Il Sud America nella COP28


Si è aperta a Dubai il 30 novembre la COP28, che ha radunato leader di diversi Paesi con lo scopo di stipulare e di fare il punto sulla crisi climatica che sta avvolgendo l’intero pianeta. Il Sud America arriva determinato e ben consapevole delle carte da giocare per far leva sull’emergenza ambientale che sta vivendo.


A cura di Eleonora Scalabrin

La COP28 di Dubai

Si sta svolgendo a Dubai, guidata da Sultan Ahmed Al Jaber – amministratore delegato dell’azienda petrolifera statale – la COP28, la ventottesima edizione della Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite dedicata al clima. Fino al 12 dicembre saranno riuniti negli Emirati Arabi Uniti Presidenti, membri di ONG e negoziatori provenienti da diverse Nazioni del mondo con il fine di stilare un bilancio sugli impegni presi nel 2015 con la stipulazione dell’Accordo di Parigi.
Il Trattato si compone di tre obiettivi principali per far fronte alla crisi climatica che sta coinvolgendo l’intero pianeta: mantenere l’aumento della temperatura media globale sotto i 2°C; adattarsi ai cambiamenti climatici grazie alla realizzazione di sistemi idonei; collaborare sul piano finanziario nella creazione di un percorso che riduca le emissioni di gas serra. Il cambiamento climatico è una sfida globale, ma gli effetti sempre più estremi a cui abbiamo assistito nell’ultimo anno hanno portato l’International Rescue Committee a stilare un documento intitolato Climate Action for the Epicenter of Crisis: How COP28 Can Address the Injustices Facing Conflict-Affected Communities in cui si invitano i leader internazionali a concretizzare i programmi di azione contro i cambiamenti climatici e stabilire nuovi finanziamenti più equi ed accessibili anche dai Paesi meno ricchi1.
Secondo alcuni studiosi, infatti, la temperatura globale nell’ultimo anno è stata superiore di 1.32 °C rispetto al periodo preindustriale, e nel primo semestre del 2023 le regioni tropicali di Africa, arcipelago malese e Sud America hanno registrato un nuovo record per quanto riguarda temperature anomale dovute al cambiamento climatico2.

Uno dei risultati più attesi di questa COP28 era il raggiungimento dell’operatività del fondo Loss & damage (perdite e danni) ed è stato raggiunto lo stesso giorno in cui si è inaugurata la Conferenza per le Parti. Il fondo è stato fortemente richiesto dai paesi del Sud del Mondo, poiché con la sua introduzione permette ai Paesi più poveri e vulnerabili di ottenere fondi dai Paesi ricchi. I primi impegni sono arrivati dagli stessi Emirati Arabi che hanno destinato 100 milioni di dollari, la Germania ha versato lo stesso importo, il Giappone 10 milioni e la Gran Bretagna 60 milioni3.

Ampio spazio per il Sud America

I Paesi dell’America Latina si stanno presentando alla Conferenza sempre più come attori protagonisti per la lotta contro il cambiamento climatico, ponendo le luci dei riflettori sulle loro azioni, specialmente quelle volte alla protezione della Foresta Amazzonica.
L’agenda del Perù si focalizza sulla protezione della biodiversità e delle comunità amazzoniche tramite la gestione responsabile delle risorse ambientali e, come ha affermato il Console generale Santiváñez, il Paese ha aumentato gli incentivi rivolti alla conservazione delle foreste e delle 260 comunità native stanziate nel polmone verde. L’Uruguay, leader nel compimento delle misure volte allo sviluppo sostenibile ha raggiunto il 95% di energia rinnovabile nella sua rete elettrica grazie all’uso di fonti solari, eoliche e di energia idroelettrica. Grazie alla crescita nel campo della bioenergia e dell’energia fotovoltaica, il Cile si pone come obiettivo quello di creare una collaborazione con la Germania per un finanziamento sulla decarbonizzazione da destinare a Paesi sviluppati ed in via di sviluppo. Il governo colombiano si presenta alla Conferenza annunciando un fondo di oltre 900 milioni di dollari volto a finanziare progetti ambientali per perseguire l’obiettivo di ridurre del 51% le emissioni di gas serra entro il 20304. Il Presidente del Brasile Lula annuncia tramite la piattaforma X (ex Twitter)5 la sua soddisfazione nel vedere che per la prima volta in 28 edizioni di COP le Nazioni in cui è presente la foresta tropicale siano alleate e disposte a partecipare attivamente per la tutela e la protezione del patrimonio ambientale. Lo scorso anno in Egitto, Lula aveva presenziato pochi giorni dopo la sua elezione a Presidente promettendo di ripristinare la reputazione globale del Brasile in materia di gestione ambientale riducendo la distruzione della Foresta Amazzonica, la quale è stata fortemente messa a rischio e a dura prova durante l’operato dell’ex Presidente Jair Bolsonaro. Lula invita come portavoce la ministra Marina Silva a parlare di Foresta Amazzonica in quanto proveniente dalle terre del polmone verde che ha vissuto passo per passo tutte le politiche compiute nel corso degli anni all’interno della foresta, e la ministra afferma che grazie al governo Lula la protezione della Foresta Amazzonica è parte integrante dell’agenda governativa, e i numeri sono la proiezione di una politica volta allo sviluppo sostenibile basato su quattro principali dimensioni: ambientale, sociale, economico e culturale6.
Lula si presenta all’attuale COP28 annunciando che la deforestazione ha raggiunto i livelli più bassi dal 2018 e, in particolare, tra agosto 2022 e agosto 2023 l’abbattimento è diminuito del 22,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente7.
Ad unirsi alla celebrazione di tale traguardo si aggiungono anche Bolivia, Colombia e Perù, a dimostrazione che il severo controllo del Amazon Conservation Association è fondamentale per il controllo e la salvaguardia del polmone verde8.

Lula parla anche di cambiamento climatico, sostiene che l’Amazzonia sta vivendo il peggior periodo di siccità della storia, al contrario il sud del suo Paese sta attraverso una fase di morte e distruzione a causa di tempeste e cicloni estremi. Secondo il Presidente, i Paesi più sviluppati infrangono gli accordi sul clima, trascurandone gli obiettivi imbonendo discorsi in materia ambientale nonostante lo scorso anno più di 2000 miliardi di dollari sono stati spesi in armi invece di investire tale importo per la lotta alla fame o al cambiamento climatico9.
Durante la visita a Riyadh Lula sostenne che tra 10 anni il Brasile sarà conosciuto come l’Arabia Saudita dell’energia verde, riferendosi all’Arabia Saudita come maggior produttore di petrolio al mondo. Lula illustra un progetto ambizioso e difficilmente raggiungibile: il Presidente sta lavorando per ottenere nuovi fondi dai Paesi più ricchi sperando di posizionarsi come leader climatico all’interno della Conferenza e sostiene di voler investire 120 miliardi di dollari in 10 anni con l’aiuto di Paesi sviluppati per perseguire il programma di bonifica delle aree distrutte. A tal proposito gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato il loro impegno di 30 miliardi di dollari per un fondo di investimento chiamato Altérra, destinato a rafforzare l’accesso ai fondi ai Paesi del Sud Globale, dimostrando che l’obiettivo degli Emirati Arabi è anche quello di rendere più accessibili e finanziamenti per il clima disponibili ai Paesi meno facoltosi e creare una nuova economia climatica più accessibile. Con il solo investimento di 30 miliardi di dollari promesso dagli Emirati Arabi, il fondo Altérra è il più importante investimento privato al mondo che sia mai stato destinato alla lotta contro il cambiamento climatico nel Sud globale10.

Nonostante i molteplici impegni dei ministri e dei partecipanti del Sud America, per un Paese la COP non sarà una vittoria: il neoeletto presidente argentino Javier Milei ha più volte definito il cambiamento climatico come “bugia socialista” sostenendo fermamente che non ha intenzione di mandare nessuno dei suoi a partecipare alla COP. Milei nega l’evidenza scientifica in materia di crisi climatica, rifiuta l’accordo di Parigi perchè non vuole aderire al “marxismo culturale” e il suo disinteresse nel futuro climatico e l’assenza di progetti in tema ambientale della sua agenda politica gettano un’ombra su quello che sarà il futuro in materia ambientale e climatica del Paese11.

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Il nodo dei combustibili fossili

Alla Conferenza dedicata al clima non mancano i lobbisti dei combustibili i quali hanno fissato impegni non allineati agli obiettivi della Conferenza e dell’accordo di Parigi. Il Presidente Sultan Ahmed Al Jaber ha sostenuto la necessità di una ridiscussione sul futuro delle fonti fossili soprattutto per quanto riguarda l’eliminazione di gas naturale, carbone e greggio sul piano globale in quanto per secondo il politico emirato eliminare i combustibili fossili equivarrebbe ad un “ritorno al tempo delle caverne”, suscitando l’indignazione di ambientalisti e del segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres12. Gli Emirati Arabi Uniti, infatti, hanno pianificato di sfruttare le giornate di COP28 per siglare accordi di estrazione dei combustibili fossili, nonostante la Conferenza sia un’occasione di riunione e di dialogo in materia climatica e ambientale in cui andrebbero discussi piani per ridurre le emissioni a zero. La scelta di affidare la presidenza della COP28 all’amministratore delegato della compagnia petrolifera nazionale ha suscitato lunghe critiche a causa dei conflitti di interessi che questo comporta in quanto gli Emirati sono uno dei maggiori produttori di petrolio mondiali e il discorso di apertura di Al Jaber trapela informazioni che minano la fiducia degli altri Paesi all’evento poiché discordanti con le finalità della Conferenza.

In materia di combustibili fossili, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ribadisce l’impegno dell’Italia ad uscirne a pari passo con la produzione di altre fonti energetiche, lavorando sulla decarbonizzazione e su una sostenibilità ambientale che sia rispettosa sia sulla sfera sociale sia economica. Per quanto concerne i Paesi dell’America Latina, l’Institute of Socioeconomic Studies, il Brasile nel 2021 ha concesso più fondi ad aziende produttrici di combustibili fossili di quanti il settore dei combustibili fossili abbia concretamente ripagato il governo che ha fatto gli investimenti. In Colombia, invece, ci sono stati molteplici ritardi nell’autorizzazione alla creazione e all’uso di tecnologie eoliche e solari che ne hanno rallentato lo sviluppo13.

Conferma da Lula arriva per quanto riguarda la sua adesione alla coalizione petrolifera OPEC+, ovvero un’alleanza guidata da Arabia Saudita e Russia che riunisce i Paesi produttori dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC) e dieci Nazioni petrolifere fuori dall’organizzazione con lo scopo di discutere la produzione petrolifera del 2024. Scopo di Lula non è quello di limitare la produzione di petrolio, ma è quello di convincere i 23 paesi dell’alleanza ad abbandonare l’uso di combustibili fossili guidandoli verso la transizione energetica attraverso l’uso dei proventi del patrimonio per finanziare energetica pulita e rinnovabile. L’ingresso di Lula all’organizzazione di esportatori di petrolio suscita non poche polemiche e discordanze, infatti secondo Greenpeace è inaccettabile che un Paese con lo scopo di limitare il riscaldamento globale sia intenzionato ad entrare in un’alleanza di produttori di petrolio.

Secondo la IEA, l’Agenzia Internazionale dell’Energia, per sfruttare il potenziale di questi due Paesi e realizzare il tanto ambito potenziale energetico verde, saranno necessari decine di miliardi di dollari di investimenti, finanziamenti che i soli bilanci nazionali delle due Nazioni non possono soddisfare. Nel report di novembre l’Agenzia Internazionale dell’Energia riporta gli alti tassi di interesse dei Paesi dell’America Latina nonostante spesso venga pubblicizzata come una potenziale centrale energetica verde poiché ricca di risorse eoliche e solari. Ma la definizione “potenziale” è essenziale, a causa dei tassi così elevati i costi di finanziamento rappresentano circa il 60% del costo degli impianti solari, rispetto al 30% della Cina e del 25% dell’Unione Europea. Il Cile, leader regionale del potenziale di energia solare, riferisce che sarà in grado di installare circa la metà della quantità di capacità rinnovabile che il Paese si è impegnato a realizzare entro il 2050. Diventa necessario l’intervento dei Paesi Ricchi, degli investitori privati e di intermediari finanziari come ad esempio il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale e in questa prospettiva COP28 sarà essenziale per semplificare e amplificare le procedure di investimento14. L’Argentina si impegnò per la prima volta in materia di emissioni nel 2016 siglando, durante il governo del conservatore Mauricio Macri, la promessa di ridurre del 15% le emissioni del Paese entro il 2030, mentre nel 2020 con l’ascesa a Presidente di Alberto Fernández l’impegno dell’Argentina in materia cambiò con la promessa di ridurre le emissioni di gas e combustibili del 26%. Ora, l’attuale presidente Milei ha intenzione di eliminare la figura del ministero dell’Ambiente per far fronte ad investimenti nel settore fossile e sfruttamenti nelle miniere di litio indipendentemente dal consumo idrico e dalle conseguenze ambientali.

Conclusioni

Nonostante le pesanti ripercussioni dovute agli estremi fenomeni meteorologici, molti Paesi del Sud America si presenta alla COP28 si presentano uniti e compatti per stipulare accordi volti alla tutela e alla protezione del polmone verde. Molteplici sono gli appelli fatti dai leader incoraggiati anche dall’adozione del fondo loss & damage che porterà loro denaro che andrà destinato alla protezione, tutela e salvaguardia delle aree boschive fondamentali fonti di ossigeno per l’intero Pianeta. Brasile e Colombia stanno sempre più emergendo come leader mondiali con una forte volontà di guidare la transizione energetica e dare l’esempio ad altri Paesi in via di sviluppo e lo stesso presidente Lula continua la sua corsa alla “deforestazione zero” prevista entro il 2030 ma sostiene anche che per garantire un futuro alla foresta Amazzonica non deve esser il solo ad impegnarsi in quanto non dipende solo dagli amazzonici.
La Colombia grazie all’adesione al Trattato di non proliferazione dei combustibili fossili a cui partecipano paesi minacciati dall’elevazione dei mari, e, nonostante la Colombia sia il quarto produttore sudamericano di petrolio Gustavo Petro ribadisce l’impegno del Paese per la transizione energetica e concretamente cerca 34 miliardi di dollari per investire nella produzione sostenibile e ridurre l’uso di petrolio e combustibili.

I progressi per raggiungere gli obiettivi prefissati con l’accordo di Parigi sono lenti e il mondo è ancora ben lontano dalla completa transizione energetica, i contributi per i combustibili fossili sono ancora molteplici e la deforestazione continua ad essere eccessiva, nonostante i miglioramenti compiuti rispetto agli anni precedenti.
Il tempo per stipulare accordi durante la COP è fino al 12 dicembre, i Paesi hanno ancora qualche giorno a disposizione per nuove alleanze e per impegnarsi nell’ottenere nuovi fondi da destinare alla transizione energetica e al cosiddetto Net-Zero, l’obiettivo di contrastare il riscaldamento globale e l’intensificazione di fenomeni climatici estremi, adottando misure per non fare in modo che la temperatura non super gli 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali.


Note

1 International Rescue Committee, IRC: How COP28 can address injustices facing countries at the epicenter of crisis, 6 novembre 2023 https://www.rescue.org/press-release/irc-how-cop28-can-address-injustices-facing-countries-epicenter-crisis
2 VERCOLI Martina, «Verso la Cop28» per Change the Future, 21 novembre 2023 https://www.changethefuture.it/ambiente/verso-la-cop28/
3 Redazione ANSA, «Cop28, accordo sul fondo per gli aiuti ai Paesi poveri», 30 novembre 2023 https://www.ansa.it/ansamed/it/notizie/rubriche/ambiente/2023/11/30/cop28-accordo-sul-fondo-per-gli-aiuti-ai-paesi-poveri_caa5a096-bf07-4829-955f-1a6c6a0e4b03.html
4 PEREZ CRUZADO Marta, «Il Sud America sta lavorando a politiche di adattamento climatico che conservino gli ecosistemi e migliorino la vita dei suoi cittadini» per WAM Emirates News Agency, 26 novembre 2023 https://wam.ae/article/12l2o1d-sud-america-sta-lavorando-politiche-adattamento
5 @LulaOficial, X, 2 dicembre 2023. https://twitter.com/LulaOficial/status/1730893898019491866
6 Carta Capital, «Lula se emociona em evento da COP com Marina, em Dubai; assista», 2 dicembre 2023 https://www.cartacapital.com.br/politica/lula-se-emociona-em-evento-da-cop-com-marina-em-dubai-assista/
7 BONGIOANNI Maurizio, «Cop28, il Brasile vuole proporre un grande fondo per la conservazione delle foreste» per Lifegate.it, 28 novembre 2023 https://www.lifegate.it/brasile-fondo-foreste
8 Amazon Conservation Association https://www.amazonconservation.org/
9 Redazione ANSA, «Cop28, per Lula “il conto climatico è già arrivato”» 1 dicembre 2023 https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/americalatina/2023/12/01/cop28-per-lula-il-conto-climatico-e-gia-arrivato_ac25cb65-406f-44de-84b1-f7098deccdfd.html
10 BOMPAN Emanuele, «COP28, gli Emirati impegnano 30 miliardi per un fondo di investimento sul clima», per Renewable Matter.eu, 1 dicembre 2023 https://www.renewablematter.eu/articoli/article/cop28-emirati-arabi-unit-30-miliardi-fondo-investimento-sul-clima-alterra
11 LAMBERTUCCI Constanza, «Un negacionista en la Casa Rosada: la llegada de Milei pone en riesgo la agenda ambiental de Argentina» per El País, 30 novembre 2023 https://elpais.com/argentina/2023-11-30/un-negacionista-en-la-casa-rosada-la-llegada-de-milei-pone-en-riesgo-la-agenda-ambiental-de-argentina.html 12 Redazioni TGR, «Emirati: senza energia fossile si torna alle caverne. Guterres: è negazionismo» per Rai News, 3 dicembre 2023 https://www.rainews.it/maratona/2023/12/cop28-a-dubai-allarme-onu-2023-anno-piu-caldo-di-sempre-obiettivi-combustibili-fossili-e-15-cambiamenti-climatici-9750e5a1-b904-4051-a30e-423a16426684.html
13 OSBORN Catherine, «Will COP28 Jump-Start Latin Americas Green Energy Ambitions?» per Foreign Policy, 1 dicembre 2023 https://foreignpolicy.com/2023/12/01/cop28-climate-finance-oil-brazil-lula-colombia-petro/
14 IEA, Agenzia Internazionale dell’Energia https://www.iea.org/


Foto copertina: Si è aperta a Dubai il 30 novembre la COP28, che ha radunato leader di diversi Paesi con lo scopo di stipulare e di fare il punto sulla crisi climatica che sta avvolgendo l’intero pianeta.