ufficiali ottomani, il nome di Rumlar. 

Storia

Il 1453 segnò la fine del millenario Impero romano d’Oriente, in Anatolia, però, le orde turcomanne erano arrivate da più di Quattrocento anni ed avevano attuato un profondo e violento processo di turchificazione delle popolazioni locali. L’identità ellenica, la Romiosine, sopravvisse con singolare tenacia nelle ricche e colte città della costa dell’Asia Minore, dove la turchificazione, prima del XX secolo, aveva avuto pochi effetti. 

Fra il XVI e il XVII sorse e fiorì la classe di funzionari e ricchi mercanti nota con il nome di Fanarioti, ricchi ed influenti greci, discendenti in larga parte da antiche famiglie bizantine, che svolgevano la funzione di dragomanni, ambasciatori e principi per i possedimenti danubiani della Sublime Porta.
I Fanarioti dominarono la scena politica ottomana, a Costantinopoli e nell’Anatolia costiera fino al primo ventennio del XIX secolo; con lo scoppio della Rivoluzione Greca nel 1821 i Fanarioti e i Rumlar subirono la rabbia del governo ottomano, con esecuzioni di massa, pogrom, confische ed espropriazioni.
Con l’ascesa al trono del sultano Abdul Hamid II, le persecuzioni contro i Rum[2] crebbero di intensità e violenta, il sultano ebbe infatti il soprannome di Sultano Rosso.
Nel 1913 iniziarono le prime espulsioni di Rumlar dal territorio ottomano, preceduti da rinnovati e sanguinosi massacri.
Al termine della Grande Guerra e la seguente capitolazione della Sublime Porta alla forze dell’Intesa, ebbe inizio la Campagna greca d’Asia Minore.
Nel maggio del 1919 ventimila euzoni greci sbarcarono a Smirne, prendendo in consegna la città dalle forze dell’Intesa, dando inizio alle operazioni militari contro le forze kemaliste.
La Campagna greca d’Asia Minore si risolse nel 1922 in un disastro per le forze elleniche, l’esercito greco si ritirò dall’interno dell’Anatolia fino alla costa a Smirne, incalzate dalle truppe kemaliste, disastro che culminò con il brutale incendio di Smirne del Settembre 1922.
Il ritiro delle truppe greche portò a rinnovati massacri nei confronti dei Rumlar, a subire la brutalità delle forze turche furono i greci del Ponto[3], i greci di Cappadocia, Cilicia e Karaman[4] e i greci di Costantinopoli.
Quanti scamparono alle brutalità kemaliste furono posti difronte alla scelta di rimanere in Anatolia o lasciare le proprie ancestrali terre e trovare una nuova vita in Grecia[5]; molti scelsero di rimanere in Anatolia, in quei luoghi in cui avevano vissuto per più di tremila anni.
Costoro ebbero circa un trentennio di relativa tranquillità, sebbene sottoposti a continue discriminazioni; nel 1932 una legge approvata dal governo turco escludeva da circa 30 professioni i Rumlar[6] e nel 1936 il governo turco confinò l’insegnamento del greco alle sole scuole ecclesiastiche e patriarcali.

Le violenze degli anni 50 e 60 contro i Rumlar

Gli anni che vanno dal 1953 al 1965 costituirono l’ultimo brutale e violento capitolo contro la oramai minoranza dei Rumlar; nei primi anni ’50 la popolazione della Città, di Costantinopoli, che ora portava il nome di Istanbul, aveva visto un forte incremento demografico, in favore della popolazione turca. La crescita della popolazione turca riportò a galla l’odio verso la popolazione greca della Città, considerata più ricca, benestante e colta.

Tra il 6 e il 7 settembre del 1953 il governo turco, aizzò e guidò una serie di violentissimi pogrom contro la popolazione greca rimasta a Costantinopoli. Venne diffusa la falsa notizia che il consolato turco di Tessalonica/ Salonicco, che si trovava nella casa dove Mustafa “Ataturk” Kemal era nato, era stato fatto saltare in aria da radicali greci. La folla turca inferocita si diresse al Fanar, il quartiere greco del Patriarcato, e i suoi dintorni, cominciando a devastare principalmente scuole e negozi appartenenti alla comunità Rumlar[7].
Tra il 1955 e il 1960 i Rumlar di Costantinopoli diminuirono di circa ventimila persone, passando da circa 65mila individui a 45mila nel 1960.
Nel 1964 l’allora primo ministro turco Mustafa İsmet İnönü, compagno di Mustafa Kemal, sconfessò il trattato del 1930 di amicizia fra Turchia e Grecia iniziando l’espulsione di circa diecimila greci dalla città di Istanbul; a coloro che rimasero in Anatolia e nella Città fu proibito nuovamente di esercitare diverse professioni, come quella di medico, architetto e guida turistica.
Vennero chiuse le scuole greche delle isole di Imbro e Tenedo e l’Ofantrofio greco dell’isola di Prinkipo, davanti a Costantinopoli.

Gli anni 90 e i primi anni duemila

Le autorità turche nel 1991 dichiararono l’isola di Imbro una zona militarizzata, impedendo de facto il ritorno o l’ingresso ai Rumlar; l’anno seguente le autorità di Imbro, supportate dal governo turco, dichiararono che i membri della comunità greca erano considerati cittadini di seconda classe.
Solo con i primi anni duemila si assistette ad un timido e lento cambio di rotta, dovuto anche allo status di candidato EU della Turchia, nel 2002 infatti il parlamento varò una legge, disattesa in più di una occasione[8], che doveva proteggere le minoranze Rumlar su suolo turco, imponendo anche la restituzione, dove fosse possibile, delle proprietà confiscate dal governo turco nei pogrom degli ’50 e ’60.

La Turchia di Erdoğan e i suoi rapporti con i Rumlar

Nel 2014 i Rumlar, secondo un censimento, oscillavano fra i 2,200 e 2,500 individui, la maggior parte concentrati ad Istanbul, nel quartiere del Fanar, sede del Patriarcato, con il rischio di scomparire nei seguenti vent’anni.
Con l’ascesa politica di Erdoğan, prima come sindaco di Istanbul, poi come primo ministro e in seguito come assoluto padrone della scena politica turca, lo status dei Rumlar si è fatto sempre più precario e traballante; come sindaco di Istanbul Erdoğan varò alcune leggi che permettevano l’espropriazione di alcuni assets appartenenti a fondazioni o imprenditori greci.
Questo atteggiamento si è intensificato, crescendo, con l’aumentare del potere di Erdoğan, il quale non ha mai nascosto il proprio disprezzo per la comunità greca e non ha mai fatto mistero del proprio desiderio di annientare la comunità Rumlar sul territorio turco.
Questo clima di paura e di odio ha rinfocolato il processo migratorio delle comunità Rumlar dell’Anatolia verso la penisola ellenica. Se la Grecia vuole pagare il prezzo che venga pure ad affrontarci, ma se non hanno il coraggio di farlo, loro che sono indegni del loro passato bizantino, stiano bene alla larga da noi. Atene e i greci, infatti rifiutano di imparare le lezioni che la storia ha impartito loro[9], queste sono parole di Erdoğan, pronunciate nel 2020, ad Istanbul in occasione del 949esimo anniversario della battaglia di Manzicerta[10].
Ancora ad agosto 2023 Erdoğan tuonava :” I greci hanno bruciato e distrutto Smirne, incolpando noi. Agosto è per noi un mese speciale, perché abbiamo vinto a Cipro, Smirne e Manzikert[11].
A tutti nota è stata la scelta del governo di Erdoğan di riconvertire a moschea Aghia Sofia, che era stata trasformata da Kemal in un museo, causando le ire e l’indignazione della comunità ellenica in tutto il mondo;  meno note sono le pressioni ed intimidazioni portate avanti dal Sultano, tramite i suoi gruppi armati, quali i Lupi Grigi e diverse famiglie della Mafia Turca, nel nord della Turchia, nell’area del Ponto. Fra il 2014 e il 2019 decine di chiese e fondazioni appartenenti a quegli sparuti gruppi di Rumlar rimasti in quell’area, sono state chiuse, confiscate e i moltissimi casi vandalizzate e distrutte[12].
Nunc demum redit animus[13], ora finalmente si torna a respirare, devono aver esclamato i capi delle comunità Rumlar[14] di Costantinopoli quando nel 2019 Ekrem Imamoglu è stato eletto sindaco della città; il politico infatti, più volte “accusato” dal partito del Sultano di essere un “criptogreco”[15], ha cercato di ripristinare rapporti cordiali con la comunità ellenica di Costantinopoli, restituendo alcuni edifici al Patriarcato e alla fondazioni che erano state vittime di espropri.

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Conclusione

Si è cercato di esporre rapporti odierni fra Rumlar e Erdoğan, padrone incontrastato della politica turca, cercando di offrire al lettore una lettura diacronica, al fine di comprendere meglio le dinamiche odierne.
Sebbene il clima generale, come si evince dall’articolo, sia improntato all’odio e al sospetto, soprattutto da parte turca, nel 2021[16] Erdoğan invitò i “ Rum a ritornare nelle proprie terre e nelle proprie case”, spiazzando l’opinione pubblica greca e turca ed irritando non poco i propri fedaykin.
Le parole del presidente turco però furono, genuinamente un cambio di rotta, bensì celavano, come fuoco che crepita sotto la cenere, ben più contorti progetti.
Il 2021 infatti fu un anno nero per la lira e l’economia turca in generale, l’appello di Erdoğan infatti era rivolto ai grandi imprenditori greci di origine microasitica, i cui avi avevano perso tutto durante la Catastrofe dell’Asia Minore degli anni ’20.


Note

[1] La Grecia sconfitta, sconfisse il furore dei vincitori, Orazio, v 156, I, Epistole 2 libro.
[2] Armeni e Greci.
[3] Οι Πόντοι/ I Pondi, i pontici.
[4] Questi ultimi erano di etnia turca ma ellenofoni e di religione greca ortodossa.
[5] Articolo 14 del Trattato di Losanna, siglato fra la neonata Repubblica di Turchia e la Grecia, nel 1923.
[6] Fra gli anni trenta e quaranta del Novecento moltissimi Rumlar cambiarono i propri cognomi assumendo una nomenclatura turca, per poter continuare ad esercitare le proprie professioni, questo processo si intensificò in seguito al Soyadı Kanunu, la Legge dei Cognomi, approvata nel 1934.
[7] Nei due giorni di brutali saccheggi più di cinquanta persone vennero uccise, più di un migliaio ferite e più di 400 donne e bambini violentati.
[8] Diversi soldati turchi che scoprirono di avere antenati greci, turchizzati forzatamente negli anni ’20, furono cacciati dalle forze armate, fatto oggetto di discriminazione e congedati con disonore, molti di loro furono abbondanti nelle mani del PKK, solo per il fatto di avere antenati Rumlar.
[9] https://www.kathimerini.gr/politics/1093384/eytheies-apeiles-erntogan-oi-ellines-den-echoyn-to-koyragio-na-mas-antimetopisoyn/.
[10] La battaglia avvenuta nell’Anatolia interna neo 1071 vide la disfatta dell’esercito imperiale bizantino guidato dall’imperatore Romano IV Diogene, sconfitto dai turchi selgiuchidi di Dāwūd Chaghri Beg, più noto come Alp Arslan ( Il Leone Glorioso).
[11] https://www.orthodoxianewsagency.gr/epikairotita/nea-proklisi-erntogan-oi-ellines-katestrepsan-kai-ekapsan-ti-smyrni/.
[12] https://nordicmonitor.com/2023/08/erdogan-backed-figures-attempt-to-block-greek-orthodox-church-ceremony-in-northwestern-turkey/.
[13] Tacito, Agricola, 3-4.
[14] https://www.ekathimerini.com/opinion/241766/the-joy-of-the-greeks/
[15] https://ahvalnews.com/ekrem-imamoglu/ruling-party-attacks-oppositions-imamoglu-over-joy-greeks-analysis.
[16] https://www.protothema.gr/politics/article/1121612/kalesma-erdogan-stous-ellines-pou-egateleipsan-tin-konstadinoupoli-na-epistrepsoun/.


Foto copertina: Phanar Greek Orthodox College in Istanbul City, Turkey