“La gara più sporca della storia”: i 100 metri che cambiarono il mondo dell’atletica

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Il 24 settembre 1988 Ben Johnson dominò la gara più attesa delle Olimpiadi di Seul, ma la sua positività al test antidoping scoperchiò uno dei più grandi scandali nella storia dello sport.


 

“Lo sparo del mossiere è una ventata ciclonica nella quale si scatena l’ultima incarnazione di Ercole semidio”[1].
Ecco cosa scrive Gianni Brera di Ben Johnson per celebrarne la straordinaria vittoria nei 100 metri alle Olimpiadi di Seul del 1988.
Nuovo record mondiale, 9″79 (superato il precedente primato – 9″83 – da lui stesso stabilito ai Mondiali di Roma del 1987), e, soprattutto, l’affermazione della propria superiorità nei confronti dell’eterno rivale Carl Lewis, mattatore alle Olimpiadi di Los Angeles 1984[2], ma fermatosi a 9″92 e alla medaglia d’argento, con il suo volto sbigottito all’arrivo di fronte alla “violenza di un superuomo che forse non appartiene alla nostra specie” – citando ancora Brera – rimasto nell’immaginario collettivo.
“Il figlio del vento”[3], al termine della corsa, va a congratularsi con Johnson, a differenza di quanto avvenuto all’indomani dei 100 metri di Roma 1987, quando Lewis, sconfitto per il terzo anno consecutivo dal canadese[4], aveva denunciato, seppur non citando direttamente l’antagonista, l’impetuosa crescita muscolare di molti atleti.
L’uscita allo scoperto di Lewis s’inseriva in un clima di sospetto già evidenziato dalla scelta del Comitato Olimpico degli Stati Uniti[5] di allestire controlli antidoping su vasta scala alla vigilia delle Olimpiadi del 1984. Nel loro report, i dottori Robert Voy e Don Catlin avevano riscontrato l’utilizzo di diuretici per le urine, in modo da alterare i valori e non far emergere positività.
Nel corso della manifestazione, tuttavia, emerse una nuova sostanza non rilevabile dagli esami del sangue, la somatotropina, meglio conosciuta come ormone della crescita, estratta direttamente dai cadaveri[6].
Secondo John Hoberman[7], storico del doping sportivo, il segnale dell’assunzione dell’ormone della crescita era l’uso, da parte di atleti adulti, dell’apparecchio ortodontico, necessario per far fronte alla crescita smisurata della mascella. Inoltre, un ingente numero di test antidoping risultati positivi nel corso della manifestazione andarono persi, probabilmente “eliminati” per evitare scandali agli occhi dell’opinione pubblica[8].“L’80% degli atleti di quel periodo era dopato”: così si è espresso Russ Rogers, allenatore degli USA alle Olimpiadi di Seul, nel documentario 9.79*, rafforzando le precedenti dichiarazioni di Lewis. Il bersaglio implicito era il clan canadese gestito da Charlie Francis[9], voglioso di dare credibilità all’unica nazione ospitante incapace di vincere medaglie d’oro in un’Olimpiade (Montréal 1976).
“Tu assumi droghe e cerchi di vincere o ti rassegni alla sconfitta eterna per non prenderne?”: la raggelante frase di Francis risalente al 2000 sintetizza il suo modus operandi a partire dai primissimi anni Ottanta. In particolare, Francis decise di rivolgersi al dottor George “Jamie” Astaphan, il cui programma avrebbe spinto il corpo umano oltre ogni limite attraverso iniezioni settimanali di estradiolo[10], un estrogeno non rilevabile, e il massiccio utilizzo di steroidi[11].
Per eludere i controlli antidoping, Astaphan aveva stilato un preciso calendario delle assunzioni delle sostanze proibite, che andavano prese in anticipo rispetto alle gare – fino a 28 giorni prima dell’evento – affinché il corpo avesse il tempo di smaltirle.
Il modello di Astaphan e Francis era il doping di stato della Germania, i cui primordi risalivano alle Olimpiadi di Berlino del 1936, svoltesi nell’apogeo del regime nazista, con gli atleti tedeschi che, imbottiti di anfetamine[12], decuplicarono le medaglie d’oro conquistate a Los Angeles 1932.
Più vicino nel tempo era il caso della Germania Est[13], dominatrice specialmente nell’atletica leggera e nel nuoto tra le Olimpiadi del 1968 e quelle del 1988. Nel documentario 9.79*, Angella Issajenko[14], la prima tra gli atleti allenati da Francis a sottoporsi alla terapia di Astaphan, ha svelato che il suo allenatore le avesse dato come riferimento Marita Koch, “chiacchierata” campionessa olimpica della DDR[15] nei 400 metri di Mosca 1980, nonché prima donna a scendere sotto i 22 secondi nei 200 metri (21″71 a Karl-Marx-Stadt il 10 giugno 1979).
Lo scopo principale della “cura” Astaphan era aumentare la potenza di Ben Johnson, la punta di diamante del team canadese, perfetto nei primi 60-70 metri[16], ma non in grado di reggere fino al traguardo, al punto da non essere considerato un serio pericolo da Lewis all’inizio degli anni Ottanta.
Dopo sette anni di trattamento, Johnson “nel 1988 corre 99 metri e non 100”, per usare le parole dello storyteller Federico Buffa[17].
Nei giorni immediatamente successivi alla finale di Seul, mentre tutto il mondo è ai piedi del canadese, giunge la notizia che sconquassa l’intera Olimpiade: Ben è positivo allo stanozololo[18] – un medicinale veterinario iniettato ai cavalli –, viene squalificato e perde la medaglia d’oro[19], riassegnata a Lewis[20], e il record mondiale, appannaggio anche in questo caso dell’americano con il 9″92 registrato in Corea del Sud[21].
“Ha più valore la medaglia d’oro perché nessuno può più togliertela”: suona beffarda la risposta di Johnson alla domanda rivoltagli nel post gara se fosse meglio vincere l’oro o stabilire il record mondiale.
Nel processo presieduto dal giudice canadese Charles Dubin, il velocista inizialmente proclama la propria innocenza, scaricando tutte le colpe su Francis, salvo poi rilasciare una confessione completa dopo la testimonianza della Issajenko, risoluta nell’affermare la piena consapevolezza da parte degli atleti dei trattamenti dopanti – da lei annotati con cadenza quotidiana in un diario portato dinanzi alla corte – a cui venivano sottoposti. A inguaiare ulteriormente Johnson c’è Astaphan, il quale, per ricattare l’atleta, aveva registrato le telefonate in cui gli indicava le quantità di sostanze proibite da assumere.
La sentenza per i canadesi è durissima, in quanto viene decretata la perdita di buona parte delle vittorie e dei record conseguiti nel corso degli anni Ottanta.
Scontata la squalifica nel 1991, Johnson torna a gareggiare senza ottenere risultati di rilievo, per poi essere radiato dalla IAAF (International Association of Athletics Federations)[22] nel 1993 a causa di una nuova positività riscontrata in un evento a Montréal.
Nel 2006, a quasi vent’anni di distanza da Seul, Ben si è dichiarato vittima di una cospirazione ordita ai suoi danni dall’entourage di Lewis[23] e compiuta nella pratica da Andre Jackson, amico e compagno di allenamenti del “figlio del vento”, che, intrufolatosi nella sala controlli a Seul, avrebbe messo nella birra di Johnson la pillola di stanozololo[24].
“Forse l’ho fatto, forse no”: la risposta sibillina fornita da Jackson nel documentario 9.79* alimenta i dubbi sulla “gara più sporca della storia”[25], così definita dal giornalista scozzese Richard Moore giacché sei degli otto partecipanti alla finale di Seul hanno avuto nella loro carriera problemi con il doping, compreso lo stesso Lewis, positivo nei Trials Olimpici[26] del luglio 1988 a tre stimolanti illegali[27], ma assolto – dopo un’iniziale squalifica di tre mesi che gli avrebbe fatto saltare le Olimpiadi – poiché li aveva assunti casualmente e senza dolo[28].
Per tutti questi dettagli degni del miglior giallo, malgrado siano trascorsi oltre 32 anni, i 100 metri di Seul restano i più iconici nella lunga storia dell’atletica.


Note

[1] https://www.atleticalive.it/lascesa-del-leobufalo-ben-johnson-a-seoul-88-di-gianni-brera/

[2] Carl Lewis conquistò quattro medaglie d’oro alle Olimpiadi di Los Angeles 1984: nei 100 metri (Ben Johnson fu medaglia di bronzo), nel salto in lungo, nei 200 metri e nella staffetta 4×100 metri

[3] Celebre soprannome di Carl Lewis

[4] La prima vittoria – su nove tentativi – di Ben Johnson nei confronti di Carl Lewis risale al Weltklasse Zürich (https://zurich.diamondleague.com/home/) del 1985

[5] https://en.wikipedia.org/wiki/United_States_Olympic_%26_Paralympic_Committee

[6] https://it.wikipedia.org/wiki/Somatotropina

[7] https://liberalarts.utexas.edu/germanic/faculty/profile.php?eid=jmh283

[8] 9.79 – Scandalo a Seul (9.79*), documentario del 2012 del regista Daniel Gordon

[9] Atleta per il Canada alle Olimpiadi di Monaco di Baviera del 1972, Francis morì il 12 maggio 2010 a 62 anni e la sua bara fu trasportata da Ben Johnson

[10] https://it.wikipedia.org/wiki/Estradiolo

[11] http://sportsenzadoping.it/il-doping/schede-di-approfondimento/61-ormoni-androgeni-e-steroidi-anabolizzanti

[12] https://www.stateofmind.it/2017/06/anfetamine-caratteristiche-effetti/

[13] https://sport.sky.it/altri-sport/atletica/2019/11/08/muro-di-berlino-doping-di-stato

[14] Ex detentrice del record dei 100 metri per il Canada e vincitrice della medaglia d’argento nella staffetta 4×100 metri alle Olimpiadi di Los Angeles 1984

[15] Deutsche Demokratische Republik, ovvero Repubblica Democratica Tedesca, comunemente nota come Germania dell’Est

[16] Johnson traeva vantaggio dalla sua peculiare partenza “a rana”, consistente nel posizionarsi ai blocchi con entrambi i piedi sulla medesima linea, anziché nella tradizionale posizione con il piede di spinta più avanti dell’altro. Tale postura consentiva di darsi la spinta iniziale con entrambe le gambe contemporaneamente, raddoppiando la potenza sviluppata

[17] #SkyBuffaPresenta: 9,79 – 100 metri di vergogna, 2020, Stagione 1, episodio 6

[18] https://www.abodybuilding.com/winstrol-stanazolo.html

[19] http://news.bbc.co.uk/onthisday/hi/dates/stories/september/27/newsid_2539000/2539525.stm

[20] Linford Christie, terzo al traguardo, ottiene la medaglia d’argento e Calvin Smith passa dal 4° al 3° posto, conquistando il bronzo

[21] In seguito al processo Dubin (https://www.thecanadianencyclopedia.ca/en/article/dubin-inquiry), in cui ammise di aver fatto uso di sostanze illecite anche nel Mondiale di Roma 1987, Johnson subì la revoca della medaglia d’oro – finita a Lewis, secondo classificato – e del record

[22] https://www.worldathletics.org/home

[23] https://www.cbc.ca/sports/ben-johnson-blames-carl-lewis-for-positive-test-1.593856

[24]https://www.corriere.it/sport/08_maggio_31/Ben_Johnson%20_79cda92e-2f37-11dd-a062-00144f02aabc.shtml

[25] https://www.dailymail.co.uk/sport/olympics/article-2182781/London-Olympics-2012-Recalling-100m-mens-final-Seoul–dirtiest-race-history.html

[26] I Trials sono eventi di atletica leggera a cadenza quadriennale usati dagli Stati Uniti per determinare i propri rappresentanti alle Olimpiadi
https://en.wikipedia.org/wiki/United_States_Olympic_Trials_(track_and_field)

[27] https://www.repubblica.it/online/sport/watergate/watergate/watergate.html

[28] https://www.corriere.it/Primo_Piano/Sport/2003/04_Aprile/23/lewis.shtml


Foto copertina: Ben Johnson a Seul 1988. REUTERS. El Español

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